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LA POLEMICA DOPO LA RICHIESTA DELLA SIAE - GIU’ LE MANI DALL’INNO NAZIONALE!: Un ente non profit di Messina dovrebbe scucire circa mille euro per aver suonato il tema di Mameli in pubblico. Non si tratta della prima richiesta di questo tipo

Roma - “Giù le mani dall’inno nazionale!”. Così un recente titolo di Marco Pierani, responsabile delle relazioni istituzionali di Altroconsumo, che ha riportato sul suo blog ufficiale quella che lui stesso ha definito un’assurda richiesta di pagamento dei diritti da parte della Società Italiana Autori Editori (SIAE). Una richiesta scoperta grazie ad una lettera inviata dal presidente del Consiglio comunale di Messina, Pippo Previti, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Contenuto della missiva, alcune anomalie sui diritti SIAE relativamente all’inno di Mameli. Un’associazione no profit di Messina ha pagato alla Siae 1.094 euro per aver eseguito, durante una manifestazione pubblica, l’inno di Mameli. La Siae però smentisce: “Mai chiesti diritti d’autore per l’Inno di Mameliâ€. “Quando Goffredo Mameli nel novembre del 1847 compose Fratelli d’Italia – si legge nella lettera inviata da Previti – certamente non immaginava che la sua musica, fosse sottoposta ai diritti Siae, e francamente non lo pensavamo nemmeno noi. Questo modo di mercificare – aggiuge Previti – anche il nostro inno nazionale, porterà alla fine a scegliere come inno gratuito, con sommo piacere dei tanti detrattori di Mameliâ€. Dalla Siae precisano invece che la cifra richiesta si componeva di 100 euro per l’affitto dello spartito dell’Inno di Mameli, soldi dovuti per “diritti connessi†e che la società ha incassato per poi girarli all’editorie Sonzogno; 816 euro per altra musica tutelata eseguita nell’ambito di quel concerto, più l’Iva.

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