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FIRMATE L’APPELLO DI LIBERTA’ E GIUSTIZIA: ‘CON I SOLDI DEL PONTE FERMIAMO LE FRANE’

MILANO - L’associazione Libertà e Giustizia lancia un appello contro la costruzione del Ponte sullo Stretto. “Le polemiche sulla costruzione del Ponte sullo stretto di Messina sono note. Come le contrarietà espresse dalla comunità scientifica, da amministratori locali e autorità statali. Intanto, frana la Calabria e frana la Sicilia. Proprio le due regioni sulle cui spalle dovrà appoggiarsi il Ponte. Che fare? L’unica decisione, in questa fase storica, sarebbe quella di bloccare quell’informe cantiere che il 23 dicembre è stato aperto in sordina (forse per vergogna) nei pressi di Cannitello, sul versante calabrese, spacciandolo per la “prima pietra” del Ponte. È la proposta che ‘Libertà e Giustizia’ si sente di avanzare al mondo politico, alla comunità scientifica, agli amministratori, agli imprenditori, al mondo accademico e culturale dell’intero Paese. “Si dia vita, non al Ponte, ma a quel Piano urgente di prevenzione e difesa del suolo di cui il Paese ha bisogno. Quel Ponte, altrimenti, crescerebbe sui “piedi di argilla” ricordati da Bertolaso. Anche ammettendo che possa essere una delle meraviglie del mondo (ipotesi, peraltro, discutibile), il Ponte esalterebbe il disastro del famoso “sfasciume pendolo” di cui scrisse Giustino Fortunato. La prima pietra del Ponte gettiamola in mare prima che ci cada sulla testa”.

ECCO LE CLAMOROSE FOTO DELL’ESPRESSO CHE PROVANO I RAPPORTI TRA IL SENATORE DEL PDL DI GIROLAMO E IL BOSS DELLA ‘NDRANGHETA FRANCO PUGLIESE. LA STORIA DI GENNARO MOKBEL, VICINO AL KILLER DEL BOSS ENRICO DE PEDIS

Il senatore del Pdl nega di aver mai avuto rapporti con la malavita organizzata. Ma “L’espresso” ha trovato le sue immagini amichevoli insieme a un boss della ‘Ndrangheta, Franco Pugliese

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SOPRA E SOTTO IL SENATORE DI GIROLAMO ASSIEME AL BOSS FRANCO PUGLIESE

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SOPRA IL BOSS FRANCO PUGLIESE E GEROLAMO MOKBEL

“I fatti contestati non mi appartengono. Non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e ‘Ndrangheta”. Così ha dichiarato il senatore Pdl Nicola Di Girolamo nel corso della conferenza stampa che ha convocato per precisare ai giornalisti la propria posizione in merito all’inchiesta che lo vede accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale e di essere stato eletto all’estero con il contributo determinante di una famiglia mafiosa. Il senatore si è concesso pochi minuti, senza rispondere alle domande che gli venivano rivolte, numerosissime, dai cronisti. “Ho rispetto del lavori della magistratura ma mi riservo di vedere prima gli atti per poter contestare le accuse”, si è limitato ad aggiungere. Quell’unica, perentoria, affermazione “non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e ‘ndrangheta” viene tuttavia smentita da un servizio fotografico pubblicato in esclusiva nel prossimo numero de “L’espresso” e che qui anticipiamo. Il servizio documenta una cena elettorale svoltasi nell’aprile 2008 durante la quale il senatore Di Girolamo è ritratto in atteggiamento amichevole insieme al boss Franco Pugliese e questi, a sua volta, con Gerolamo Mokbel (considerato l’ambasciatore delle famiglie mafiose calabresi nel potere politico romano): tutti coinvolti nella maxi inchiesta che vede implicati i vertici di Fastweb e Telecom.

Chi è Gennaro Mokbel, fulcro dell’indagine
Le indagini dell’inchiesta “Broker” sono partite da Gennaro Mokbel, imprenditore romano che avrebbe supportato l’elezione al Senato di Nicola Di Girolamo. Mokbel, secondo le agenzie di stampa, che ricostruiscono quanto detto durante la conferenza stampa, sarebbe l’elemento di congiunzione tra le società di tlc, che fatturavano in modo falso, e gli interessi di esponenti della ‘Ndrangheta. Sarebbero emersi, secondo le agenzie di stampa, contatti di Mokbel con Antonio D’Inzillo. D’Inzillo è ritenuto colui che uccise il boss della Magliana, Enrico De Pedis, l’uomo che, stando alle dichiarazioni dell’ex amante Sabrina Minardi, ha gestito il sequestro di Emanuela Orlandi. Non è un caso se è stato proprio il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, titolare dell’inchiesta sulla scomparsa della quindicenne, a sottolineare in conferenza stampa il collegamento tra D’Inzillo e Mokbel. Quasi venti anni fa - riportano le cronache dell’epoca - quando fu bloccato dall’Ucigos, D’Inzillo si trovava a casa di Mokbel, che per questo fu denunciato. Anche la moglie di Mokbel, Giorgia Ricci, avrebbe un ruolo apicale nell’organizzazione di riciclaggio. Dalle indagine sarebbe emerso - si è appreso durante la conferenza stampa a Piazzale Clodio - «il tentativo funzionale agli interessi del sodalizio, di inserirsi nella vita politica del Paese». Mokbel ci aveva provato dopo aver assunto l’incarico di segretario regionale del Lazio del movimento «Alleanza Federalista». A seguito di contrasti con il resto del gruppo dirigente, Mokbel si faceva promotore di una nuova piattaforma politica denominata «Partito federalista», con sedi in diversi municipi del Comune di Roma. Nelle operazioni di riciclaggio, Mokbel si sarebbe servito di una esperta inglese, già coinvolta in indagini finanziarie nel suo Paese di origine, e di un consulente russo-americano, esponente di un istituto di credito centroasiatico. DAL ILSOLE24ORE

IL VIDEO: LO SCONTRO VERBALE TRA L’AMBIENTALISTA RENATO ACCORINTI E L’EX AMBIENTALISTA, ADESSO SOSTENITORE DEL PONTE SULLO STRETTO, FOLCO QUILICI

MESSINA CALCIO: DOPO IL PATRON DI MASCIO LASCIA ANCHE ANGELO FABIANI. PER I TIFOSI LA SPERANZA RIMANE ALFREDO DI LULLO

Angelo Mariani Fabiani non è più parte integrante del progetto ACR Messina. Domenica scorsa, al termine della gara vinta nettamente contro l’Acicatena, il patron Arturo Di Mascio e l’attaccante Arturo Di Napoli non avevano nascosto il suo allontanamento dalle vicende del calcio cittadino. “Anche Fabiani, deluso dalla città che credeva potesse rispondere meglio, vuole andare via” aveva rimarcato il finanziatore del sodalizio peloritano. “Non posso rispondere anche per lui. Noi siamo qui, lottiamo, lavoriamo nonostante tante difficoltà. Se lui non c’è è un problema suo” aveva aggiunto Re Artù. Oggi, contattato telefonicamente, l’ex direttore sportivo della Salernitana ha tenuto a sottolineare che con la società peloritana resta comunque in piedi un rapporto di “assoluta amicizia e collaborazione”. Ma “non sussiste alcun inquadramento tecnico che non c’è mai stato neanche in passato” ha precisato Fabiani. Che pure aveva partecipato ad alcune conferenze stampa convocate dalla proprietà nella sede di via del Vespro. “L’ho fatto da spettatore interessato, nulla di più” ha aggiunto il dirigente romano, che si è detto pronto a tornare a Messina, “dove ho tanti amici. Ho peraltro assicurato a Di Mascio che sono pronto a garantirgli supporto e consigli di natura amministrativa”. Fabiani ha tenuto a rimarcare che “non sussiste alcuna polemica con la proprietà” e ha minimizzato la portata del suo disimpegno. Garantendo che non cambierà nulla: “Arturo Di Napoli e gli altri calciatori ingaggiati in estate o nel corso del mercato invernale sono stati portati a Messina dal direttore sportivo Salvatore Avallone, un professionista che ha un grande passato da calciatore alle spalle, nel quale ha vinto una Coppa Uefa con la maglia della Juventus”. Di certo sul futuro dell’ACR Messina sembrano addensarsi nuvoloni carichi di pioggia. Dopo Di Mascio anche Fabiani si defila. La patata bollente legata al rilancio del calcio cittadino resta quindi nella mani di Alfredo Di Lullo. L’auspicio dei tifosi è che l’imprenditore romano continui ad investire, nonostante le defezioni dell’ultima ora. di Francesco Straface - http://messinasportiva.it/index.php

L’INDAGINE SULLA COSTRUZIONE DEL PARCO EOLICO DI RACCUJA: TUTTI I NOMI DEGLI AMMINISTRATORI E DEI LORO PARENTI INDAGATI

RACCUJA - Indagini “eoliche”. Così vengono ormai definite le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Patti sulla costruzione di un parco eolico per la parte che interessa il comune di Raccuja e che vede coinvolti anche amministratori e loro parenti. Nel piccolo comune nebroideo non potevano passare inosservate le perquisizioni eseguite nei giorni scorsi dagli uomini della Compagnia carabinieri di Patti ed del Commissariato di polizia di Capo d’Orlando che hanno anche notificato 8 avvisi di garanzia con ipotesi di reato di concorso in concussione e abuso di ufficio. Risultano indagati il sindaco Cono Salpietro Damiano, il fratello di questi, Carmelo e i titolari di alcune ditte. Si tratta dei vertici della MTP: Calogero Manera, Michele e Leo Tripoli, Riccardo e Leo Palazzolo; l’impresa di Raccuja che sta materialmente eseguendo i lavori di movimento terra, e cioè il titolare dell’impresa Astone, Giuseppe Astone. L’indagine riguarda la costruzione di un parco eolico che comprende anche il comune di Raccuja. Oltre al sindaco non vi sono altri amministratori raggiunti da avviso di garanzia anche se vi sarebbero componenti della giunta e del consiglio coinvolti indirettamente nella vicenda. Si sa di sicuro che gli investigatori si stanno concentrando sui criteri di posizionamento degli aereo generatori del parco eolico e su eventuali indebite pressioni che esponenti dell’amministrazione comunale avrebbero esercitato su una impresa vicentina, incaricata della costruzione dell’impianto, nell’assegnazione di alcuni lavori in subappalto. Chiaro il riferimento alla possibilità che i terreni interessati dagli espropri siano di proprietà di amministratori comunali o di loro congiunti. (s.f.)

PALERMO: RIDOTTO IN FIN DI VITA IL NOTO AVVOCATO ENZO FRAGALA’. E’ STATO AGGREDITO CON UNA MAZZA SOTTO IL SUO STUDIO

L’avvocato Enzo Fragalà, uno dei più noti avvocati penalisti di Palermo, ex parlamentare di An e attualmente consigliere comunale, è stato aggredito ieri sera probabilmente con una mazza da uno sconosciuto sotto il suo studio legale in piazza Vittorio Emanuele Orlando, di fronte il palazzo di giustizia del capoluogo. Il professionista è stato trovato riverso per terra, in una pozza di sangue e privo di conoscenza, dai colleghi del suo studio che lo hanno trasportato all’ospedale Civico. Lì è stato trasportato in sala operatoria a causa di una vasta emorragia cerebrale provocata dai colpi inferti. Le sue condizioni sono state giudicate «gravissime». «L’avvocato Fragalà resta in gravissimo pericolo di vita. La Tac che abbiamo eseguito in mattinata ha confermato il buon esito dell’intervento di svuotamento dell’ematoma cerebrale, ma rimangono le lesioni alle zone profonde dell’encefalo». È il primo bollettino medico sulle condizioni di salute dell’avvocato Enzo Fragalà. Dal reparto di neurochirurgia hanno detto dunque che l’operazione è «tecnicamente riuscita», anche se bisognerà attendere le prossime ore per una prognosi più certa sul quadro clinico, che resta tuttavia «disperato». L’aggressione nei confronti dell’avvocato Enzo Fragalà è stato «un vero e proprio agguato». È questa la convinzione degli investigatori, sulla base del racconto degli unici due testimoni oculari che hanno assistito al raid. Ai carabinieri hanno riferito che l’aggressore, che indossava un casco integrale e un giubbotto, ha atteso l’avvocato davanti al palazzo dove ha sede il suo studio legale. Non appena il penalista è uscito dal portone, il sicario lo ha colpito alle spalle e ha continuato infierire anche quando Fragalà è stramazzato per terra. Solo la presenza dei due testimoni, che hanno cominciato a gridare, lo ha fatto desistere. A quel punto è fuggito di corsa in direzione della vicina via Volturno, dove quasi certamente lo attendeva un complice. Secondo i carabinieri, che stanno conducendo le indagini, è ancora prematuro azzardare un movente: l’aggressione, spiegano, potrebbe essere collegata sia all’attività professionale dell’avvocato sia al suo impegno politico. Intanto una folla di avvocati e amici si trova davanti all’ingresso del Pronto Soccorso dell’ospedale Civico di Palermo, in attesa di avere notizie sulle condizioni del penalista. Le indagini dei carabinieri sono coordinate dal Pm di turno, Nino Di Matteo. I militari stanno ascoltando, oltre ai due testimoni oculari dell’agguato, i colleghi dello studio del penalista. Fragalà oltre ad essere ex parlamentare di An, è tuttora consigliere comunale in carica. Uno dei primo a recarsi questa sera in ospedale per sincerarsi delle sue condizioni è stato proprio il sindaco di Palermo, Diego Cammarata. Il sindaco si trovava in Consiglio comunale dove ha appreso la notizia insieme agli altri consiglieri. Immediatamente la seduta è stata sospesa. Da parlamentare Fragalà è stato, tra l’altro, anche componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, membro della Commissione Stragi e capogruppo di An della commissione parlamentare d’inchiesta sul dossier Mitrokhin. Di grande preparazione culturale, avvocato penalista di grande finezza e personalità, con un carattere passionale che lo porta spesso e volentieri a innestare dei veri e propri duelli verbali con i suoi avversari, Enzo Fragalà appartiene a una stagione della vita politica e anche professionale che sta scomparendo. Famose sono le polemiche che lo opposero a Leoluca Orlando durante la sindacatura dell’attuale deputato nazionale di Italia dei Valori. E’ più volte andato contro corrente come attesta la recente solidarietà espressa pubblicamente a Gioacchino Genchi.