La Procura di Barcellona ha già concluso in tempi rapidi una prima inchiesta scaturita dagli accertamenti ispettivi compiuti dalla Commissione interforze di accesso agli atti amministrativi e che lo scorso 27 novembre ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Furnari. Il sostituto procuratore Michele Martorelli ha inviato quattro informazioni di garanzia, a conclusione delle indagini, sulla controversa gestione del depuratore comunale di Contrada Bazia che serve, oltre all’agglomerato urbano di Furnari, la frazione Tonnarella e parte dell’abitato della frazione Acquitta di Terme Vigliatore, oltre ai numerosi insediamenti turistici alberghieri ed ai relativi complessi residenziali, primo fra tutti Portorosa. Le informazioni di garanzia con le quali si contestano ai quattro indagati reati ambientali in relazione al cattivo funzionamento dell’impianto di depurazione, emesse dalla Procura di Barcellona, hanno raggiunto il dirigente dell’area tecnica del Comune di Furnari, il geometra Gino Stoppia, di Furnari. Assieme al tecnico comunale hanno ricevuto l’avviso di garanzia i titolari delle ditte che nell’ultimo anno si sono avvicendati nella gestione del depuratore comunale e sono: l’imprenditore Carmelo Calabrò di Terme Vigliatore, titolare del servizio di gestione e manutenzione dell’impianto centralizzato di depurazione e altri due imprenditori, i fratelli Antonio e Vincenzo Lenzo, entrambi di Brolo, rispettivamente amministratore unico e direttore tecnico della società “Lenzo Costruzioni srl”, anch’essi titolari in epoca successiva dell’impianto di depurazione dei reflui civili del comune di Furnari. Ai quattro indagati si contesta - così come accertato da un sopralluogo effettuato il 22 maggio dello scorso anno all’impianto di depurazione dai Carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Catania, inviato sui luoghi dopo i primi accertamenti ispettivi compiuti dalla Commissione interforze di accesso al Comune di Furnari, reati ambientali. In particolare la Procura di Barcellona contesta ai quattro indagati l’art. 674 del codice penale, «lo scarico di reflui fognari non depurati con parametri tabellari non rispondenti ai valori limite previsti dalla disciplina di settore, così cagionando l’inquinamento delle matrici ambientali e dell’ecosistema marino mediante getto di sostanze pericolose». Ai quattro indagati si contesta inoltre l’art. 734 del codice penale, «distruzione e deturpamento di bellezze naturali, in quanto - in concorso tra loro - deturpavano e alteravano bellezze naturali sottoposte a vincolo pesistico, in particolare le acque del litorale di Tonnarella e Portorosa». I reati contesti dalla Procura sono tuttora permanenti perché a quanto pare dall’ispezione la situazione ambientale non sarebbe ancora migliorata. È appena il caso di ricordare che la gestione del depuratore comunale, con le relative gare di affidamento, è stato uno dei motivi che hanno portato allo scioglimento degli organi amministrativi del Comune di Furnari con l’insediamento dei commissari di nomina ministeriale. Leonardo Orlando - GDS





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