MESSINA, CARCERE DI GAZZI: Sfruttamento e vessazioni. Detenuto cingalese costretto sulla sedia a rotelle. Si sospetta un pestaggio in carcere. Il procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro ha aperto un’inchiesta per lesioni gravissime

Detenuto in attesa di giudizio. Che “aspetta” in una cella del carcere di Gazzi il suo destino. Ma quando compare davanti ai giudici per il processo lo fa su una sedia a rotelle, pieno di ematomi e con le gambe, a quanto pare, semi paralizzate causa una lesione spinale. «Sono caduto nella doccia, in carcere», si giustifica, ma i giudici non gli credono, fanno eseguire una perizia che dà un responso molto netto: ferite incompatibili con una caduta nella doccia. Si fa strada quindi la storia di un pestaggio selvaggio che sarebbe avvenuto nel carcere di Gazzi ai primi di settembre, si sospetta ad opera di alcuni compagni di cella, per l’extracomunitario ventinovenne Sumith M.. E sono questi i contorni dell’inchiesta che ha aperto il procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro, per il momento contro ignoti, con l’accusa di lesioni personali gravissime. Ormai da alcune settimane al caso stanno lavorando congiuntamente gli investigatori di due sezioni di polizia giudiziaria, quelle dei carabinieri e della polizia, nel tentativo di fare luce su una brutta storia ancora oscura. La vittima, un cingalese irregolare che sbarcava il lunario come benzinaio in una stazione di servizio della zona nord, per un periodo ha continuato a sostenere la tesi della caduta accidentale, poi ha raccontato la sua verità, ma per questo è stato necessario interrogarlo due volte: qualche giorno dopo l’arresto, effettuato dagli agenti delle Volanti, erano i primi di settembre, arresto avvenuto per aver minacciato la sua ex convivente e averle rubato due cellulari, era sera tarda e si stava addormentando, insieme a una decina di compagni che affollavano la sua cella in quel periodo. Era già da parecchi giorni che in carcere veniva sfruttato e dileggiato, gli facevano fare tutti i lavori sporchi, ma lui non si era mai lamentato e aveva subito in silenzio ogni tipo di vessazioni. Poi quella sera, forse erano passate da poco le dieci, mentre era in dormiveglia, un primo colpo in testa, un lenzuolo sul capo per non fargli vedere nulla, e giù bastonate da parte di parecchie persone, fino a ridurlo privo di conoscenza; l’indomani le prime cure dal medico del carcere, poi il trasferimento al Policlinico vista la gravità della situazione, poi la sedia a rotelle necessaria per muoversi. Adesso la convalescenza al Centro Neurolesi, in regime di arresti domiciliari. Quella mattina di settembre, all’udienza, il ventinovenne si presentò davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale. Era accusato d’aver ferito alla gola con un coltello la sua ex convivente, poi di averle sottratto due cellulari, quindi doveva rispondere di rapina, lesioni personali e anche minacce agli agenti dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico. Il ventinovenne aveva aggredito la donna a bordo dell’autobus “81″, l’ex convivente stava andando al lavoro. Fu il presidente del Tribunale Salvatore Mastroeni ad insospettirsi, non credendo affatto alla versione della “caduta sotto la doccia”. Il giudice decise quindi di far effettuare una perizia sulle condizioni del detenuto, e il risultato fu emblematico: incompatibilità dei traumi con una caduta accidentale. Da qui il passo all’apertura di un’inchiesta fu breve, e adesso sul tavolo del procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro c’è già una prima relazione sulla vicenda, all’interno in un fascicolo contro ignoti per lesioni gravissime. Il magistrato vuole andare fino in fondo a questa storia, dopo aver delegato la Pg per sentire il detenuto. Adesso con molta probabilità sentirà i medici e gli agenti di custodia che hanno seguito il caso. Per cercare la verità. Nuccio Anselmo - GDS

1 commento

Salve, mi chiamo Giovanni Pannia , ho 41 anni e sono di Vibo Valentia.

Vi scrivo per informarvi di un pestaggio da me subito in carcere accaduto il 7 agosto del 2009.

In seguito all’assunzione, a mia insaputa, di sostanze cannabinoidi (poi risultate dagli esami delle urine) mi sono trovato in uno stato di incapacità di discernere (per come comprova la documentazione medica) e sono entrato in una abitazione privata e poi in una chiesa.
Sono stato arrestato dai Carabinieri di Stromboli ( successivamente non convalidato dal G.I.P. presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto) e dopo circa 4 ore trascorse nella cella della caserma mi hanno portato con la motovedetta a Milazzo, quindi in caserma per dei rilievi e poi al carcere di Messina Gazzi in quanto ritenuto responsabile per i reati di furto e danneggiamento.

Basta che digitiate il mio nome su Google per leggere ancora gli articoli stampa dei giornali locali, descrizione dei fatti da me poi smentita.

Appena arrivato in carcere sono stato rinchiuso in cella, dove circa quattro Agenti carcerieri, nonostante le mie condizioni di salute fisica e mentale a dir poco disumana (la stessa dichiarazione del Direttore del carcere di Gazzi, inviata al Gip preposto alla convalida ne fa piena prova) si sono brutalmente avventate contro di me denudandomi con forza strappandomi i vestiti di dosso, picchiandomi con schiaffi e pugni, rompendo la catenina ed il crocefisso che porto al collo, una volta a terra hanno continuato a tirarmi forti calci, il tutto è durato per circa 15 minuti.

Dopo avermi fatto i rilievi, mi hanno portato in un’altra cella lugubre e sudicia e lasciandomi completamente nudo hanno continuato a vessarmi per il solo gusto di provocare lesioni sfidandomi con parole minacciose e mediante l’uso di idranti, tanto che ero costretto ad alzare letto e materasso per ripararmi, letto che poi hanno tolto dalla cella, costringendomi a sdraiarmi per terra.

Per questi fatti ho riportato danni sia fisici, con evidenti ematomi in faccia e sul corpo, che psichici.

Dopo tre giorni, appena uscito dalla Casa Circondariale di Messina per interessamento dei miei familiari e con intervento dei legali Avv. Salvatore Staiano e Avv. Antonio Porcelli, sono stato trasferito in ambulanza e visitato dai medici del pronto soccorso dell’ospedale Piemonte e successivamente ricoverato presso il reparto di psichiatria dell’ospedale di Vibo Valentia.

Ora non ho più neanche il mio lavoro in quanto il mio datore mi ha destinato ad altra mansione e non sembra intenzionato a riaffidarmi la mia mansione originaria.

Del pestaggio subito in carcere fino ad ora non ho parlato con gli organi di informazione.

Ma trascorso un anno da quei terribili fatti, visto che ho presentato querela a carico del Personale della Polizia Penitenziaria l’8 settembre 2009 ho deciso di rendere Pubblica la vicenda in quanto credo sia ingiusto che tali individui non abbiano ancora ricevuto la loro giusta punizione e potrebbero continuare a perpetrare ad altri quello che hanno fatto a me.

Spero in un Vostro interessamento.

Per contatti : cell.3393200330 e-mail giovannipannia@libero.it

Giovanni Pannia
16 Agosto 2010 23:11

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