CONTRO GLI EX MAGISTRATI LEMBO E MONDELLO: CASO MESSINA, A MARZO IL PROCESSO D’APPELLO

Il così detto caso Messina, cioè gli intrecci tra criminalità e pezzi delle istituzioni attraverso la gestione deviata dei collaboratori di giustizia, passa al vaglio dei giudici di secondo grado di Catania. La prima udienza del processo davanti la Corte d’appello etnea è stata fissata al 22 marzo prossimo. In primo grado, nel dicembre 2008, il giudizio si era chiuso, dopoo 8 ani di processo, con pesanti condanne per due magistrati messinesi: Giovanni Lembo, ex Procuratore Nazionale Antimafia, e Marcello Mondello. La condanna più pesante era stata quella di Mondello, ex capo dei Gip di Messina: 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, con 2 anni di libertà vigilata. Cinque anni per Lembo, condannato per l’accusa di favoreggiamento dell’associazione mafiosa (riqualificata l’accusa di concorso esterno). L’ex sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia fu stato assolto per non aver commesso il fatto dalle accuse di aver fatto pressioni su un brigadiere, mentre sono state prescritte le ipotesi di calunnia di falso e abuso d’ufficio. Sei anni e 4 mesi la condanna per l’ex boss pentito Luigi Sparacio quale promotore dell’associazione. Due anni per l’ex maresciallo del Ros, assistente Antonino Princi, per il quale è stata esclusa l’aggravante ex articolo 7, e la sospensione della pena. Assolto il pentito Vincenzo Paratore. I pm Antonino Fanara e Federico Falzone avevano chiesto pene più sevre per tutti gli imputati. Il processo sancì l’esistenza della cellula di Cosa nostra a Messina, rappresentata dall’imprenditore Michelangelo Alfano, morto suicida nel 2005, Don Santo Sfameni di Villafranca, in contatto con la mafia palermitana e catanese. L’accusa per Lembo è quella di aver gestito la collaborazione di Luigi Sparacio in maniera deviata, così da tener fuori dalle dichiarazioni proprio Alfano. A dare il via al caso Messina sono state le dichiarazioni del penalista Ugo Colonna, che nel ’96 denunciò la falsa collaborazione di Sparacio. Alfano e Sfameni erano in contatto col boss messinese Domenico Cavò e, dopo la sua morte, con Sparacio, come hanno raccontato i pentiti, che hanno anche svelato i rapporti di Alfano con i politici e gli imprenditori messinesi. A Mondello, invece, è stata imputato il collegamento con don Santo Sfameni. Concretizzatosi, secondo l’accusa, nell’archiviazione per Gerlando Alberti jr e Giovanni Sutera, poi condannati all’ergastolo per l’omicidio della giovane Graziella Campagna, 23 anni fa. da normanno.it

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