Dopo due anni e 10 mesi di gestazione è stata conclusa con l’emissione di sei avvisi di garanzia, notificati al sindaco, a due funzionari comunali e tre componenti della commissione di gara, l’inchiesta giudiziaria sul progetto e sulle fasi d’appalto del Nuovo teatro “Placido Mandanici”di Barcellona. Gli avvisi di garanzia, firmati dal sostituto procuratore Olindo Canali, hanno raggiunto il sindaco di Barcellona, il medico pediatra Candeloro Nania, il dirigente dell’ufficio tecnico l’ing. Gaetano Calabrò, 63 anni di Barcellona, nella funzione di presidente della commissione tecnico giuridica di esperti, indicati dagli ordini professionali, che hanno valutato i dieci progetti in concorso per l’appalto integrato, effettuando la scelta finale del vincitore. Avvisi di garanzia anche agli altri componenti la commissione giudicatrice, il prof. avv. Raffaele Tommasini, 67 anni, dell’università di Messina; l’ing. Pietro Grasso , 63 anni, originario di Tripi e residente a Siracusa; l’arch. Salvatore Fazio 54 anni, funzionario dell’ufficio tecnico del comune di Barcellona e l’arch. Sergio Nastasi, 57 anni di Milazzo, dirigente all’epoca dei fatti, dell’ufficio tecnico del comune di Pace del Mela. Tutti sono indagati per le ipotesi di reato di abuso d’ufficio perché avrebbero aggiudicato in violazione di norme di legge l’appalto integrato per il teatro (lavori e progettazione) all’Ati “Carlo Gavazzi impianti spa” e “B - B costruzioni srl” - di Milano. Al sindaco Nania invece, oltre all’accusa di abuso, vengono imputate altre tre contestazioni: omissione di atti d’ufficio per essersi rifiutato di attivare gli atti per la stipula del contratto con la ditta che aveva vinto il ricorso al Cga, concussione e peculato. Questi ultimi due reati ipotizzati farebbero riferimento, per la concussione, a presunte pressioni che il primo cittadino avrebbe esercitato attraverso lettere firmate dall’avv. Andrea Lo Castro e indirizzate al dirigente dell’ufficio tecnico Gaetano Calabrò con le quali si intimava allo stesso dirigente di procedere alla firma del contratto d’appalto con l’Associazione temporanea di imprese - “Carlo Gavazzi impianti spa” e “B - B costruzioni srl” - di Milano e ciò - scrive il magistrato - nonostante fosse pendente dinanzi ai giudici del Cga il ricorso proposto dalla “I.co.red. srl” contro il provvedimento di aggiudicazione della gara. In quella occasione l’ing. Gaetano Calabrò si rifiutò e - come si legge nel capo d’accusa -, il contratto fu fatto firmare verso febbraio del 2007 a tale ing. La Torre del Comune di Barcellona. Frattanto nelle more, il 21 giugno del 2007, il Cga accoglieva l’appello della “I.co.red. srl” annullando la precedente aggiudicazione. L’accusa di peculato è stata contestata solo perché - secondo la Procura che ha emesso l’avviso di garanzia - il sindaco avrebbe indotto tra settembre del 2004 e aprile del 2005, l’ing. Antonino Pantè di Barcellona (che solo dopo essere stato interrogato aveva presentato un esposto) a dimettersi dall’incarico progettuale degli impianti tecnologici del teatro affidatogli dalla precedente amministrazione comunale e ciò al fine - si legge nel capo di imputazione - di “sollevare la pubblica amministrazione dalla corresponsione degli emolumenti ed al fine di consentire che il progetto di Pantè fosse firmato dagli ingegneri dell’ufficio tecnico che per tale incarico percepivano emolumenti nell’ordine di 2 mila euro”. Stralciata, per essere archiviata. La posizione di un settimo indagato che all’inizio dell’inchiesta fu raggiunto da informazione di garanzia. Si tratta dell’architetto nisseno Giuseppe Ippolito 39 anni, residente a Santa Caterina Villermosa, in provincia di Caltanissetta, il cui studio professionale era stato sottoposto a perquisizione, con sequestro dei computer, lo stesso giorno e la stessa ora in cui i Finanzieri stavano setacciando l’ufficio tecnico di Palazzo Longano e notificato gli avvisi di garanzia. La vicenda giudiziaria è stata generata da un sequestro di un plico destinato ad un notaio di Barcellona (a cui è poi seguita una dettagliata denuncia) rinvenuto durante un posto sulla litoranea di Ponente a Milazzo, sull’auto dell’arch. Maurizio Marchetta, ex vice presidente del Consiglio comunale, direttore tecnico dell’impresa di famiglia, la “Co.ge.mar. Costruzioni Generali Marchetta srl” che in Ati, assieme alla “I.co.red. srl” e “Co.in.sot. srl”, è risultata aggiudicataria dell’appalto dopo una sentenza del Cga a cui la stessa Ati si era appellata per ottenere l’assegnazione dei lavori. Su quel plico, che in definitiva conteneva una sorta di memoriale, c’era scritto “Da aprire se mi succede qualcosa di male”. Dopo il sequestro delle carte, Marchetta presentò un esposto per spiegare meglio la vicenda. Le persone raggiunte da avviso di garazia, difese dagli avv. Laura Autru Ryolo, Filippo Barbera, Fabrizio Formica, Giuseppe Amendolia e Benedetto Calpona, avranno 20 giorni per presentare memorie a discolpa e chiedere di essere interrogati. Leonardo Orlando - gds
Nania: «La mia Amministrazione ha operato sempre nella legalità ». L’indagine partita da un memoriale dell’ex vicepresidente del Consiglio
“Temo per la mia incolumità ”. Si chiudeva così il testo contenuto nel plico segreto che ha dato l’input alle indagini sull’appalto integrato del Teatro Placido Mandanici, indirizzato ad un notaio e intercettato dai Finanzieri sull’auto dell’ex vicepresidente del consiglio comunale, Maurizio Marchetta, direttore tecnico dell’impresa di famiglia, la “Co.ge.mar.”. Era il 28 maggio del 2007. Perquisita la vettura, come routine, l’attenzione dei Finanzieri è stata richiamata da quel plico, sul quale c’era scritto “Da aprire solo se mi succede qualcosa di male” e indirizzato ad un notaio di Barcellona. I Finanzieri, al comando del capitano Danilo Persano, decidevano di sequestrare la busta nella convinzione che in essa fossero contenuti fatti gravi oggetto di “notizie di reato”. Una volta aperta, su ordine del magistrato inquirente, il sostituto procuratore Olindo Canali, è saltato fuori un memoriale sull’appalto integrato del “Mandanici”, importo a basa d’asta di 4 milioni e 122 mila euro appaltato e assegnato il 31 luglio 2006, all’Associazione temporanea di imprese - “Carlo Gavazzi impianti spa” e “B - B costruzioni srl” - di Milano. Nel memoriale si sarebbe sostenuto con dovizia di particolari, tra l’altro, che l’appalto integrato del Teatro sarebbe stato oggetto di una gara viziata per far vincere l’impresa aggiudicataria e collocare la “Co.ge.mar.” della famiglia Marchetta al terzo posto. Chi avrebbe orchestrato la gara d’appalto in favore del vincitore avrebbe avuto - sempre secondo quel documento - anche un secondo scopo finale, quello di favorire concretamente una impresa locale classificatasi al quarto posto “vicina” a politici. I contenuti del dossier che ha prodotto l’inchiesta saranno comunque oggetto della verifica processuale in quanto, un anno dopo il sequestro dell’atto, Marchetta presentò una più dettagliata denuncia sulla gestione dell’appalto stesso. Sei, come abbiamo riferito ieri, le persone indagate. Intanto, dopo aver avuto notificato l’avviso di garanzia con le ipotesi di reato di abuso, omissione, concussione e peculato, il sindaco Candeloro Nania, ha emesso un comunicato stampa affidato all’avv. Filippo Barbera che lo difende assieme all’avv. Laura Autru Ryolo. Afferma il primo cittadino di Barcellona: «Pur rimandando al prosieguo ogni più puntuale considerazione in merito alle assurde accuse mosse nei miei confronti dall’ex Pm titolare delle indagini sull’aggiudicazione dei lavori del nuovo Teatro Mandanici, e senza volermi addentrare per ora più di tanto nel merito della vicenda (mi riprometto infatti di farlo solo dopo un’attenta disamina degli atti insieme ai miei difensori), desidero esprimere il mio indignato sconcerto per l’inopinato approdo investigativo. È un mio dovere, prima ancora che un diritto. Perché - spiega il sindaco - al di là della mia privata onorabilità di uomo, cittadino e padre - è in gioco l’onorabilità dell’Amministrazione che rappresento e, quindi, della mia amata Città . Ebbene: sappiano anzitutto i miei concittadini che tutte le accuse mossemi sono, semplicemente, destituite di qualunque fondamento, giacché l’operato dello scrivente - nella vicenda dei lavori del Teatro Mandanici come d’altronde in ogni altra vicenda amministrativa - è stato improntato al più cristallino e rigoroso rispetto delle Leggi». «Non si dimentichi - aggiunge Nania - che chi scrive, lo rivendico con orgoglio, è il primo Sindaco della Città che ha dimostrato negli anni con azioni concrete e continue (penso soprattutto ai “protocolli di legalità ” siglati con la Prefettura) il proprio impegno nella lotta al malaffare ed alla criminalità e nel rispetto del principio pieno e sostanziale di legalità . Quindi non tacerò. Ed anzi, nel difendere con forza ed orgoglio l’operato dell’Amministrazione e l’onorabilità della mia Città , vigilerò pure attentamente su qualunque tentativo di discredito che sia stato eventualmente ordito e messo in atto da chiunque, tanto più se portatore di personali e poco chiari interessi. «Ed ecco perché, quindi, nell’auspicare che quel lavoro di vaglio critico delle fonti d’accusa che è prerogativa della Magistratura sia condotto con il massimo rigore, assicuro - conclude Nania - i miei cittadini che personalmente non tralascerò di esercitare ogni legittima azione, in qualunque sede istituzionale, che apparirà idonea alla migliore tutela delle mie ragioni e della verità storica dei fatti, perseguendo legalmente chi - vuoi per interesse personale, vuoi per inclinazione al dolo, vuoi per irresponsabile superficialità - quella Verità voglia invece nascondere o tentare di sovvertire o piegare ai propri calcoli di bottega». Leonardo Orlando - Gds