«L’unica cosa che posso dirle è che stiamo lavorando intensamente, dobbiamo acquisire tutta una serie di ulteriori elementi, non so se faremo altri sopralluoghi nelle zone interessate. Ma stiamo lavorando, stiamo elaborando tutta una seria di dati». Si ferma qui il prof. Gabriele Scarascia Mugnozza, docente di Geologia applicata alla “Sapienza” di Roma, uno dei consulenti principali che la Procura peloritana ha scelto per fare chiarezza sull’alluvione del 1. ottobre 2009, per individuare cause e responsabilità di quel disastro immane, che ha devastato la zona sud di Messina, i villaggi di Giampilieri Superiore, Altolia, Molino e alcuni centri della zona ionica tra cui Scaletta Zanclea, che ha cambiato per sempre la storia d’un intera provincia, che ha provocato tante vittime. Ma ci vuole più tempo per studiare e capire. Così il pool di consulenti ha chiesto al procuratore capo Guido Lo Forte una proroga di altri 120 giorni, quattro mesi, per consegnare la prima consulenza sul disastro, quindi l’orologio si sposta a fine giugno, visto che l’affidamento dell’incarico era del 6 ottobre scorso e i primi 120 giorni richiesti scadevano a fine febbraio. Al lavoro da quel giorno, anche con una serie di attrezzature tecniche di supporto, oltre al prof. Scarascia Mugnozza ci sono anche i professori Andrea Failla, docente di Teoria e tecnica del consolidamento strutturale all’Università di Palermo, Concetto Pietro Costa, docente di Geotecnica all’Università di Catania, e l’ingegnere Aronne Armanini, ordinario di Idraulica all’Università di Trento, che era stato nominato qualche settimana dopo l’affidamento dei primi incarichi. Saranno loro ad elaborare, tra l’altro, anche una rappresentazione computerizzata di quanto è successo, avvalendosi anche di alcuni stretti collaboratori: gli ingegneri Gaetano Pietro Costa e Dario Scamardi, la professoressa Francesca Bozzano e il dott. Martino Salvatore, i primi due applicati all’inchiesta per effettuare prelievi strutturali e indagini sul sito, e gli altri due per effettuare calcoli e analisi di stabilità . L’ingegnere Armanini si avvarrà invece dell’operato di altri due suoi colleghi, gli ingegneri Giorgio Rosati, per l’elaborazione matematica dei dati di colata dei detriti, e Silvia Simoni, per l’elaborazione dei dati di tipo idrologico. Al lavoro c’è anche il fisico dell’Università di Camerino, Antonino Speranza, che dovrà fornire elementi utili all’inchiesta dal punto di vista meteorologico. In pratica tutto quello che è successo in quella maledetta notte d’ottobre, compresa una precipitazione atmosferica assolutamente straordinaria per intensità che s’è abbattuta nella zona del Messinese, sarà riprodotto al computer con una simulazione molto reale. Ma ci vuole ancora più tempo per acquisire tutti i dati necessari, occorrerà studiare il territorio devastato molto a fondo, capire com’è mutato nel corso degli anni, se hanno inciso fattori umani come l’espansione urbanistica dissennata o la modificazione degli alvei dei torrenti e il depauperamento del patrimonio boschivo. Da quel primo ottobre l’inchiesta sul disastro è coordinata dal procuratore capo Guido Lo Forte ed è seguita dagli aggiunti Vincenzo Barbaro e Franco Langher e dai sostituti Adriana Sciglio e Francesca Ciranna. È attualmente un fascicolo contro ignoti per una serie di reati: omicidio colposo, disastro colposo, danneggiamento a seguito di inondazione o frana legato a condotta colposa. Solo dopo la consegna della superconsulenza su quei fatti si potrà procedere alle prime iscrizioni nel registro degli indagati. Il braccio operativo di questa inchiesta sono i carabinieri del Reparto operativo, gli uomini del maggiore Marco Aquilio, che sin da subito sono stati delegati dalla Procura per svolgere tutti gli accertamenti necessari su questa tragedia. In questi mesi tante sono state le riunioni tra magistrati e investigatori, tante sono state le missioni dei carabinieri in tutti i centri colpiti dal disastro, è stata sequestrata o acquisita una gran mole di atti amministrativi in tutti i comuni colpiti, si sta cercando di dipanare il filo dei rapporti Comuni-Regione sui finanziamenti per la messa in sicurezza, per i fondi stanziati e mai giunti a destinazione o mai investiti sul territorio. E più volte in questi mesi i sostituti procuratori Ciranna e Sciglio accompagnati dal maggiore Aquilio e dai suoi collaboratori hanno visitato Giampilieri Superiore, Briga Superiore, Molino, Altolia, Scaletta Zanclea e gli altri centri interessati. C’è per esempio da chiarire la storia dei “gabbioni” di protezione che erano stati collocati sulla collina che sovrasta Giampilieri Superiore, oppure quella di Palazzo Pagliuca a Scaletta Zanclea, la palazzina piegata in due dalla furia del torrente. E agli atti di questa inchiesta ci sono già le denunce del WWF presentate in questi anni sui gravi rischi di dissesto del territorio, oppure il rapporto della Protezione civile regionale che per tempo indicava l’elevato rischio idrogeologico della nostra provincia e chiedeva interventi urgenti di consolidamento e messa in sicurezza. Ci sono le lettere e le note “disperate” dell’ingegnere capo del Genio civile Gaetano Sciacca. L’ingegnere Armanini dovrà poi chiarire quali siano le attuali condizioni dei torrenti tracimati alla luce non solo della normativa in materia ma anche in base alle «consuetudini» di manutenzione e cura. Quesito che integra quelli già formulati e cioé quali siano state le modalità dell’evento, gli effetti, i danni provocati e i tempi in cui si è verificato tutto; se si sia trattato di inondazione o esondazione e quale era l’assetto del territorio prima del nubifragio, e se lo stesso assetto sia stato modificato dall’intervento dell’uomo. Ed ancora il grado di sicurezza del territorio e, soprattutto, se siano stati realizzati gli interventi di prevenzione previsti in materia; quali siano state le cause dell’inondazione o esondazione e le eventuali concause e se siano ascrivibili ad azioni od omissioni degli uomini. Un altro quesito cui dovranno rispondere i consulenti attiene alla prevedibilità o prevenibilità dell’evento in base alle condizioni atmosferiche. Una specifica richiesta, infine, riguarda il palazzo di cinque piani costruito su una parte cementificata del torrente Foraggine a Scaletta Zanclea, diventato un simbolo del disastro, e in particolare la regolarità della concessione edilizia e del nulla osta. Nuccio Anselmo - GDS
In sintesi
L’inchiesta è attualmente un fascicolo contro ignoti per una serie di reati: omicidio colposo, disastro colposo, danneggiamento a seguito di inondazione o frana legato a condotta colposa. Solo dopo la consegna della superconsulenza si potrà procedere alle prime iscrizioni nel registro degli indagati. E il pool di consulenti ha chiesto al procuratore capo Guido Lo Forte una proroga di altri 120 giorni, quattro mesi, per consegnare la prima consulenza sul disastro, quindi l’orologio si sposta a fine giugno, visto che l’affidamento dell’incarico era del 6 ottobre scorso e i primi 120 giorni richiesti scadevano a fine febbraio. Tra i questi formulati dalla magistratura quali siano state le modalità dell’evento, gli effetti, i danni provocati e i tempi in cui si è verificato tutto; se si sia trattato di inondazione o esondazione e quale era l’assetto del territorio prima del nubifragio, e se lo stesso assetto sia stato modificato dall’intervento dell’uomo.
10
Mar
2010


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