MESSINA - Due colpi di fucile caricato a pallettoni: uno al volto, un altro alle parti basse. Nino Fazio, non ha avuto scampo. Gabriele, 4 anni, l’ultimo dei tre figli dell’avvocato e di Stefania Signorino, figlia di Giuseppe, il sessantottenne omicida, secondo le prime ricostruzioni, non si è accorto di nulla: seduto in macchina, addormentato, a pochi passi dal luogo del delitto, non si sarebbe svegliato. Nel buio di una piovosa domenica sera di febbraio il nonno, riposto il fucile nell’auto, lo ha riportato a Misterbianco, a casa dove lo aspettavano i fratelli, la mamma e la nonna, Giuseppa Dattola. E si è recato alla caserma dei carabinieri per costituirsi. “Non ne potevo più. Non ho visto altra via per uscire dall’inferno in cui la mia famiglia è precipitata negli ultimi 5 anni“. Ha spiegato così, nell’interrogatorio, il movente del suo gesto, l’ex dipendente comunale in pensione. ll Giudice per le indagini preliminari ha disposto che rimanga in carcere, rigettando la richiesta dei domiciliari. “C’è un pericolo di inquinamento prove”, ha motivato. RICOSTRUZIONE DA CHIARIRE - Per quanto la dinamica dell’omicidio sembri lineare, ci sono aspetti ancora da chiarire. Primo tra tutti: Giuseppe Signorino, in via Placida, luogo del delitto, a due passi dalla Questura di Messina, era da solo o ha agito con l’aiuto o comunque in presenza di altri? E ancora, c’era qualcuno che sapeva delle sue intenzioni e non ha fatto nulla per impedirgelo o lo ha addirittura incoraggiato? L’omicidio di Nino Fazio, se per Giuseppe Signorino segna, secondo la sua rappresentazione, la fine dell’inferno, è l’epilogo di una guerra scoppiata con la fine di un matrimonio che ha dato al mondo tre bimbi. lncomprensioni, rancori, proibizioni e furibonde liti. E soprattutto l’affidamento dei figli e la gestione dei beni: questi i motivi della guerra quotidiana che ha devastato la vita di tutti. Una guerra durata anni; e che la morte del figlio di Vittorio Fazio, docente universitario e facoltoso avvocato, promette di infiammare ancora di più. C’è chi giustifica il gesto del nonno: “Mio genero era prepotente. Arrogante. Violento“, ha detto Signorino ai magistrati. C’è chi la pensa in maniera diversa: “Accuse infamanti della ex moglie col solo intento di sottrargli l’affetto dei suoi figli. Proprio quando Nino, messosi alle spalle l’incubo di un matrimonio fallito, aveva cominciato a ricostruirsi una vita nuova“, ha scritto all’indomani dell’omicidio Cinzia Fresina, il legale di Nino Fazio. L’AMORE SUI BANCHI DI SCUOLA - Nino Fazio e Stefania Signorino si erano conosciuti sui banchi di scuola. Si erano sposati, a settembre del 1993, a 25 anni, quando ancora non avevano completato gli studi universitari. La relazione è contrassegnata subito da contrasti e violenti liti. Nasce il primogenito, poi la figlia. Stefania Signorino si laurea ed inizia a lavorare. L’11 luglio 2003 i coniugi si recano al Tribunale per chiedere la separazione consensuale: “Entrambi rinunciano all’assegno di mantenimento”. ll 21 ottobre 2003 la separazione viene omologata. Nino Fazio si laurea. I due si riconciliano. Stefania rimane incinta nuovamente. Tre mesi, ma i rapporti si guastano di nuovo. Stefania Signorino lascia il marito. ll clima è sempre più teso. All’inizio del 2005 le prime denunce della donna ai carabinieri per le condotte dell’ex marito. Nascono a suo carico dei procedimenti penali. Nel frattempo Stefania presenta istanza di separazione giudiziale: il 22 luglio il giudice Gaetano Amato assegna i tre figli a Stefania e stabilisce il diritto del padre di vederli in alcuni giorni prestabiliti. ll giudice assegna la casa coniugale di proprietà di Fazio alla moglie e obbliga lo stesso a versare un assegno di mantenimento per i tre figli di mille e duecento euro al mese. La separazione giudiziale arroventa i rapporti. ll 7 giugno 2006, il giudice per l’udienza preliminare Antonino Genovese lo rinvia a giudizio per tutta una serie di ipotesi di reato. Nino Fazio inizia una relazione con un’altra donna, anch’ella separata, e madre di due bambini. Entra in vigore la nuova legge che prevede l’affidamento condiviso. Nino lo chiede. ll giudice Giuseppe Lombardo, il 7 dicembre 2006, glielo concede con l’obbiettivo di “contribuire al clima di serenità di cui i figli siano i primi a trarre beneficio”. Un obiettivo miseramente fallito. Stefania, che nel frattempo aveva presentato altre denuncie che mettevano in evidenza comportamenti disinvolti del padre nei confronti dei figli, contesta la decisione perchè a suo dire, in contrasto con le decisioni assunte in sede penale. Parte un esposto nei confronti del giudice Giuseppe Lombardo, che, secondo la Signorino, aveva svolto tirocinio nello studio legale di Vittorio Fazio,e quindi avrebbe avuto I’obbligo di astenersi. LA TRAGEDIA ANNUNCIATA - A maggio del 2007, Stefania Signorino presenta ulteriori denuncie nei confronti dell’ex marito. A luglio, ottenendo l’incarico di insegnamento a Catania, chiede al giudice di essere autorizzata a trasferire la residenza dei figli nella nuova casa anche per sottrarsi alle condotte del marito, che ritiene di vero e proprio stalking. ll padre dei suoi figli si oppone. ll giudice Elio Villari investe i Servizi sociali del caso. I due figli vengono così coinvolti nella guerra giudiziaria: le loro testimonianze ritenute importanti sia in sede civile che penale. lniziano le audizioni. Sergio Chimenz, incaricato dal giudice civile, in una perizia arriva alla conclusione che le gravi accuse che i due figli fanno nei confronti del padre sono frutto di un’opera manipolatrice della madre. ll 2 ottobre 2008, il giudice Rita Russo, a cui era arrivata la pratica, sospende la potestà di entrambi i genitori e dispone che vengano affidati per otto mesi al sindaco del comune di Messina dando nel contempo ordine che vengano prelevati dalla casa in cui si trovavano. L’assistente sociale Sara Tornesi, per eseguire l’ordinanza si reca carabinieri e vigili del Fuoco al seguito fino a Misterbianco. I bambini si barricano nel bagno: “Non vogliamo uscire da qui. Vogliamo restare con nostra madre”, si legge nella relazione dell’assistente. L’operazione di prelevamento non riesce. I bambini rimangono a Misterbianco. Da allora, il nonno accompagnava il più piccolo a Messina per incontrare il padre. Fino al tragico epilogo. MICHELE SCHINELLA - centonove del 19-02-2010
L’OMICIDIO DI SAN VALENTINO “OSCURATO” DA RAI TRE
Non andrà in onda, stasera, il servizio di Chi l’ha visto sulla morte dell’avvocato Nino Fazio, ucciso dall’ex suocero lo scorso 14 febbraio.
Non sarà trasmesso il servizio realizzato dalla troupe di Chi l’ha visto sulla vicenda che ha scosso la città , lo scorso 14 febbraio, quando il sessantaduenne Giuseppe Signorino ha ucciso a fucilate l’ex genero, l’avvocato Nino Fazio, in rotta con la ex moglie per l’affidamento dei tre figli. La seguita trasmissione di Rai Tre, condotta da Federica Sciarelli, ha deciso di non mandare in onda l’inchiesta realizzata dall’inviata in riva allo Stretto, qualche giorno fa. Intanto Signorino, reo confesso, resta in carcere, a Catania, in attesa dell’udienza davanti al Tribunale della Libertà . Venerdì scorso, invece, a Barcellona sono stati celebrati i funerali di Fazio. Il Duomo era gremito di parenti ed amici del legale messinese, assenti soltanto i tre figli.