RAGUSA, IL CASO: Molestie sessuali nella sede Cgil. «Ho taciuto per timore di persecuzione». Il segretario provinciale: farneticazioni

Sfruttamento del lavoro nero, molestie sessuali, mobbing. Accuse pesantissime se rivolte ad un qualsiasi datore di lavoro. Figuriamoci se scagliate contro la Cgil. Protagonista Romina Licciardi, dipendente del sindacato a Ragusa e, su designazione della Cgil, consigliere di parità fino al dicembre 2009. La sua denuncia, in parte tardiva, è circostanziata. «Dal 1998 al 2000 – spiega – ho lavorato in nero alla Cgil di Ragusa». Il livello di inquadramento, a suo dire, non corrisponde a quello delle sue mansioni. Ma il peggio deve arrivare. «Nell’ottobre 2000 – prosegue – sono stata vittima, negli uffici Cgil, di tentata violenza sessuale, che ho rivelato solo a due componenti dell’allora segreteria provinciale». La paura di perdere il lavoro la spinge a non denunciare. Ma le persecuzioni continuano con atti, afferma la Licciardi, che «hanno intaccato la mia dignità personale e la vita di relazione, come sarà facile dimostrare con una consulenza medico legale». Gesti osceni, immagini pornografiche e dicerie sul suo conto, sembrano all’ordine del giorno. Il clima è tale che la donna, spiega, accetta di svolgere l’incarico di consigliere di parità all’Ufficio del lavoro. Compito che, una volta cessato, la costringe dopo cinque anni al rientro in sede. «La persecuzione – spiega – persiste con atti di ostilità». La Liccardi ricorre a continue assenze, giustificate dal medico per incompatibilità con l’ambiente di lavoro. «Incredibilmente – prosegue – lo scorso 30 dicembre mi viene offerto dalla Cgil di sottoscrivere un verbale di riconciliazione con il quale avrei dovuto rassegnare le dimissioni». La Liccardi non accetta. Attraverso un emissario, sempre secondo la sua ricostruzione, le vengono chieste le dimissioni, ma in cambio di una nuova nomina a consigliere di parità. Nomina che, però, era già stata effettuata il 23 dicembre a vantaggio di un’altra persona. A colmare il limite è la richiesta della Cgil di addebito in relazione ad un’assenza dal lavoro. Inoltre, il sindacato chiede la restituzione di oltre 14 mila euro per l’anticipo delle sue spettanze nel periodo di impiego all’Ufficio del lavoro. Attraverso il mandato affidato all’avvocato Carmelo Romeo, forte della solidarietà dell’Udi regionale, la Licciardi richiede oggi una notevole somma per danni biologici e morali. Giovanni Avola, segretario provinciale della Cgil di Ragusa respinge tutte le accuse ed affida ad una nota ufficiale le sue risposte. «I fatti denunciati dalla Licciardi sono palesemente falsi ed infondati, pure farneticazioni dettate dalla mancata conferma di consigliere di pari opportunità e da un intento speculativo al fine di ottenere ingenti somme di denaro». A destare irritazione è la tempistica della denuncia. «In ordine alle rivendicazioni salariali e retributive – si legge – deve rilevarsene l’assoluta infondatezza». La Cgil, che ieri ha riunito la segreteria provinciale, spiega di aver avuto notizia della tentata violenza il 28 gennaio e, «l’indomani la Cgil ha trasmesso la missiva alla Procura della Repubblica, chiedendo che siano accertati, ove sussistenti, i fatti denunciati». Rigettata anche l’accusa di ritorsioni: «Chi mai – afferma il sindacato – avrebbe potuto porre in essere ritorsioni sul posto di lavoro in danno della signora Licciardi, dato che coloro i quali avevano il potere di farlo erano proprio la signora Licciardi e il di lei convivente di ora e di allora?». Il riferimento è a Tommaso Fonte, segretario generale di Ragusa dall’ottobre 2002 al marzo 2008 e, prima dell’ottobre 2000 componente della segreteria provinciale e responsabile dell’organizzazione. Sulla questione del consigliere di parità, la Cgil passa al contrattacco: «Detto ambitissimo incarico è stato cercato con forza dalla signora Licciardi, anche per l’indennità di carica, e non solo per prestigio e visibilità».

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