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“La mafia braccio armato dell’altra massoneria”: I rapporti inediti della stagione delle stragi. Uomini di Cosa nostra infiltrati nelle logge siciliane

Novembre del 2002. Documento della Dia, Divisione investigativa antimafia, alla Procura antimafia di Firenze che indaga sulle stragi del ‘93. «Cosa nostra, storicamente, per raggiungere determinati obiettivi essenziali - condizionamento dei processi e realizzazione di grossi arricchimenti - si è sempre mossa attivando da una parte referenti politico-istituzionali, dall’altra ponendo in essere azioni delittuose, alla bisogna, anche estreme. Altra determinante leva di pressione è stata sicuramente quell’alleanza con una parte della massoneria deviata, incarnata nelle logge occulte, riferibile, tra le altre, alla loggia del Gran Maestro della Serenissima degli Antichi Liberi Accettati Muratori-Obbedienza di Piazza del Gesù - Maestro Sovrano Generale del Rito Filosofico Italiano - Sovrano Onorario del Rito Scozzese Antico e Accettato, di origini palermitane, di stanza a Torino, il noto prof. Savona Luigi, particolarmente sentito nel decennio Ottanta, in seno a Cosa nostra, per il suo profondo legame con la cosca mazzarese, intrecciato attraverso il mafioso Bastone Giovanni, personaggio di primo piano nel panorama criminale torinese nel periodo succitato, che come si vedrà più avanti ha avuto un ruolo non certo insignificante nella vicenda relativa alla collocazione di un ordigno, non volutamente fatto brillare, nel giardino di Boboli a Firenze». Il rapporto della Dia si dilunga sui rapporti di Savona con i mafiosi della famiglia Lo Nigro, e più in generale della massoneria deviata con Cosa nostra: «Questo particolare aspetto relazionale deviante della massoneria, viene definito “mafioneriaâ€; una sorta di ordinamento composto da mafiosi e massoni, che trova ambiti ben definiti in un’area oscura della politica, connotata da una perversa logica di potere». C’è un passaggio dell’informativa della Dia del 2002 che richiama alle polemiche di questi giorni sulla strategia stragista finalizzata a favorire la discesa in campo di nuovi soggetti politici: «L’avvio di una trattativa, nella logica pragmatica mafiosa, con le Istituzioni non poteva che prevedere l’apporto e l’intervento di soggetti asserviti a Cosa nostra… in questo quadro si inserisce il ruolo svolto dall’indagato Vincenzo Inzerillo, ex senatore Dc (poi la sua posizione è stata archiviata nell’ambito del fascicolo sui mandanti delle stragi di Firenze, Roma e Milano, ndr), collegato con la famiglia dominante del quartiere Brancaccio di Palermo, capeggiata all’epoca dai fratelli Graviano, cui l’Inzerillo era asservito». Inzerillo (condannato in Appello, l’11 gennaio del 2010, a 5 anni e 4 mesi per concorso in associazione mafiosa) in quell’autunno del ‘93 è impegnato nella nascita di un partito politico, Sicilia Libera. «La possibilità di poter disporre di una forza politica da inserire poi in un più ampio raggruppamento, che fosse espressione di un vero soggetto politico, avrebbe consentito a Cosa nostra, secondo il suo progetto, di poter realizzare direttamente e senza alcuna mediazione quegli affari abbisognevoli di appoggi di natura politica, ma anche di poter condizionare con subdoli interventi l’andamento dei processi avviati contro i propri sodali». Sempre la Dia, ma dieci anni prima (10 agosto 1993). Un documento corposo analizza scenari e moventi all’indomani delle stragi di luglio di Roma e Milano: «Lo scenario criminale delineato sullo sfondo di questi attentati ha messo in evidenza da un lato l’interesse alla loro esecuzione da parte della mafia, ma ha lasciato altresì intravedere l’intervento di altre forze criminali in grado di elaborare quei sofisticati progetti necessari per il conseguimento di obiettivi di portata più ampia e travalicanti le eigenze specifiche dell’organizzazione mafiosa». Si sofferma sul punto il rapporto della Dia: «Si potrebbe pensare a una aggregazione di tipo orizzontale, in cui ciascuno dei componenti è portatore di interessi particolari perseguibili nell’ambito di un progetto più complesso in cui convergano finalità diverse. Un gruppo che, in mancanza di una base costituita da autentici rivoluzionari si affida all’apporto operativo della criminalità organizzata. Gli esempi di organismi nati da commistioni tra mafia, eversione di destra, finanzieri d’assalto, funzionari dello Stato infedeli e pubblici amministratori corrotti non mancano». Infine un accenno alla massoneria: «Recenti indagini - si legge nel rapporto Dia del 10 agosto 1993 - hanno evidenziato la presenza di uomini di “cosa nostra†nelle logge palermitane e trapanesi, senza dimenticare il ruolo chiave svolto alla fine degli anni ‘70 da Michele Sindona nei contatti tra gli ispiratori di progetti golpisti ed elementi di spicco della mafia siciliana». Un salto di un anno. Siamo al 4 marzo del 1994. Questa volta si tratta di una informativa all’autorità giudiziaria da parte della Dia. Settanta pagine corpose. Un capitolo importante è dedicato al regime carcerario, al 41 bis: «Solo alcuni giorni prima degli attentati di Milano e Roma, il ministro di grazia e giustizia aveva disposto il rinnovo dei provvedimenti di sottoposizione al regime speciale per circa 284 detenuti appartenenti a organizzazioni mafiose. La logica che ha fatto considerare vincente l’attuazione di una campagna del terrore deve aver avuto alla base il convincimento che, dovendo scegliere se affrontare una situazione di caos generale o revocare i provvedimenti di rigore nei confronti dei mafiosi, le Autorità dello Stato avrebbero probabilmente optato per la seconda soluzione, facilmente giustificabile con motivazioni garantiste o, come avvenuto in passato, affidando all’oblio, agevolato dall’assenza di nuovi fatti delittuosi eclatanti, una normalizzazione di fatto». FRANCESCO LA LICATA, GUIDO RUOTOLO

MESSINA E LE SUE COLLINE VIOLENTATE - TUTTE LE CONCESSIONI SOSPESE DAL DIPARTIMENTO ALL’EDILIZIA: ll sostituto Liliana Todaro ha acquisito i progetti finiti sotto la mannaia dell’assessore al territorio Giuseppe Corvaia. Ecco chi sono gli imprenditori che hanno ricevuto lo stop provvisorio. Ma che…

MESSINA. Gli uomini della squadra mobile di Messina nell’ufficio Attività edilizie e Repressione dell’abusivismo del Comune di Messina si sono presentati nella mattinata di mercoledì 26 maggio. Al capo dell’Ufficio Carmelo Famà hanno esibito una richiesta firmata dal sostituto Liliana Todaro e controfirmata dal capo della Procura Guido Lo Forte di esibizione di tutte le concessioni edilizie che sono state sospese nelle ultime settimane. Un giro di vite voluto dall’assessore alle Politiche del Territorio Giuseppe Gorvaja che in una nota datata 17 maggio ha chiesto la sospensione delle concessioni edilizie rilasciate per silentium, quelle che mancano “delle opere di urbanizzazione primaria idonee”, e di quelle che “ricadono in zona a rischio idrogeologico”. La direttiva dell’assessore Corvaja richiama una nota precedente del capo del Genio civile Gaetano Sciacca, che due giorni dopo il 19 ha denunciato “le lobby” che a suo dire “stanno dietro le speculazioni edilizie”. LE SOSPENSIONI. ll 17 maggio del2010 è partita una diffida a compiere ulteriori attività costruttive all’indirizzo della Sama costruzioni srl,: impegnata a costruire un complesso residenziale all’Annunziata. Lo stesso giorno analoga sorte è toccata alla Peredil srl,società dell’imprenditore Vincenzo Pergolizzi, che ha completato la costruzione dell’imponente complesso Aralia su Montepiselli, in un’area su cui c’era un vincolo paesaggistico ed ambientale che l’ultima variante al Prg del 2OO2 ha spazzato via. E sulla stessa area si accingeva prima dello stop a costruire un fabbricato di sei piani. Sul Torrente Trapani, che nella nota firmata dall’assessore alle Politiche del Territorio è definita “carente di urbanizzazione primaria idonee in concreto a garantire la viabilità” è stata sospesa la concessione edilizia alla società Pett srl, riconducibile all’imprenditore Giuseppe Pettina e la società Segi srl, riconducibile invece a Oscar Cassiano: le due società sono impegnate in un programma costruttivo di 240 alloggi. E’ stata sospesa la concessione per la costruzione di un piccolo fabbricato di tre piani che doveva nascere sulla strada Comunale Petrazza, ad opera dell’impresa F.lli Nunnari Srl. ll 20 maggio è stato sospesa la concessione rilasciata alla Società Coop Edilizia Cristallina, alla Coop La Riscossa; alla coop l’Unione l e all’impresa Dauro srl, indaffarate in un piano di fabbricazione a Bordonaro. Nella giornata di giovedì 27 maggio si è deciso di procedere alle verifiche attraverso dei tavoli a cui partecipano tutti gli organi competenti in campo urbanistico di alcune concessione che in base alla direttiva “Corvaja”, presentano delle criticità: tra queste verranno esaminate le concessioni rilasciate alla società Arte casa srl; alla Sam srl, alla società impegnata a costruire Parco Marullo; alla Fortuna lndustrie e costruzioni srl. E’ finito invece all’attenzione della Procura di Messina ma per motivi diversi il complesso che sta ultimando la Co.lm srl, società amministrata da Pasquale Costantino, a Rodia. l funzionari del Dipartimento Attività edilizie nelle villine hanno rilevato diverse difformità rispetto al progetto: bagni realizzati nei sottotetti, mancato rispetto delle misure previste. Ed una via d’accesso ricavata su terreno demaniale. ll complesso residenziale che copre tremila e cento metri quadri scorre, infatti, a poche decine di metri dal mare: il vecchio piano regolatore li aveva riservati all’accesso al mare. E’ bastata un’osservazione, una delle 750 usate come grimaldello per rendere edificabile ogni porzione di territorio, perchè l’area diventasse edificabile. L’osservazione l’avevano presentata i fratelli Macrì, proprietari dell’area: Clelia, moglie di Giancarlo Ingrao, ex prefetto, commissario dello Stato e attuale direttore della sede Urega di Messina; Mariantonietta, moglie di Francesco Deodato, presidente del Tribunale dei minori di Messina e da Pier Gherardo. La Co.im srl ha come azionisti Mariangela Ferrara, legale del collegio di difesa del Comune, moglie di Giovanni Crimi, fratello di Rocco, sottosegretario di Stato; e Daniela Natalina Lazzari, moglie di Leo Basile, progettista del complesso. MICHELE SCHINELLA - CENTONOVE DEL 28-05-10

ORDINE DEI GIORNALISTI SICILIA: GLI ELETTI NEI CONSIGLI REGIONALI E NAZIONALI

I giornalisti siciliani ieri sono tornati alle urne per le votazioni di ballottaggio nell’elezione dei componenti del consiglio nazionale e di quello regionale dell’Ordine. In serata lo spoglio, operazione semplificata dal fatto che si era ristretta la rosa degli eleggibili.
Questi i risultati del voto che si è svolto nei tre seggi di Palermo, Catania, Messina, dove sono confluiti i colleghi di tutte le altre province. Consiglieri eletti: Riccardo Arena (al primo turno) con 297 voti, Filippo Mulè (267), Concetto Mannisi (265), Giuseppe Lazzaro Danzuso (250), Vittorio Corradino (242), Nuccio Anselmo (193). Non eletti: Angelo Scuderi (163), Attilio Borda Bossana (146), Alessia Cannizzaro (119), Valeria Lo Turco (80), Angelo Gagliano (54). Revisori dei conti: Placido Ventura (al primo turno) con 239 voti, Franz La Paglia 221. Non eletto: Alfio Di Marco (144). Per il consiglio nazionale sono stati eletti: Franco Nicastro con 292 voti, Maria Pia Farinella (245) e Giuseppe Vecchio (212). Non eletti: Giuseppe Gulletta (189), Mario Petrina (176), Fausto Galati (83). Adesso sarà convocata la prima riunione del consiglio regionale e nazionale e si procederà all’elezione dei presidenti.

MAFIA, IDV: Su stragi del ‘92 ‘gerarchi’ PDL temono la verità

“Sembra che i ‘gerarchi’ del Presidente del Consiglio temano che emerga la verità sulle gravi stragi mafiose degli anni ‘92 e ‘93″. Lo afferma in una nota il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando. “Dal loro nervosismo e dagli attacchi scomposti ad un uomo al di sopra di ogni sospetto come l’ex Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi - scrive Orlando - si evince che hanno la coda di paglia. Le parole di Ciampi, come quelle del procuratore Grasso, sono importanti e devono essere accompagnate da grande responsabilità istituzionale e dalla ricerca della verità su un periodo nel quale la mafia aveva, in troppe occasioni e per troppe complicità, il volto dello stato e lo Stato il volto della mafia.. Troppe ombre - prosegue - pesano su quella stagione stragista e sui motivi per i quali terminò, troppe contiguità fra mafia e Stato ancora da chiarire”. “Lasciamo che i magistrati accertino quali entità istituzionali e politiche - aggiunge ancora Orlando - hanno determinato e hanno tentato di avvalersi, anche politicamente, di quell’intreccio criminale fra mafia e Stato. Mentre i giudici devono essere lasciati liberi di accertare le responsabilità di ieri, è inquietante - conclude - che il presidente Berlusconi voglia impedire oggi che si faccia luce su quella pagina buia della nostra democrazia. Di cosa ha paura?”.

MA LE DINAMICHE INTERNE DELL’ORDINE INTERESSANO A CHI FA VERO GIORNALISMO? - Esposti alle Procure di Catania e Messina, intervento della polizia davanti al seggio di Palermo. Proteste al voto per l’Ordine dei giornalisti

Contestazioni, proteste, intervento della polizia e esposti alle Procure di Messina e Catania: il rinnovo del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti si è svolto in un clima di tensione senza precedenti. Il “casus belli†è originato da un elenco di aventi diritto al voto e di votanti richiesto da alcuni giornalisti e non concesso, secondo gli autori dell’esposto. Davanti al seggio di Via Crispi a Palermo si sono radunati alcuni dei promotori della protesta che hanno affisso locandine e manifesti scritti a mano, con i quali denunciano una presunta resistenza all’accesso ai dati da parte del Consiglio dell’Ordine. Il Presidente uscente, Franco Nicastro, riferisce di avere firmato già l’inoltro degli elenchi richiesti e che il ritardo è dovuto all’attesa dell’elenco proveniente da Messina, dove è stato istituito, come a Catania, un altro seggio. Nella giornata di domenica si svolge il voto di ballottaggio fra i maggiori suffragati che non hanno però raggiunto il quorum richiesto al primo turno. Le contestazioni riguardano i seggi di Catania e Messina, non di Palermo. Su di essi, i sottoscrittori dell’esposto (Mariella Magazù, Laura Spanò, Maria Letizia Affronti, Vassily Sortino, Alessia Cannizzaro, Dimitri Strazzeri, Roman Henry Clarcke ed altri), hanno preteso dei chiarimenti sulla composizione delle liste degli aventi diritto al voto e dei votanti. Tutto è cominciato con una lettera inviata il 25 maggio al Consiglio dell’Ordine, che ha sede a Palermo. La lettera, firmata dalla giornalista Marta Genova, contiene “di avere accesso agli atti, con rilascio di relativa copia, afferenti alla tornata elettorale del 23 maggio 2010â€. In sostanza gli atti degli scrutini che si sono svolti a Catania e Messina. Tale richiesta, precisa la giornalista, “viene formulata all’eventuale fine della proposizione di reclamo…†Non avendo ricevuto riscontro, sono i sottoscrittori degli esposti ad affermarlo, avrebbero sollecitato un riscontro, senza alcun risultato. Da qui la decisione di sottoporre la vicenda all’autorità giudiziaria. L’esposto, identico nella forma, è stato consegnato per la Procura di Catania al dottor Patanè, e per la Procura di Messina al dottor Vincenzo Barbaro, che ha assegnato il fascicolo al sostituto procuratore, dottoressa Francesca Ciranna. Il documento non segnala né nomi né alcuna fattispecie di reato, od altro. Mira ad ottenere un accertamento sulla “resistenza†che sarebbe stata opposta alla richiesta degli atti. Il Presidente del Consiglio dell’Ordine, Franco Nicastro, come si accennava all’inizio, respinge nel merito e nella sostanza le accuse mosse al Consiglio dell’Ordine e manifesta la volontà di consegnare quanto richiesto entro breve. I giornalisti che hanno attuato la protesta, tuttavia, temono che questo avvenga allo scadere della data di presentazione di un eventuale ricorso e che i ritardi mirino proprio a rendere più difficile il ricorso stesso. Nicastro precisa che il ricorso può essere proposto entro trenta giorni dalla proclamazione degli eletti, la controparte invece sostiene di averne a disposizione appena dieci. Comunque sia, gli episodi che hanno contrassegnato il rinnovo del Consiglio dell’Ordine, costituiscono un’inequivocabile testimonianza di malessere per la categoria. Non a caso i ricorsi vengono proposti in larga parte da giovani giornalisti, il bersaglio della protesta è il vecchio tradizionale gruppo dirigente dell’Ordine. italiainformazioni.com

LE INTIMIDAZIONI AL PROCURATORE DI REGGIO CALABRIA PIGNATONE: LO STATO REAGISCE. BLITZ DELLE FORZE DELL’ORDINE, PERQUISITE 300 ABITAZIONI DI BOSS E REGGENTI

Lo Stato reagisce. A tre giorni dalle intimidazioni al procuratore Giuseppe Pignatone, all’alba di ieri è scattata un’imponente operazione di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza con controlli che hanno interessato i vertici delle cosche di ‘ndrangheta attive in città e in provincia. Gli appartenenti alle forze dell’ordine hanno controllato abitazioni e locali di pertinenza degli interessati alla ricerca di armi ed esplosivi, nonchè di ogni ulteriore elemento di interesse investigativo. Complessivamente le perquisizioni domiciliari a carico dei boss e “reggenti” sono state circa 300 e hanno visto impegnati congiuntamente – nel rispetto dei principi di collaborazione istituzionale e di coordinamento e a seguito di specifica attività di pianificazione e suddivisione degli obiettivi – oltre 700 appartenenti alle tre forze dell’ordine. Intanto da Firenze, partecipando a Terra Futura, il salone internazionale sulle buone pratiche di sostenibilità, il procuratore Pignatone ha parlato della presenza della massoneria in Calabria, evidenziando che ci sono stati «singoli esponenti massonici che avevano contatti con la ‘ndrangheta» e precisando che ciò è «oggetto di approfondite indagini delle quali ovviamente è impossibile parlare». Definendo la ‘ndrangheta come l’organizzazione criminale più forte e potente, facendo riferimento ad attività d’indagine, in particolare quella sfociata nell’operazione “Reale”, Pignatone ha parlato degli intrecci tra criminalità organizzata e politica: «Recentemente – ha detto il capo dei pm reggini – abbiamo intercettato noti esponenti delle cosche che, poco prima delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, discutevano su chi fosse meglio candidare. La ‘ndrangheta dunque fa campagna elettorale esattamente come la fa Cosa nostra in Sicilia». Pignatone ha, quindi, allargato il discorso all’attività repressiva dello Stato in Calabria: «È stata – ha detto il magistrato –meno intensa e soprattutto meno sistematica di quanto non sia stato in Sicilia. E questo per un problema di mancanza di risorse e non per cattiva volontà di quel magistrato o quel poliziotto». Secondo Pignatone, «la Sicilia per l’importanza strategica e per gli omicidi eccellenti che vi sono avvenuti dagli anni ‘70 in poi ha catalizzato l’attenzione dello Stato sotto il profilo repressivo prima e poi c’è stata una presa di coscienza della società. In Calabria siamo ancora ai primi passi».