Dalla Lombardia al Veneto. Stanno collezionando arresti Antonino Licciardello, messinese di 58 anni, residente a Cumia, Mariano Pinizzotto, 68 anni di Monforte San Giorgio e Carmelo Squillaci, 49 anni, anche lui di Messina, mentre oggi a loro si aggiunge il collega truffatore Nicola Mondello, 42 anni. Dopo l’arresto maturato nel gennaio scorso a Pavia, questa volta le ordinanze di custodia cautelare per la gang messinese dell’eredità sono scattate a Rovigo. Ad arrestare i quattro malviventi a seguito di numerose truffe messe a segno ai danni di anziani del Nord Italia, sono stati gli agenti della Squadra Mobile di Rovigo, in collaborazione con i colleghi della città dello Stretto. Ai quattro i tentativi di raggiro di cui già erano stati accusati a gennaio, si aggiunge un nuovo colpo, messo a segno, ancora una volta a discapito di un’anziana raggirata e costretta a consegnare ai malviventi 6.000 euro. Il sistema era sempre lo stesso: Licciardello avvicinava le signore, tutte di età superiore ai 70 anni, affermando di essere svizzero e di dover effettuare un versamento di 250mila euro da destinare ai mutilati di guerra per rispettare le volontà del padre morente. Alle donne chiedeva, di volta in volta, somme tra i 10mila ed i 40mila euro, a titolo di contributo alla “nobile” causa. A questo punto entrava in scena un complice, che offriva la propria disponibilità . Davanti alla vittima ed al complice Licciardello fingeva di chiamare un medico ed affermava che un ex colonnello medico dell’esercito, molto amico di suo padre, era morto. A quel punto scattava la pantomima del pianto a dirotto e poi, immancabile, la rafforzata determinazione a voler effettuare il lascito. Il complice si recava presso la sua banca e fingeva di ritirare un’ingente somma, poi toccava alla vittima, peraltro confusa dagli artifici “teatrali” dei tre, mirati a minare anche la lucidità fisica delle anziane raggirate: i tentativi di convincimento, ad esempio, si svolgevano all’interno dell’abitacolo di un’auto, con finestrini serrati, aria viziata e artefatta atmosfera emotivamente satura. A sventare la truffa erano spesso gli impiegati di banca che, vedendo le anziane in stato confusionale e non in grado di spiegare le motivazioni alla base della richiesta della somma di denaro, si rifiutavano di dare seguito all’istanza delle clienti. Questa volta ad incastrare i quattro sono state le immagini del sistema di sicurezza della banca grazie alle quali la Squadra Mobile di Rovigo è riuscita ad identificare uno dei truffatori e a rintracciare tutti i componenti della banda criminale. L’analisi del traffico telefonico ha poi permesso di ricostruire gli spostamenti dei quattro malviventi ed accertare che avevano perpetrato numerose identiche truffe in varie città della Lombardia e del Veneto. da 98cento.it





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