Marcello Mangraviti
Secondo l’accusa avrebbe persino simulato una indagine a carico della sorella di un amico, riuscendo così a farsi consegnare denaro (si parla di 27.000 euro) dalla famiglia quale compenso per la difesa nell’àmbito di un procedimento penale denominato “Operazione 13+1″. Procedimento, ovviamente, inesistente ma che l’avvocato Marcello Mangraviti aveva fatto credere reale grazie anche ad un “avviso di garanzia” confezionato ad arte e fatto recapitare all’ignara vittima che, per mesi, ha pensato di essere indagata dal Tribunale di Messina per associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Ma il legale, 36 anni, nativo di Napoli ma residente nella città dello Stretto, avrebbe anche commesso altri reati tanto che, ieri mattina, gli uomini della Digos lo hanno arrestato in esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare emesso dal gip Antonino Genovese su richiesta dei sostituti procuratori Vincenzo Cefalo e Liliana Todaro. L’uomo, ora ristretto ai domiciliari, deve difendersi da un lungo elenco di accuse. Si va dalla tentata violenza privata nei confronti di un docente universitario della facoltà di Ingegneria, commessa mediante minacce telefoniche, alla calunnia aggravata commessa attraverso ripetute segnalazioni telefoniche fatti ai centralini delle forze dell’ordine nei confronti di più persone accusate, falsamente, di detenzione di armi e sostanze stupefacenti. Al professionista viene anche contestato il millantato credito, la truffa aggravata per aver fatto credere alle vittime l’esistenza al loro carico di procedimenti penali per trarne un ingiusto profitto (si stima 150.000 euro a fronte di inesistenti prestazioni professionali), alla falsità materiale in atto pubblico, fino all’uso di atto falso. Secondo quanto chiarito dagli stessi investigatori il movente delle minacce al docente universitario - secondo l’accusa avvenute tra il 26 ottobre e il 16 novembre 2008 - sarebbe riconducibile al tentativo di indurlo a far superare un esame a un suo amico. Studente che, come accertato dagli investigatori, è risultato essere comunque estraneo a tutta la vicenda. In più, sempre secondo i risultati investigativi, l’avvocato Mangraviti - tra l’aprile 2006 e il novembre 2008 - avrebbe accusato falsamente alcuni conoscenti, verso i quali nutriva motivi di risentimento, di detenere sostanze stupefacenti. Accuse che l’uomo avrebbe lanciato telefonicamente chiamando i centralini delle forze dell’ordine dando così il via anche a numerose perquisizioni domiciliari, tutte conclusesi con esito negativo. L’attività della Digos, che non è da considerarsi conclusa, vede implicato anche un altro legale, al momento sottoposto ad indagine solo per la truffa del falso procedimento penale. Giuseppe Palomba - GDS



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