MESSINA, L’INCHIESTA SULL’ OSPEDALE PAPARDO E L’APPALTO ‘COLABRODO’: I reparti appena completati cedono sotto la pioggia. Retroscena dei lavori da 40 milioni di euro cominciati quattro anni fa per costruire l’Oncologico. Le indagini della magistratura

PAPA copia

MESSINA. Il trasferimento dei pazienti e del personale sanitario dei reparti di Ginecologia e Pediatria dellʼospedale Papardo di Messina nei ristrutturati locali del Papardino, lʼala più vecchia del complesso ospedaliero, era avvenuta sette giorni fa. Una notte di pioggia intensa ha fatto saltare lʼoperazione: lʼacqua si è infiltrata e ha iniziato a scendere dal soffitto. Le quattro gestanti sono state trasferire nella notte tra martedì e mercoledì 10 marzo in altri reparti: una, quella che era sul punto di partorire, allʼospedale Piemonte. Il trasferimento lo aveva già messo in cantiere lʼex direttore generale del Papardo Gaetano Sirna. Ma quando tutto era pronto e per inaugurare il nuovo reparto era stata annunciata la presenza dellʼassessore alla sanità, Massimo Russo, avvenne ciò che è successo ora: il primo luglio, la pioggia estiva mostrò che qualcosa nei lavori del Papardino non era stato fatto a dovere. «Nel frattempo abbiamo fatto nuovi lavori», dice Armando Caruso, direttore generale del Papardo dal primo settembre del 2009. Ma non sono bastati. Giuseppe Crosca, neonatologo, rappresentante della Cgil va oltre: «I locali del Papardino non sono a norma. Prima di farci tornare i pazienti bisogna fare altri lavori di adeguamento». Il trasferimento dei pazienti al Papardino era un passaggio necessario per far partire i lavori per la costruzione dei locali che devono ospitare il polo Oncologico. E già. Perchè i lavori per la costruzione della struttura che, secondo i desiderata dell’ex ministro della salute Girolamo Sirchia, deve sorgere nella pancia dell’ospedale Papardo sono iniziati da 50 mesi, oltre 4 anni: gli stati di avanzamento registrano lavori per 18 milioni di euro. Ma ancora la costruzione del polo oncologico, che non doveva protrarsi secondo il contratto oltre i 20 mesi, non è iniziata. Non lo è, infatti, dal punto di vista giuridico. La Cofatech Spa, che si è aggiudicata i lavori da 40 milioni di euro, ha così già avanzato riserve (ovvero richieste di risarcimento danni) per 13 milioni di euro. La richiesta è frutto di una clausola “stravagante e paradossale”, come la definì lʼex direttore generale dell’azienda Papardo, stazione appaltante dell’opera, Gaetano Sirna, inserita nel capitolato d’appalto. Di solito quando si sceglie di effettuare lavori in un ospedale dove ci sono pazienti ricoverati si procede per lotti separati: la ditta ottiene la consegna di una parte della struttura e vi opera. Quando conclude i lavori si passa alla fase e all’area successiva. Nel capitolato d’appalto per la costruzione del polo oncologico, invece, è stato scritto che i lavori si intendono iniziati solo quando l’intera area su cui dovrà sorgere il centro, verrà consegnata: “Per ottemperarvi avremmo dovuto chiudere l’ospedale”, spiegò Gaetano Sirna, il precedente direttore generale dell’azienda Papardo. “Siete inadempienti. Non ci consegnate l’intera area. I lavori per questo vanno a rilento. Ogni giorno che passa totalizziamo danni”, hanno scritto all’azienda Papardo. I vertici del Papardo hanno respinto le richieste di danni ma è stata attivata la procedura per formare un collegio arbitrale.
ANOMALIE DI UNA GARA. Che l’associazione di imprese guidata dalla Cofathec si dovesse aggiudicare l’appalto, a leggere i verbali di gara, sembra fosse scritto nel firmamento. Le ditte concorrenti erano tre. Due sono state escluse perché non hanno raggiunto il punteggio minimo nella valutazione dell’offerta tecnica. Cioé degli elementi che attraverso il progetto esecutivo connotano qualitativamente l’opera. Un giudizio che diedero i componenti della commissione che secondo la legge avrebbero dovuto essere “esperti nella specifica materia cui si riferiscono i lavori”. Presidente della commissione di gara, fu nominato un avvocato, il capo dell’Ufficio legale dell’azienda, Antonino Comunale. Mentre degli altri due componenti, uno indicato dall’Ordine degli architetti, Letterio Orlando, l’altro, dall’Ordine degli ingegneri, Giuseppe Rando. Nell’unica occasione in cui la commissione si è affidata alla consulenza di un tecnico, il fisico sanitario, Giacomo Cuttone, per valutare l’offerta tecnica relativa a due elementi dell’offerta, il Cns, ha ottenuto un punteggio (9 punti su 10, 2,7 su 3) superiore a quello della Cofatech. Ma non le è bastato per compensare il netto divario accumulato. La proposta progettuale presentata dalla Cofatech era nettamente superiore alla loro. Il motivo? Il Consorzio cooperative costruzioni, una delle ditte escluse, scoprì che la Cofatech aveva allegato elaborati grafici del Papardo che altro non erano, “se non fotocopie delprogetto esecutivo del 1992 di costruzione del Papardo”, come hanno scritto i legali del Consorzio nel ricorso proposto al Tar, “di cui, però, la commissione non si è avveduta”. “Appare ben strano ed inquietante che questo progetto si trovi in possesso di un concorrente, non essendo stato messi a disposizione degli altri”, hanno commentato i legali del Consorzio cooperative costruzioni. Escluse le due ditte concorrenti, la mattina del 13 settembre del 2005, la commissione aprì i plichi presentati dall’unica ditta rimasta in gara. Ad un certo punto ci si accorse che in uno dei plichi mancava un documento richiesto dal bando. Chi era presente, racconta che per alcuni secondi i membri della commissione andarono nel pallone. Il presidente dispose la sospensione dei lavori. I tre commissari ricomparvero qualche tempo dopo con la soluzione: “Gli elementi che dovrebbero essere indicati nel documento che mancano possono essere desunti dalla documentazione già esibita dalla Cofatech”, spiegarono. E aggiudicarono la gara: “Il documento era previsto a pena di esclusione”, ha sostenuto la ditta ricorrente.
IL RIALZO ILLEGALE. Se il documento mancante ci fosse stato, sarebbe venuto alla luce che alla Cofathec è stata aggiudicata la gara benché si fosse impegnata a realizzare le opere ad un prezzo superiore a quello messo a base d’asta, ovvero si è impegnata con il prezzo messo a base d’asta a fare solo una parte dei lavori. Ed infatti, qualche tempo dopo, l’azienda ospedaliera Papardo all’Ispettorato regionale dei lavori pubblici ha avanzato, con perizia di variante, richiesta che non non venissero fatte alcune opere e ne venissero fatte altre pure previste dal capitolato d’appalto. “L’appalto è stato bandito per la progettazione esecutiva e la realizzazione chiavi in mano del centro: con l’importo stanziato bisogna fare tutte le opere previste nel capitolato d’appalto. Se non è stata aggiudicata a queste condizioni si è commessa una grave illegalità”, ha risposto il dirigente dell’Ispettorato regionale, Manlio Munafò, meravigliato della richiesta. Nel capitolato d’appalto è stata inserita un’altra causola che con la legge va poco d’accordo: è stata, infatti, la stessa Cofatech che si è aggiudicata la gara a scegliersi il direttore sulla corretta esecuzione dell’opera. La legge prevede, invece che lo faccia la stazione appaltante. La scelta è caduta su Francesco Oteri, capo dellʼUfficio tecnico part time dellʼUniversità.
MICHELE SCHINELLA - da Centonove del 12-03-2010

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