Lascia Castel Volturno, nel casertano, dopo 15 anni di intensa attività pastorale e sociale soprattutto a fianco degli immigrati, il missionario comboniano Giorgio Poletti: i superiori della sua congregazione lo hanno trasferito a Venegono Superiore, vicino Varese, in attesa di assegnargli una nuova destinazione. «La mia presenza a Castel Volturno non è mai stata semplice», spiega padre Poletti. «Fin quando fai beneficenza tutti ti applaudono; se inizi a lavorare per i diritti e non ti allinei all’autorità, civile o ecclesiastica, diventi fastidioso». Del resto già dom Hélder Câmara, il vescovo brasiliano che aprì il palazzo residenziale ai poveri, diceva: «Se do da mangiare ai poveri mi chiamano santo, ma se chiedo perché i poveri hanno fame dicono che sono un comunista». «Comunista», a padre Giorgio, non l’hanno detto, ma di allontanarlo da Castel Volturno lo hanno chiesto in tanti, uomini di Chiesa e di Stato. La prima volta nel 2003, durante le proteste contro la legge Bossi-Fini e le retate anti-immigrati della polizia: il vescovo di Capua, monsignor Bruno Schettino - da poco promosso presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e quindi membro del Consiglio permanente della Cei - propose invano al Consiglio presbiterale della diocesi di chiedere ai comboniani l’allontanamento di Poletti e del suo confratello Franco Nascimbene, principali animatori delle iniziative di quei mesi; poi, l’allora sindaco di Castel Volturno, il forzista Antonio Scalzone - probabile candidato sindaco del centro-destra anche alle elezioni della prossima primavera al grido «siamo pronti anche noi a fare la guerriglia per difendere il nostro territorio, come a Rosarno» - denunciò alla procura il missionario e chiese al ministro dell’Interno Beppe Pisanu di «prendere provvedimenti per garantire ordine e sicurezza pubblica messa a rischio da padre Poletti». Richieste rispedite sempre al mittente, fino a qualche settimana fa. «Per molti anni l’ex generale dei comboniani mi ha sostenuto - spiega - ora sono cambiati alcuni equilibri interni alla congregazione, le pressioni esterne sono aumentate, quindi vado via. Del resto - aggiunge - sono rimasto 15 anni, per noi religiosi è tanto». Emiliano, missionario in Mozambico, quando torna in Italia padre Giorgio chiede di lavorare tra gli immigrati e nel 1995 arriva a Castel Volturno dove fonda la comunità dei comboniani che diventerà una delle più attive in Italia, come lo è oggi: distribuzione di vestiti e generi alimentari ai poveri, accoglienza di donne straniere in difficoltà e vittime della tratta, asilo per i bambini, doposcuola, pastorale per gli immigrati. E azione di denuncia delle collusioni camorra-criminalità-imprenditoria, battaglie per i diritti dei migranti che dalla periferia di Castel Volturno assumono un rilievo nazionale. Come nell’estate del 2003, quando Poletti, insieme a Nascimbene, si incatena per 10 giorni davanti alla Questura di Caserta per protestare contro l’operazione «Alto impatto»: una serie di retate contro gli immigrati che, spiega padre Giorgio, hanno portato alla «criminalizzazione di tutti gli immigrati con rastrellamenti spesso ingiustificati da parte delle forze dell’ordine in applicazione della legge Bossi-Fini». Vescovo e sindaco si infuriano, ma la protesta continua e anzi si espande: in tutta Italia si organizzano manifestazioni di fronte alle prefetture contro la Bossi-Fini e Poletti coinvolge gruppi, preti, religiosi e una dozzina di vescovi, fra cui Tettamanzi di Milano e Nogaro di Caserta, per chiedere la revisione della legge e la chiusura degli allora Cpt, ma anche il riconoscimento del diritto d’asilo, la velocizzazione delle procedure di regolarizzazione e di ricongiungimento familiare. Immigrazione e guerra: un legame evidente. «L’emigrazione - spiega Poletti - è la conseguenza della pessima distribuzione delle ricchezze» e delle guerre che si fanno per conservare tale ingiustizia planetaria. E allora, insieme ai comboniani del sud Italia, nel 2004 scrive ai vescovi perché dicano «una parola forte contro tutte le guerre: quella contro i poveri, quelle fatte con le armi e quella contro il nostro pianeta». Poi, con don Ciotti, don Bizzotto, don Gallo e padre Zanotelli, un’altra lettera alla Cei perché, all’indomani del massacro di Falluja, in Iraq, ritirino i cappellani militari «che in questo momento sono, assieme ai soldati, di fatto parte della coalizione responsabile di quanto sta avvenendo». 18 settembre 2008: davanti la sartoria Ob Ob Exotic Fashion di Castel Volturno, i killer della camorra sparano 130 colpi di pistola e di kalashnikov e uccidono sei immigrati dal Togo, dalla Liberia e dal Ghana che si guadagnavano da vivere nei campi e nei cantieri edili per 20-25 euro al giorno. Il giorno dopo scoppia la rivolta degli immigrati, subito sedata da padre Giorgio e da Fabio Basile, del centro sociale Ex Canapificio di Caserta, che mediano con il questore Carmelo Casabona. Il ministro Maroni manda i militari a presidiare il territorio, la stampa parla di regolamento di conti fra bande rivali - ma nessuna delle vittime era collegata ai clan - mentre Poletti, e anche Roberto Saviano, avanza altre ipotesi, legate ai progetti di riqualificazione del litorale domizio: «Arriveranno tanti soldi che fanno gola a molti - spiega - Il traffico e lo spaccio di droga muovono molto denaro, ma anche questi programmi sono un grande affare per la criminalità e per i potentati economici. Se la camorra e alcuni imprenditori puntano alla riqualificazione della Domiziana per fare soldi e gli immigrati sono considerati un ostacolo, allora i soldati dei clan sparano e uccidono per intimidirli e farli allontanare». Ancora un intreccio: camorra, politica e imprenditoria. «Chi comanda a Castel Volturno? La camorra, l’amministrazione comunale, o i Coppola?» - la potente famiglia di costruttori edili (la cui rampolla, Cristiana, è ora vicepresidente di Confindustria), che a Castel Volturno costruirono un mega complesso residenziale abusivo, il Villaggio Coppola Pinetamare, ora demolito: 8 palazzoni a pochi passi dal mare su una superficie di 800mila metri quadrati prima occupata da una bellissima pineta -, chiedeva la prima domanda di un provocatorio questionario distribuito anni fa ai cittadini insieme a Black and White, il giornale dei comboniani di Castel Volturno. Poco più di un anno fa, il violento sgombero dell’American Palace, dove vivevano un centinaio di immigrati. «Un’operazione spinta, probabilmente, dagli interessi tesi a ridurre la presenza degli immigrati, magari per lasciare il posto ad una nuova speculazione edilizia», denunciano i centri sociali. E Poletti, insieme ai sacramentini di Caserta: gli immigrati «sono neri, poveri e cercano di sopravvivere in un mondo dove li si vuole ‘buttare a mare’. È una storia vecchia che si ripete quando si intravede il denaro, e in futuro ne arriverà molto per la realizzazione delle opere dell’accordo di programma», ovvero «il nuovo impero dei Coppola, che dopo aver distrutto l’ambiente, ora dovrebbero ricostruirlo». Sei mesi fa l’iniziativa contro il pacchetto sicurezza partita da Castel Volturno e realizzata in tutta Italia: la distribuzione nelle piazze dei «permessi di soggiorno in nome di Dio». «In un mondo che non riconosce dignità e possibilità di vita agli immigrati che vengono a chiedere le briciole al lauto banchetto dell’Europa», spiega Poletti, «noi diciamo che Dio è dalla loro parte e chiama noi alla conversione, all’accoglienza e alla condivisione. Il Vangelo, che troppo spesso abbiamo anestetizzato e reso insignificante, ci porta a questa scelta». «Nel Paese è in atto una vera e propria offensiva contro gli immigrati, basta vedere quello che è successo a Rosarno pochi giorni fa - aggiunge - Le forze dell’ordine (guidate ancora dal questore Casabona, trasferito a Reggio, ndr), che hanno difeso gli immigrati, in realtà li hanno mandati via da Rosarno: significa difendere i loro diritti? Il punto di partenza di questa aggressione generale è l’approvazione del pacchetto sicurezza: l’immigrazione clandestina è diventata un reato, e vogliono portare avanti questa politica». Da Rosarno, molti sono tornati a Castel Volturno, da dove erano partiti alla volta della Calabria alla ricerca di lavoro. «A Castel Volturno non c’è nessuna emergenza dovuta al sovraffollamento, sono solo tornati quelli che già c’erano», dicono oggi i comboniani che, anche senza padre Giorgio, continuano le attività e le battaglia per i diritti: bisogna «estendere la regolarizzazione a tutti i lavoratori a cominciare dai braccianti agricoli, recepire la direttiva europea che consente al lavoratore sfruttato e senza permesso di soggiorno di denunciare il suo datore di lavoro e ottenere così il documento» e «smettere di rinchiudere nei Cie lavoratori senza permesso di soggiorno».
E Poletti, che farà? «Starò fermo per un periodo, poi vedremo. Vorrei continuare a lavorare con gli immigrati, anche se non più a Castel Volturno». di Luca Kocci
La criminalita’ organizzata impone a tappetto le estorsioni “riscuotendo tangenti tanto elevate, da rendere, secondo una recente indagine, la citta’ di Messina la piu’ cara d’Italia, a parita’ di paniere di spesa”. Lo ha detto il primo presidente della Corte di Appello, Nicolo’ Fazio, nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario. “Il taglieggiamento - ha spiegato – rappresenta un costo aggiuntivo che si trasferisce sui consumatori e nel contempo disincentiva la creazione di nuove imprese e il potenziamento di quelle esistenti”. A Messina, grazie ad una zona grigia istituzionale, c’e’ un’imprenditoria mafiosa che s’insinua negli appalti e nella gestione dei servizi pubblici, dello smaltimento dei rifiuti e delle attivita’ commerciali. Per gli altri delitti, diminuiscono gli infortuni mortali sul lavoro (4 a fronte di 8); aumentano (20 rispetto a 4) i procedimenti per decessi riferiti a colpa professionale ma continua a crescere il numero dei reati di estorsione (34 consumati e 112 tentati), quello dei furti (da 11.114 a 14.315), prevalentemente ad opera di ignoti ed in materia di usura (20). La Casa Circondariale di Gazzi, che ha una capienza massima di 354 detenuti, nel 2009 e’ arrivata ad ospitarne 458.
CATANIA - Il Gup di Catania Francesco D’Arrigo ha rinviato a giudizio cinque giornalisti, tra inviati e direttori, per rivelazione del segreto istruttorio di atti dell’inchiesta sull’uccisione dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, ferito mortalmente il 2 febbraio del 2007 negli scontri nello stadio Angelo Massimino in occasione del derby Catania-Palermo. Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Lucio Setola, avrebbero pubblicato stralci di un’informativa della polizia, che individuava in Antonino Speziale il presunto colpevole, l’indomani del deposito in Procura. Il reato sarebbe stato commesso in concorso con un pubblico ufficiale al momento non identificato. Il Gup D’Arrigo ha invece stralciato le posizioni di altri due giornalisti televisivi di Milano dichiarandosi incompetente e trasmettendo gli atti alla Procura di Monza. La prima udienza del processo ai giornalisti si terrà il 15 marzo davanti alla terza sezione del Tribunale di Catania. «Purtroppo la storia si ripete - dice il segretario Assostampa AlLberto Cicero - e chiamati a pagare sono i giornalisti che hanno adempiuto al loro compito, quello di informare.
BASKET(TOPOLI) E DINTORNI: Il CIA replica all’AIAP. ‘Si investe sulla base, il vertice ha già tanto’
Egregio Sig. Presidente,
ho preso atto delle considerazioni da Lei espresse nella sua lettera del 25 gennaio u.s. Non posso non osservare preliminarmente che nulla di quanto dettagliatamente elencato mi aveva accennato nei precedenti colloqui telefonici tra noi intercorsi; mi spiace non avere avuto la possibilità di affrontare preliminarmente e congiuntamente i punti in discussione.
Ritengo peraltro corretto fornirLe tutti i chiarimenti richiesti.
RADUNI META’ CAMPIONATO. Sono certo che ricorderà che più volte si è discusso sulla utilità o meno di svolgere un raduno arbitrale in occasione delle Finali di Coppa, avendo purtroppo constatato che molti tra gli arbitri non designati manifestavano “insofferenza”; per costoro il tutto si esauriva nell’ascoltare una riunione tecnica di mezza giornata, dopo aver effettuato le prove atletiche mattutine, ma senza il necessario coinvolgimento. E’ per questo motivo che ho ritenuto opportuno - anche in qualità di Responsabile del Settore Arbitri e concordemente con il Consiglio tutto - di ridurre la spesa per il citato raduno, convogliando il “risparmio” ad ulteriore beneficio della Scuola Arbitrale Permanente, ritenuta da tutti la più efficace novità per l’addestramento dei giovani talenti arbitrali del futuro. Purtroppo le esigenze di bilancio ed il ridimensionamento dell’assegnazione per l’Esercizio corrente, ci impongono delle scelte ed in questo caso abbiamo ritenuto di puntare risorse sui giovani. Gli arbitri delle serie professionistiche - pur costituendo il vertice ed il frutto tangibile di tutti gli investimenti già profusi - sono e sono stati oggetto già di tante risorse utilizzate e quindi ci appare ragionevole investire, in questo caso, sulle altre categorie. Ciò non significa che gli arbitri delle serie professionistiche non debbano essere qualificati attraverso il lavoro e la formazione, temi che sono uno dei perni fondamentali di questo CIA. A tal fine, a parte la estensione del sistema del Class-marker (risposte ai quiz teorici) anche agli arbitri delle serie professionistiche, siamo già al lavoro per organizzare un mini-raduno tecnico a tutti gli arbitri di vertice (Serie A e Lega2 assieme), tentando di attingere a tutte le residue disponibilità economiche del Comitato e senza ridimensionamenti del budget destinato agli Arbitri delle Serie Dilettantistiche.
RIMBORSO VISITA MEDICA. La questione rimborsi visita medica è stata oggetto di discussione della Consulta Regionale Fip svoltasi pochi giorni fa ed a cui non ero presente; si è manifestata da parte della Consulta la volontà di richiedere al prossimo Consiglio Federale di riesaminare tale delibera, che oggettivamente crea non poche ripercussioni. Della Vostra proposta avrò modo di parlare con i rappresentanti del Consiglio Federale e con gli organi amministrativi della Federazione, anche al fine di comprendere appieno la situazione e proporre le soluzioni adeguate. Resta il fatto che se occorre operare dei tagli su alcuni elementi, è necessario che tutti siano responsabili e che siano fissate delle priorità: è ferma intenzione del Consiglio CIA tutelare in particolar modo gli investimenti sulle categorie inferiori, sui giovani talenti e sulla loro formazione arbitrale. La questione, ad ogni modo, è più complessa di quel che sembra dal momento che investe aspetti economici generali di cui non potremo non tenere conto.
PROVE ATLETICHE. L’argomento specifico è stato affrontato invero telefonicamente sia con Lei sia con il Sig. Gianluca Sardella. Ad entrambi avevo rappresentato i motivi per cui non sono stati rispettati i 20 giorni di preavviso per Bologna, dettati dalla esigenza della FIBA, che aveva richiesto di ricevere entro data tassativa dal CIA la lista degli arbitri che avevano superato i test atletici. Vista l’urgenza della richiesta, il CIA ha dovuto convocare gli arbitri delle serie professionistiche appartenenti alla regione Emilia-Romagna con soli 13 giorni di preavviso; la cosa, per quanto compete a questo CIA, non e’ destinata a ripetersi.
VALUTAZIONI. Desidero preliminarmente ricordare, come noto a Lei e a tutto il Consiglio AIAP, che la decisione di modificare radicalmente i rapporti arbitrali è stata deliberata dal Consiglio Direttivo CIA il giorno 14/08/09, riunione a cui anche Lei ha partecipato. I motivi alla base della forte scelta (responsabilizzare gli Osservatori su un lavoro di valutazione più tecnico ed approfondito, eliminare i “voti” più volte ahimè abusati, premiare i meritevoli, etc) sono stati più volte partecipati a tutti e da tutti condivisi. Anche la previsione di una Commissione Valutazioni, che ampiamente rappresentasse ogni possibile e qualificata componente tecnica, e’ stata operata nella logica di garantire equilibrato e non superficiale giudizio di merito delle prestazioni arbitrali ed ai loro contorni tecnico-comportamentali, in funzione di evidenziare e far emergere eccellenze e potenzialità. L’operato della Commissione, che si e’ già riunita 2 volte (l’ultima in occasione del recente Consiglio Direttivo CIA a Bologna il 9 e 10 Gennaio u.s.), e’ basato sull’ esame sintetico di quanto già analiticamente affrontato in tema di lettura dei rapporti degli Osservatori (tra essi gli Istruttori e i Designatori di ciascun Campionato), sviluppando in particolare quanto esplicitato nei “commenti” del rapporto e aggiungendo il contributo dei rilievi sulle “potenzialità” di ogni arbitro, non tralasciando di considerare - per il Campionato di Serie C dilettanti - i rapporti dei “Tutor”, nella cui opera noi e Voi crediamo. Il tutto per creare i piu’ efficaci presupposti di una base squisitamente tecnica di valutazione, selezione e classificazione, oltremodo necessaria per un Organismo sportivo, che non può prescindere da analisi meritocratiche per il bene della Pallacanestro tutta. Alla citata piu’ recente riunione del Consiglio Direttivo CIA del 09-10/01/10, nel corso del quale sono state stilate le “fasce” degli arbitri dei rispettivi campionati di appartenenza, erano graditi presenti i rappresentanti AIAP, per i colleghi della Lega2 il Sig. Gabriele Bettini, e per le restanti liste dei colleghi dei campionati dilettanti il Sig. Gianluca Sardella, anche a testimonianza del desiderio del CIA di condividere con l’Associazione le “novità” operative. Invero, entrambi i rappresentanti AIAP, a cui esplicitamente - pur non previsto - e’ stato richiesto un parere proprio perché fosse condiviso il “modus operandi”), non hanno evidenziato alcun comportamento non conforme alle regole o non palese, anzi hanno espresso frasi di apprezzamento per il lavoro svolto dalla Commissione. Ciò non toglie che siamo disponibili a qualsiasi forma di contributo costruttivo affinché l’intento (che crediamo ancora comune) di trasparenza e professionalità delle valutazioni, possa essere perseguito ancora più efficacemente e al riparo da ombre o sospetti che farebbero il male di tutto il movimento. Tutta l’attività della Commissione è durata complessivamente 8 ore e, registrata su file audio, è a Sua disposizione, qualora Lo desideri.
PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI. Parlare di questa vicenda, infine, mi costa un’estrema fatica, considerati i valori di trasparenza e lealtà in cui credo fermamente. Ciò nonostante, occorre chiarire -spero definitivamente- la questione. Mi perdonerà se riepilogo la cronologia degli accadimenti. A fine dicembre ho ricevuto un plico inerente (in tutto o in parte non so) alcune “intercettazioni telefoniche” della Procura della Repubblica di Reggio Calabria in merito ai noti fatti; ho provveduto ad informare gli organi competenti, trasmettendo gli incartamenti, per obbligo impostomi dalle Norme. Una volta informato il Consiglio Direttivo CIA, ho chiesto ai designatori dei campionati interessati di “revocare” alcune partite di arbitri che erano presenti nei verbali delle intercettazioni, al solo fine - desidero ancora sottolinearlo - di proteggerli e di salvaguardarli da un’eventuale (e probabile) fuga di notizie, a cui siamo stati abituati troppo spesso negli ultimi tempi, sui giornali, fuga di notizie, poi di fatto puntualmente verificatasi. Ho personalmente contattato tutti i tesserati coinvolti, spiegando i motivi della revoca e chiedendo in maniera riservata i chiarimenti tramite e-mail. Ricorderà certamente le interviste da me rilasciate ai microfoni di Sky, nelle quali non ho mai fatto nomi e ho chiaramente difeso la categoria arbitrale, a mio modo e nei miei desideri tutelandola da paventate strumentalizzazioni dei media. Ho ritenuto di operare per fini meritevoli di apprezzamento, cosciente del giudizio degli Organi Competenti in caso di errore. Ho ritenuto peraltro che le designazioni che ho suggerito di modificare non si fossero ancora perfezionate, stante la previsione di cui al punto 4 della lettera di incarico che gli arbitri delle serie professionistiche hanno sottoscritto ad inizio campionato (“la designazione si intenderà perfezionata con la comunicazione dell’ufficio designazione e del CIA…”). Se ne arguisce che per la efficacia della designazione occorre anche l’avallo del CIA, non solo dei designatori. Cio’ posto, non posso non evidenziare di essermi dispiaciuto dell’ incontro avuto (a me non preventivamente partecipato) da una delegazione dell’Associazione con il Presidente Federale, così come mi dispiaccio del fatto che di tale evento (per cause e ad iniziativa a me non note) ne sia venuta (o portata?) a conoscenza la Stampa (Gazzetta dello Sport), che dell’abusato diritto di cronaca a volte può fare un uso non propriamente gratificante per la Categoria degli Arbitri. Mi permetta, in ultimo, di porre una domanda a Lei e a tutto il Consiglio Direttivo AIAP: ha Codesta Associazione, in forza del codice etico-comportamentale e dei principi fondamentali dell’etica sportiva in esso richiamati, mosso dei passi nei confronti degli Associati coinvolti nelle intercettazioni? Sarei felice di apprendere che ha chiesto loro - e ottenuto - dei chiarimenti, a cui credo comunque siano tenuti per i principi del vincolo Associativo. Concludo con l’auspicio che possano diventare patrimonio comune di conoscenza e di condivisione tutte le attività che il CIA sta svolgendo e ha in programma di svolgere, in piena armonia e per il bene di tutti gli Arbitri e della Pallacanestro, pronti a discuterne assieme - con l’Associazione così come con ogni Componente della Federazione e del Movimento intero - affinché il futuro sia scevro da pregiudizi, riserve mentali, preconcetti ed ogni altra forma di ostacolo allo sviluppo tecnico della Categoria.
Cordiali saluti.
Il Presidente del CIA
f.to Luciano Tola
L’incontro che si è tenuto ieri in Prefettura tra una delegazione di lavoratori trimestrali, e dunque precari, e il commissario straordinario del Consorzio per le autostrade siciliane, Matteo Zapparrata, non ha sortito alcun effetto se non quello di esasperare gli animi degli scioperanti. Alla riunione, alla quale ha partecipato il prefetto Alecci, la delegazione di precari ha ricevuto un netto diniego alla richiesta di essere assunti in pianta stabile. Subito dopo si è tenuta un’assemblea del personale, che com’è noto da circa un mese «è attendato» nel piazzale della sede del Cas. Zapparrata si è detto disponibile a deliberare immediatamente un’assunzione per tre mesi. Ma la proposta ha causato l’insurrezione. Alcuni precari, più esasperati degli altri, hanno inscenato una protesta che è sfociata nel lancio di posacenere; insulti nei confronti di alcuni dipendenti dell’ente e lancio di scope. Manifestazioni sedate immediatamente da polizia e carabinieri. Come si ricorderà questo gruppo di scioperanti, che aderisce al sindacato Snada, ha iniziato la sua azione di protesta salendo e attendandosi sul tetto della sede del Consorzio. Dopo l’intervento del direttore generale, avv. Olivia Pintabona e della Digos gli scioperanti sono stati convinti a scendere dal tetto e hanno continuato l’azione di protesta con assemblee e sit in per tutta la durata della giornata. Questo personale, che da vent’anni lavora a periodi di tre mesi e che tuttavia non è dipendente del Cas, aspira invece a esserlo. Il commissario Zapparrata, da parte sua, è stretto in una morsa perché non solo dice di non poter assumere, ma è costretto a ridurre il numero degli esattori. In questi giorni ha, infatti, consegnato una bozza di piattaforma ai sindacati che prevede la diminuzione del personale di esazione. Sulla vicenda pesa inoltre una denuncia presso la Procura della Corte dei Conti, secondo la quale ci sarebbe un danno economico per le casse del Consorzio, dovuto alla presenza di una quarantina di esattori trasferiti negli uffici nel 2003, i quali, a fronte del fatto che non sono stati inquadrati in altre mansioni, reclamano il trattamento economico degli esattori. E una denuncia pende anche alla Procura della Repubblica.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Considerato che nel comune di Furnari (Messina), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 13 e 14 maggio 2007, sussistono forme di ingerenza della criminalita' organizzata; Considerato che tali ingerenze espongono l'amministrazione stessa a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialita' dell'amministrazione comunale di Furnari; Rilevato, altresi', che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita' organizzata arreca grave pregiudizio allo stato della sicurezza pubblica e determina lo svilimento delle istituzioni e la perdita di prestigio e di credibilita' degli organi istituzionali; Ritenuto che, al fine di rimuovere la causa del grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale, si rende necessario far luogo allo scioglimento degli organi ordinari del comune di Fumari, per il ripristino dei principi democratici e di liberta' collettiva; Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, come sostituito dall'art. 2, comma 30, della legge 15 luglio 2009, n. 94; Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 27 novembre 2009, alla quale e' stato invitato il Presidente della regione Siciliana; Decreta: Art. 1 Il consiglio comunale di Furnari (Messina) e' sciolto per la durata di diciotto mesi.
Al Presidente della Repubblica
Il comune di Furnari (Messina), i cui organi elettivi sono stati
rinnovati nelle consultazioni amministrative del 13 e 14 maggio 2007,
presenta forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata
tali da determinare una alterazione del procedimento di formazione
della volonta' degli organi elettivi ed amministrativi e da
compromettere il buon andamento e l'imparzialita'
dell'amministrazione nonche' il funzionamento dei servizi, con grave
e perdurante pregiudizio per lo stato dell'ordine e della sicurezza
pubblica.
Le origini e gli sviluppi della criminalita' organizzata nella
provincia di Messina, con specifico riguardo alle associazioni
mafiose esistenti nella zona tirrenica del territorio provinciale e
nell'ambito di queste al gruppo dei «Mazzarroti», operante nel
comprensorio in cui ricade il comune di Furnari, e' segnalata sulla
base di specifiche risultanze investigative.
Da alcune di queste, acquisite nel corso di recenti operazioni di
polizia giudiziaria, e' emerso in particolare l'interesse di un
esponente di spicco del gruppo citato, attualmente tratto in arresto
a seguito di una indagine avviata dalla Direzione distrettuale
antimafia di Messina, nei confronti delle elezioni amministrative
svoltesi a Furnari il 13 e 14 maggio 2007, di cui sarebbe riuscito a
determinare il risultato finale.
A seguito di tali circostanze, il Prefetto di Messina, con
provvedimento del 5 marzo 2009, ha disposto la costituzione di una
commissione ispettiva per gli accertamenti di rito presso il comune
di Furnari ai sensi dell'art. 1, comma 4, del decreto legge 6
settembre 1982, n. 629, convertito dalla legge 12 ottobre 1982, n.
726, cosi' come integrato dalla legge 15 novembre 1988, n. 486.
Ad esito degli accertamenti effettuati, la commissione incaricata
dell'accesso ha depositato in data 7 agosto 2009 le proprie
conclusioni, sulle cui risultanze il Prefetto di Messina, sentito il
comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica integrato
con la partecipazione del Procuratore della Repubblica presso il
Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, ha redatto l'allegata
relazione, in data 21 settembre 2009, che costituisce parte
integrante della presente proposta, in cui si da' atto della
sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti
diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalita'
organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli
stessi, riscontrando pertanto i presupposti per lo scioglimento del
consiglio comunale.
Gli accertamenti svolti hanno confermato gli elementi emersi
durante le indagini investigative in ordine all'influenza esercitata
da esponenti della locale consorteria sulla libera determinazione del
voto, in particolare con le pressioni esercitate su un dipendente
comunale in grado di «dirottare 12 voti» a favore del candidato
sindaco risultato poi eletto. Il Prefetto di Messina ha messo in
risalto come i numerosi collegamenti diretti ed indiretti tra
appartenenti al gruppo mafioso dei c.d. «Mazzarroti» con
amministratori locali abbiano condotto ad un uso distorto della cosa
pubblica, che si e' concretizzato nel favorire soggetti collegati
direttamente od indirettamente ad ambienti malavitosi, grazie anche
ad una fitta ed intricata rete di parentele, affinita', amicizie e
frequentazioni che lega alcuni amministratori o loro stretti parenti
ad esponenti delle locali consorterie criminali od a soggetti ad esse
contigui.
Gli aspetti di condizionamento emergono da un esame complessivo
della situazione di fatto, da cui risulta, insieme a profili di
continuita' tra l'attuale consiliatura e le precedenti, come
nell'amministrazione comunale si siano radicate anomalie procedurali
nonche' illegittimita' gravi, i cui esiti hanno spesso oggettivamente
favorito soggetti direttamente o indirettamente collegati alla
criminalita' organizzata.
In particolare, si evidenziano analiticamente di seguito le
principali anomalie riscontrate:
a) il positivo esito dell'intervento di un appartenente al
gruppo dei «Mazzarroti» per sostenere l'elezione dell'attuale sindaco
di Furnari trova conferma nell'assegnazione dei lavori di somma
urgenza conseguenti agli eventi alluvionali verificatisi nel
territorio del comune di Furnari nel dicembre 2008 e nel gennaio
2009.
Al riguardo viene rilevato che, in tale circostanza, il sindaco
ha scelto direttamente le ditte che dovevano effettuare i lavori di
ripristino della viabilita' e delle condizioni di sicurezza, gran
parte dei quali sono stati eseguiti da imprese che presentano
elementi di collegamento con soggetti coinvolti nell'operazione
«Vivaio» o comunque con precedenti anche per associazione mafiosa, e
che l'assegnazione degli incarichi in alcuni casi e' avvenuta senza
tener conto dell'iscrizione alla Camera di commercio e del tipo di
attivita' richiesta.
In proposito, nessun elenco o albo di imprese e' mai stato
istituito presso il comune di Furnari.
L'assoluta arbitrarieta' nella scelta dell'impresa cui affidare i
lavori e' stata riscontrata anche nel caso dell'affidamento dei
lavori di manutenzione delle caldaie degli edifici comunali per
l'anno 2008, assegnati alla ditta del figlio di quel dipendente
comunale che dalle indagini eseguite risulta destinatario di
pressioni elettorali a favore del sindaco in carica;
b) per quanto concerne la vicenda inerente il progetto di una
locale discarica di inerti da realizzarsi in contrada Merlo del
comune di Furnari, sono evidenziate anomalie riconducibili alla
titolarita' dei terreni, sui quali dovrebbe realizzarsi la discarica
e all'individuazione dei terreni medesimi, per indiretti collegamenti
a soggetti prevenuti o indagati per associazione mafiosa. Sotto
l'attuale consiliatura il progetto e' fermo presso l'Agenzia
regionale dei rifiuti e delle acque di Palermo al fine di ottenere le
prescritte autorizzazioni e non figura nel piano triennale delle
opere pubbliche del triennio 2009/2011.
c) in relazione alla pratica di trasferimento di residenza a
Furnari di una donna notoriamente conosciuta quale convivente con un
pregiudicato mafioso, viene rilevato che la vicenda appare
sintomatica del condizionamento della responsabile dell'area
demografica del comune;
d) completamente contrario ai principi di legalita' appare
l'accesso agli uffici e agli atti del comune di un dipendente
dell'A.R.P.A. di Palermo, attualmente privo di incarico formale;
e) e' stata evidenziata la complessa vicenda della gestione e
manutenzione dell'impianto centralizzato di depurazione sito nella
contrada di Bazia del comune di Furnari da giugno 2001 a maggio 2009
da parte di una impresa, il cui titolare e' stato vicino per
parentele ad elemento di spicco del clan mafioso dei barcellonesi e
piu' volte denunciato per associazione per delinquere di tipo mafioso
ed altro, ucciso da diversi colpi di arma da fuoco nel giugno del
2001. Il suddetto titolare risulta in rapporti con un consigliere
comunale di maggioranza dell'attuale amministrazione e gia'
consigliere di minoranza nella precedente amministrazione, sul cui
conto sono ipotizzati collegamenti indiretti con la criminalita'
organizzata.
Dopo una serie di proroghe, rinnovi ed un periodo di fermo
impianto, nel giugno 2007 la ditta in argomento si e' aggiudicata di
nuovo l'appalto, a seguito di una gara inadeguatamente pubblicizzata,
contratto rinnovato con deliberazione di giunta nel giugno 2009. E'
da segnalare che pur in presenza di un malfunzionamento degli
impianti, l'amministrazione comunale ha comunque proceduto a pagare
alla ditta il corrispettivo previsto senza contestare rilievi.
In sintesi, dagli elementi raccolti si evince che fino al maggio
2009, quando e' stata aggiudicata la recente gara di appalto per la
gestione del depuratore ad altra impresa, si e' verificato un
oggettivo fenomeno di interferenza e di condizionamento del
responsabile pro tempore dell'area tecnica del comune di Furnari da
parte della criminalita' organizzata, attraverso la ditta che si e'
occupata della gestione del depuratore;
f) quanto alla realizzazione del complesso residenziale
«Kallipoli» nella contrada Piana di Tonnarella di Furnari, che ha
dato tra l'altro luogo ad un procedimento penale instaurato presso la
Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, la commissione
di accesso ha evidenziato una inconcepibile assenta mancata
conoscenza da parte dei competenti organi dell'amministrazione
comunale, almeno fino al 25 settembre 2008, dell'avanzato stato dei
lavori presso il complesso edilizio, nonostante la mancanza di
apposita autorizzazione. Dagli accertamenti espletati dal Comando
provinciale dei Carabinieri emerge una condotta antigiuridica da
parte dell'ufficio tecnico comunale e del suo responsabile pro
tempore, nei cui confronti tra l'altro e' instaurato per la medesima
vicenda un procedimento penale, nonche' elementi di responsabilita'
anche a carico del sindaco e del segretario comunale. Nella medesima
informativa dei Carabinieri viene segnalato come non possa escludersi
un oggettivo fenomeno di interferenza e di condizionamento del citato
responsabile dell'area tecnica da parte della criminalita'
organizzata attraverso i contatti dell'amministratore unico della
ditta che ha realizzato il suddetto complesso residenziale con un
pregiudicato, indicato quale elemento di spicco della criminalita'
comune ed organizzata;
g) quanto all'annosa vicenda riguardante l'assegnazione dei
capannoni comunali esistenti nell'area artigianale, la relazione ha
evidenziato che anche l'attuale amministrazione e' rimasta inerte di
fronte alle situazioni di abusiva occupazione e/o di morosita',
contribuendo a mantenere la disponibilita' degli stessi a favore di
ditte aventi collegamenti riconducibili alla malavita organizzata
locale, anche a fronte delle richieste di assegnazione dei capannoni
comunali avanzate invano da anni da parte di altre imprese della
zona.
Dagli accertamenti espletati emerge una forma di condizionamento
da parte della criminalita' organizzata del responsabile pro tempore
dell'area tecnica, da cui e' scaturita la compromissione del buon
andamento e della imparzialita' dell'azione dell'amministrazione
comunale; emergono inoltre condotte omissive ed antigiuridiche da
parte dello stesso funzionario e dell'attuale sindaco di Furnari.
Le vicende analiticamente esaminate fanno rilevare la sussistenza
di comportamenti nei procedimenti amministrativi volti a perseguire
fini diversi da quelli istituzionali, con pregiudizio per l'interesse
generale, che deve orientare l'azione amministrativa del comune.
Ritengo pertanto che, sulla base di tali elementi, ricorrano le
condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del
consiglio comunale di Furnari (Messina) ai sensi dell'art. 143 del
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, come sostituito dall'art.
2, comma 30, della legge 15 luglio 2009, n. 94, con l'affidamento
della gestione dell'ente locale ad una commissione straordinaria, per
rimuovere gli effetti delle predette anomalie, anche in virtu' degli
speciali poteri di cui all'art. 145 del medesimo decreto legislativo.
In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza
criminale, si rende necessario che la durata della gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma, 25 novembre 2009
Il Ministro: Maroni


