I fratelli Nicola e Domenico Pellegrino, legati alla cosca di Giacomo Spatà , avevano imposto una sorta di monopolio nel settore: un giro che garantiva un aumento del capitale fino al mille per cento in pochi mesi
MESSINA - Beni per 50 milioni di euro sono stati confiscati a Nicola e Domenico Pellegrino, imprenditori del calcestruzzo e del movimento terra considerati elementi di spicco di un gruppo criminale affiliato alla cosca messinese di Giacomo Spartà . Secondo la Dia di Messina, i due fratelli hanno lucrato sul cemento impoverito o depotanziato, consolidando una sorta di monopolio nel settore grazie ai loro rapporti mafiosi. Un giro d’affari record, con un incremento del capitale fino al mille per cento in pochi mesi. Dalle indagini sono emerse gravi irregolarità legate alla fornitura di calcestruzzo, in molti casi erogato in misura inferiore rispetto alle quantità previste. Tra i beni confiscati diverse quote societarie, 40 automezzi (camion, betoniere, trattori, fuoristrada, autovetture e moto di grossa cilindrata), due impianti di produzione di calcestruzzo completi di silos, nastri trasportatori ed altri macchinari, 20 rapporti bancari e polizze assicurative per oltre 200 mila euro, 39 immobili (terreni, ville e appartamenti): si tratta della più consistente misura di questo genere mai applicata in provincia di Messina. Ma l’aspetto più inquietante resta che il cemento prodotto negli impianti della Calcestruzzi Messina srl dei fratelli Pellegrino e imposto ai cantieri pubblici e privati della zona sud e nei Comuni della fascia jonica messinese, era depotenziato. L’ingegner Attilio Masnata, il consulente tecnico nominato dai sostituti della Dda peloritana, Angelo Cavallo e Fabio D’Anna. I due magistrati lo scorso autunno avevano depositato la nota preliminare dell’esperto alla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale che ora si è pronunciata sulla confisca dei beni. L’impianto di contrada Badile, nel rione di Santa Lucia sopra Contesse, era stato sequestrato dalla Dia il 24 giugno 2009 insieme a cinque società , appartamenti, ville, terreni, impianti per la produzione del calcestruzzo, camion, betoniere e disponibilità bancarie dei fratelli Pellegrino. Il 23 settembre era seguito un sequestro probatorio negli impianti della Calcestruzzi Messina srl, della Messina Scavi e della Marina srl, dove il consulente tecnico ha potuto esaminare i macchinari e analizzare i campioni di beton, riscontrando “numerose non coformità legate alla natura e ai quantitavivi delle materie prime impiegate rispetto ai dati di qualifica”. In particolare l’ingegner Masnata ha constatato come “per quanto riguarda i calcestruzzi a dosaggio è stato individuato un ammanco sistematico di 20 kg/mc per i prodotti 200/300 e 30 kg/mc per il dosaggio 80, ammanco che si configura come frode commerciale”. Secondo il consulene tecnico, il cemento “impoverito” sarebbe stato proddotto non solo per realizzare insediamenti abitativi privati, ma perfino grandi opere pubbliche come il nuovo approdo di Tremestieri, il cui molo ha presentato dopo pochi mesi vistose crepe. E di calcestruzzo depotenziato si parla nelle intercettazioni telefoniche dei fratelli Pellegrino nell’operazione antimafia “Lux”. da Repubblica
MESSINA: LA CITTÀ DEL CEMENTO
ADESSO BASTA! SAREMO NOI CITTADINI A PIANTARE GLI ALBERI
Dopo decenni di mala politica e speculazione edilizia, Messina è l’ultima città anche per il Verde Pubblico (0,4 m2 per abitante – Classifica 2009 del Sole 24ore). Circa quindici mesi fa, cittadini, associazioni, movimenti hanno deciso di portare avanti una forte protesta e proposta attraverso una petizione sintetizzata in tre punti:
1) la creazione di grandi parchi in città attraverso il recupero delle poche aree estese rimaste tra le quali, ad esempio, quelle delle “Cave della Panoramica dello Stretto†o delle aree militari presenti nel perimetro cittadino: Ospedale Militare (Viale Europa), XXIV Artiglieria (Contesse), Marina Militare (Zona Falcata), Brigata Aosta (Bisconte), come già avvenuto, ad esempio, a Bologna con la conversione dell’area militare Prati di Caprara in Parco Pubblico Spadolini;
2) l’individuazione in tutti i quartieri di aree urbane da trasformare in verde attrezzato;
3) la riqualificazione del verde urbano mediante la messa a dimora degli alberi nelle vie sprovviste.
COMINCEREMO A PIANTARE GLI ALBERI IN CITTÃ, COME QUESTA MATTINA, SENZA ALCUN PERMESSO DELL’AMMINISTRAZIONE, MA CON IL CONSENSO DELLA NATURA! QUESTO E’ UN GESTO DI OBBEDIENZA CIVILE E SPIRITUALE ALLA MADRE TERRA.
LA SOLIDARIETA’ ALL’INIZIATIVA DA PARTE DI PADRE ALEX ZANOTELLI
Napoli, 26 giugno 2010
Carissimi,
pace e bene!
Piena solidarietà alla vostra iniziativa!
Sappiamo che dall’ alto non possiamo attenderci nulla.
La speranza nasce dal basso, dall’impegno della cittadinanza attiva, nonviolenta come la vostra. Padre Alex Zanotelli
Messina vuole il suo verde. Il gesto-simbolo di Accorinti: “Quando la protesta diventa propostaâ€
E’ stato Renato Accorinti, noto ambientalista messinese, stanco delle mancate promesse da parte dell’Amministrazione Comunale nell’impegno della creazione di spazi verdi nella città , a piantare questa mattina, senza alcun permesso, due alberi a piazza Cairoli in segno di protesta, ma soprattutto di “propostaâ€. Messina si ritrova ad essere, come dimostrato dalla classifica 2009 del Sole 24 ore, l’ultima città d’Italia per il verde Pubblico con 0,4 metri quadri per abitante. Circa quindici mesi fa, cittadini, associazioni, movimenti hanno deciso di portare avanti, attraverso una petizione, tre richieste fondamentali:
1) La creazione di grandi parchi in città attraverso il recupero delle poche aree estese rimaste, tra cui, ad esempio quelle delle Cave della Panoramica dello Stretto o delle aree militari presenti nel perimetro cittadino: Ospedale Militare( Viale Europa), XXIV Artiglieria(Contesse), Marina Militare (Zona Falcata), Brigata Aosta(Bisconte). Un esempio di ciò ne è Bologna con la conversione effettuata dell’area militare Prati di Caprara in parco Pubblico Spadolini.
2)L’individuazione in tutti i quartieri di arre urbane da trasformare in verde attrezzato
3) La riqualificazione del verde urbano mediante la messa a dimora degli alberi nelle vie sprovviste.