Resta in piedi soltanto l’ipotesi di truffa ai danni del Comune, per l’abuso si va verso l’archiviazione, non ci sono profili penali per le vicende legate alle nomine di capo di gabinetto del sindaco e di presidente dell’Ato Me 3. Ecco l’atto di chiusura delle indagini preliminari notificato ad Antonio Ruggeri dal procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro, per l’inchiesta sulle sue varie pendenze con il Comune, un’inchiesta che s’è avvalsa delle indagini della Sezione di polizia giudiziaria della polizia. L’ipotesi accusatoria iniziale è legata ai crediti vantati da Ruggeri verso il Comune, che sarebbero stati secondo la Procura “gonfiati” e non rispondenti alla reale entità del contenzioso in atto. Ruggeri oltre ad essere stato capo di gabinetto del sindaco è attualmente anche presidente dell’Ato 3 e direttore del Polo catastale, mentre in passato aveva ricoperto il ruolo di impiegato del Dipartimento patrimonio del Comune. Adesso però dopo il ridimensionamento oggettivo delle accuse iniziali rimane in piedi l’ipotesi di truffa per compensi che si aggirano su circa 40.000 euro, e che per la gran parte risalgono al 1999, per attività di catastazione relativa al villaggio Matteotti e alla caserma dei vigili del fuoco (in quest’ultimo caso si tratta della somma di circa 1.000 euro relativi al pagamento di una fattura del 2004). Il contenzioso Ruggeri-Comune è stato originato proprio dagli incarichi avuti dal professionista per una serie di consulenze relativa alla catastazione degli immobili comunali, che iniziò ad effettuare sin dal 1993. Il 22 maggio del 2009 un commissario ad acta, Matilde Mulè, che era stata incaricata appositamente dal prefetto Francesco Alecci, aveva imposto al Comune di procedere al pagamento di 726 mila a Ruggeri, sulla scorta di una sentenza del Tar di Catania che aveva riconosciuto la titolarità del credito, oltretutto dopo una serie di decreti ingiuntivi. «Il dott. Ruggeri è soddisfatto che finalmente le indagini siano concluse – ha dichiarato ieri il suo legale, l’avvocato Laura Autru Ryolo –, e soprattutto che gli è stata mossa una contestazione specifica, perché prima di questo momento la contestazione in termini generici non gli consentiva di approntare le sue difese. In relazione ai compensi percepiti – prosegue l’avv. Autru Ryolo –, il mio assistito proporrà le sue difese e le argomentazioni necessarie idonee a dimostrare la propria innocenza». (n.a.)





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