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INCHIESTA WHY NOT: CHIESTA LA CONDANNA PER ANTONIO SALADINO E NOVE ASSOLUZIONI

La condanna del principale imputato, Antonio Saladino, e nove assoluzioni. Sono queste le conclusioni alle quali è giunto ieri il sostituto procuratore generale Massimo Lia al termine della prima parte della requisitoria nell’ambito dell’udienza preliminare scaturita dall’inchiesta Why Not. Ieri, secondo il calendario stilato dal gup Abigail Mellace, è stata trattata la tranche del processo in corso con il rito abbreviato che vede imputate 40 persone, compreso il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero. La posizione di Saladino, imprenditore lametino ed ex leader calabrese della Compagnia delle Opera, è stata esaminata dal pg Lia nel pomeriggio, con una discussione durata più di tre ore. Lia ha chiesto la condanna per i reati di associazione per delinquere e abuso d’ufficio, ma la quantificazione della richiesta di pena verrà resa nota venerdì dopo che l’altro pg di udienza, Eugenio Facciolla, avrà illustrato gli altri capi d’imputazione contestati a Saladino. L’accusa ha chiesto inoltre al gup che i reati di truffa e peculato contestati all’ex leader della CdO vengano derubricati in abuso d’ufficio e l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” dal capo d’imputazione relativo al censimento del patrimonio immobiliare della Regione. Alla base della richiesta di condanna ci sarebbero le testimonianze dei principali testi d’accusa, Caterina Merante e Giuseppe Tursi Prato. Durante la requisitoria il pg ha più volte sostenuto che sarebbe esistito un intreccio tra politica e imprenditoria per l’assegnazione, da parte della Regione , dei progetti finanziati con fondi pubblici. In mattinata, lo stesso pg aveva chiesto nove assoluzioni per altrettanti indagati dopo una lunga discussione nell’ambito della quale ha trattato i capi d’accusa contemplati al capo 1 della rubrica (associazione a delinquere), ai capi 9 e 10 (la vicenda legata al censimento del patrimonio immobiliare della Regione) ed ai capi 27 e 28 (le vicende “anagrafe animale” e “virus tristezza degli agrumi”). L’assoluzione “per non aver commesso il fatto” è stata chiesta per: Carmine Aloisio, 35 anni, di Isola Capo Rizzuto (Kr); Pietro Andricciola, 69, di Lamezia Terme (Cz); Mario Alvaro, 60, di Saracena (Cz); Pasquale Maria Tripodi, 51, di Montebello Jonico (Rc); Giuseppe Fragomeni, 65, di Bianco (Rc); Sabatino Savaglio, 43, di Cosenza; Saverino Saladino, 33, di Lamezia Terme (Cz); Mario Scardamaglia, 50, di Lamezia Terme (Cz). Per Peppino Biamonte, 60 anni, di San Pietro Apostolo (Cz), è stata chiesta invece l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”. La requisitoria del pg riprenderà oggi. L’inchiesta Why Not fu avviata nel 2006 dall’allora sostituto procuratore Luigi De Magistris e poi avocata dalla Procura generale di Catanzaro. Nella richiesta di rinvio a giudizio si ipotizzano fra l’altro i reati di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode nelle pubbliche forniture, peculato, corruzione, falsità ideologica e violazioni della normativa del lavoro. Giuseppe Lo Re - GDS

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