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BARCELLONA P.G., SENTENZA ‘MARE NOSTRUM DROGA’: IL PENTITO MAURIZIO BONACETO RITENUTO CREDIBILE DAI GIUDICI DELLA CORTE D’APPELLO. L’ASSOLUZIONE CARATTERIZZATA DALL’ASSENZA ASSOLUTA DEI RISCONTRI INVESTIGATIVI!

Le dichiarazioni dell’ex collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto, dalle quali è scaturito il processo stralcio “Mare nostrum” sul traffico di droga a Barcellona, nel periodo compreso tra il 1983 e il 1989, sono state ritenute credibili dai giudici della Corte d’Appello presieduta dal magistrato Maria Pina Lazzara e composta dai giudici Rita Russo e Paolo Corda. L’articolata attestazione sulla credibilità dell’ex pentito, che successivamente fin dal 1996 aveva ritrattato ogni dichiarazione per paura di ritorsioni e per i condizionamenti ambientali, tentando persino il suicidio la sera del 10 dicembre del 1997, è contenuta nelle motivazioni della sentenza del processo di Appello conclusosi lo scorso 13 novembre con il verdetto di assoluzione totale nei confronti dei 20 imputati e depositata ora con largo anticipo rispetto alla scadenza. L’assoluzione è stata caratterizzata dall’assoluta mancanza di riscontri investigativi alle dichiarazioni di Bonaceto e dalla conclamata inattendibilità dell’altro ex collaboratore di giustizia, il barcellonese Paolo Crinò. Sui racconti dei due i si fondavano infatti le accuse contro gli imputati. Le dichiarazioni di Paolo Crinò che hanno finito per compromettere l’intero impianto accusatorio, atteso che «nella valutazione dei fatti processuali deve prescindersi» dalle sue dichiarazioni. Il che – si legge nelle motivazioni della sentenza «fa si che le posizioni degli imputati devolute al giudizio di questa Corte, debbano essere effettuate unicamente sul dichiarato del Bonaceto, la cui attendibilità va indagata con riferimento a ciascuna di esse e avendo riferimento ai riscontri oggettivi diversi dalle dichiarazioni del Crinò». L’attendibilità delle originarie dichiarazioni di Maurizio Bonaceto che aveva iniziato a collaborare nell’aprile del 1993 anche se già in epoca precedente svolgeva il ruolo di confidente dei carabinieri, riabilita lo stesso ex collaboratore che secondo le risultanze dell’istruttoria dibattimentale, avrebbe simulato solo dopo la sua ritrattazione causata dai condizionamenti ambientali e familiari, e in particolare in epoca successiva al tentativo di suicidio. E sul punto i giudici dell’Appello scrivono: «Le successive reiterate ritrattazioni e gli stessi tentativi di suicidio, vanno ritenuti – secondo la valutazione di questa Corte – non come elementi che impongono l’esclusione della credibilità soggettiva del dichiarante, bensì come prova della sua credibilità intrinseca riferita all’epoca delle originarie dichiarazioni». Nelle motivazioni della sentenza è analizzata la genesi della collaborazione con la giustizia e della successive ritrattazioni e per le quali la Corte ha finito per dedurre che dal contenuto delle sue stesse dichiarazioni (stato di prostrazione conseguente al suo isolamento anche familiare e pressioni esercitate da uno degli stessi imputati che era andato a cercarlo a casa) finiscono per fornire le reali ragioni della sua ritrattazione e il successivo tentativo di suicidio. La Corte ha anche esaminato le ragioni delle difese affermando che: «Le difese hanno ulteriormente prospettato - durante il processo – la non credibilità del Bonaceto rappresentando, e per certi aspetti documentando – le sue precarie condizioni mentali al tempo della collaborazione, oltre che il suo “infimo” spessore umano e sociale, spingendo l’analisi fino al periodo della sua frequentazione scolastica». I giudici hanno analizzato la pregressa condizione sociale e umana del pentito, ritenendola assolutamente normale. «Certamente – scrivono – non aveva pendenze con la giustizia che potessero giustificare la sua scelta di autoaccusarsi di gravi reati». Le motivazioni toccano inoltre gli accertamenti sulla sua presunta simulazione. A fronte di talune affermazioni della difesa sulla pretesa «mancanza di credibilità del collaboratore che sarebbe rimasta scientificamente provata dai periti», la Corte osserva come in sede dibattimentale i periti hanno chiarito “che il quadro di patologia simulatoria si fosse sostanzialmente sviluppato e fosse riconducibile al trauma cranico occorsogli in seguito al tentativo di suicidio e quindi successivamente alla collaborazione».

Le assoluzioni
Il processo “Mare nostrum” droga nasce da una costola del troncone principale del procedimento per mafia. La sentenza di primo grado è stata emessa il primo luglio del 2005 dai giudici del Tribunale di Barcellona che condannarono 14 imputati. In Appello, lo scorso 13 novembre, dopo la riapertura dell’istruttoria dibattimentale, sono stati assolti - a vent’anni dai fatti - tutti i 20 imputati. Cinque sono stati assolti perché non è stata raggiunta la prova, ai sensi dell’art. 530 secondo comma (Salvatore Bianco, Giulio Calderone, Armando Gangemi, Ugo Manca e Salvatore Costa); mentre per altri 9 imputati (Massimo e Umberto Benedice, Andrea Cattafi, Domenico Longo, Filippo e Fratesco Minolfi, Benedetto Mondello, Rosario e Valentino Rotella), è stata decisa l’assoluzione piena ai sensi del primo comma del l’art. 530 del codice di procedura penale. Rigettato il ricorso della Procura nei confronti di altri sei imputati assolti anche in primo grado (Luigi Aliberti, Antonino Barresi, Mario Giulio Calderone, Luigi Leto, Salvatore e Domenico Ofria). Valutazione diversa viene espressa nella motivazione della sentenza di Appello sulle dichiarazioni dei due pentiti di allora. Per Maurizio Bonaceto attendibilità intrinseca, per Paolo Crinò il giudizio della Corte dell’Appello è drastico: «È da ritenere soggetto intrinsecamente non credibile». (l.o.)

MESSINA, CARCERE DI GAZZI: Sfruttamento e vessazioni. Detenuto cingalese costretto sulla sedia a rotelle. Si sospetta un pestaggio in carcere. Il procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro ha aperto un’inchiesta per lesioni gravissime

Detenuto in attesa di giudizio. Che “aspetta” in una cella del carcere di Gazzi il suo destino. Ma quando compare davanti ai giudici per il processo lo fa su una sedia a rotelle, pieno di ematomi e con le gambe, a quanto pare, semi paralizzate causa una lesione spinale. «Sono caduto nella doccia, in carcere», si giustifica, ma i giudici non gli credono, fanno eseguire una perizia che dà un responso molto netto: ferite incompatibili con una caduta nella doccia. Si fa strada quindi la storia di un pestaggio selvaggio che sarebbe avvenuto nel carcere di Gazzi ai primi di settembre, si sospetta ad opera di alcuni compagni di cella, per l’extracomunitario ventinovenne Sumith M.. E sono questi i contorni dell’inchiesta che ha aperto il procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro, per il momento contro ignoti, con l’accusa di lesioni personali gravissime. Ormai da alcune settimane al caso stanno lavorando congiuntamente gli investigatori di due sezioni di polizia giudiziaria, quelle dei carabinieri e della polizia, nel tentativo di fare luce su una brutta storia ancora oscura. La vittima, un cingalese irregolare che sbarcava il lunario come benzinaio in una stazione di servizio della zona nord, per un periodo ha continuato a sostenere la tesi della caduta accidentale, poi ha raccontato la sua verità, ma per questo è stato necessario interrogarlo due volte: qualche giorno dopo l’arresto, effettuato dagli agenti delle Volanti, erano i primi di settembre, arresto avvenuto per aver minacciato la sua ex convivente e averle rubato due cellulari, era sera tarda e si stava addormentando, insieme a una decina di compagni che affollavano la sua cella in quel periodo. Era già da parecchi giorni che in carcere veniva sfruttato e dileggiato, gli facevano fare tutti i lavori sporchi, ma lui non si era mai lamentato e aveva subito in silenzio ogni tipo di vessazioni. Poi quella sera, forse erano passate da poco le dieci, mentre era in dormiveglia, un primo colpo in testa, un lenzuolo sul capo per non fargli vedere nulla, e giù bastonate da parte di parecchie persone, fino a ridurlo privo di conoscenza; l’indomani le prime cure dal medico del carcere, poi il trasferimento al Policlinico vista la gravità della situazione, poi la sedia a rotelle necessaria per muoversi. Adesso la convalescenza al Centro Neurolesi, in regime di arresti domiciliari. Quella mattina di settembre, all’udienza, il ventinovenne si presentò davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale. Era accusato d’aver ferito alla gola con un coltello la sua ex convivente, poi di averle sottratto due cellulari, quindi doveva rispondere di rapina, lesioni personali e anche minacce agli agenti dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico. Il ventinovenne aveva aggredito la donna a bordo dell’autobus “81″, l’ex convivente stava andando al lavoro. Fu il presidente del Tribunale Salvatore Mastroeni ad insospettirsi, non credendo affatto alla versione della “caduta sotto la doccia”. Il giudice decise quindi di far effettuare una perizia sulle condizioni del detenuto, e il risultato fu emblematico: incompatibilità dei traumi con una caduta accidentale. Da qui il passo all’apertura di un’inchiesta fu breve, e adesso sul tavolo del procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro c’è già una prima relazione sulla vicenda, all’interno in un fascicolo contro ignoti per lesioni gravissime. Il magistrato vuole andare fino in fondo a questa storia, dopo aver delegato la Pg per sentire il detenuto. Adesso con molta probabilità sentirà i medici e gli agenti di custodia che hanno seguito il caso. Per cercare la verità. Nuccio Anselmo - GDS

NO BERLUSCONI DAY: PUBBLICHIAMO IL VIDEO UFFICIALE ED INTEGRALE DELL’INTERVENTO DI RENATO ACCORINTI (NO PONTE) SUL PALCO DI PIAZZA SAN GIOVANNI

LA MIOPIA DELL’AMMINISTRAZIONE DI MESSINA: QUARANTAMILA EURO PER ALBERI E CICLAMINI. CI PENSA L’ATO 3. A FORNIRE GLI ADDOBBI LA RYOLO DI BARCELLONA (COME L’ANNO SCORSO…). QUEI VENTIMILA UERO PER LA CURIA…

MESSINA - Gli alberi di Natale messinesi? Sono targati Barcellona Pozzo di Gotto. E’ dalla provincia attraversata dai Longano, e paese natale del sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, che arrivano arbusti e addobbi floreali. Come nel 2008, anche quest’anno la ditta Ryolo ha adornato “a verde” Messina. Quattro abeti grandi, altri sette di dimensione simile a quella dell’arbusto piazzato di fronte al comune di Messina, più altri messi ad adornare i villaggi. Per questi, e per un migliaio di piante di ciclamino, palazzo Tanca ha stanziato quarantamila euro. Euro che hanno seguito un percorso simile, per il secondo anno consecutivo. FORNITURA BlS - Una delibera di Giunta del 26 novembre, infatti, affida l’attività di “fornitura e collocazione di alberi di Natale e ciclamini sul territorio comunale per l’anno 2009″ all’esterno: alla società mista Ato3. La proposta porta la firma dell’assessore all’Arredo urbano Elvira Amata. Che la motiva scrivendo che “l’attività oggetto di delibera non è prevista tra i servizi aggiuntivi del piano d’ambito finanziario del 2009″ stipulato tra Ato 3 e il comune di Messina. E quindi va finanziata “a parte”. La società d’ambito, per espletare il servizio, valuta siano necessari quarantacinquemila euro, iva al 20% esclusa. ln totale fanno 54mila euro. La stessa somma che Elvira Amata aveva stornato all’Ato3 (che ne aveva fatto richiesta) per effettuare il servizio nel 2008. La crisi, quest’anno, si fa però sentire. E quindi alla partecipata di via Cavalieri della Stella di euro ne vengono accordati “solo” quarantamila”. L’affidamento, specificavano dall’Ato3 nel 2008, avviene tramite cottimo fiduciario, “essendo l’importo del servizio richiesto “sotto soglia” così come definito dal decreto legislativo 163 del 2006″. Che recita “per servizi o forniture di importo pari o superiore a ventimila euro e fino alle soglie di cui al comma 9 (centotrentasettemila euro, ndr), l’affidamento mediante cottimo fiduciario avviene nel rispetto dei principi di trasparenza, rotazione, parità di trattamento, previa consultazione di almeno cinque operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti idonei, individuati sulla base di indagini di mercalo ovvero tramite elenchi di operatori economici predisposti dalla stazione appaltante”. Dalla ‘riffa’ organizzata dall’Ato3, è uscita quindi vincitrice per due volte di seguito la ditta Ryolo di Barcellona Pozzo di Gotto. l cui alberi, però, non hanno fatto una beila fine. All’inizio del 2009, infatti, gli abeti di Natale sono finiti in discarica. REGALI Dl NATALE - Che il comune non badi a spese per celebrare come si deve il Natale, lo testimonia anche l’attenzione particolare rivolta in casa d’altri. La Curia arcivescovile, per esempio. ln una determina dirigenziale di metà novembre, infatti, è stata prevista una spesa di ventimila euro (”salvo eventuale reintegra”, specifica il corpo del deliberato) per l’organizzazione, insieme ad altri enti, della mostra “Presepe tra arte e tradizione”, da tenersi nel chiostro della Curia. Chiostro in cui si potrà ammirare un elegante addobbo natalizio con bordura di abete, agrifoglio e vischio, del costo di milletrecentoventi euro. Gentilmente “offerto” da palazzo Zanca. Fonte: Centonove del 24-12-09

IL BLUFF DEL PONTE SULLO STRETTO: CHI STA PAGANDO PER L’ATTRAVERSAMENTO STABILE? IL MERCATO? RISPONDE PICCHE…

MESSINA. A furia di ripeterlo, al ministro delle lnfrastrutture Altero Matteoli I’argomento è venuto a noia. ll ponte non costerà un euro di fondi pubblici, a farsene carico saranno i privati con il project financing, ha sempre detto il ministro. Dall’ultima riunione dell’assemblea degli azionisti della società
Stretto di Messina, presieduta da Giuseppe Zamberletti, però, la pensano diversamente. l soci hanno approvato un incremento di 900 milioni di euro sul capitale sociale della Stretto di Messina. Che si aggiungono ai 683 milioni in arrivo dall’Anas, ai 117 milioni di Rfi ed ai 23 milioni dalla regione Sicilia, che da parte sua ha preso impegno formale ad intervenire fino a 100 milioni di euro. ln totale, l’aumento di capitale fa lievitare la partecipazione pubblica all’opera fino al 40% degli oltre 6 miliardi di euro di investimenti complessivi previsti per la costruzione del ponte: ai 900 milioni recenti, infatti, vanno aggiunti i 306 milioni del dicembre 2003 (sempre di aumento di capitale da parte degli stessi soci) e lo stanziamento, fondi che erano in cassaforte alla Fintecna e che erano stati sottratti per ripianare la cancellazione dell’lci sulla prima casa. ln totale fanno 2,5 miliardi di euro, tutti pubblici. ll restante 60 per cento, assicura Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto, “sarà reperito tramite finanziamenti sui mercati nazionali ed internazionali deicapitali secondo lo schema tipico del project financing”. Per il momento, gli unici fondi che I’Anas incassa dalla finanziaria 2010 sono i470 milioni disponibili dal 2O12 e destinati alla sottoscrizione della quota di capitale della società Stretto di Messina. Ad esprimere le maggiori perplessità, cosa grave, è però il “mercato” che i miliardi di euro necessari alla costruzione del ponte dovrebbe scucirli. Secondo Mario Sarcinelli, presidente di Dexia Crediop, istituto che ha come core business proprio il finanziamento delle opere pubbliche (oltre 54,4 miliardi di attività totali consolidate nel 2007), il ponte sullo Stretto non è un’opera pubblica che al momento serve all’ltalia. “Le opere pubbliche necessarie all’ltalia sono i trasporti, ma tra queste non c’è, certamente, il ponte di Messina”, ha affermato qualche mese Sarcinelli a margine di un convegno. E quando si è ormai agli sgoccioli dell’avvio ‘formale” delle procedure che porteranrro al ponte sullo Stretto, ci si accorge che il piano finanziario è ancora un atto “riservato”, nonostante sia già stato approvato del commissario e nonostanteci sia già la presa d’atto del ministero delle lnfrastrutture e del Cipe. (A.C.)

IL PM CHE HA SCOPERTO LA CONCORSOPOLI ALL’UNIVERSITA’ DI MESSINA: IL GIUDICE NASTASI CAMBIA SEDE. DESTINAZIONE TOSCANA

Trasferimento per il sostituto procuratore del Tribunale di Messina Antonio Nastasi.ll magistrato ha chiesto di cambiare sede nei prossimi mesi. La destinazione scelta sembrerebbe la Toscana (Siena per la precisione). Nastasi da tempo si occupa delle inchieste relative all’Università degli Studi. da centonove