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PONTE MESSINA: CIUCCI, ANDIAMO AVANTI COME DA PROGRAMMA CON OTTIMISMO. PER EPIFANI MOSTRA DI NON AVERE ALCUN SENSO

”Andiamo avanti da calendario con l’ottimismo di chi fa”. Il Presidente dell’Anas, Pietro Ciucci conferma che per il Ponte sullo Stretto di Messina non ci sono intoppi. Conversando con i giornalisti a margine di un convegno all’Aci, Ciucci spiega che per il ponte ‘’si va avanti come da calendario. Nei prossimi giorni partira’ il programma di Eurolink che come previsto iniziera’ il primo febbraio anche se molte attivita’ sono state avviate in anticipo”.

PONTE MESSINA: EPIFANI, MOSTRA DI NON AVERE ALCUN SENSO

Il Ponte sullo Stretto di Messina sembra non avere alcun senso, perche’ sarebbero stati piu’ utili interventi di riqualificazione e messa in sicurezza del territorio. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nella relazione di apertura del direttivo della confederazione. Il Ponte sullo Stretto di Messina, ha detto Epifani, ”mostra sempre piu’ di non avere alcun senso, a cominciare dal rapporto costi-benefici. Molto piu’ utile sarebbero interventi di riqualificazione e messa insicurezza del territorio e di politiche ambientali miranti al risparmio energetico”.

LA CLAMOROSA INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO: TUTTI I NOMI DEGLI AFFILIATI DELLA GRAN LOGGIA AUSONIA DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO. QUEL ‘BACINO ELETTORALE DIETRO CUI STAGLIEREBBE QUALE PROMOTORE E ARTEFICE IDEATORE IL SENATORE DOMENICO NANIA’…

Uno spaccato di piccola e media borghesia siciliana. C’è l’anziano politico buono per tutte le stagioni; il sindaco, l’assessore e il consigliere comunale; il medico condotto e il chirurgo affermato; l’avvocato penalista, il consulente finanziario e il commercialista; il dirigente di un grande ente statale; il preside, l’insegnate di ruolo e quello precario. “Fratelli†e “sorelle†e qualche cognato, tutti devoti del Grande Architetto dell’Universo. I riti esoterici vengono consumati tra squadrette, compassi, cappucci, spade, pavimenti a scacchiera, candelabri, teschi e casse da morto nell’oscurità di un anonimo appartamento alla periferia di Barcellona Pozzo di Gotto, centro tirrenico della provincia di Messina. È in questo “tempio†dello spirito e dell’intelletto che il 25 ottobre del 2009 si presentano funzionari ed agenti della polizia di Stato. Anch’essi, come ogni comune profano, devono transitare da una lugubre stanzetta di “meditazione e purificazione†dove ad una parete è affissa una falce e un cartello che ammonisce: «Se tieni alle distinzioni umane, vattene». Gli agenti hanno l’ordine di sequestrare l’elenco degli iscritti, lo statuto e i verbali delle riunioni svolte all’interno della loggia massonica che vi è ospitata, l’“Ausoniaâ€, indipendente dalle obbedienze che popolano la sin troppo litigiosa frammassoneria italiana. A ordinare il blitz, i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Messina, Angelo Cavallo e Giuseppe Verzera, che ipotizzano la violazione dell’articolo 2 comma 2 della legge 25/1982, la cosiddetta “Spadolini-Anselmi†che vieta le associazioni segrete, approvata dopo lo scandalo della superloggia P2 di Licio Gelli. Secondo i dirigenti della Squadra Mobile della Questura di Messina, l’“Ausoniaâ€, fondata il 15 gennaio 2004, non risulterebbe inserita negli elenchi ufficiali depositati in prefettura. «Gli obiettivi che si prefiggono non appaiono riconducibili alla conduzione di studi filosofici ed approfondimenti culturali - scrivono nella richiesta di autorizzazione alla perquisizione – bensì all’acquisizione ed al consolidamento di posizioni di vertice, nei contesti professionali e lavorativi in cui operano, ed incarichi presso strutture sanitarie che forniscono un bacino elettorale a cui attingere di volta in volta nelle competizioni amministrative e politiche, dietro cui staglierebbe, quale promotore e artefice ideatore, la figura del Senatore Domenico Nania». Sì proprio lui, uno dei politici più influenti del Polo delle libertà in Sicilia, ex Giovane Italia, poi Movimento Sociale italiano ed infine Alleanza nazionale, deputato della Camera nella X, XI, XII e XIII legislatura, senatore della Repubblica nella XIV, XV e XVI legislatura (odierno vicepresidente Pdl del Senato e membro della Commissione ambiente e territorio), tra i quattro “saggi†che hanno redatto la Costituzione votata in parlamento nel 2005 ma respinta referendariamente dal popolo italiano. Una parte dei “fratelli†dell’“Auroraâ€- che gli inquirenti considerano esserne il “nucleo forte†- prima di approdarvi è transitata da altre logge “spurie†del barcellonese, ultime delle quali la “Loggia Gran Principato delle Andorre†e “I Filadelfiâ€. Consolidati i collegamenti con altre logge non ufficiali d’Italia e all’estero e con ordini cavallereschi e presunto-nobiliari che sarebbero proliferati localmente anche grazie al fascino suscitato dai Caballeros del Antiguo Reino de la Corona de Aragòn (Spagna) e dal Gran Maestre de la Soberana y Militar Orden del Temple Catalano Aragonés, giunti nel messinese, in visita ufficiale, nell’ottobre del 2002. Qualche massone, inoltre, sarebbe poi accreditato tra gli esclusivi circoli cattolici pro Opus Dei. Sei gli appartenenti alla presunta loggia occulta indagati: è contestata la «partecipazione ad una associazione segreta che, occultata l’esistenza degli associati e tenendo segrete congiuntamente attività sociali e finalità, svolgevano attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi ed enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale». Si tratta dell’informatore scientifico Giuseppe Iacono; del professore Placido Conti, preside dell’Istituto parificato alberghiero; di Sebastiano Messina, docente di un istituto superiore ed ex assessore comunale di Barcellona in quota Forza Italia; di Roberto Meo, docente precario; di Giorgio Maugeri, direttore pro tempore della sede Inps di Milazzo; del direttore del Pronto soccorso dell’ospedale “Cutroni-Zodda†di Barcellona, Felice Carmelo La Rosa, proprietario dell’appartamento di piazza Marconi che ospita la loggia. “Sovrano gran cerimoniere del Rito scozzese antico ed accettatoâ€, il dottor La Rosa è certamente il personaggio più noto alle cronache. Ex consigliere ed assessore della Provincia di Messina con Forza Italia, è stato tra i fondatori del sodalizio degli “Azzurri†nella città del Longano. Prima ancora ha militato nell’arcipelago dell’estrema destra locale. L’esistenza nel Longano di associazioni segrete e logge massoniche non regolari in grado di condizionare la vita amministrativa e il regolare svolgimento delle gare d’appalto è stata rivelata ai magistrati dall’imprenditore edile Maurizio Marchetta, titolare della Cogemar Srl ed ex vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona con Alleanza nazionale, indagato nel 2003 nell’ambito dell’operazione “Omega†con l’accusa di turbativa d’asta ed associazione per delinquere. Interrogato il 16 marzo e l’11 giugno 2009, Marchetta si è soffermato proprio sulla “Gran loggia Ausonia†e sulla contigua associazione “Onlus Ausonia†costituita il 29 maggio del 2004 per operare nel campo della «beneficenza e di attività culturali quali convegni su personaggi storici e dell’arte». «Presso la sede dell’onlus hanno la propria sede ben tre logge massoniche “occulte†ed i cui iscritti, di cui sono in grado di riferire alcuni nomi, utilizzano l’appartenenza massonica per ottenere in cambio incarichi e varie forme di potere da parte di politici locali», ha spiegato l’imprenditore. «Gli iscritti a queste logge occulte barcellonesi, per un numero di circa 40 persone tra medici, avvocati, informatori scientifici e liberi professionisti, hanno costituito una rete di collegamenti con la Sicilia e la Calabria, raggiungendo un numero complessivo di circa mille persone». «Le tre logge massoniche spurie di Barcellona – ha aggiunto Marchetta – sono state trasferite all’interno di un appartamento ubicato in Piazza Marconi n. 6 e 9. Tale spostamento è motivato da due ordini di ragioni: la prima è che nella precedente sede poiché abita la madre di un giudice, questi è solito andare a trovarla di frequente, pertanto gli associati alle logge occulte preferiscono non essere notati; la seconda è che lo stabile è di proprietà della famiglia La Rosa e quindi possono riunirsi indisturbati». Poi i fendenti contro alcuni dei vertici dell’“Ausoniaâ€. «Carmelo La Rosa è il riferimento unico della massoneria barcellonese del senatore Nania, con il quale si scambiano reciprocamente cortesie», ha dichiarato l’imprenditore. «La Rosa è il più alto in grado che ha fondato questa loggia. Un suo fratello è consigliere comunale a Barcellona nelle liste di An, mentre un altro fratello è cognato del consuocero del senatore Nania». Maurizio Marchetta ha ammesso di essere iscritto da tempo alle logge del Grande Oriente d’Italia, prima alla “Fratelli Bandieraâ€, poi alla “Eugenio Barresiâ€. Quest’ultima è stata fondata nel febbraio 2009 dal Gran maestro venerabile Salvatore Tafuro (ex affiliato della “Fratelli Bandiera†ed ex dirigente del Commissariato di Pubblica sicurezza di Barcellona e della squadra mobile di Reggio Calabria) ed è intitolata ad un noto veterinario barcellonese, grado 33 della massoneria siciliana, deceduto qualche anno fa in un incidente stradale. «Per quanto riguarda le mie conoscenze sulla massoneria – ha spiegato Marchetta – posso dire di essere ufficialmente iscritto al Grande Oriente d’Italia nella loggia “Eugenio Barresi†col numero distintivo 1336; abbiamo deciso di costituire questa loggia perché in quella storica barcellonese “Fratelli Bandiera†venne ammesso contro la mia volontà e quella di altre persone tale Domenico Sindoni, figlio del noto Giovanni Sindoni, nominato con l’intervento del senatore Nania direttore sanitario dell’Ospedale “Cutroni Zodda†(…) Aggiungo che non appena è entrato Sindoni, il dottor Sergio Scroppo è diventato primario di anestesia ed il dottor Bruno Magliarditi, medico di Milazzo portato da Sindoni, è diventato primario di ginecologia. Questo determina che nella città di Barcellona il senatore Nania ha un bacino elettorale prevalentemente legato al mondo della medicina». Una presenza non gradita, dunque, quella del direttore sanitario pure alla guida del presidio ospedaliero di Milazzo. Il padre, il pregiudicato Giovanni Sindoni, frequentatore per lungo tempo della sezione locale dell’Msi e approdato poi alla Dc, è tra i maggiori imprenditori agrumari siciliani già coinvolto in inchieste per truffe miliardarie a danno dell’A.I.M.A.; per gli inquirenti è «soggetto ritenuto come legato alla organizzazione mafiosa barcellonese». Le accuse sui presunti condizionamenti della loggia “Ausonia†sulla vita politica ed amministrativa dell’hinterland di Barcellona Pozzo di Gotto sono state respinte dal “Sovrano gran cerimoniereâ€, Felice Carmelo La Rosa. «Non capisco come sia stato possibile che la nostra loggia abbia potuto influenzare la politica locale e incidere su appalti e incarichi professionali se, come è vero, nessuno tra di noi è imprenditore e nemmeno politico», ha dichiarato La Rosa al quotidiano Gazzetta del Sud. «Tra di noi in ben sette si sono candidati alle ultime elezioni amministrative senza che nessuno sia riuscito a farsi eleggere in Consiglio comunale. La nostra loggia che si ispira soltanto ai principi etici e morali della massoneria e in particolare al Grande ordine del principe di Andorra, intrattiene i propri iscritti su dissertazioni culturali in riunioni che si tengono da due a tre volte al mese in cui si parla di Budda, del Tempio di Salomone, della Piramide di Cheope e degli antichi Sumeri. Non abbiamo commesso alcun reato e non abbiamo nulla di deviato. La nostra associazione è stata regolarmente costituita e sono stati informati tutti gli organi di controllo dello stato, compresa la Questura. Già subito dopo la nostra costituzione, su di noi era stata aperta una inchiesta giudiziaria da parte della Procura di Barcellona che a quanto pare da tempo è stata archiviata, perché non ha sortito alcun effetto in quanto la nostra attività è regolare, trasparente e in linea con le leggi ed i regolamenti dello Stato italiano». Un mese dopo il blitz all’interno della Gran loggia massonica “Ausoniaâ€, la Procura distrettuale antimafia di Messina ha autorizzato la restituzione di tutti gli atti e i documenti sequestrati. Tra essi, in particolare, un contenitore con il logo dell’“Ausonia†e le carpette con le schede analitiche relative ai nominativi di possibili componenti delle distinte logge ospitate nel tempio di Piazza Marconi. Oltre ai professionisti sottoposti ad indagine, tra i nomi di spicco compare quello del capitano di lungo corso Angelo Paffumi, già sindaco Dc del comune di Fondachelli Fantina e deputato regionale nella XIII legislatura (prima con il Partito Repubblicano e poi con l’Mpa di Raffaele Lombardo), attuale membro del consiglio d’amministrazione del Consorzio autostrade siciliane. Ci sono poi Manlio Magistri, già direttore sanitario dell’Asl 5, attuale direttore del Policlinico Universitario di Messina e padre di Simone Magistri, consigliere provinciale di An; il sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea, Carmelo Navarra; l’assessore alle finanze, al patrimonio e alla programmazione dei fondi comunitari del comune di Falcone, Pietro Bottiglieri (commercialista iscritto all’ordine di Barcellona ed ex esperto del comune di Furnari); il commercialista Sebastiano Baglione, revisore di bilancio al Comune di Mazzarrà; il medico ospedaliero Giuseppe Chiofalo, ex presidente del consiglio comunale di Furnari recentemente disciolto per infiltrazione mafiosa (cognato di Navarra e Baglione); il medico Antonino Messina, vice-presidente del Consiglio comunale di Merì (che però nega l’appartenenza alla loggia); il cardiologo Giovanni Pino, già consigliere comunale a Barcellona (Forza Italia); l’avvocato Maurizio Crimi, liquidatore del Consorzio intercomunale tra Furnari e Montalbano “Mare montiâ€; i penalisti Mario Buda e Tindaro Celi; l’informatore scientifico Alfio Maimone; la medico analista del “Cutroni Zoddaâ€, Provvidenza Genovese. Ed ancora: Guglielmo Arcidiacono, Agostino Avenoso, Claudio Bellia, Lucia Benvenuto, Antonino Boncaldo, Francesco Bucalo, Paolo Cardia, Anna Carulli, Adalgisa Clara Cascio, Luigi Castro, Giordano Antonio Catalfamo, Francesca Mica Conti, Salvatore Costantino, Carmelo De Pasquale, Giovanni Di Bella, Claudio Di Blasi, Silvio Claudio Di Mauro, Alessio Virgilio Galati Rando, Daniele Gallo, Sebastiano Garofalo Francesco Giorgianni, Giuseppe Giuffrida, Giacomo Gualato, Sebastiano Gullotti, Antonino Iannello, Domenico Isgrò, Giovanni La Fauci, Giuseppe Lembo, Giovanni Lucifora, Rosa Maria Lucifora, Carmelo Manna, Aldo Maugeri, Antonino Mercadante, Angela Rita Milazzo, Antonino Mirabile, Vito Miria, Filippo Mulfari, Enrico Munafò, Natale Munafò, Renato Antonino Olivio, Rosario Natoli, Sebastiano Opinto, Giuseppina Palmieri, Cosimo Parisi, Grazia Rosa Patellaro, Giuseppe Peditto, Alessandro Puglisi, Cesare Pullella, Giuseppe Pullella, Domenico Restuccia, Daniela Riccieri, Giuseppe Ruggeri, Vincenzo Santamaria, Rosario Scaffidi, Salvatore Scarpaci, Sebastiano Calogero Sciortino, Pippo Spatola, Carmelo Sottile e Maria Torre. Dell’“Ausoniaâ€, secondo quanto si evince dal verbale di sequestro dell’autorità giudiziaria, avrebbe pure fatto parte per un tempo il falso medico di Torregrotta Pietro Renda, condannato per truffa all’Asl e radiato dall’Ordine dei medici in quanto privo di laurea in medicina. Tra i documenti sequestrati e successivamente restituiti pure una lettera del Supremo Consiglio del Principato di Andorra, gli atti costitutivi delle due logge annesse all’“Ausoniaâ€, “I Filadelfi†e “Armonia†e due carpette relative alle logge massoniche “Pitagora†ed “F. Brunoâ€, probabilmente con sedi al di fuori dalla Sicilia. Nella cartella della “Pitagora†erano inserite le schede nominative intestate ai Antonio De Cicco, Corrado De Cicco, Giovanni Fallaci, Antonino Iaria, Cosimo Rogolino e Antonino Violi. In quella della loggia “F. Bruno†le schede con i nomi di Giovanni Borea, Vincenzo Giustra, Giovanni Gurnari, Giuseppe Neto, Domenico Polito, Carmelo Maurizio Sergi, Giuseppe Siclari e Giuseppe Taglieri. Tra gli inquirenti è forte il sospetto che nelle logge “spurie†barcellonesi ci possano essere altri iscritti all’“orecchio del Gran Maestroâ€, cioè in maniera del tutto riservata. Persone di estrema rilevanza pubblica la cui adesione sarebbe stata tenuta segreta perfino agli altri “fratelliâ€. Ma le indagini continuano. ANTONIO MAZZEO

BASKETTOPOLI, IL CASO E’ CHIUSO. PER ALABISO NON SI TORNA INDIETRO!: Il procuratore a Reggio Calabria in settimana. Petrucci aveva detto: «Niente ombre». E ora?

COSENZA - Il caso è chiuso. Non ci sarà il tanto atteso colpo di scena sulla vicenda del proscioglimento da parte della giustizia sportiva di 15 tesserati tra arbitri e commissari speciali di basket, che risultano indagati dalla Procura di Reggio Calabria nell’inchiesta “Baskettopoliâ€. E’ una notizia che emerge dall’ufficio del procuratore federale. Alabiso non ha alcuna intenzione di ritornare sulle sue posizioni, anche dopo l’ennesima pagina di intercettazioni pubblicate giusto ieri su Calabria Ora. La strana tesi della Procura federale è che i prosciolti, avendo fornito prove documentali sufficienti, vadano scagionati. C’è di più: quelle parole («metti 67+1» «quindi 67 va bene?…si si… di più no eh… di più no, mi fa finire sul giornale») non sarebbero da prendere “alla letteraâ€. Ovvero, le responsabilità sono solo dei promotori di questo sistema, non già dei collaboratori. Cosa erano allora i commissari? Pedine di un perverso gioco? Succubi di un’organizzazione? Appare troppo comodo far ricadere tutte le colpe su poche persone e lavare via così l’onta di un’immagine irrimediabilmente compromessa per il movimento arbitrale e per l’intera federbasket. Troppo scontato. Soprattutto alla luce di una norma - l’articolo 43 comma 3 del regolamento di giustizia sportiva della pallacanestro - che impone di denunciare le frodi. Oppure di essere coinvolti per omessa denuncia. Non c’è una terza via, eppure Alabiso la percorre ugualmente. Quella famosa polvere sotto il tappeto rimane lì dov’è. Chi si sposta, invece, è il procuratore: sarà a Reggio tra mercoledì e giovedì, probabilmente per acquisire altro materiale. Oltre al commissario reggino Alampi, la Procura federale chiederà il deferimento per altri due o tre nomi, rigorosamente top secret per il momento. Si fa scomoda, anzi scomodissima, adesso la posizione del presidente del Coni Gianni Petrucci, che ha vietato a chiunque (procuratore federale compreso) di rilasciare dichiarazioni ufficiali senza la sua autorizzazione. Proprio Petrucci che, non più tardi dello scorso 4 dicembre, sullo scandalo arbitri aveva tuonato: «Non devono esistere ombre nemmeno in serie C. Sulla vicenda chi ha la responsabilità intervenga». E qualche ombra pare essere rimasta. Più che ombre, ci sono parole. Chiarissime. Le intercettazioni della polizia postale e il fascicolo della Procura della Repubblica di Reggio mettono nero su bianco un «sistema criminale» come lo ha definito il pm Miranda. Occorre capire adesso da che parte stia il presidente del Coni Petrucci. Vuole davvero che si sgombri il campo dalle polemiche? Parole, non ombre, incombono sulla Federazione Italiana Pallacanestro e sul Coni. E quelle sono pesanti come macigni sull’immagine dello sport italiano e del basket in particolare. Vero Petrucci?
Vincenzo Ielacqua - CALABRIAORA del 24-01-10

LA TRAGEDIA ANNUNCIATA DI FAVARA: PUBBLICHIAMO LA LETTERA DI PADRE FELICE SCALIA AL VESCOVO DI AGRIGENTO FRANCO MONTENEGRO. “NON SARA’ PIU’ TESTIMONE E CELEBRANTE DI ‘ASSASSINI ANNUNZIATI’…”

Eccellenza e Padre,
al dolore che ha colpito la famiglia di Favara credo che si sia unito ogni uomo di buona volontà che conserva ancora in sé un briciolo di umana compassione per la sorte delle vittime di qualsiasi disastro. Vorrei unirmi al Suo dolore di “Padre†a cui è stata affidata una diocesi tormentata dalle contraddizioni e solcata da molti generi di povertà.
Credo di indovinare anche il Suo sconcerto, la Sua intima ribellione di credente e di uomo perché cose così non dovrebbero mai succedere nella nostra “civile†Italia. E se tutti siamo nauseati di questo degrado nella gestione della cosa pubblica, quando poi se ne vedono i frutti nella carne lacerata di due innocenti, di due bambine, i sentimenti si accavallano e, almeno in me, diventano rabbia, urlo, perfino – in certi momenti – disperazione. Ciò che attanaglia è l’impotenza. Non abbiamo interlocutori. Non sappiamo a chi dire certe cose, con chi protestare a chi chiedere come mai le case possano essere costruite e mai assegnate, come mai chi abita in un tugurio non entri neppure in graduatoria per le case popolari, come faccia il suo lavoro certa gente preposta ai servizi sociali, dove fossero e che facessero il Sindaco e tutti gli assessori implicati nella faccenda. Ci penserà la Magistratura a fare luce? Saprà, vorrà, potrà pensarci ad Agrigento questa Magistratura delegittimata ogni giorno da Roma? Oggi però, fra tanto dolore e confusione, almeno per me, il Suo gesto di non volere celebrare i funerali delle due bambine e di volere stare in mezzo alla gente in lutto ed in pianto come Padre-vescovo, questo per me è una briciola, una mollichina di speranza. Non so in alto loco, oltre le formali partecipazioni, come è stata giudicata la Sua decisione. Non ci vuole molto ad immaginare che la gente bene si lamenti anche qui. Lei rompe un rito – si dirà - una consuetudine, si erge a giudice di altri vescovi che trovano ovvio e doveroso agire diversamente. Lei frantuma uno dei capisaldi del nostro mestiere di cristiani e uomini tranquilli. Nella vita tutto va bene se c’è chi uccide, chi muore, e chi raccomanda al Padreterno i morti. I disastri ci sono, e tutto è nella norma se dopo qualche giorno c’è un bel funerale cittadino (meglio se di Stato!) con fasce tricolori e bandiere del Comune. Poi la vita deve andare avanti e tutto scorre se i responsabili delle morti restano al loro posto e fanno i loro affari. Perché ci deve essere pure chi poi continua a costruire la sua fortuna sulla morte degli altri, e la fa franca all’Aquila, a Giampilieri, a Favara, ad Haiti… Così va il mondo. Si lasciano i morti a seppellire i loro morti – come dice il vangelo – si uccidono i poveri, muti profeti che gridano il cinismo del sistema, e poi si costruiscono per loro, anche solo tra una nuvola di incenso, dei bei monumenti. Anche questo lo denunziava Gesù. Tutti lì a piangere, a condividere i momenti solenni di catarsi, ed il Celebrante-vescovo trasformato in una autorità, assieme alle altre autorità, che compie il suo dovere. Lei, Monsignore e Padre, ha rotto questa tacita collusione, questa specie di copertura, nel nome del sacro, ad un sistema infame. Sarà sempre vicino alle vittime (ed oggi è lì a piangere con quella madre, con quel padre, con quel ragazzo ancora atterrito) ma non sarà mai vicino a quei poteri civili che pretendono di piangere le vittime da loro stessi provocate. Non sarà più testimone e celebrante di “assassini annunziati†– come direbbe Marquez. Le confesso che un giorno lontano, durante la Sua ordinazione episcopale, ebbi per un po’ il timore che l’autorità e l’amministrazione potesse toglierlo alla compassione, alla tenerezza, alla fraterna vicinanza con la gente. Sono ben lieto di constatare che si mostra vescovo per il popolo, non sul popolo di Dio. C’è anche chi dice che il Suo gesto per essere un segnale davvero significativo di una svolta nei rapporti tra chiesa e stato, per essere cioè l’inizio di un cammino evangelico in cui non si vuole sacralizzare più ogni scelta del governo (“Non abbiamo niente da dire alle leggi dello stato†– si affermò da parte molto autorevole l’indomani del ‘pacchetto sicurezza†dello scorso luglio) magari in contraccambio di favori e privilegi, per questa svolta storica avremmo bisogno di una solidarietà di tutto l’episcopato italiano. Sarà. Ma se aspettiamo che tutto piova dall’alto e che i cambiamenti siano sempre quelli concordati dalla diplomazia, aspetteremmo invano una vera conversione della chiesa â€alle gioie e alle speranze†dell’uomo contemporaneo. Grazie, Eccellenza, del Suo gesto. Voglia dimenticare tutto quello che ho scritto. Rimanga solo la testimonianza del mio affetto e della mia stima.
Felice Scalia S.J.

INCREDIBILE: MESSINA, LA REGIONE RIPORTA ‘IN VITA’ L’ENTE PORTO E IL PUNTO FRANCO!

L’Ente Porto risorge dalle ceneri come l’Araba Fenice. E torna a vivere paradossalmente a fronte dei tanti giudizi espressi e cancellati con un sol colpo di spugna. Quello che era stato detto sinora è quindi poco più di uno scherzo. E così per volontà della Giunta regionale, presieduta da Raffaele Lombardo, che ha votato la delibera nell’ultima seduta, torna a “vivere” un ente che appena quattro mesi fa era stato destinato alla liquidazione. Si erano persino specchiati davanti ai microfoni con tanto di dichiarazioni ufficiali da dare in pasto all’opinione pubblica. Era lo scorso 9 settembre quando l’assessore all’Industria del governo Lombardo, Marco Venturi, annunciava con “giubilo” di aver già trasmesso il provvedimento di liquidazione agli atti dell’esecutivo regionale, con la contestuale proposta di nomina del commissario liquidatore, l’avvocato Francesco Panepinto, presidente della Camera civile di Caltanissetta. Non se n’è fatto più nulla. Anzi l’Ente Porto è sempre rimasto attaccato alle macchine e adesso è persino uscito dal coma. Anzi è pronto a tornare alla carica con il suo vecchio progetto: l’attuazione del Punto Franco. Dalla Regione si affrettano a far sapere che sono stati eliminati i nodi “scandalosi” a cominciare dai 14 componenti del CdA a fronte di un solo dipendente e che si studieranno varie soluzioni, in termini di area, per il Punto Franco (che nessuno parli più della Zona Falcata!). Al contempo Rosario Madaudo, storico presidente, è stato nominato commissario attuatore per tre mesi. Non ci sarà, infatti, un CdA. Almeno questo. Pensavamo di averle viste tutte ed invece… (m.c.)

BASKET(TOPOLI): LETTERA DELL’AIAP AL COMITATO ITALIANO ARBITRI SUL MALCONTENTO GENERALIZZATO DEGLI ARBITRI

Il Consiglio AIAP rende noto agli associati il testo della lettera che in data odierna è stata inviata al Consiglio CIA nazionale e per conoscenza al Presidente Federale Dino Meneghin:

25 gennaio 2010

Spettabile Comitato Italiano Arbitri,
scriviamo la presente al fine di portare alla Vostra attenzione il pensiero dell’Associazione Italiana Arbitri Pallacanestro (AIAP) circa l’azione del CIA e del suo Presidente in relazione agli avvenimenti accaduti sino a questo punto della presente stagione sportiva. Innanzitutto, prima delle considerazioni di merito, riteniamo fondamentale premettere che l’AIAP aveva accolto con grande speranza e fiducia l’insediamento del nuovo CIA, assumendo da subito nei suoi confronti un atteggiamento collaborativo, aperto ad un dialogo costruttivo e propositivo su tutti i temi che interessano il mondo arbitrale. Purtroppo, mentre su tale linea abbiamo riscontrato apprezzamento dagli Organi Federali e dal Presidente della Federazione in particolare che ha avuto nei nostri riguardi una grande disponibilità all’ascolto, non possiamo dire che lo stesso sia avvenuto da parte del Presidente del CIA, il quale invece, fin dall’inizio del suo mandato ha dimostrato una scarsa disponibilità al dialogo e all’ascolto, assumendo un atteggiamento troppo autoritario nei confronti degli arbitri e che è parso quasi ostruzionistico e delegittimante nei confronti dell’Associazione (della quale lui stesso è stato Presidente sino a pochi mesi fa!). Ciò posto, l’AIAP evidenzia alcune problematiche di merito che stanno determinando un diffuso malcontento ed una forte preoccupazione fra gli arbitri:
Raduni di metà campionato: Il CIA ha comunicato che ai raduni che si svolgeranno in occasione delle finali di coppa Italia di Legauno e Legadue parteciperanno solo gli arbitri designati per dirigere tali competizioni. L’AIAP ritiene invece, che tutti gli arbitri debbano partecipare al fine di mantenere un aggiornamento e una crescita tecnica comune a tutti coloro che sono chiamati a dirigere la medesima categoria.
Rimborso visita medica: abbiamo appreso che dall’anno venturo, per assunti motivi di bilancio, la visita medica di abilitazione allo sport agonistico verrà rimborsata solo agli arbitri che frequenteranno il primo corso. L’AIAP esprime ferma contrarietà a questa ipotesi che sembra particolarmente iniqua e contraria al buon senso. In ogni caso, qualora effettivamente il bilancio non permetta il rimborso a tutti gli arbitri, si propone come estrema ratio di mantenerlo almeno fino alla categoria B dilettanti, con esclusione di quelle superiori.
Prove atletiche: la data dello svolgimento delle prove atletiche per gli arbitri professionisti dell’Emilia-Romagna è stata comunicata ai convocati non rispettando il termine minimo di 20 giorni di preavviso stabilito dai regolamenti. L’Associazione, elogiando la professionalità e la disponibilità dei tesserati che hanno comunque risposto alla convocazione senza polemiche, sottolinea che in futuro il termine regolamentare di preavviso dovrà essere scrupolosamente rispettato.
Valutazioni: Nonostante l’AIAP abbia reso noto ai propri associati e a chi l’ha contattata le modalità di svolgimento del Consiglio CIA nel quale sono state formate le graduatorie di metà campionato, ad oggi vi è una diffusa perplessità degli arbitri (specialmente delle categorie dilettantistiche), in relazione al metodo seguito per la formazione delle suddette graduatorie. Pertanto, l’Associazione segnala al CIA che sarebbe opportuno fornire ulteriori chiarimenti circa i criteri adottati per giungere alla composizione delle fasce di merito, con particolare riferimento alla valenza dei rapporti degli osservatori.
Provvedimenti disciplinari: con riferimento alle indagini che la Procura della Repubblica di Reggio Calabria sta conducendo e a quelle svolte sugli stessi temi dalla Procura Federale, l’AIAP esprime totale disaccordo circa la condotta tenuta dal Presidente CIA. I violenti attacchi mediatici ai quali tutta la categoria è stata esposta hanno creato un clima di forte disagio per tutti gli arbitri che alla domenica si recano sui campi e sono oggetto di pressioni enormi a causa di insulti e accuse senza che essi siano mai stati dichiarati colpevoli di alcunché. Sul tema (delicatissimo), l’AIAP, al fine di proteggere i diritti degli arbitri coinvolti, ha ritenuto che la scelta migliore fosse quella di assumere un atteggiamento concreto, attento solo ai fatti, lavorando in silenzio senza prestare il fianco a inutili polemiche mediatiche che avrebbero avuto il solo esito di danneggiare ulteriormente l’immagine degli arbitri e dell’intero movimento. L’Associazione ha sempre espresso fiducia nel lavoro degli inquirenti affinché venissero garantite la chiarezza e la trasparenza del movimento attraverso l’accertamento di eventuali responsabilità collegate a condotte illecite. Contestualmente però, essa ha da subito dichiarato di rifiutare in modo netto e inequivocabile il clima di sospetto che tende a colpevolizzare gli uomini prima che a loro carico sia emesso un provvedimento di condanna dagli organi di giustizia competenti. L’AIAP si sarebbe aspettata che il CIA assumesse la stessa linea garantista e invece il suo Presidente ha adottato provvedimenti di sospensione degli arbitri o di revoca delle designazioni senza accertarsi della fondatezza degli elementi loro contestati e senza nemmeno averli ascoltati per chiedere loro chiarimenti. Anche di fronte all’ennesimo provvedimento di assoluzione di molti colleghi emanato in data 21 gennaio u.s. dalla Procura Federale, il CIA non ha rilasciato dichiarazioni in loro favore. Pertanto, alla luce di quanto esposto e della considerazione che oggi il CIA e il suo Presidente sono espressione diretta della volontà degli arbitri elettori e che con loro deve sussistere un necessario rapporto di fiducia, appare chiaro che il perdurare di tale linea di condotta costringerà l’AIAP a porre in discussione tale rapporto.
Associazione Italiana Arbitri Pallacanestro
Il Presidente
Enrico Sabetta