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SPRECOPOLI A MESSINA: Liquidata la Fondazione Saverio D’Aquino nata per gestire il Polo Oncologico d’eccellenza. RIPUBBLICHIAMO LE DUE INCHIESTE DI ‘CENTONOVE’ SULLA FONDAZIONE DEGLI SPRECHI

Si è concluso l’iter di liquidazione della Fondazione Saverio D’Aquino, sorta nel 2004 per gestire il Polo oncologico d’eccellenza. L’organismo è stato poi giudicato superfluo dall’assessore alla sanità Massimo Russo, che ne ha disposto la soppressione (insieme con le altre due fondazioni per i centri d’eccellenza di Catania e Palermo) mantenendo però la previsione dell’ospedale specializzato, attualmente in costruzione nel complesso di Papardo. La Fondazione, dotata nel 2006 di personalità giuridica, aveva un consiglio d’amministrazione presieduto dal rettore dell’Ateneo Francesco Tomasello e composto dalla dott. Anna Manasseri in rappresentanza della Regione, dal dott. Salvatore Furnari e dal dott. Giuseppe Parisi, rispettivamente ex direttore generale dell’Ausl e dell’azienda Papardo, che rappresentavano in seno all’organismo. Di esso hanno fatto parte anche il dott. Eugenio Croce, scomparso nel 2007, in qualità di project manager, fino a quando non divenne direttore generale dell’azienda Piemonte, e il dott. Francesco Poli (già direttore generale dell’Ausl 5) in qualità di direttore generale. Riguardo alla gestione economica della Fondazione, una nota dell’Università ha voluto ieri sottolineare che «l’iter di liquidazione si è chiuso con un avanzo di gestione, che dimostra l’oculata utilizzazione dei fondi di gestione operata dal consiglio d’amministrazione presieduto dal prof. Francesco Tomasello, dal collegio dei revisori dei conti, dal direttore generale e dai consulenti. Sulla scorta di questo avanzo di gestione è stato firmato il piano di ripartizione delle somme a suo tempo versate (750.000 euro) dai soci con un aumento del 10%. Altri fondi saranno ulteriormente ripartiti alla definizione dei conti bancari». (n.l.r.) da Gazzetta del Sud

FIN QUI LA NOTA UFFICIALE DEL RETTORE. NOI, PER FARVI SAPERE DI PIU’, RIPUBBLICHIAMO DUE INCHIESTE DEL SETTIMANALER CENTONOVE SULL’ARGOMENTO

L’INCHIESTA: TANTE RISORSE PER NULLA
Messina - Il la’ alla distribuzione di indennita’ di carica, gettoni di presenza e consulenze varie lo diede un provvedimento del 28 dicembre del 2005 con cui la Regione trasferì alla Fondazione “Saverio d’Aquinoâ€, nata a luglio del 2004 per gestire il polo oncologico di eccellenza che non c’era allora e non c’è ancora adesso, 500mila euro. La Regione non specificò che la somma dovesse essere imputata al patrimonio (cosa che si era fatto per gli iniziali contributi di 700mila euro versati dai soci della Fondazione, Regione, Ausl 5, azienda Papardo) e, quindi, non se ne potesse disporre.
Di quella somma, così, non è rimasto neanche un euro.
Lo certifica il rendiconto che il rettore dell’Università agli studi di Messina, Franco Tomasello, presidente del Consiglio d’amministrazione della Fondazione, ha inviato alla Regione dopo che della Fondazione, ha inviato alla Regione dopo che della Fondazione, l’Ars ha disposto lo scioglimento. Alla voce “Totale uscite per spese sostenute†il rendiconto recita “530mila euroâ€.
Per fare che? Tante risorse per nulla.
Il rettore dell’Ateneo di Messina Franco Tomasello in una nota inviata ai componenti del Senato accademico dopo che Centonove del 2 ottobre 2009 nell’articolo Fondazione degli sprechi aveva raccontato come e a chi i soldi erano andati, ha indicato un solo atto concreto: il progetto di sperimentazione gestionale (ovvero il progetto per attrarre enti cui affidare il centro di eccellenza). Che, però, ha elaborato Francesco Poli, nominato dal primo gennaio del 2008 direttore generale della Fondazione. Null’altro se non l’attività di Poli, il rettore ha indicato come azioni della Fondazione. Ma quando Poli fu nominato la gran parte dei 500mila euro si erano già volatilizzati in consulenze e indennità varie. Fu infatti con la nomina dell’attuale consulente dell’assessore alla Sanità Massimo Russo che i membri del Cda cessarono di incassare indennità di carica e gettoni di presenza seguendo l’esempio dei revisori dei conti, Franco Vermiglio, Melo Martella e Vincenzo Cangemi, nominati nei primi mesi del 2007, che, intascati 6mila euro a testa, decisero di rinunciare ad ogni compenso. “Non c’era alcuna attivitàâ€, ha ammesso Melo Martella, presidente del Collegio dei revisori. Poli per il suo anno di lavoro ha percepito 55mila euro. Altri 35mila se li sono divisi due suoi collaboratori (Rinaldi e Toscano).
Chicche di rendicontazione.
Il rettore Tomasello per presiedere il Cda nel 2006 ha percepito 42mila euro, Anna Manasseri, moglie dell’ex presidente della Regione Vincenzino Leanza, che era vicepresidente del Cda in rappresentanza della Regione, nel 2006 na ha avuto 33mila. Salvatore Furnari, l’ex direttore generale dell’Ausl 5 e Giuseppe Parisi, dell’azienda Papardo, 16 mila euro. Ma una buona fetta dei 500mila euro sono andati a consulenti. Il rettore ha voluto al suo fianco nell’avventura Santi Ruggeri, suo uomo di fiducia, cha ha arrotondato la sua pensione di medico, nel solo 2006 con 42mila euro. Aveva il ruolo di “coordinatore del comitato tecnico ed egli aspetti organizzativi di avvio della Fondazioneâ€. Ruggeri nello stesso periodo sempre per volere del rettore, al Policlinico di Messina era stato incaricato, ricevendo altri 1500 euro mensili, di verificare l’attivita’ dei primari. Ruggeri per svolgere al meglio il suo lavoro è stato affiancato da Giuseppina Italiano, che pagata dall’azienda Papardo, lavorava per la Fondazione da cui ha percepito altri (modesti) compensi. Il rettore nel presiedere il Cda ha voluto essere supportato da Carmen Bonfiglio, dipendente dell’ateneo e sua segretaria personale, che nel 2006 ha percepito mille euro al mese per poi scendere a 500 euro al mese tra il 2007 e il 2008. La Fondazione si è anche giovata di un consulente amministrativo, Francesco Bertino, che ha incassato nel 2006, 30mila euro. Più complicato e lungo nel tempo il lavoro di Roberto De Natale, a cui è spettato l’ingrato compito di contabilizzare le uscite fatte di indennità di carica e consulenze: alla Fondazione, ovvero alle casse pubbliche, è costato in tutto (tra il 2006 e il 2009) 80mila euro.
L’incompatibile Cda.
Il rettore Franco Tomasello nella nota inviata al Senato accademico si è difeso: “Secondo quanto prevede il Regolamento di Ateneo per i docenti a tempo pieno, il rettore non aveva alcuna necessità di autorizzazioneâ€. Il regolamento, che è di novembre del 2006 (quando Tomasello è in carica alla Fondazione già da due anni), infatti, stabilisce che non vi è obbligo di autorizzazione per i docenti a tempo pieno quando assumono “incarichi conferiti dall’Ateneo per attività di sue Fondazioniâ€. Ma il problema non è se il rettore, in quanto docente a tempo pieno, dovesse essere autorizzato. Il punto è se la legge, che prevale in ogni caso sul regolamento dell’Ateneo, gli consentisse i ricoprire il posto. “E’ vietato per un docente a tempo pieno- recita la legge che disciplina lo status di docente- assumere qualsiasi incarico retribuito salve le attività svolte per entri pubblici ma solo se prestati come esperti nel proprio campoâ€. Non risulta che Tomasello sia stato indicato dall’ateneo, cui per Statuto della Fondazione questa incombenza spettava, componente del Cda della Fondazione oncologico “come esperto nel suo campoâ€. Di sicuro l’autorizzazione preventiva, la cui mancanza è sanzionata dalla legge con multe a carico dell’ente che conferisce l’incarico e obbligo di restituzione di quanto percepito, avrebbe dovuto averla dall’Università di cui è dipendente, Carmen Bonfiglio: negli elenchi del ministero della Funzione pubblica da cui risultano i ruoli attribuiti agli stessi dipendenti, dell’incarico alla Fondazione dei Carmen Bonfiglio non c’e’ alcuna traccia. E allo stesso modo dell’Ausl 5 di Messina del cui organico fa parte avrebbe dovuto essere autorizzata Anna Manasseri: negli uffici dell’Ausl 5 (ora Asp) la relativa richiesta non è mai pervenuta. Gli ex direttori generali Furnari e Parisi, invece, per legge non potevano “avere alcun altro rapporto di lavoro retribuito pubblico o privatoâ€.
Michele Schinella – Centonove

L’INCHIESTA - MESSINA, FONDAZIONE DEGLI SPRECHI: La struttura, mai realizzata, ha distribuito stipendi, consulenze d’oro e indennità. Ecco chi ci ha guadagnato. A cominciare dal rettore dell’Università di Messina
Era nata nel 2004 per gestire il centro oncologico regionale di eccellenza. Che però non cʼera. E non cʼè neanche adesso: i lavori per la costruzione appaltati dallʼazienda ospedaliera Papardo pur iniziati a febbraio del 2006 sono ancora molto lontani dal concludersi. La Fondazione “Saverio Dʼaquino†ha, però, nel frattempo distribuito indennità di carica e gettoni di presenza ai membri del Consiglio di amministrazione: il rettore dellʼUniversità di Messina, Franco Tomasello, Anna Manasseri, dipendente dellʼAusl 5 e moglie di Vincenzino Leanza, in passato presidente della Regione, Salvatore Furnari ex direttore generale dellʼAusl 5 e Giuseppe Parisi, ex direttore del Papardo. Ma non sono mancati compensi a vari consulenti: tra questi Santi Ruggeri, medico in pensione molto vicino al rettore e Carmen Bonfiglio, segretaria di questʼultimo. Cinquecentosettantamila euro trasferiti dalla Regione alla Fondazione per le spese correnti andati in fumo prima che la legge regionale di riordino del Servizio sanitario prendesse atto del fallimento e ne disponesse lo scioglimento. Il rettore Tomasello, presidente del Cda, di spiegare lʼuso che si è fatto del denaro pubblico, nonostante i ripetuti tentativi di un colloquio, non ha avuto voglia. «Il rettore la riceverà sicuramente», aveva assicurato la sua segretaria. «Non vedo che difficoltà possa avere», ha pure aggiunto. I CONTI IN TASCA - Tra il 2005 e il 2006 il rettore ha alimentato il suo stipendio di docente universitario a tempo pieno e medico con 4 mila euro al mese. Tre mila euro, invece, sono andati ad Anna Manasseri. Quasi 2mila a testa se li sono messi in tasca Parisi e Furnari. Santi Ruggeri, lʼuomo del rettore, era stato investito del compito di “Coordinatore del comitato tecnico e degli aspetti organizzativi di avvio della Fondazioneâ€: a lui sono andati 2500 euro al mese, 30mila euro allʼanno. Lʼ attività di Ruggeri si è svolta per un lungo periodo in un ufficio del Papardo e si è giovata dellʼ assistenza amministrativa di Giuseppina Italiano, dipendente del Papardo che però lavorava per la Fondazione: il direttore generale del Papardo, Gaetano Sirna, non appena insediato a gennaio 2006, ne ha ordinato il ritorno alle incombenze per cui era pagata. Il rettore Tomasello come segretario verbalizzante del Cda ha voluto la sua fidata segretaria allʼUniversità Carmen Bonfiglio, moglie di Oreste La Torre, legale e figlio dellʼex presidente del Tribunale di Messina, Antonino. Ma la Fondazione si è giovata anche di un consulente amministrativo: Francesco Bertino, che ha percepito quasi 2 mila euro al mese. La stessa somma di Roberto De Natale, consulente fiscale con il compito di contabilizzare le uscite fatte di consulenze ed indennità. INCOMPATIBILITAʼ - Il rettore ha incassato i 4mila euro al mese benchè la legge che regola lo status di docente vieta a quello a tempo pieno “lʼassunzione di qualsiasi incarico retribuito salve le attività svolte per enti pubblici ma solo se prestati come esperti del proprio campo disciplinareâ€. La legge prevede pure che il direttore generale di unʼazienda sanitaria sia incompatibile con qualsiasi incarico retribuito. La Manasseri, invece, avrebbe dovuto chiedere, pena la nullità e pesanti sanzioni per lʼente che lʼha designata (la Regione) la preventiva autorizzazione dʼente di appartenenza, lʼausl 5. Che però non risulta lʼabbia mai ricevuta. A TUTTO CʼEʼ UN LIMITE - Il valzer dei compensi subì un stretta nei primi mesi del 2007. Dalla Regione, impegnata nel Piano di rientro arrivarono segnali che la bengodi non poteva continuare: il rubinetto dei trasferimenti fu serrato. I messaggi li colsero i 3 revisori dei conti Melo Martella, ricercatore dellʼUniversità, Franco Vermiglio, ordinario dello stesso ateneo e Vincenzo Cangemi, insediatisi qualche settimana prima. Che diedero lʼesempio «Ci riducemmo il compenso del 50%», spiega Martella. Il rettore e i componenti del Cda si accodarono e così i consulenti. I tre, ad aprile del 2008, quando bisogna riscuotere i compensi fecero un altro passo. «La Fondazione non svolgeva attività: rinunciammo a quanto maturato», spiega Martella. Questa nuova sortita i membri del cda e i consulenti non la imitarono. A più saggie determinazione giunse tempo dopo il rettore in quel periodo alle prese con lʼincompatibilità di Dino Bramanti, docente e al tempo stesso direttore scientifico dellʼIrccs Neurolesi. Ma ad ottobre 2008 quando il Governo regionale di Raffaele Lombardo annunciò lo scioglimento e chiuse del tutto il rubinetto ha sbottato: «Da tempo la Regione non ci ha messo in condizioni di lavorare. Stavo meditando di dimettermi, dopo avere chiesto di non percepire alcuna indennità». FANTASCIENZA - Eppure Tomasello il 22 maggio del 2007 aveva tentato con unʼoperazione mediatica di mostrare che si faceva sul serio: in una kermesse tenuta nellʼaula magna dellʼAteneo, presentò il centro oncologico del futuro. «Da adesso in poi si fa sul serio». Il prezioso apporto del consulente Ruggeri fu interrotto da Franceso Poli, manager di lungo corso della sanità che fu nominato direttore generale della Fondazione con il compito di predisporre un progetto per attrarre enti internazionali cui affidare il centro. Poli designato a settembre 2007 si insediò il primo gennaio 2008. Condensò il suo lavoro in un progetto rassegnato a novembre 2008, che senza una struttura rimane irrealizzabile. Ha percepito il 50% del compenso che gli spettava rapportato a 10 mesi di lavoro: 50mila euro. Michele Schinella - Centonove (02-10-09)

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