Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video











STRAGI: PIERO GRASSO, A CAPACI FATTO POLITICO EVERSIVO

Siena - Procuratore antimafia, Piero Grasso: la strage di Capaci e’ stata ‘un fatto politico eversivo’. ‘Quella strage - ha aggiunto - avrebbe dovuto creare un clima terroristico eversivo. Non riguardava solo l’uccisione di Falcone. Quei 500 chili di esplosivo erano una cosa da guerra mondiale’. (AGI)

29 MAGGIO 1995, LA STRAGE DELL’HEYSEL E LA MORTE DEL CALCIO: RICORDIAMO LE 39 VITTIME ATTRAVERSO ALCUNI VIDEO

L’INCHIESTA SUI FONDI PER ALCUNI CORSI DI FORMAZIONE PER INFERMIERI A CATANZARO: INDAGATI PER TRUFFA I NOTI IMPRENDITORI DELLA SANITA’ PRIVATA MASSIMO POGGI E CLAUDIO PARENTE

Sono accusati di truffa i noti imprenditori catanzaresi del settore della sanità privata Massimo Poggi e Claudio Parente - quest’ultimo eletto consigliere regionale nelle scorse elezioni ed presidente del Catanzaro calcio - nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Procura del capoluogo. La vicenda sulla quale indaga il pm Gerardo Dominijanni, che nei giorni scorsi ha sentito lo stesso Parente, è relativa ad alcuni corsi di formazione per infermieri finanziati dalla Regione Calabria negli anni 1997 e 1998. L’accusa, secondo quanto appreso, sosterrebbe che i due imprenditori avrebbero utilizzato parte dei fondi finanziati per pagare stipendi degli infermieri assunti nelle loro strutture sanitarie. L’indagine ha avuto inizio dallo stralcio di un’altra inchiesta; nelle scorse settimane il pm Dominijanni avrebbe sentito alcuni dipendenti delle strutture sanitarie dei due imprenditori. Successivamente Claudio Parente - legale rappresentante all’epoca dei fatti di Medical Sport center srl e dell’Associazione Interregionale Vivere Insieme onlus - si è presentato spontaneamente in Procura per essere sentito e fornire la sua versione dei fatti. Poggi, ex dirigente del Catanzaro calcio, da parte sua ha subito fatto sapere di non aver mai ricevuto alcun avviso di garanzia. «Claudio Parente è completamente estraneo alle ipotesi di accusa che gli vengono contestate», rimarca l’avvocato Armando Veneto, difensore dell’imprenditore. «Parente – ha aggiunto il legale – dopo aver appreso dell’inchiesta della Procura si è presentato spontaneamente dal dottor Dominijanni al quale ha fornito la sua versione dei fatti. I fatti risalgono alla fine degli Anni Novanta ma il mio assistito ha deciso di rinunciare alla prescrizione perché ritiene che sarà prosciolto da ogni accusa. Nei prossimi giorni – ha concluso Veneto – ci recheremo nuovamente dal magistrato per fornire tutta la documentazione possibile per dimostrare l’estraneità dai fatti». Da parte loro gli avvocati Vittorio Ranieri e Giacomo Maletta, codifensori di Parente, hanno evidenziato in una nota che «i corsi furono realmente effettuati e portati a compimento, tra l’altro con interessanti risultati scientifici». Ancora «va detto che – aggiungono i due – la formazione riguardò operatori socio-assistenziali e non infermieri, segnalandosi come incontri professionali e didattici di elevata qualità per la bontà dei docenti partecipanti. Al termine degli stessi, il personale frequentante e i docenti furono regolarmente pagati coi fondi regionali all’uopo destinati, come si evince dall’ampia documentazione amministrativa validata e ratificata dagli uffici competenti della Regione Calabria. E si registrò inoltre un ritorno occupazionale superiore a quello previsto e richiesto dalle normative vigenti». Nel merito, sostengo i legali, «alle due aziende sopraccitate è stata solo ed esclusivamente contestata una mancanza nella documentazione contabile-amministrativa per le spese effettuate e rimborsate, tant’è che il pm Dominijanni, al termine dell’interrogatorio, ha accordato un termine per produrre memorie e tutto quel materiale cartolare che non è stato acquisito agli atti da parte degli inquirenti». Ranieri e Maletta evidenziano inoltre che «come già detto dall’avv. Armando Veneto, non è irrilevante che il dott. Claudio Parente, al momento di rendere interrogatorio, abbia espressamente rinunziato ad avvalersi della prescrizione, confidando nel corretto agire formale e amministrativo del personale di Medical Sport Center srl e Associazione Interregionale Vivere Insieme che, nel 1998 e 1999, si occupò della rendicontazione dei corsi, che, si ribadisce, venne ritenuta valida dagli uffici regionali preposti. Alla luce di quanto sopra, si è fiduciosi – hanno concluso i legali – che la vicenda si chiarirà celermente, anche e soprattutto in virtù della presentazione della redigenda documentazione difensiva». (g.l.r.)

LE ULTIME ELEZIONI REGIONALI: FIRME FALSE, LA PROCURA COSENTINA ISCRIVE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI CINQUE PERSONE TRA CONSIGLIERI PROVINCIALI, NOTAI E CANCELLIERI. I NOMI

Il “pasticcio” delle firme false. Inefficace dal punto di vista politico ma destinato a far registrare sorprendenti effetti in sede penale. La Procura cosentina ha infatti iscritto sul registro degli indagati i nomi dei consiglieri provinciali Mario Melfi (sindaco di Amendolara) e Pino Carotenuto, di Cosenza; e quelli del notaio Espedito Cristofaro, di San Marco Argentano, del cancelliere del Tribunale di Rossano, Damiano Minisci e del segretario comunale di Albidona, Vincenzo Staine. Le loro posizioni sarebbero al vaglio del procuratore capo, Dario Granieri e del pm Antonio Tridico. L’ipotesi di reato contestata è il falso in atto pubblico. Cos’è accaduto? Qualcuno ha apposto sottoscrizioni fittizie a sostegno di alcune liste elettorali presentate in occasione delle ultime elezioni regionali. Elezioni combattutissime in provincia di Cosenza per via dell’originaria (e poi smentita) sensazione che il centrosinistra potesse ottenere, al contrario che nel resto della regione, una buona affermazione. Nei giorni immediatamente successivi alla presentazione delle candidature (il 27 febbraio scorso), la magistratura bruzia decise di aprire un fascicolo d’inchiesta. L’indagine venne incardinata in seguito alla segnalazione fornita dal giudice Massimo Lento, presidente dell’ufficio elettorale, che aveva notato delle strane anomalie tra le carte che gli erano state trasmesse perchè procedesse agli opportuni controlli. Il procuratore capo Dario Granieri e il pm Antonio Tridico incaricarono perciò i carabinieri di verificare alcune sottoscrizioni – circa un centinaio – apposte sulla documentazione di “Autonomia e Diritti”, “Io resto in Calabria” e “Socialisti Uniti”. Acquisiti gli atti, ascoltati numerosi testimoni, disposte mirate perizie calligrafiche, gl’inquirenti hanno constatato, attraverso pure le audizioni dei presunti firmatari, che con molta probabilità qualcosa di effettivamente insolito si era verificato nei concitati momenti della “raccolta” delle firme. A Rossano, per esempio, sembra i delegati locali di una delle tre liste “sotto osservazione” avevano addirittura ricopiato integralmente gli elenchi degli iscritti al partito, senza ovviamente avvertire gli interessati, persone che, di punto in bianco, hanno poi ricevuto l’inaspettata visita dei militari dell’Arma. La circostanza assolutamente singolare che caratterizza l’intera vicenda è che le stesse liste avevano già raggiunto le 1.750 firme (pienamente regolari, stavolta) necessarie per partecipare all’appuntamento con il voto che ha consacrato la vittoria di Giuseppe Scopelliti. Va precisato che l’inchiesta, ora approdata alle fasi finali, non andrà ad incidere in alcun modo sul risultato sancito dalle urne, anche perché, in caso contrario, ai tre gruppi politici sarebbe stato impedito in anticipo l’”accesso” sulla scheda elettorale che i calabresi si sono poi ritrovati in mano nelle urne. Le persone complessivamente coinvolte nella delicata e riservatissima indagine sarebbero dieci. Tutti i soggetti coinvolti devono comunque essere considerati innocenti sino alla definizione del caso. Arcangelo Badolati - Gds

MESSINA, L’INCHIESTA: IL MAGISTRATO PINO SICILIANO NUOVAMENTE SOTTO INCHIESTA. ASSIEME ALL’AGGIUNTO DELLA PROCURA DI MESSINA RISULTANO INDAGATI L’AGENTE DELLA POLIZIA MUNICIPALE RITA MELITA E TRE FUNZIONARI DELL’URBANISTICA

REGGIO CALABRIA - L’inchiesta era nata a Messina: sul registro degli indagati erano finiti Antonio Martella, e Franco Marmino, funzionari del Dipartimento Attività edilizie; e Manlio Minutoli, allora capo del Dipartimento Urbanistica, accusati di falso nell’ambito di un’indagine nata da un conflitto tra l’ imprenditore Giuseppe Franchina, che aveva ottenuto una concessione edilizia e il proprietario del confinante ristorante La Terrazza, Marcello Startari. La settimana scorsa Beatrice Ronchi, il sostituto della Procura di Reggio Calabria, ha fatto notificare un avviso di garanzia ai tre funzionari. Uno spostamento di competenza territorile non casuale. Tra gli indagati figura adesso anche Pino Siciliano, l’aggiunto della Procura di Messina, messo agli arresti domiciliari su richiesta della Ronchi a maggio del 2009, con l’accusa di concussione, per un uso politico delle sue funzioni. E l’agente della polizia municipale del reparto di Repressione dell’abusivismo, Rita Melita. L’iscrizione di Siciliano e della Melita è conseguente all’ascolto di alcune conversazioni nell’ ufficio del magistrato in cui era stata piazzata una cimice. MICHELE SCHINELLA - centonove del 28-05-2010

IL MONDO DELLO SPETTACOLO E’ IN LUTTO: E’ MORTO GARY COLEMAN, IL ‘NOSTRO AMICO ARNOLD’. PROTAGONISTA DELLA NOSTRA INFANZIA TELEVISIVA, MITO PER TANTI RAGAZZI

ARNOLD

MILANO - Addio a Gary Coleman, protagonista della celebre serie “Il mio amico Arnold”. Il 42enne è morto dopo essere stato ricoverato in gravi condizioni in un ospedale dello Utah per un brutto infortunio: l’attore statunitense sarebbe caduto battendo violentemente la testa.

INCIDENTE - Il cognato dell’attore aveva definito «critiche» le condizioni della star. L’ex bambino prodigio è stato trasportato d’urgenza a Provo, nello Utah, dove è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva in seguito ad un intervento d’urgenza. L’incidente si sarebbe verificato mercoledì notte nell’abitazione dell’attore a Santaquin, nei pressi di Salt Lake City. I dettagli della vicenda sono ancora poco chiari. Per Coleman si trattava del terzo ricovero nel giro di pochi mesi: si era sentito male a gennaio, mentre un mese più tardi aveva avuto un malore sul set del programma tv The Insider. Problemi di salute dati anche dal ciclo di dialisi cui si doveva sottoporre sin dalla giovane età, in seguito al doppio trapianto di reni cui è stato sottoposto durante gli anni ‘80.

PROBLEMI CON LA GIUSTIZIA - L’attore, che soffriva di nefrite - malattia che gli ha impedito di crescere in altezza -, è stato però spesso al centro delle cronache anche per i suoi problemi economici e con la giustizia. A inizio anno era stato arrestato dalla polizia dello Utah per un presunto reato di violenze domestiche; due anni fa era finito in prigione per aver investito un uomo in un parcheggio. Nel 1998 è stato condannato a 90 giorni di carcere, con la condizionale, per aver picchiato una donna che aveva chiesto il suo autografo. E nel 1990 aveva denunciato i genitori adottivi sostenendo che avevano sottratto molti soldi al suo conto bancario. Nonostante l’attore guadagnasse fino a 100.000 dollari a episodio negli anni in cui interpretava Arnold Drummond nella serie “Different Strokes” - andata in onda negli Usa dal 1978 al 1986 - Coleman nel 1999 ha presentato istanza di fallimento. È sposato dal 2007 con Shannon Price, conosciuta sul set di un suo film.

MALEDIZIONE - Sembra proprio che una sorta di maledizione perseguiti le star del famoso telefilm «Arnold»: l’ultima tragedia risale al 6 maggio scorso. Il 25enne Tyler Lambert, figlio dell’attrice Dana Plato (nella serie Kimberly Drummond, sorellastra di Arnold) si è ucciso con un colpo di pistola alla tempia. E l’episodio è avvenuto a undici anni quasi esatti dal giorno in cui morì la madre, stroncata da un’overdose di farmaci l’8 maggio 1999.



LA PRIMA PUNTATA