IL NOSTRO SCOOP: Appese in ufficio la foto di Riina, indagato l’impiegato comunale. È stato interrogato dalla Pg della polizia: passavo un brutto periodo

All’epoca, eravamo nel giugno del 2009, la vicenda fece molto scalpore e non solo in città, per il suo messaggio fortemente negativo: un impiegato dell’Ufficio di stato civile del Comune di Messina che aveva appeso sul muro alle sue spalle, tra varie foto e ritagli di giornale, anche quella… del boss mafioso Totò Riina. E che addirittura, visto il nostro fotografo, chiedeva candidamente di essere ritratto.. col “ritratto” alle spalle e dichiarava di avercela con i magistrati messinesi. Quel gesto fortemente negativo e assolutamente ingiustificabile non passò inosservato ai dirigenti comunali, che fecero subito “scomparire” quel simbolo dell’antistato e aprirono un procedimento amministrativo sulla vicenda, trasferendo anche l’impiegato in un altro ufficio. Adesso su questa storia emerge anche l’interesse della magistratura e l’impiegato comunale in questione, Salvatore R., 53 anni, risulta indagato proprio per questa allucinante vicenda. Proprio ieri mattina l’uomo è stato interrogato per delega della Procura dagli investigatori della Sezione di polizia giudiziaria della polizia, accompagnato dal suo difensore di fiducia, l’avvocato Giuseppe Romeo. Dal tenore delle sue dichiarazioni nel corso dell’interrogatorio l’impiegato ha inteso innanzitutto scusarsi con l’Istituzione pubblica, in questo caso il Comune, e con chiunque si sia sentito offeso dalla foto. In quei caldi giorni del giugno 2009 infatti chi entrava nell’Ufficio dello stato civile vedeva appesa la foto di totò Riina e in parecchi rimasero scossi da questa “vergogna”, segnalando il fatto più volte. Ieri l’uomo ha consegnato la foto, che in realtà era un ritaglio di giornale, ed ha raccontato che in quel periodo aveva affisso al muro anche la foto di una moto, della famiglia del presidente degli Stati Uniti Barak Obama, di uno scatto insieme all’allora sindaco Genovese, dell’effigie di papa Giovani Paolo II e anche un piccolo poster del calciatore Totò Schillaci. Ed ha spiegato quel gesto sconcertante con il fatto che in quel periodo l’affissione della foto del “capo dei capi” fu dettata da un momento di sconforto attraversato a causa di una vicenda personale, il coinvolgimento del figlio in una vicenda di tossicodipendenza. L’uomo ha anche dichiarato di sentirsi profondamente amareggiato e mortificato. A denunciare il fatto fu all’epoca un messinese rientrato in città per votare, che alla vista di quel vergognoso “quadretto” incredulo chiamò alcuni amici, tra cui il nostro fotografo Enrico Di Giacomo, che immortalò tutto. Passò una decina di minuti per entrare nell’ufficio, vista la fila di gente che andava a ritirare la tessera elettorale, e una volta dentro il terminalista non sembrò affatto stupito delal macchina fotografica. «Ce l’ho con i magistrati messinesi» rispose al nostro reporter e al messinese che aveva scoperto la vicenda. (n.a.)

1 commento

è una vergogna come possano succedere certe cose.
Nonostante i morti.
Ci vorrebbe il penale per una cosa del genere.

nino puglisi
6 Febbraio 2010 13:05

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