La Procura parla di “diffusa attività finalizzata a delinquere” e ipotizza come primo reato proprio l’associazione a delinquere, poi la truffa. Tutto questo sarebbe stato organizzato per intascare gli “straordinari d’oro”, da spartire in busta paga a fine mese, in questo caso il cosiddetto “premio corse” di 155 euro. E come? Alterando i contachilometri degli autobus, in pratica “gonfiando” il chilometraggio percorso durante l’anno. Ecco la nuova bufera giudiziaria che ha “investito” ieri mattina l’Atm, con una maxi perquisizione dei carabinieri della Compagnia “Messina Centro” alla ricerca di documenti che in alcuni casi sarebbero addirittura “spariti”. Contestualmente i militari hanno notificato nel corso della giornata ventitrè informazioni di garanzia per associazione a delinquere e truffa, siglate dal procuratore aggiunto Franco Langher, che coordina il pool della Pubblica amministrazione della Procura, e dal sostituto Stefano Ammendola.
GLI INDAGATI - Si tratta di funzionari e dipendenti dell’Atm, che hanno svolto mansioni diverse tra il 2003 e il 2009. Ecco i loro nomi: Carmelo Cerchiaro Agostino, Antonio Cardia, Carlo Caruso, Rocco Centorrino, il direttore generale Claudio Conte, Giuseppe Currò, Armando De Gaetano, Bartolo Enea, Orazio Famulari, Ferdinando Garufi, Luigi Lacaria, Francesco Lisa, Francesco Lombardo, Santo Manganaro, Salvatore Orlando, Orazio Parisi, Pietro Pasto, Emilio Prestipino, Federico Sorrenti, Pietro Tracuzzi, Alfredo Triolo, Salvatore Zaccone, Fortunato Zagarella. Le contestazioni - Le ipotesi d’accusa dei magistrati Langher e Ammendola sono tre, e riguardano tutti e 23 gli indagati. L’associazione a delinquere, secondo la Procura messa in piedi per commettere la truffa aggravata ai danni di un ente pubblico, in questo caso la Regione e per il conseguimento di erogazioni pubbliche. In concreto tutti avrebbero concorso alla falsa compilazione della documentazione relativa alla percorrenza chilometrica dei mezzi aziendali, gli autobus, questo per raggiungere alcuni scopi precisi. Ecco quali: indurre la Regione Siciliana in errore, e far erogare un maggior contributo pubblico, definito “Contributo d’esercizio”, previsto da una legge regionale e quantificato in proporzione alla percorrenza annuale effettuata; ottenere un rimborso maggiorato dell’accisa sul carburante consumato, che era quantificato anche in questo caso in base alla percorrenza annuale, e quindi “gonfiando” i chilometri si “gonfiava” anche il rimborso. Queste maggiori entrate che arrivavano nelle casse dell’Atm con il “giochetto” sui contachilometri degli autobus di linea, venivano spartite secondo la Procura in maniera ben precisa: si consentiva alla maggioranza dei dipendenti Atm di intascare indebitamente l’indennità mensile di 155 euro, il cosiddetto “premio corse”, previsto da un accordo sindacale siglato nel settembre del 1999, questo pur non disponendo l’azienda di un parco mezzi adeguato per consentire il raggiungimento del numero di corse che erano previste per intascare il “premio corse”; si consentiva anche il pagamento a “taluni dipendenti” di un “quantitativo esagerato di straordinario”; ed ancora si consentiva l’erogazione di compensi non previsti dalla legge per la partecipazione a commissioni interne per la celebrazione di gare d’appalto. Questo “modus operandi” del gruppo, che sarebbe andato avanti dal 2003 al 2009, integra secondo i magistrati tre ipotesi di reato: l’associazione a delinquere, la truffa nella previsione dell’art. 640 bis c.p., cioé aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, e la truffa prevista dal secondo comma dell’art. 640 c.p.. Ieri mattina i carabinieri della Compagnia Messina Centro, all’indagine ci hanno lavorato per mesi i colleghi del Radiomobile, hanno in pratica circondato l’autocentro Atm di via La Farina per procedere ad una minuziosa perquisizione. Cercavano le “carte” che forse qualcuno in queste ultime settimane ha cercato di far sparire. Per esempio le documentazioni contabili relative ai consuntivi chilometrici elaborati dal funzionario Lisa dal 2003 al 2009, che gli stessi magistrati definiscono “asseritamente sparite”.
L’inchiesta
Ieri mattina si è registrata una maxi perquisizione dei carabinieri della Compagnia “Messina Centro” alla sede dell’Atm di via La Farina. I militari cercavano documenti dell’ente che in alcuni casi sarebbero addirittura “spariti”. Contestualmente i militari hanno notificato nel corso della giornata ventitrè informazioni di garanzia per associazione a delinquere e truffa, siglate dal procuratore aggiunto Franco Langher, che coordina il pool della Pubblica amministrazione della Procura, e dal sostituto Stefano Ammendola. Secondo i magistrati dal 2003 al 2009 tutto sarebbe stato organizzato per intascare gli “straordinari d’oro”, da spartire in busta paga a fine mese, in questo caso il cosiddetto “premio corse” di 155 euro. In concreto venivano alterati i contachilometri degli autobus, in pratica “gonfiando” il chilometraggio percorso durante l’anno per ricevere i premi. Nuccio Anselmo - GDS






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