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MESSINA, L’INTERVENTO SUL CAMPO NOMADI DI SAN RAINERI: LA COMPLESSITÀ CHE DOVREBBE GOVERNARE LA QUOTIDIANITÀ

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Il degrado e la colpevole indifferenza delle istituzioni locali riguardo alle condizioni di vita nelle quali sono stati lasciati per decenni i rom insediatisi nella Zona Falcata, non possono certo giustificare l’intervento di sbaraccamento che si sta ponendo in essere in queste ore. Premesso che, le aree costiere, terre di confine, di sbarchi e di partenze, da sempre e dovunque, sono state oggetto di attenzione e di insediamenti di migranti più o meno stanziali, o più o meno migranti, e che ciò non ha comportato conflitti di sorta con le attività del porto ma anzi ha arricchito e articolato quelle realtà, ritengo comunque inammissibile e assolutamente intollerabile che lo smantellamento del campo della Zona Falcata venga realizzato prima di aver individuato e trasferito le persone in altra residenza, sia essa precaria o provvisoria. Già in passato ebbi modo di esprimere il mio disappunto per la tentata “deportazione” dei rom, senza una adeguata pianificazione e programmazione e senza una valutazione delle loro primarie esigenze di vita. Da allora, e ancor prima, non ci si è posti l’esigenza di dare una risposta in termini di ospitalità a persone che, comunque, risiedono nel territorio della città e, dunque, la questione irrisolta si è riproposta come avviene ogni qualvolta i problemi non vengano governati ma elusi, magari con azioni di forza, come quella in corso. La questione “rom” è una variabile urbana alla pari di altre e va affrontata in un contesto amministrativo composito, a diversi livelli. La complessità che dovrebbe governare la “quotidianità” della città contemporanea, non trova modi ed espressioni adeguate nella semplificazione delle problematiche, né tanto meno a colpi di caterpillar. Occorre pertanto la capacità di affrontare con opportuna competenza e prudenza, le diverse questioni, cercando preliminarmente soluzioni alternative, studiando e scegliendo quelle opzioni che, alla fine, si traducano in un “governo” della città. A tal proposito ritengo anche sia bene ricordare che, la multietnicità e la varietà, sono altrove riconosciute come una ricchezza tanto che, altre città hanno affrontato la questione con l’organizzazione di insediamenti attrezzati, con allacci ai servizi primari e servizi ulteriori finalizzati ad una integrazione tra la comunità e il resto della cittadinanza. A Messina, demolite le baracche del porto, altre ne sorgeranno altrove perché altrove, da qualche parte, questa comunità dovrà trovare alloggio, né si può pensare di sparpagliarla nel territorio urbano, facendo perdere ai singoli, i vincoli sociali, e magari anche familiari. Non è pensabile neppure che i rom di Messina e di altrove, abituati da generazioni a vivere secondo determinati schemi abitativi, possano essere ospitati in alloggi o appartamenti nell’ambito di condomini o addirittura in strutture di assistenza, ammesso che ve ne siano disponibili. Vorrei appena ricordare che la città è di tutti, rom e non rom, a prescindere dall’etnia, dalla cultura, dalla lingua o dalla religione e, pertanto, non posso che associarmi alla Comunità di S. Egidio e a tutti quelli che hanno giustamente cercato di tutelare i diritti di coloro che, solo perché più deboli, non possono pagare per un sistema che non si dimostra migliore del degrado in cui loro stessi sono stati costretti a vivere sinora. Del resto, anche gli insediamenti dei rom, la loro estensione, la loro ubicazione, il loro carattere abitativo, e il loro peso demografico, vorrei ricordare, costituiscono un problema urbanistico, oltre che umanitario e sociale, alla pari delle baraccopoli esistenti in tante altre zone della città, favelas in cui il riconoscimento di uno status da “protezione civile”, non sarebbe questione così peregrina.

architetto Caterina Sartori
presidente dell’Istituto Mediterraneo di Bioarchitettura Biopaesaggio Ecodesign e de “L’altra città”

ENTRO’ IN CARCERE CON LA ‘QUINTA ELEMENTARE’: Masino Spadaro, 72 anni, il boss della Cupola condannato all’ergastolo ha discusso in carcere una tesi su Gandhi e la non violenza

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Da «don» a «Dott», da boss di Cosa Nostra a laureato in filosofia: Masino Spataro, 72 anni, condannato all’ergastolo nel 1983 quale mandante dell’omicidio del maresciallo dei carabinieri Vito Ievolella, ucciso a Palermo nell’81, si è laureato nel carcere di Spoleto, di cui è direttore Ernesto Padovani, dove sta scontando il «fine pena mai». Discutendo la tesi: «La concezione dell’uomo nel pensiero di Gandhi, Spataro ha ottenuto 110, mancando di un soffio la «lode». Emozionatissimo, circondato da un folto numero di parenti e di operatori del carcere, il neo dottore ha stretto la mano commosso ai membri della commissione, presieduta dal professor Gaetano Mollo, che dall’Università di Perugia, si sono riuniti nel penitenziario. Giornate memorabili per l’ex-boss storico del quartiere palermitano della Kalsa perchè se due giorni fa ha raggiunto l’ambito il traguardo della laurea, ieri ha festeggiato i cinquant’anni di matrimonio. «Non importa dove siamo ma che ancora ci siamo», avrebe detto alla moglie l’uomo che modestamente si definiva “l’Agnelli di Palermo”, perchè  con il contrabbando di sigarette, di cui aveva il monopolio a Palermo, manteneva centinaia e centinaia di famiglie. Un percorso incredibile ha scandito i 26 anni di detenzione di don Masino. «Quando ha fatto il suo ingresso nel carcere di Spoleto Spadaro aveva solo la licenza di quinta elementare spiega il dottor Pietro Busetti, uno dei quattro educatori in forza al penitenziario . Con tenacia e capacità ha prima ottenuto il diploma di scuola media inferiore, poi la maturità presso l’istituto d’arte di Spoleto e quindi la laurea. È stato d’esempio e di stimolo per tanti altri detenuti, al punto che attualmente ce ne sono altri nove che frequentano l’Università e molti si stanno per diplomare. Spataro oggi si rammarica di avere dei figli che hanno frequentato le scuole soltanto fino alla terza media». Il ruolo degli educatori è fondamentale all’interno di un carcere. «Organizziamo ai detenuti le loro attività, dal lavoro allo studio, ai momenti di svago puntualizza Busetti il nostro obiettivo è creare le condizioni perchè chi ha sbagliato possa acquisire gli strumenti per rientrare a testa alta nella società, una volta scontata la pena nella convinzione che, tranne casi rarissimi, nessuno è irrecuperabile. La maggior parte dei detenuti presenti nel carcere di Spoleto devono scontare pene lunghissime. Attraverso lo studio acquisiscono altre consapevolezze avendo delle possibilità che nel contesto sociale dove sono nati e cresciuti gli sono state negate. La cultura cambia indubbiamente le prospettive della vita». Per quanto riguarda Spataro è intenzione degli educatori proporlo per un encomio. «È il primo passo per poi chiedere al ministero di declassificare la sua pena chiarisce ancora Busetti. Dopo 26 anni di carcere e una condotta irreprensibile, arricchita dall’impegno costante negli studi e nelle attività all’interno del carcere potrebbero esserci le condizioni». In poche parole la declassificazione comporterebbe il passaggio dal «fine pena mai» alla possibilità di ottenere qualche permesso premio fuori dal carcere. Per il momento solo un sogno.

ROVIGO: TRUFFA AD ANZIANI, ARRESTATI QUATTRO MESSINESI IN TRASFERTA. DALLA LOMBARDIA AL VENETO, LA GANG DELL’EREDITA’ COLLEZIONA ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE

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Dalla Lombardia al Veneto. Stanno collezionando arresti Antonino Licciardello, messinese di 58 anni, residente a Cumia, Mariano Pinizzotto, 68 anni di Monforte San Giorgio e Carmelo Squillaci, 49 anni, anche lui di Messina, mentre oggi a loro si aggiunge il collega truffatore Nicola Mondello, 42 anni. Dopo l’arresto maturato nel gennaio scorso a Pavia, questa volta le ordinanze di custodia cautelare per la gang messinese dell’eredità sono scattate a Rovigo. Ad arrestare i quattro malviventi a seguito di numerose truffe messe a segno ai danni di anziani del Nord Italia, sono stati gli agenti della Squadra Mobile di Rovigo, in collaborazione con i colleghi della città dello Stretto. Ai quattro i tentativi di raggiro di cui già erano stati accusati a gennaio, si aggiunge un nuovo colpo, messo a segno, ancora una volta a discapito di un’anziana raggirata e costretta a consegnare ai malviventi 6.000 euro. Il sistema era sempre lo stesso: Licciardello avvicinava le signore, tutte di età superiore ai 70 anni, affermando di essere svizzero e di dover effettuare un versamento di 250mila euro da destinare ai mutilati di guerra per rispettare le volontà del padre morente. Alle donne chiedeva, di volta in volta, somme tra i 10mila ed i 40mila euro, a titolo di contributo alla “nobile” causa. A questo punto entrava in scena un complice, che offriva la propria disponibilità. Davanti alla vittima ed al complice Licciardello fingeva di chiamare un medico ed affermava che un ex colonnello medico dell’esercito, molto amico di suo padre, era morto. A quel punto scattava la pantomima del pianto a dirotto e poi, immancabile, la rafforzata determinazione a voler effettuare il lascito. Il complice si recava presso la sua banca e fingeva di ritirare un’ingente somma, poi toccava alla vittima, peraltro confusa dagli artifici “teatrali” dei tre, mirati a minare anche la lucidità fisica delle anziane raggirate: i tentativi di convincimento, ad esempio, si svolgevano all’interno dell’abitacolo di un’auto, con finestrini serrati, aria viziata e artefatta atmosfera emotivamente satura. A sventare la truffa erano spesso gli impiegati di banca che, vedendo le anziane in stato confusionale e non in grado di spiegare le motivazioni alla base della richiesta della somma di denaro, si rifiutavano di dare seguito all’istanza delle clienti. Questa volta ad incastrare i quattro sono state le immagini del sistema di sicurezza della banca grazie alle quali la Squadra Mobile di Rovigo è riuscita ad identificare uno dei truffatori e a rintracciare tutti i componenti della banda criminale. L’analisi del traffico telefonico ha poi permesso di ricostruire gli spostamenti dei quattro malviventi ed accertare che avevano perpetrato numerose identiche truffe in varie città della Lombardia e del Veneto. da 98cento.it

VACANZE CON TRUFFA ALLE ISOLE EOLIE: CONCLUSE LE INDAGINI, INDAGATO IL TITOLARE DELL’AGENZIA IMMOBILIARE DELIO CARBONARI

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Vacanze con destinazione Panarea rovinate a causa di una truffa. Il sostituto della Procura di Barcellona Olindo Canali, ha concluso le indagini su un agente immobiliare originario di Napoli e residente fino al 2007 nelle isole Eolie, il quale avrebbe offerto e venduto settimane di soggiorno per vacanze in ville di Panarea senza tuttavia avere la disponibilità degli immobili messi sul mercato anche attraverso internet. Destinatario dell’informazione di garanzia, con contestuale avviso di conclusione delle indagini, è Delio Carbonari 63 anni, indagato per truffa perchè – come recita il capo di imputazione – «quale titolare dell’agenzia immobiliare “House Service” di Lipari, mediante artifizi e raggiri costituiti nel promettere in affitto case per il periodo feriale e in particolare per il mese di agosto, nell’isola dei Vip di Panarea, avrebbe indotto in errore il cliente caduto nel raggiro, Dario Zoppisi, procurandosi così un ingiusto profitto relativo alla somma che lo stesso ignaro villeggiante aveva versato sul conto corrente dell’agenzia “House Service”. Secondo quanto accertato dalle indagini coordinate dallo stesso pubblico ministero Olindo Canali, l’indagato avrebbe causato un “conseguente danno per il potenziale villeggiante al quale non veniva consegnato alcun appartamento al suo arrivo nell’isola». Delio Carbonari, in atto irreperibile, è difeso dall’avv. Gaetano Pino. (l.o.)

BARCELLONA P. G., QUATTRO AVVISI DI GARANZIA PER IL DEPURATORE: Il sostituto Martorelli contesta al tecnico comunale e a tre imprenditori reati ambientali

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La Procura di Barcellona ha già concluso in tempi rapidi una prima inchiesta scaturita dagli accertamenti ispettivi compiuti dalla Commissione interforze di accesso agli atti amministrativi e che lo scorso 27 novembre ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Furnari. Il sostituto procuratore Michele Martorelli ha inviato quattro informazioni di garanzia, a conclusione delle indagini, sulla controversa gestione del depuratore comunale di Contrada Bazia che serve, oltre all’agglomerato urbano di Furnari, la frazione Tonnarella e parte dell’abitato della frazione Acquitta di Terme Vigliatore, oltre ai numerosi insediamenti turistici alberghieri ed ai relativi complessi residenziali, primo fra tutti Portorosa. Le informazioni di garanzia con le quali si contestano ai quattro indagati reati ambientali in relazione al cattivo funzionamento dell’impianto di depurazione, emesse dalla Procura di Barcellona, hanno raggiunto il dirigente dell’area tecnica del Comune di Furnari, il geometra Gino Stoppia, di Furnari. Assieme al tecnico comunale hanno ricevuto l’avviso di garanzia i titolari delle ditte che nell’ultimo anno si sono avvicendati nella gestione del depuratore comunale e sono: l’imprenditore Carmelo Calabrò di Terme Vigliatore, titolare del servizio di gestione e manutenzione dell’impianto centralizzato di depurazione e altri due imprenditori, i fratelli Antonio e Vincenzo Lenzo, entrambi di Brolo, rispettivamente amministratore unico e direttore tecnico della società “Lenzo Costruzioni srl”, anch’essi titolari in epoca successiva dell’impianto di depurazione dei reflui civili del comune di Furnari. Ai quattro indagati si contesta - così come accertato da un sopralluogo effettuato il 22 maggio dello scorso anno all’impianto di depurazione dai Carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Catania, inviato sui luoghi dopo i primi accertamenti ispettivi compiuti dalla Commissione interforze di accesso al Comune di Furnari, reati ambientali. In particolare la Procura di Barcellona contesta ai quattro indagati l’art. 674 del codice penale, «lo scarico di reflui fognari non depurati con parametri tabellari non rispondenti ai valori limite previsti dalla disciplina di settore, così cagionando l’inquinamento delle matrici ambientali e dell’ecosistema marino mediante getto di sostanze pericolose». Ai quattro indagati si contesta inoltre l’art. 734 del codice penale, «distruzione e deturpamento di bellezze naturali, in quanto - in concorso tra loro - deturpavano e alteravano bellezze naturali sottoposte a vincolo pesistico, in particolare le acque del litorale di Tonnarella e Portorosa». I reati contesti dalla Procura sono tuttora permanenti perché a quanto pare dall’ispezione la situazione ambientale non sarebbe ancora migliorata. È appena il caso di ricordare che la gestione del depuratore comunale, con le relative gare di affidamento, è stato uno dei motivi che hanno portato allo scioglimento degli organi amministrativi del Comune di Furnari con l’insediamento dei commissari di nomina ministeriale. Leonardo Orlando - GDS

MESSINA CALCIO, MA CHE STA SUCCEDENDO?: ANCHE L’ALLENATORE PIETRO INFANTINO ‘SALTA’. ED E’ LA SECONDA VOLTA…

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La serie di colloqui avviata in mattinata dal presidente Alfredo Di Lullo e dalla consulente amministrativa Marcella Chierichella ha prodotto importanti ed inattesi sviluppi in casa ACR Messina. La società ha annunciato infatti di aver sollevato dall’incarico il tecnico Pietro Infantino, al quale non è stato quindi sufficiente il 5-0 rifilato domenica scorsa all’Acicatena. La squadra è stata affidata nuovamente al vice-allenatore Eugenio Labonia, che all’indomani della sconfitta con l’Hinterreggio - al termine della quale Infantino rassegnò le proprie dimissioni - aveva già guidato la squadra per quattro settimane, nel novembre scorso, raccogliendo complessivamente 8 punti. In merito non vi è comunque alcuna ufficialità. Anche se Labonia ha già diretto la seduta di allenamento pomeridiana, svoltasi al San Filippo. Infantino paga un ruolino di marcia non esaltante: dopo il suo ritorno in panchina, successivo anche alla rinuncia di Sergio Pirozzi, ha raccolto 14 punti in nove partite. Un bottino ritenuto insufficiente dalla proprietà, che in estate aveva dichiarato di puntare al salto di categoria ed adesso si ritrova invece invischiata nella bassa classifica, con nove punti da recuperare rispetto al quinto posto che vale l’accesso ai play-off e quattro di margine sul Mazara quartultimo. Con l’ex allenatore del Rieti sollevato dall’incarico anche il massofisioterapista Vincenzo Iacchetti, professionista vicino all’ex direttore sportivo della Salernitana Angelo Mariano Fabiani, che proprio ieri aveva annunciato il suo disimpegno. Nella settimana che culminerà nella delicata trasferta con il Sambiase si registra quindi un inaspettato stravolgimento tecnico. Successivo all’addio già annunciato nei giorni scorsi dal consulente-finanziatore Arturo Di Mascio. Francesco Straface

Questo lo stringato comunicato stampa con cui l’ACR Messina ha ufficializzato la decisione:
“L’A.C.R. Messina comunica di aver sollevato dall’incarico di allenatore della Prima Squadra il sig. Pietro Infantino. La Società rivolge al mister un sincero ringraziamento per il lavoro fin qui svolto augurandogli le migliori fortune personali e professionali”.