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IL PROCESSO A TOTO’ CUFFARO, ACCUSATO DI CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA: Pm chiedono acquisizione intercettazioni ”Talpe alla Dda”

Il gup di Palermo, Vittorio Anania, deciderà sulla improcedibilità del processo a carico del senatore Salvatore Cuffaro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, soltanto al momento della sentenza. In questo modo il giudice prende tempo per stabilire se rigettare o meno l’istanza che nella scorsa udienza la difesa dell’ex Presidente della Regione Sicilia ha presentato appellandosi al “ne bis idemâ€, cioè all’impossibilità di processare Cuffaro due volte per gli stessi fatti nel quale l’imputato ha già incassato una condanna in Appello a sette anni per favoreggiamento aggravato alla mafia. Anania, leggendo l’ordinanza, ha parlato di “richiesta che merita di essere esaminata attentamente†a fronte della motivazione d’accusa dei pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene, i quali hanno sostenuto che “le contestazioni di questo processo sono invece completamente diverse dalle ipotesi di contestazione del processo di primo e secondo grado che si sono limitate a due sole fughe di notizieâ€. “Impossibile†dunque “decidere prima della sentenza†che seguirà, probabilmente in autunno, l’arringa della difesa e la requisitoria dei pm già programmata, nel calendario delle udienze, per il 10 e il 17 giugno prossimi. Intanto l’Ufficio del Pubblico Ministero ha messo a disposizione delle parti 27 faldoni relativi ad atti processuali e intercettazioni provenienti dalle inchieste “Ghiaccio 2†e “Talpe†a carico degli imputati: Salvatore Cuffaro, Antonio Borzacchelli, Michele Aiello e Domenico Miceli, depositando anche la motivazione della sentenza d’Appello a carico dell’ex Presidente siciliano. Secondo l’accusa è importante che il giudice conosca le ragioni “che hanno indotto la Corte d’Appello a riformare la sentenza di primo grado emessa il 18 gennaio 2008â€. Pur non trattandosi di carte nuove, le stesse sarebbereo utili al “completamento necessario di documenti e atti già all’attenzione del giudiceâ€, sul quale Anania dovrà esprimersi all’udienza che sarà celebrata apertamente, non più con il rito delle porte chiuse, il 13 maggio prossimo. DI SILVIA CORDELLA

BOCCHINO-ALMIRANTE, LA FOTO: Italo Bocchino, ragazzino, insieme all’allora leader del Msi Giorgio Almirante: trovata dal giornalista e blogger Claudio Caprara, circola sul Web da questa mattina

ALMIRANTE

A trovarla è stato un giornalista e blogger, Claudio Caprara, già direttore di Red tv. Una foto d’archivio, con i colori ormai impalliditi dal mondo: mostra il segretario del Movimento sociale Giorgio Almirante con un ragazzino timido che indossa una camiciola gialla. Siamo attorno alla metà degli anni Settanta. Bocchino è un preadolescente napoletano - la sua è una solida famiglia di destra - mentre Almirante è il leader sessantenne del Msi, circondato da militanti. Pochi anni dopo, Bocchino sarebbe diventato un militante del Fuan - gli universitari del partito - e di lì avrebbe iniziato quella carriera politica che lo avrebbe portato prima a diventare portavoce di Pinuccio Tatarella e poi - a soli trent’anni - deputato di Alleanza Nazionale. Sembra passato un secolo, da quella foto: in mezzo c’è stato lo “sdoganamento” del Msi, il suo scioglimento in An, e poi ancora la fusione con Forza Italia nel Popolo della libertà. E Bocchino è diventato il “kamikaze” dei finiani, epurato per le sue critiche troppo dirette a Berlusconi e ai suoi. Chissà cosa ne penserebbe Giorgio Almirante.

REGIONE SICILIA: “RIMUOVETE IL SINDACO DI MESSINA PEPPINO BUZZANCA!”. L’EX ASSESSORE D’AQUINO (MPA) CHIEDE LA TESTA DEL SINDACO PELORITANO. E PER L’AVVOCATO CATALIOTO “E’ PREFIGURABILE ANCHE UN DANNO ERARIALE”

«Rimuovete Buzzanca». L’ex deputato e assessore regionale forzista Antonio D’Aquino, ora trasmigrato all’Mpa, primo dei non eletti alle consultazioni dell’aprile 2008, sesto per preferenze ottenute, ossia 9.732 voti a fronte dei 18.469 consensi personali di Buzzanca (secondo dei cinque eletti nella lista Pdl), ha formalmente chiesto ieri, attraverso l’avv. Antonio Catalioto, alla Commissione Verifica poteri dell’Ars, di «riconoscere all’unanimità la sussistenza dell’incompatibilità» tra le cariche di sindaco e deputato, e, di «conseguenza, sottoporla all’approvazione dell’aula». Ciò alla luce – come puntualizza l’avv. Catalioto nel suo ricorso – della sentenza n. 143 del 23 aprile scorso della Consulta. Che ha dichiarato incostituzionale la legge regionale 29/51 così come modificata dalla legge 22/07, nella parte in cui non è stata inclusa, tra le cariche incompatibili con le funzioni di deputato regionale, anche quella di sindaco e assessore di comune con popolazione superiore a ventimila abitanti. Sentenza in virtù della quale hanno preferito dimettersi dagli incarichi di Giunta a Palazzo Zanca, senza cioé attendere i tre gradi di giudizio civile e l’opzione tra i due incarichi, offerta dalla legge regionale 8 del 10 luglio 2009, gli on. Giovanni Ardizzone e Fortunato Romano. Contro la legge 8 del 2009, tra l’altro, l’avv. Catalioto ha fatto sapere che la prossima settimana solleverà ulteriore questione di legittimità costituzionale. Il sindaco Buzzanca, investito da mandato popolare al Comune di Messina come a Sala d’Ercole, ha a più ripreso affermato negli ultimi giorni che non lascerà nessuno dei due incarichi, perché s’è candidato «legittimamente, prevedendolo la legge». E dunque andrà «fino in fondo», ovvero fino a conclusione del giudizio civile. La qualcosa ha spinto l’on. D’Aquino, attraverso il suo legale, a rivolgersi intanto alla Commissione Verifica poteri dell’Ars, «perché voglia», facendo leva sull’«ex articolo 55, secondo comma, del Regolamento Ars, procedere, entro 30 giorni, al riconoscimento all’unanimità della sussistenza dell’incompatibilità in questione a carico dell’on. Buzzanca e, conseguentemente, sottoporla all’attenzione dell’Assemblea. In via subordinata, procedere alla sua contestazione fissando, all’uopo, la discussione in seduta pubblica». Non siamo di fronte a una questione che può essere liquidata con una scrollata di spalle, per i profili giuridici e, ancor più se vogliamo, per quelli ipoteticamente contabili. L’avv. Catalioto – che, giusto ricordarlo, è stato assessore dell’Amministrazione Genovese di centrosinistra – non ha dubbi nell’affermare «che l’applicazione immediata» della recente sentenza della Consulta, «non fa residuare o ipotizzare alcun margine di discrezionalità, dovendo gli organi competenti, Commissione Verifica poteri e Assemblea, procedere all’approvazione di un atto dovuto… Né si può obiettare che in virtù del 4. comma dell’articolo 61 del regolamento regionale, la Commissione potrebbe definire il procedimento entro un anno, perché in tal modo si consentirebbe il procrastinare di una situazione di illegalità non rimovibile nel breve neppure con il rimedio giurisdizionale, stante l’espediente normativo introdotto dalla legge 8 del 2009», cosiddetta “leggina salva-deputati”, «che consente, ove l’incompatibilità sia accertata in sede giudiziale, il termine di dieci giorni per esercitare il diritto di opzione a decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza». Va da sé che abbiamo sintetizzato estremamente quanto fissato nel ricorso all’Ars dall’avv. Catalioto, ma avremo modo di ritornarci; c’è però un altro aspetto, estremamente delicato, che non possiamo non trattare oggi: quello contabile. «Il procrastinare del cumulo dell’incarico», si sottolinea, «può determinare un indubbio danno erariale giacché si consentirebbe tra l’altro, a tutti gli interessati, di maturare i requisiti necessari per conseguire benefici economici allo stato, eventualmente, ancora non dovuti: assegni vitalizi e indennità a favore dei deputati che maturano i requisiti pensionistici». Insomma, non è una questione che i 10 parlamentari della Commissione verifica poteri (vedi scheda) possono affrontare a cuor leggero. FRANCESCO CELI - gds

MONDO GIUSTIZIA: IL MAGISTRATO ANGELO GIORGIANNI NOMINATO VICEPRESIDENTE DELL’ORGANISMO DI VALUTAZIONE

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha nominato il magistrato messinese Angelo Giorgianni componente, con funzioni di vice presidente, dell’Organismo indipendente di valutazione del Ministero. Angelo Giorgianni, così come segnalato dal Ministro e dalla Commissione per la trasparenza delle amministrazioni pubbliche, ha «professionalità ed esperienza richiesta ed ha, peraltro, una profonda conoscenza del Ministero, dimostrata dallo svolgimento di una serie di incarichi, quali quello di coordinatore del gruppo di lavoro istituito presso la Direzione generale di statistica del Ministero e, soprattutto quello di presidente della Commissione per la valutazione dei dirigenti presso il Secin del Ministero. In quest’ultima sede, il magistrato ha acquistato una rilevante esperienza in materia di controllo interno e valutazione del personale. Ha ricoperto varie posizioni apicali presso Istituzioni governative e parlamentari». Giorgianni, su richiesta dello stesso ministro Alfano, manterrà anche le funzioni di presidente della Commissione di valutazione dei dirigenti, centrali e periferici, del Ministero della Giustizia, rivestite sin dal 2008. È la riforma Brunetta che prevede che ogni ministero costituisca l’Organismo indipendente di valutazione, composto da esperti di elevata professionalità ed esperienza, maturata nel campo del management ed in materia di controllo interno e di valutazione del personale e di organizzazione delle pubbliche amministrazioni. (n.a.)

IL CASO: INNO DI MAMELI A PAGAMENTO, LA SIAE RINUNCERA’ A INCASSARE

A seguito della lettera dal Comune di Messina e di una proposta di legge alla Camera, la Società Italiana Autori Editori smetterà di raccogliere i compensi per il noleggio dello spartito del motivo nazionale. Ma parla di disinformazione
Roma - Interrogazioni parlamentari da parte di governo e opposizione, proposte di legge, la reazione della SIAE. Tutto a seguito della lettera inviata dal presidente del Consiglio comunale di Messina Pippo Previti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un ente non profit della città siciliana - la Croce Rossa locale, come appurato da Punto Informatico - aveva in pratica pagato poco più di mille euro alla Società Italiana Editori Autori (SIAE) per aver suonato in pubblico l’inno nazionale. Per la precisione, durante un concerto del capodanno 2009, come spiegato (non con estrema precisione) dalla stessa Croce Rossa di Messina. SIAE aveva tuttavia smentito con una precisazione: solo 100 euro erano stati incassati lo scorso anno per il noleggio dello spartito dell’inno e per conto della casa editrice Sonzogno. La cifra di oltre mille euro citata dal presidente Previti era, ha chiarito SIAE, riferita principalmente alla somma di 816 euro richiesti per i diritti d’autore per musica tutelata utilizzata nello stesso concerto svoltosi a Messina.

UNIVERSITA’ DI MESSINA - L’ASSOCIAZIONE “LABORATORIO UNIVERSITA’ : “LA PROPOSTA DI MODIFICA DELL’ART. 57 E’ IRRAZIONALE ED INTEMPESTIVAâ€

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione “Laboratorio Universitàâ€apprende, con rinnovata preoccupazione, la notizia della convocazione del S.A. e del C.d.A. con all’o.d.g. la riproposizione di una “Modifica statutariaâ€, che attiene, tra l’altro, al prolungamento di un anno del mandato di tutti gli organi elettivi dell’Ateneo, compresi quelli di Rettore e Presidi di Facoltà, ai sensi dell’ art.57,c.1. L’associazione ricorda innanzitutto come in sede nazionale e locale sia chiaramente emersa la necessità che una incisiva revisione degli Statuti universitari debba e possa avvenire in maniera efficace solo a conclusione dell’ iter legislativo di riforma del sistema universitario attualmente in corso e secondo linee direttive che appaiono al momento tutt’altro che consolidate; -ricorda, peraltro, che lo stesso progetto di riforma prevede che la revisione degli Statuti venga realizzata da un apposito organo all’uopo costituito, del quale non possono far parte membri del S.A. e del C.d.A., proprio per garantire la partecipazione più ampia e democratica di tutte le componenti universitarie ad un processo così significativo. L’associazione ribadisce altresì la necessità che la piena attuazione dell’autonomia universitaria possa, sulla base delle linee direttive generali, far valere le specificità strategiche dell’Ateneo, le quali potranno derivare, in maniera valida e pienamente condivisa, solo da un confronto aperto sui risultati degli attuali mandati in scadenza e sulle proposte di indirizzo strategico che emergeranno in occasione dell’ ormai prossimo rinnovo della maggior parte degli organi di governo elettivi. Osserva, peraltro, che la proposta di modifica dell’art. 57, ancorché presentata come norma transitoria e prodromica di una successiva riforma organica dello Statuto, appare intempestiva e non razionale. Se, infatti, l’iter parlamentare relativo alla riforma superasse i tempi in atto indicati, una norma così concepita rischierebbe di sovrapporsi al già previsto prolungamento di mandato fino alla costituzione dei nuovi organi (art.2 c.10), che sarà preceduta dalla modifica (6 + 3 mesi), approvazione ministeriale ed emanazione del nuovo Statuto (ca. 3 mesi), nonché dall’avvio delle procedure di costituzione degli stessi (entro 30 gg. dalla pubblicazione del nuovo statuto in G.U.). Con il risultato effettivo, quindi, di un’ ulteriore proroga de facto dei mandati in corso, e con un evidente privilegio a favore del mandato rettorale, che si troverebbe già prolungato almeno di un anno aggiuntivo al momento della emanazione della normativa nazionale. L’associazione sottolinea che una proposta di modifica di tale portata non trova necessità di essere adottata in maniera autoreferenziale, in quanto la stessa legge di riforma prevede, se e in quanto sarà emanata, che un prolungamento del mandato rettorale, se ancora in corso, venga automaticamente garantito, proprio per consentire la corretta e completa prima applicazione della normativa. Denuncia, pertanto, con forza la pericolosa ambiguità della modifica statutaria proposta: qualora l’iter di riforma subisse infatti decelerazioni o arresti - la modifica tenderebbe a minare, sin d’ora colpevolmente, il naturale avvicendamento delle cariche previsto dallo Statuto in vigore e ad alterare le caratteristiche temporali dei mandati a suo tempo conferiti dagli elettori a termini di statuto, producendo un grave vulnus all’autodeterminazione del corpo elettorale dell’ateneo in relazione alle scelte di governance e di strategia che ad esso competono. L’associazione osserva infine che la procedura di estrema urgenza adottata si pone in totale rotta di collisione con elementari criteri di rispetto della Comunità accademica, privata di ogni informazione preliminare e quindi di ogni possibilità di espressione democratica in merito a modifiche sostanziali dell’atto costitutivo fondamentale della nostra Istituzione.