Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video











PROCESSO MARE NOSTRUM A MESSINA - 14 ERGASTOLI ALLA MAFIA TIRRENICA: Inflitti ad Aspa, Cesare e Vincenzo Bontempo Scavo, Cannizzo e Mignacca. 39 conferme, 30 assoluzioni

Quattordici ergastoli per cinque imputati. In primo grado erano stati 28 “suddivisi” per 13 imputati. Ma anche trentanove conferme totali della sentenza di primo grado, trenta assoluzioni totali, dieci prescrizioni totali, ventotto casi di rideterminazione della pena, una lunga lista di assoluzioni, prescrizioni e rideterminazioni parziali. Il riconoscimento dei gravissimi datti subiti dalle parti civili ma un nuovo “no” alle provvisionali. E poi ben otto ergastoli inflitti a suo tempo in primo grado che sono stati “cancellati” nei confronti di altrettanti imputati. E tra questi il più eclatante, che probabilmente dà la cifra dell’intero maxiprocesso d’appello, è quello “cancellato” per il capo riconosciuto della famiglia mafiosa barcellonese, il boss Giuseppe Gullotti, “avvocaticchiu”, che intanto nel frattempo in carcere s’è laureato in legge con una tesi sul “41 bis”, il regime carcerario che sta scontando da parecchi anni. È stato assolto «per non aver commesso il fatto» dal duplice omicidio Iannello-Benvenga. In questo maxiprocesso per lui residua quindi una pena a 14 anni per l’appartenenza all’associazione mafiosa. Null’altro, visto che in primo grado erano già cadute le imputazioni per gli altri omicidi di cui era accusato. E si può parlare senz’altro di “verdetto a sorpresa”, dopo sei giorni di camera di consiglio, al maxiprocesso d’appello alle cosche mafiose tirreniche e nebroidee “Mare Nostrum”, che contava 130 imputati dei 584 iniziali. Erano le 9,30 di ieri mattina quando all’aula bunker del carcere di Gazzi il presidente della corte d’assise d’appello Antonio Brigandì, con accanto il giudice a latere Giuseppe Costa, e poi tutti i giurati, ha iniziato a leggere il lungo dispositivo di 35 pagine della sentenza. Erano passate da poco le 10,30 quando ha concluso tutto, mettendo la parola fine al secondo grado di giudizio di un maxiprocesso che affonda le radici addirittura nel 1993 come notizia di reato al Registro generale. Non è un dato superfluo o banale. Questo spiega l’effetto devastante del tempo con la prescrizione quando la Giustizia arriva tardi, e poi il ribaltamento in molti casi della credibilità dei pentiti. Ma i ritardi sono tutti nel primo grado, perché il dibattimento d’appello è cominciato concretamente del dicembre dello scorso anno, ed è stato concluso in tempi rapidi. A questo bisogna aggiungere, se ogni processo è “figlio” del suo dibattimento, l’influenza dei clamorosi colpi di scena accaduti in udienza, che non hanno certo lasciato indifferenti giudici e giurati. Primo tra tutti il cosiddetto “memoriale-Canali”. La sentenza di secondo grado ha confermato l’ergastolo a Giovanni Aspa (2), Cesare Bontempo Scavo (3), Vincenzo Bontempo Scavo (4), Francesco Cannizzo (1) e Vincenzino Mignacca (4). Tra loro non c’è nessun barcellonese. I giudici di secondo grado hanno anche disposto assoluzioni e rideterminazioni di pena per imputati che in primo grado erano stati condannati all’ergastolo: il pentito palermitano Francesco Franzese, il palermitano Domenico Spica, il catanese Domenico Leone, Vincenzo Pisano, Gaetano Fontanini, Sebastiano Bontempo ‘69, Vincenzo Galati Giordano e, appunto il boss Gullotti. Nell’udienza dello scorso mese di giugno il sostituto pg Salvatore Scaramuzza e il collega della Dda Fabio D’Anna avevano invece chiesto tra l’altro la condanna a 27 ergastoli, 89 conferme della sentenza di primo grado e 15 riforme della sentenza di primo grado. Tornando alla sentenza d’appello sono complessivamente 39 le conferme della sentenza di primo grado mentre sono 28 gli “sconti” di pena. Tra coloro che hanno avuto uno sconto di pena c’è il collaboratore di giustizia palermitano Ruggero Anello che è stato condannato a 34 anni, 9 mesi e 10 giorni, con la concessione dell’attenuante dell’articolo 8 per i collaboratori di giustizia (concessa in 2. grado anche a Caliri, Marchese e Consoli), Carmelo Antonino Armenio (21 anni), Carmelo Bisognano (6 anni è stato assolto dall’associazione mafiosa chiofaliana), Massimiliano Caliri (11 anni, 10 mesi e 26 giorni), Vincenzo Crascì (21 anni), Luigi Leardo (14 anni), Mario Marchese (6 anni e 8 mesi), Giuseppe Miragliotta (19 anni e 4 mesi), Vincenzo Pisano (33 anni). Per gli altri le condanne rideterminate oscillano dai 2 anni ai 5 anni. Attenzione però, in parecchi casi si tratta di condanne parziali, poiché bisogna aggiungere alla pena rideterminata in appello solo per alcuni capi d’imputazione, la pena che residua dal primo grado. Non è facile leggere una sentenza così complessa. Qualche dato. In molti casi per le pene di secondo grado bisognerà considerare il cosiddetto “presofferto”, cioé quanto hanno già scontato in carcere gli imputati ristretti in cella, e l’applicazione del condono, concesso in parecchi casi. Se si dà poi una prima lettura trasversale legata ai capi d’imputazione, ci sono una serie di fattori da esaminare: alcuni omicidi che rimangono impuniti, per esempio quello di Armando Craxi e quello di Luigi Galati Giordano, oppure il duplice omicidio Iannello-Benvenga (qui in altro processo è stato condannato il solo catanese Maurizio Avola); nessuno dei pentiti è stato ritenuto credibile in toto, in parecchi casi anzi sono stati sconfessati a vicenda. Se si guarda poi ai reati sono cadute per prescrizione tutte le detenzioni-armi e le tentate estorsioni, così come gli attentati-simbolo allo Stato, mentre sono rimasti in piedi parecchie estorsioni e alcuni omicidi. La sentenza di ieri ha dispiegato anche i primi effetti sul piano della carcerazione. I carabinieri hanno infatti già eseguito sei provvedimenti di misura cautelare in carcere emessi dalla corte d’assise d’appello nei confronti di: Carmelo Antonino Armenio, 53 anni (era ai domiciliari); Antonino Contiguglia, 52 anni, e Gioacchino Spinnato, 57 anni (sottoposti a sorveglianza speciale); Vincenzo Bontempo Scavo, 50 anni, Francesco Cannizzo, 49 anni, e Luigi Leardo, 54 anni (tutti e tre già in carcere). Un primo commento alla sentenza è venuto ieri dal senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia: «Una sentenza che lascia stupefatti: la mafia barcellonese assolta. Sento il bisogno di rompere il riserbo nel commentare le sentenze. La mafia barcellonese non può rimanere impunita. Gullotti e gli altri boss sono una minaccia reale, perché fanno parte di Cosa nostra militare e sono collocati nel cuore delle collusioni con la politica e i poteri deviati». Bisogna ritornare, per il senatore del Pd, ad occuparsi «con più incisività del condizionamento mafioso a Messina e in particolare nell’area barcellonese, così come del ruolo di una parte della magistratura, dei poteri collusi sul versante economico-politico e istituzionale, affinchè lo Stato torni ad affermare la sua sovranità democratica anche a Messina e nel barcellonese». Nuccio Anselmo

LO SCOGLIMENTO DEL COMUNE DI FURNARI PER MAFIA: PUBBLICHIAMO UN INTERVENTO DELL’AVV. FOTI

Lo scrivente, avv. Mario Foti, già candidato nelle elezioni amministrative del 13 maggio 2007 nel Comune di Furnari, porta a conoscenza delle agenzie in indirizzo il seguente comunicato stampa a seguito del disposto scioglimento del consiglio comunale di Furnari e della rimozione del sindaco.

Terme Vigliatore-Furnari, lì 28 novembre 2009
Il Consiglio dei Ministri ha disposto lo scioglimento del Consiglio Comunale di Furnari e la rimozione dalla carica del sindaco per ripristinare la legalità. Vale ricordare che al momento dell’insediamento della Commissione ispettiva interforze di accesso nominata dal Prefetto di Messina, il sindaco oggi deposto aveva dichiarato di “…attendere sereno l’esito dell’indagine…†ma soprattutto di “…aver più volte sollecitato ed auspicato l’insediamento della Commissione, nella certezza che dagli accertamenti verrà fatta finalmente chiarezza ed emerga la trasparenza dell’operato della maggioranza politica chiamata a governare Furnari “. E’ evidente che gli accertamenti svolti dall’organo ispettivo, originate invece da altre cause hanno, per contro, smentito il presunto richiedente ed individuato da parte degli attuali amministratori una conduzione poco trasparente, difforme dai principi di imparzialità e legalità, condizionata dal fatto mafioso. Del resto, già dalle indagini svolte durante il periodo elettorale, era emerso il condizionamento del voto ad opera di una cosca mafiosa che opera sul territorio che, tramite il suo boss, rivendicava il suo decisivo apporto nella elezione del suddetto sindaco. Nel medesimo contesto, oltre le interferenze nelle elezioni in altri comuni, emergevano gli interessi del sodalizio nella gestione della vicina discarica di Mazzarrà Sant’ Andrea. Appena emerse le indagini antimafia “Vivaio”, avevo pubblicamente invitato il neo-sindaco, a prendere atto di tale fatto inquietante e a trarne le conseguenze politiche. Ciò al fine di dimostrare la sua estraneità alle rivelazioni ma, soprattutto, per evitare quanto oggi accaduto ed il danno all’immagine della comunità furnarese. Duole constatare che oggi, a causa di tale non ponderata determinazione del sindaco deposto, Furnari attraversa il più triste momento della sua storia civile. Allo stato, non e’ possibile conoscere le motivazioni del provvedimento di scioglimento. Certo è che, anche a seguito della recente riforma che ha pure previsto in casi siffatti una gradualità di sanzioni, i diversi organi dello Stato (Prefetto, Commissione Interforze, Ministro dell’ Interno, Consiglio dei Ministri, Presidente della Repubblica) nel disporre tale estremo provvedimento, hanno concordemente ritenuto che, per preservare Furnari dal condizionamento della criminalità organizzata, l’unico rimedio fosse solo lo scioglimento dell’ organo consiliare e della rimozione del sindaco. E’ molto probabile che, oltre ai gravi fatti elettorali, questa decisione sia stata anche determinata da oggettive responsabilità amministrative del deposto sindaco e della sua amministrazione che solo in seguito sarà possibile conoscere. Nell’esprimere apprezzamento per la sollecita ed efficace azione posta in essere da S. E. il Prefetto di Messina, dr. Francesco Alecci, e da tutti gli Organi ed Istituzioni dello Stato, non è possibile manifestare alcun compiacimento per questo triste evento. In questo momento è solo opportuno evidenziare che la comunità furnarese resta sana, operosa, orgogliosa della sua storia civile, dei suoi uomini illustri, dei suoi caduti, delle sue nobili origini, anche se possono emergere singoli censurabili comportamenti e precise responsabilità politiche. In nome di questi valori positivi ed in questo difficile momento, mi sento in dovere di continuare il mio impegno a favore dell’intera comunità furnarese.
Avv. Mario Foti

SUD: MESSINA IN MARCIA CON EPIFANI “CONTRO DISIMPEGNO GOVERNO”

Lavoratori in corteo questa mattina a Messina, cuore delle sette manifestazioni organizzate dalla Cgil in altrettante regioni del Sud per avanzare proposte e chiedere interventi che aiutino il Mezzogiorno a uscire dalla crisi. E’ il luogo scelto dal leader sindacale Guglielmo Epifani in segno di solidarieta’ alla popolazione colpita lo scorso 1 ottobre dall’alluvione e “come simbolo del disimpegno del governo nei confronti del sud”. Per il Mezzogiorno chiede “lavoro, sviluppo, legalita’”, slogan di questa giornata di lotta delle regioni del Sud. In migliaia si sono ritrovati in piazza Antonello da dove e’ partito il serpentone che, attraversando le vie Cannizzaro, San Martino, Geraci, Battisti, e’ diretto in piazza Lo Sardo, dove Epifani pronuncera’ il suo comizio, preceduto da Lillo Oceano, segretario della Cgil di Messina, Nino Baseotto, segretario della Cgil Lombardia, Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil Sicilia. La citta’ e’ ferma. Sono in strada parecchie migliaia di lavoratori. Presenti tutte le vertenze pu’ delicate dell’Isola: dagli operai della Fiat di Termini Imerese alla camiceria Castello, fino ai dipendenti dell’Ente sviluppo agricolo. Hanno aderito alla manifestazione il Pd, il Prc, Sinistra e Liberta’, il Wwf, il Movimento degli Universitari, l’Arci, la Cia, la Casamatta della sinistra, L’Osservatorio minori “Lucia Natoli”, il “Comitato la nostra citta’”, l’associazione “Messinasenzaponte” e tanti altri. La Cgil Sicilia ha presentato un dossier sulla situazione economica della regione dal quale emerge che negli ultimi 3 anni nei settori produttivi - industria, agricoltura, commercio - sono andati perduti 54 mila posti di lavoro. “La manifestazione di oggi - dice Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil Sicilia - e’ per chiedere un cambio di passo sia al governo nazionale che a quello regionale. Servono piu’ attenzione, piu’ investimenti e scelte adeguate per un’isola ormai al collasso sociale, dove incalzano poverta’ e disagio”.

MAFIA, MESSINA - Maxiprocesso d’appello Mare Nostrum: 14 ergastoli, 39 condanne e 30 assoluzioni. LUMIA (PD), LA SENTENZA ‘MARE NOSTRUM’ LASCIA STUPEFATTI

Trentanove conferme delle condanne inflitte in primo grado, trenta assoluzioni e quindici ergastoli suddivisi per sei imputati. Questo il bilancio finale scaturito dalla sentenza emessa questa mattina dai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Messina nell’ambito del maxiprocesso Mare Nostrum. Alla sbarra 130 imputati accusati di aver fatto parte dei clan mafiosi che, tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90, hanno imperversato nella zona dei Nebrodi e nella fascia tirrenica della provincia. L’accusa aveva chiesto la conferma di 110 condanne inflitte in primo grado, due assoluzioni ed una serie di prescrizioni di alcuni reati, con relativa condanna per i restanti capi di imputazione. Il maxiprocesso Mare Nostrum, nel 2006, con 270 imputati iniziali, si era concluso con 28 ergastoli, un totale di 1650 anni di carcere inflitti e 130 assoluzioni.

MAFIA: LUMIA (PD), LA SENTENZA ‘MARE NOSTRUM’ LASCIA STUPEFATTI

“Una sentenza che lascia stupefatti: la mafia barcellonese assolta”. Lo dichiara il senatore del PD Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, sulla sentenza del maxiprocesso Mare Nostrum. “Sento il bisogno - aggiunge Lumia - di rompere il riserbo nel commentare le sentenze. La mafia barcellonese non può rimanere impunita. Gullotti e gli altri boss sono una minaccia reale, perché fanno parte di Cosa nostra militare e sono collocati nel cuore delle collusioni con la politica e i poteri deviati”. “Bisogna ritornare - conclude il senatore del PD - ad occuparsi con più incisività del condizionamento mafioso a Messina e in particolare nell’area barcellonese, cosi´ come del ruolo di una parte della magistratura, dei poteri collusi sul versante economico-politico e istituzionale, affinche´ lo Stato torni ad affermare la sua sovranità democratica anche a Messina e nel barcelloneseâ€.
_____________
29/11/2009 - Oggi alle 10 circa nell’aula bunker del carcere di Gazzi, dopo 5 giorni di camera di consiglio, è stata data lettura della sentenza relativa al maxiprocesso denominato “Mare Nostrumâ€, riguardante 130 persone appartenenti alle cosche mafiose che negli anni intorno al 1990 hanno dettato la loro legge nella zona dei Nebrodi e nella fascia tirrenica messinese. Uana delle note della sentenza che risaltano maggiormente agli occhi è l’assoluzione del boss di Barcellona P.G., Giuseppe Gullotti, assolto per l’omicidio Iannello-Benvenga, per il quale era stato condannato all’ergastolo nel precedente grado.
Confermati 4 dei 28 ergastoli inflitti in primo grado dalla Corte d’Assise, a:
Giovanni Aspa;
Cesare e Vincenzo Bontempo Scavo,
Francesco Cannizzo;
Vincenzino Mignacca (latitante).
L’ergastolo è stato invece annullato per:
Domenico Leone,
Gaetano Fontanini,
Francesco Francese,
Domenico Spica e, come già detto, al boss barcellonese Giuseppe Gullotti, accusato d’essere il mandante del duplice omicidio Iannello-Benvegna. A carico di Gullotti, tuttavia, rimane l’ergastolo per il delitto del giornalista Beppe Alfano, condanna non rientrante nel processo Mare Nostrum.

MARE NOSTRUM DROGA, TUTTI ASSOLTI - 13-11-2009
Assolti perché il fatto non sussiste Massimo Beneduce, Umberto Beneduce, Salvatore Bianco, Giulio Calderone, Ugo Manca, Salvatore Costa, Filippo Minolfi, Francesco Minolfi, Benedetto Mondello, Armando Gangemi, Andrea Cattafi, Domenico Longo e Valentino Rotella. Rigettato l’appello del Pg per Luigi Alberti, Antonino Barresi, Massimo Beneduce, Salvatore Bianco, Giulio Calderone, Mario Giulio Calderone, Andrea Cattafi, Luigi Leto, Domenico Longo, Ugo Manca, Filippo Minolfi, Francesco Minolfi, Benedetto Mondello, Domenico Ofria, Salvatore Ofria, Rosario Rotella e Valentino Rotella; per loro, alcuni dei quali erano stati assolti solo da alcune accuse in primo grado, il pg aveva proposto appello, chiedendo la condanna per l’accusa di associazione finalizzata al traffico di droga. Si chiude così, a 5 anni dalla sentenza di primo grado e circ 15 dal blitz, il processo d’appello Mare nostrum droga, lo stralcio del maxi procedimento ai clan barcellonesi e della tirrenica che sancì l’esistenza della mafia nel messinese. Dal troncone principale, relativo a numerosissimi episodi di estrosione, detenzione di armi, e omicidi, era stato separato il troncone relativo al traffico di droga gestito da capi e gregari delle organizzazioni, o presunti tali. Alla sbarra le 14 persone condannate in primo grado, con pene dai 14 ai 5 anni, e altre 18 persone che in primo grado erano state assolte e per le quali il pg aveva proposto appello. Oggi la corte d’appello di Messina (presidente Maria Pia Lazzara) ha rigettato l’appello del pg, confermando di fatto le assoluzioni, e provveduto per le 14 persone condannate, assolvendoli con formula piena. Il pg Ernesto Morici aveva chiesto la conferma delle condanne. L’impianto accusatorio, basato principalmente sulle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, in particolare su quelle di Maurizio Bonaceto, aveva subito un duro colpo già con la sentenza di primo grado, che aveva registrato 36 assoluzioni. Per conoscere le ragioni del verdetto odierno si dovrà attendere il deposito delle motivazioni dei giudici, ma è facile dedurre che sono state proprio le dichiarazioni dei pentiti a non convincere la Corte. Hanno assistito gli avvocati Giuseppe Lo Presti, Tommaso Calderone, Massiliamo Cardullo, Francesco Bertolone, Gaetano Pino e Franco Pustorino.

MESSINA: PROTEZIONE CIVILE, FIRMATA ORDINANZA PER RIPRESA ECONOMICA AREA COLPITA DALL’ALLUVIONE

Misure per la ripresa delle attivita’ produttive, sospensione del versamento dei contributi previdenziali, degli adempimenti tributari e contributi per la riparazione degli immobili danneggiati dalle frane e dagli eventi alluvionali dello scorso 1 ottobre, queste alcune delle misure contenute nell’Ordinanza di protezione civile firmata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Gia’ il 10 ottobre, spiega una nota della Protezione Civile, era stata emanata una prima Ordinanza che conteneva, fra le altre misure, un primo stanziamento di fondi pari sessanta milioni di euro per il superamento dell’emergenza ed individuava con precisione l’area colpita dalle calamita’ nei Comuni di Itala, Scaletta Zanclea, e Messina, limitatamente alle frazioni di Giampilieri, Briga, Molino, Santa Margherita Marina, Altolia e Pezzolo. Per favorire l’immediata ripresa delle attivita’ produttive ed economiche gravemente danneggiate lo scorso 1 ottobre, l’Ordinanza di protezione civile con le ulteriori disposizioni prevede che il Commissario delegato, Presidente della Regione Siciliana possa erogare un contributo ai titolari di attivita’ ubicate in edifici o aree oggetto di ordinanza di sgombro e per i danni subiti da impianti, strutture, e macchinari. Il provvedimento, prosegue la nota della Protezione Civile, nell’ambito del contributo per l’autonoma sistemazione destinato alle famiglie che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni, prevede anche l’innalzamento da 100 a 200 euro per componente del nucleo familiare del limite di spesa, fermo restando quello dei 600 euro mensili. Con l’obiettivo poi di favorire il rapido rientro nelle abitazioni distrutte o gravemente danneggiate, il Commissario delegato potra’ erogare un contributo per la riparazione degli immobili fino ad un massimo di 30.000 euro per ogni singola unita’ abitativa. L’Ordinanza prevede anche un serie di sospensioni dei termini per diversi adempimenti, dal versamento dei contributi previdenziali ai versamenti tributari. E’inoltre prevista la sospensione del pagamento delle rate dei mutui contratti dai cittadini con gli istituti di credito e bancari fino al 31 maggio 2010, mutui che potranno anche essere rinegoziati. In relazione alla necessita’ di eseguire interventi sulla viabilita’ della strada statale n.113 ‘’settentrionale sicula”, interessata da dissesti nei Comuni di Gioiosa marea e di Piraino, in provincia di Messina, l’Ordinanza prevede la nomina a soggetto attuatore del Direttore Regionale dell’ANAS Sicilia che dovra’ provvedere alla realizzazione delle opere avvalendosi delle risorse finanziarie gia’ stanziate dall’ANAS.

L’INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO: In Mali il volto armato della cooperazione italiana

La Farnesina scimmiotta Africom, il comando militare USA per l’Africa che rende digeribile la politica di penetrazione strategica nel continente alternando le operazioni di guerra e la fornitura di sistemi d’arma con microinterventi sanitari a favore delle popolazioni locali. Il 20 novembre 2009, una sessantina tra operatori sanitari di cliniche pubbliche e private romane, piloti e personale logistico dell’Aeronautica militare e dirigenti di Alenia (Finmeccanica), società leader nella produzione di cacciabombardieri e aerei da trasporto truppe, sono partiti da Pratica di Mare alla volta dell’Africa occidentale. Destinazione il Mali, un paese partner degli Stati Uniti nella campagna regionale contro il “terrorismo†e le organizzazioni islamiche radicali. L’inedita pattuglia di mercanti d’armi, volontari e militari italiani partecipa alla missione “Ridare la luce 2009†che, secondo il capitano Erminio Englearo (addetto stampa dello Stato maggiore dell’Aeronautica), ha come obiettivi “la cura delle popolazioni del deserto del Sahel dalle malattie della vista, lo svolgimento di operazioni di chirurgia generale e lo scambio di conoscenze su nuove tecniche operatorie tra medici e infermieri italiani e malianiâ€. “Durante le due settimane di permanenza in Africaâ€, aggiunge Englearo, “medici militari specializzati, frequentatori del Corso di perfezionamento in medicina aeronautica e spaziale, seguiranno un corso sulle patologie tipiche delle zone altamente disagiate e tropicali. La missione è svolta in coordinamento e collaborazione con l’ONG “Associazione Fatebenefratelli per i Malati Lontani†(AFMAL), Alenia Aeronautica, Esercito Italiano, Ministero degli Esteri, Istituto Superiore di Sanitàâ€. L’AFMAL opera in Mali dal 2003 e sempre con la “collaborazione logistica†dell’AMI. Quest’anno però l’intervento è molto più esteso: il personale che vi partecipa comprende dottori e infermieri degli Ospedali Fatebenefratelli San Pietro di Roma, Isola Tiberina e San Camillo e chirurghi ed anestesisti delle strutture mediche dell’Aeronautica e dell’Esercito, dell’Istituto Superiore di Sanità, della clinica Nuova Itor di Roma, delle università La Sapienza e Tor Vergata e perfino di due strutture estere, l’ospedale San Giovanni di Dio di Siviglia (Spagna) e l’Università di Vanderbildt del Tenensee (USA). Un aereo C-130J della 46^ Brigata Aerea di Pisa si è fatto carico del trasporto delle attrezzature, dei presidi sanitari e del personale della missione. Per l’occasione è stato trasferito in Mali pure il nuovo prototipo di velivolo da trasporto tattico C-27J “Spartan†prodotto da Alenia Aeronautica in joint venture con alcune aziende del complesso militare industriale statunitense. “È con grande piacere che, anche quest’anno, Alenia Aeronautica mette a disposizione la propria tecnologia e le proprie persone per fornire supporto ad un’iniziativa che rappresenta non solo un grande esempio di solidarietà e collaborazione internazionale, ma che rispecchia i valori di fondo della nostra aziendaâ€, ha dichiarato in una nota l’amministratore delegato di Alenia, Giovanni Bertolone. “Valori†che puntano “di fondo†a promuovere nel continente nero l’ultimo gioiello di guerra “made in Italyâ€, già ordinato da Grecia, Bulgaria, Lituania, Marocco dal Dipartimento della Difesa USA per rinnovare la flotta aerea del trasporto truppe. Sullo “Spartan†esiste anche un’opzione per l’acquisto di quattro unità da parte delle forze armate del Ghana, altro paese dell’Africa occidentale. Madrina di “Ridare la luceâ€, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri (MAE) che a Gaò, città maliana sul fiume Niger, è impegnata con l’Istituto Superiore di Sanità nella realizzazione di un reparto di oftalmologia e di un laboratorio d’analisi presso l’ospedale in cui opererà il personale civile e militare della missione AFMAL-Alenia. Per mera coincidenza, proprio il giorno in cui i due velivoli C-130J e C-27J decollavano dallo scalo militare di Pratica di Mare per il Mali, a Roma si teneva una riunione del Comitato direzionale del MAE che ratificava le nuove linee guida della cooperazione allo sviluppo. Dopo i pesantissimi tagli della finanziaria proprio alla voce “cooperazione†con il dirottamento dei fondi a favore delle missioni delle forze armate all’estero, si è deciso di congelare sine die qualsiasi finanziamento a favore dei progetti promossi dalle organizzazioni non governative. I fondi 2010, per un ammontare di 41,5 milioni di euro, saranno destinati solo ad iniziative della Banca Mondiale e delle diverse agenzie delle Nazioni Unite. “Per il futuro si prevede di ricorrere al contributo dei privatiâ€, ha annunciato la responsabile per la cooperazione della Farnesina, Elisabetta Belloni. “Si punterà altresì al potenziamento della cooperazione universitaria rafforzando, contestualmente il sistema universitario italianoâ€. Proprio cioè come si sta facendo in Mali: forze armate, Finmeccanica, cliniche e università, tutte insieme, al posto delle ONG che hanno fatto la storia della cooperazione dal basso rafforzando la società civile del Sud del mondo. Al fine della “razionalizzazione†delle risorse, il Comitato direzionale ha pure deciso la chiusura di quattro Unità tecniche locali (Utl): a Luanda (Angola), Sarajevo (Bosnia), Buenos Aires (Argentina) e Nuova Delhi (India). Di contro è stata decisa l’apertura di un ufficio tecnico in Siria, a conferma del sempre maggiore interesse del governo italiano a giocare un ruolo da protagonista nello scacchiere mediorientale. C’è poi l’Africa all’orizzonte della “nuova†cooperazione italiana. È stato dato parere favorevole a un credito di aiuto alla Tunisia per un controvalore di 45 milioni di euro, “al fine di sostenere la bilancia statale dei pagamentiâ€. Altre iniziative saranno avviate in Burundi, Etiopia, Niger e Sudan nel “settore della sanità, della lotta alla desertificazione e dello sviluppo di politiche di genereâ€. La parte del leone sarà interpretata però da Afghanistan e Pakistan, sicuramente sulla scia del rafforzamento a breve termine della presenza militare italiana e NATO in quest’area di guerra. Per l’Afghanistan sono stati approvati un contributo di quattro milioni di euro che sarà gestito dal Fondo di ricostruzione della Banca Mondiale, più un finanziamento di 667 mila euro per il programma di “formazione a distanza tramite la televisione Radio educationâ€. Per il Pakistan si è approvato un credito d’aiuto di 20 milioni di euro per “l’inclusione sociale e l’occupazione nella provincia nord-occidentale di frontieraâ€, un’iniziativa a cui il Comitato del MAE aveva già concesso un credito di 40 milioni lo scorso mese di luglio. Un milione e 350 mila euro saranno impiegati per “l’assistenza tecnica dei piccoli produttori ortofrutticoli della valle di Swatâ€. A eseguire il progetto sarà l’Istituto agronomico d’oltremare (Iao), organo tecnico-scientifico della Direzione generale della cooperazione allo sviluppo. Infine è stato dato parere favorevole a due contributi a favore degli uffici di Unicef ed Unifem in Pakistan. Finché c’è guerra c’è speranza, anche per gli aiuti. ANTONIO MAZZEO