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MESSINA, CITTA’ DI FRONTIERA - I ‘MERCANTI DI UOMINI’ RESTANO TUTTI IN CARCERE: Intanto sono stati già rimpatriati 61 migranti egiziani con due charter partiti da Catania

Era “Adel il grosso” la mente del viaggio della speranza degli 84 migranti intercettati a Taormina sabato scorso, ammassati in un tir come bestie. Era l’egiziano di 51 anni Adel Riad Said Gouhar che aveva contattato l’autista romano Giampaolo Corsini e aveva assoldato gli altri due “mercanti”, vale a dire il 32enne Maher Ali Ouda e il 28enne Shokry Abovelnaser Mohamedhagag (quest’ultimo potrebbe avere anche un altro nome all’anagrafe), per l’affare del trasporto che avrebbe fruttato a tutti parecchie migliaia di euro. Tutti e quattro restano in cella, nei loro confronti nel pomeriggio di ieri dopo la tornata di interrogatori della mattinata al carcere di Gazzi il gip Walter Ignazitto ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare accogliendo la richiesta dio misura restrittiva del sostituto procuratore Anna Maria Arena, il magistrato che ha coordinato le indagini della polizia. L’accusa per tutti è quattro è legata alle leggi sull’immigrazione, in concreto hanno «organizzato ed effettuato il trasporto e l’ingresso sul territorio italiano di 84 persone prive di permesso di soggiorno». Tutti e quattro i “mercanti” hanno risposto ieri mattina alle domande del gip Ignazitto con accanto i loro difensori, gli avvocati Giuseppe Romeo, Antonella Puglisi, Cesare Santonocito e Giuseppe Serafino. L’autista romano Giampaolo Corsini che guidava il tir intercettato dalla polizia stradale sulla A18 prima a Giardini e poi bloccato all’uscita della galleria Taormina in una piazzola di sosta, ha raccontato di aver bisogno di soldi per fare fronte ai debiti e di essere stato contattato a Roma da Adel Riad per effettuare un trasporto di extracomunitari che dovevano sbarcare ad Agrigento, la destinazione finale era Milano o dintorni. E così Corsini insieme ad Adel e a Shokry Abovelnaser Mohamedhagag, soprannominato “Fabio”, è partito da Bari venerdì scorso e si è diretto ad Agrigento, dove è stato “scortato” da una Golf con a brodo tre arabi sino alla spiaggia di San Leone. Ha parcheggiato, avrà dormito tre o quattro ore, poi in piena notte è stato svegliato dagli arabi, perché erano arrivati i disperati dopo il viaggio disumano in un barcone. Una volta completato il “carico” l’egiziano Adel si è seduto al suo fianco nella cabina di guida e si teneva in contatto con il suoi “colleghi” a bordo della Golf. Secondo quanto ha dichiarato Corsini il compenso preventivato era in tutto di 10.000 euro e a prospettarlo sarebbero stato “Fabio”, alias Shokry Abovelnaser Mohamedhagag, che aveva già anticipato dei soldi ad Adel. E proprio Adel ha dichiarato che Corsini vedendo tutti i migranti sulal spiaggia di Agrigento ha litigato con Shokry perché pretendeva un compenso maggiore. Il gip Ignazitto nella sua ordinanza di custodia cautelare emessa ieri parla di un quadro indiziario grave ed univoco a carico dei quattro e gravi indizi di colpevolezza sono ravvisabili soprattutto a carico innanzitutto di Corsini e Adel. Il primo infatti era il conducente dell’autotreno «ovviamente consapevole dell’inquietante e compromettente “carico” di clandestini trasportati», e lo stesso può dirsi per Adel «anch’egli annoverabile tra gli organizzatori del trasporto e non già tra i trasportati: la momento del controllo di polizia infatti, costui viaggiava a fianco del Corsini, nella cabina di guida dell’autotreno, con indosso la somma di 1.660 euro», e come Corsini era munito di una “carta di qualificazione conducente”, la patente professionale che è obbligatoria dal 2009 per chi conduce autoveicoli per il trasporto merci. Spiega ancora il gip che «gravi indizi di colpevolezza sussistono pure nei confronti degli altri due indagati», vale a dire il 32enne Maher Ali Ouda e il 28enne Shokry Abovelnaser Mohamedhagag, entrambi residenti in Italia da tempo con regolare documento, e che secondo il gip nel corso degli interrogatori di garanzia hanno fornito giustificazioni «del tutto sfornite di credibilità». Intanto nella serata di martedì sono stati rimpatriati, con due voli charter partiti dallo scalo aereo di Catania e diretti a Il Cairo, 61 dei migranti, tutti «cittadini egiziani maggiorenni – si legge in una nota del Viminale –, sbarcati clandestinamente sulle coste agrigentine e rintracciati nel corso di un controllo effettuato nel primo pomeriggio del 24 luglio scorso sul tratto autostradale Messina-Catania dalla Polizia Stradale messinese. Gli stranieri erano nascosti all’interno di un autoarticolato condotto da un cittadino italiano accompagnato da un pluripregiudicato egiziano, che sono stati arrestati, unitamente ad altri due egiziani presenti sull’automezzo, in quanto responsabili di aver organizzato l’ingresso ed il trasporto illegale degli stranieri». «Il rimpatrio dei 61 egiziani – prosegue il viminale –, avvenuto solo dopo pochi giorni dal loro arrivo in Italia, è frutto dell’ottima collaborazione da tempo instaurata con gli Uffici immigrazione dei Paesi del Mediterraneo dai quali originano i traffici migratori illegali». Nuccio Anselmo

MESSINA, CITTA’ DI FRONTIERA - LE ULTIME SULL’INCIDENTE TIR-BICICLETTA: Stazionarie le condizioni del bambino finito sotto il tir. Coma farmacologico per lenire le sue sofferenze. Gli interrogativi del papà sulla terribile dinamica

G. M., il bambino di 10 anni finito sotto il tir a Minissale, in largo La Rosa, vicino al Ventiquattresimo Artiglieria, lotta per vivere sul suo lettino nella Terapia intensiva pediatrica del Policlinico universitario. Il piccolo, dopo aver subito martedì due interventi chirurgici, prima a un polmone e poi al braccio destro, è in coma farmacologico, indotto dai medici per lenirgli le sofferenze. Ieri, nella clinica diretta dal prof. Ignazio Barberi, sono proseguiti gli accertamenti per verificare l’evolversi delle sue condizioni, e in particolare la ripresa della funzionalità dei polmoni: uno dei due è stato più gravemente danneggiato dallo schiacciamento e si confida che il drenaggio eserciti i suoi primi effetti benefici. È questo l’aspetto più delicato perché la prognosi, sempre riservata, possa essere sciolta, più delle gravi ferite subite dal braccio destro dilaniato da una ruota, e ricostruito con il secondo intervento. Il bambino, inoltre, ha accusato una frattura all’altro braccio che, rispetto ai problemi più gravi, pare quasi un dettaglio. Parenti ed amici della famiglia – padre, madre, tre figli – si stringono attorno ai genitori e ai due fratelli, in un momento così drammatico in cui però la speranza non arretra mai di un attimo, l’attesa vitale dell’intero rione di Minissale che quel frugoletto così amato e pieno di gioia ritrovi, presto o tardi, il sorriso. E l’equipe della Terapia intensiva sta profondendo ogni sforzo possibile perché le condizioni, da gravi e stazionarie che sono, possano iniziare a migliorare. Colpisce, pur nella disperazione, il coraggio dei genitori. Il papà anche lui con un passato di camionista, non si dà pace: «Io so quello che significa guidare un camion e posso anche ammettere che il conducente del tir non lo abbia visto ma mi chiedo – ripete – come abbia fatto a non sentire subito il rumore della bicicletta tra le ruote, e che lo pneumatico sotto il quale erano finiti il braccio e parte del petto di mio figlio, non doveva girare, ma slittare, quasi pattinare…». Interrogativi lancinanti. Ma non pochi sono gli aspetti della ricostruzione che potranno essere ricostruiti solo attraverso le indagini che continuano ad essere svolte dalla Polizia municipale, dirette dal capitano Lino La Rosa, e coordinate dal sostituto procuratore Maria Pellegrino. Si va dalla presenza di automobili parcheggiate in vario modo e magari un po’ sporgenti sulla carreggiata, che potrebbero aver indotto il giovanissimo ciclista ad allargare improvvisamente la traiettoria, all’effettiva lunghezza in metri del “trascinamento” del piccolo e della bici tra le ruote, fino al tempo d’arrivo dell’autoambulanza del 118. Quando il piccolo è stato liberato dalla morsa della grande ruota, e stava riverso sull’asfalto, sul quale si dibatteva, nell’attesa generale dei soccorsi, tutti hanno vissuto e condiviso un’angoscia assoluta. Un dolore provato con intensità ancora più scioccante dal conducente dello Scania, il camionista trevigiano di 55 anni, che in compagnia della figlioletta, era diretto a Contesse per scaricare vetri e infissi. L’uomo ha raccontato agli agenti di non aver visto il bambino rimasto intrappolato sotto il “muso” del suo autotreno, anche perché l’altezza della cabina di guida non consentirebbe proprio di guardare al di sotto di esso. La particolare dinamica dell’incidente fa riflettere in generale sulla scarsa vivibilità delle nostre strade “dei tir” per i ciclisti, soprattutto di tenera età come il bambino che quella mattina, pur disobbedendo a papà che voleva stesse a casa, aveva però indossato per prudenza – ricorda, struggente, suo padre – «il mio casco integrale». Intanto, in generale, sull’infinita questione messinese dei tir in città, interviene con una nota al sindaco, al comandante della Polizia municipale e al questore, il portavoce del comitato “La Nostra Città” Saro Visicaro: «Ai tempi del prefetto Marino – ricorda – vigevano alcune regole di comportamento per il passaggio dei tir nelle more della realizzazione degli approdi a sud. Ma, dopo, c’è stato un aumento della tolleranza del transito del gommato pesante. Considerando che i futuri approdi non saranno realizzati nei prossimi cinque anni – afferma Visicaro – se non si vuole ricominciare a contare le vittime, bisognerà convincersi a dettare regole precise per il transito del gommato pesante in città». Alessandro Tumino - Gds

MESSINA, L’EX SINDACO E PARLAMENTARE ANTONIO ANDO’ SMENTISCE: NON SONO IO IL ‘SUGGERITORE OCCULTO’ DI RAFFAELE LOMBARDO O DI ‘GRUPPI DI POTERE’ CHE VORREBBERO FARE FUORI IL SINDACO BUZZANCA

Smentisce di essere colui che trama nell’ombra, il “suggeritore occulto” di Raffaele Lombardo o di altri “gruppi di potere” che vorrebbero “far fuori” Buzzanca e commissariare per l’ennesima volta il Comune di Messina. L’avvocato Antonio Andò, già sindaco e parlamentare, osserva tra il divertito e il sorpreso le vicende di Palazzo Zanca. Poi, si fa serio: «Leggo l’articolo sulla Gazzetta che tratta della ipotesi di inammissibilità del doppio incarico deputato regionale-sindaco di Messina dell’on. Buzzanca e poiché vengo citato tra i possibili “suggeritori” di una strategia dei ricorsi elettorali, ritengo opportuno smentire tale ricostruzione e offrire alcune considerazioni sul tema». Andò riassume la vicenda: «Una sentenza della Corte Costuzionale ha sancito che l’incarico di deputato regionale e quello di sindaco non sono ricopribili contemporaneamente dallo stesso soggetto; il primo degli eletti della lista Pdl ha chiesto all’Assemblea regionale di pronunciare l’incompatibilità dell’on. Buzzanca (al quale in tal caso subentrerebbe); un cittadino ha chiesto al giudice ordinario di pronunciare la decadenza dell’on. Buzzanca da sindaco, ove non si dimetta da deputato entro un termine fissato dalla legge in dieci giorni; l’on. Buzzanca ha preannunciato di non intendere, allo stato, dimettersi nè da deputato nè da sindaco. Mi pare evidente – aggiunge Andò – che i ricorsi siano atti esclusivi degli interessati e dei loro legali che non hanno bisogno, anche per le professionalità dei secondi, di suggerimenti, nè li hanno richiesti, almeno al sottoscritto. A loro volta le decisioni dell’on. Buzzanca, che personalmente apprezzo e stimo e auspico che possa garantire la continuità dell’azione amministrativa (senz’altro preferibile a qualunque gestione commissariale), appartengono alla sua valutazione e sensibilità. Se egli riterrà di non dimettersi da deputato regionale è da ipotizzare che abbia valutato non applicabile nei suoi confronti la pronuncia della Corte Costituzionale, ancorchè due componenti della sua giunta, gli onorevoli Ardizzone e Romano, si siano diversamente comportati, rassegnando dopo la medesima sentenza le proprie dimissioni. Allo stesso modo, se l’on. Buzzanca non si dimetterà da sindaco, è da ritenere che egli escluda la possibilità di incorrere nella decadenza richiesta e comunque abbia escluso che questa scatti dopo dieci giorni dal ricorso (1 agosto) e possa così influire, dopo tale data, sull’attività del sindaco. Anche in questo caso è da credere che la scenta dell’on. Buzzanca fondi su una corretta interpretazione normativa, condivisa dal suo partito e dalla sua coalizione che certamente non intendono mettere a rischio un seggio all’Ars, e tantomeno assumersi la responsabilità politica di un ennesimo commissariamento del Comune di Messina». Se questa è la lunga premessa («In una materia così complessa e delicata deve essere rispettata appieno la valutazione dei soggetti interessati e il loro diritto autonomo di adire le competenti sedi giudiziarie e parlamentari; fermo restando il diritto, ma anche il dovere, dei soggetti politici e degli elettori a giudicare, ognuno dal proprio punto di vista, le scelte adottate e la loro corrispondenza all’interesse pubblico»), Andò entra nel merito. «Il piano del contenzioso elettorale – afferma – è diverso da quello della valutazione politica, così come sono diverse le logiche delle istituzioni e della politica e, perciò, non può avere spazio alcuna ricostruzione “dietrologica” delle azioni, tantomeno se questa, fantasiosamente, attribuisce strategie o influenze al presidente della Regione o ai suoi collaboratori, e tra essi il sottoscritto, assolutamente estraneo alla vicenda anche sul piano professionale». (l.d.)

SI SPENDE MOLTO, SI VIVE MALE: ECCO LA CITTA’ DI MESSINA - Si spende molto, si vive male: ecco Messina Assieme a Palermo siamo, per servizi, la più cara tra le 14 città metropolitane. E abbiamo le tasse più alte!

È sempre più squilibrato il rapporto qualità-prezzo riguardante il vivere a Messina. L’una scende, ogni giorno di più, mentre i costi salgono, in misura quasi inversamente proporzionale. Secondo lo studio presentato ieri dall’Osservatorio nazionale Federconsumatori, la nostra è tra le due città più care d’Italia. Ce la battiamo con Palermo, che per quest’anno si aggiudica la palma del centro urbano con la spesa più elevata rispetto agli altri comuni italiani. La spesa annua di Messina è di 2.154 euro, quella di Palermo arriva a 2.272 euro. L’hanno chiamata “Indagine sui costi di cittadinanza” ed è un analitico check-up che ha preso come campione le 14 città metropolitane, una radiografia dei costi dei servizi pubblici e delle addizionali locali, riferiti all’anno 2009. È stata considerata come modello la spesa di una famiglia standard, composta da 2 adulti e 1 bambino, con un reddito annuo di 36 mila euro. Secondo quanto emerge dall’indagine, la famiglia “standard” ha sostenuto un “costo di cittadinanza” di 1966 euro annui. Ma mentre a Venezia il costo è stato calcolato in 1643 euro all’anno, a Messina è salito, come detto, a quota 2.154. In riva allo Stretto, dunque, la famiglia “standard”, è stata costretta a spendere 409 euro in più rispetto a quella che ha vissuto in Laguna. Il “costo di cittadinanza” assorbe, in media, quasi il 3,7 per cento del reddito percepito dalla famiglia “standard”, mentre l’1,8 per cento è assorbito dalle addizionali Irpef. E, quindi, il 5,5 per cento del reddito è alla fine assorbito da spese legate strettamente al luogo di residenza. È incredibile ma vero: Messina è la città dove le imposte locali costano di più (stavolta è in compagnia di Catania). A Firenze si arriva a 432 euro, da noi il costo è quasi raddoppiato (792 euro). Per avere in cambio quali servizi? Scendere tra i meandri dei numeri e dei coefficienti è come fare un viaggio soggiornando in stamberghe con prezzi simili agli alberghi di lusso. Vediamo le cifre, voce per voce. Asili nido: il costo annuale di cittadinanza a Messina, sempre per la famiglia standard, è di 297 euro (nel 2007 era di 212), mentre a Napoli è di 100 euro e a Roma di 156. È vero, a Torino è di 315, a Trieste di 352, a Milano di 284, ma si confronti l’offerta di asili nido in quelle città con quella messinese: usciamo con le ossa rotte in tutti i sensi. Messina ha solo due asili pubblici, altrove se ne contano a decine. Raccolta rifiuti: siamo a 187 euro, tutto sommato in media con le altre città metropolitane. Torniamo a essere tra le città più costose per quel che concerne gli abbonamenti mensili ordinari (trasporto pubblico): a Messina si spendono 300 euro (ma erano 517 nel 2007) rispetto ai 270 di Catania, ai 250 di Cagliari o ai 298 di Trieste. Per il servizio idrico integrato il costo è di 253 euro. Complessivamente, la famiglia standard spende nella nostra città “per servizi” 1362 euro (erano 1394 nel 2007), quasi 200 più che a Milano o a Catania. Ma il costo sale ancor più a causa delle addizionali comunale e regionale (Irpef) che da noi pesano rispettivamente per 288 e 504 euro annui, molto più che a Genova, a Bari o a Cagliari. E non si sa perché. Si spende molto, si vive male. Ci vuole davvero un amore smisurato per continuare a voler bene a questa nostra martoriata città…

In sintesi

I costi di cittadinanza si riferiscono alla spesa per i servizi offerti dalle città metropolitane sostenuta da una famiglia standard (due genitori e un figlio). Il dato complessivo per Messina è di 2154 euro all’anno, un po’ meno che a Palermo (2272 euro) ma molto più che a Catania (1970 euro). La spesa per servizi, in realtà, è di 1362 euro ma ad essa si aggiungono anche le addizionali comunale e regionale Irpef che a Messina sono più care rispetto al resto d’Italia (792 euro anzichè i 504 euro di Milano o i 576 di Cagliari e i 612 di Trieste). La famiglia standard spende per gli asili nido 297 euro; 187 euro per la raccolta dei rifiuti; 92 euro per la prescrizione farmaci (23 ticket); 25 euro per il pronto soccorso; 74 euro per le impegnative per analisi e 74 per le prestazioni specialistiche; 60 euro per i biglietti ordinari di trasporto pubblico (48 ticket) e 300 euro per gli abbonamenti mensili ordinari; 253 per il servizio idrico integrato.

IL RITROVAMENTO IN UN LUOGO FREQUENTATO DA RAGAZZI E ANZIANI NEL CUORE DI BARCELLONA P. G.: Il fucile usato dai postini del pizzo ben nascosto nel giardino dell’Oasi del Monte di Pietà è stato usato nel recente raid contro le vetrine di negozi del centro

I giardini dell’Oasi del Monte di pietà, nel cuore del centro urbano di Barcellona, prospicienti alla piazza principiale di San Sebastiano, sono stati utilizzati da sconosciuti come un sicuro nascondiglio di armi e munizioni. Gli inquirenti ipotizzano che l’arma con i proiettili rinvenuti ieri possano essere stati utilizzati nei recenti raid notturni contro le vetrine dei negozi del centro nell’ambito delle azioni dimostrative dei nuovi metodi attuati dal racket delle estorsioni. I carabinieri della Compagnia e della stazione di Barcellona hanno scoperto, nascosti tra la vegetazione piantumata dietro l’anfiteatro, un fucile da caccia calibro 12, con canne sovrapposte, privo matricola e con all’interno di una delle canne una borra (l’involucro di una cartuccia) esplosa. L’arma potrebbe essere la stessa utilizzata dal gruppo di fuoco nelle due azioni dimostrative messe in atto nella notte tra l’8 e il 9 luglio scorso, 20 giorni fa, quando furono prese di mira le vetrine di due negozi del centro il primo “Decor Casa” in via Matteo Bellinvia e il secondo “Galassia” nella via Umberto I, colpite con nove colpi caricati a pallettoni che hanno provocato consistenti fori nei cristalli. Una settimana prima un’azione analoga era stata compiuta contro la vetrina del negozio “S 2 Sport”. Nell’ultima spericolata azione portata a termine contro i due negozi la banda composta in tutto da quattro persone, dopo aver abbandonato l’auto in via Umberto I per timore di essere intercettati, si è data alla fuga a piedi verso il largo ubicato dietro il Banco di Sicilia. Verosimilmente i componenti del gruppo di fuoco potrebbero aver raggiunto e nascosto, nel timore di essere sorpresi col fucile, l’arma all’interno dei giardini dell’Oasi. Oltre all’arma, avvolti in un involucro a tenuta stagna, sono stati ritrovati trenta micidiali proiettili per pistola calibro 38 Smith & Wesson e due proiettili per altra pistola di diverso calibro, 357 Magnum, la cui ogiva una volta esplosa si frantuma e produce effetti devastanti sul bersaglio umano preso di mira. La scoperta del fucile da caccia e delle munizioni per pistole, è avvenuta martedì intorno a mezzogiorno quando i carabinieri hanno perlustrato a fondo i giardini dell’Oasi racchiusi all’interno dell’edificio nei cui locali sono ospitati la biblioteca per ragazzi, sale conferenze, sedi di associazioni ricreative, un circolo per anziani e l’università della terza età, oltre alla sede dell’associazione turistica Pro loco. La scoperta, coperta da riserbo per esigenze di indagini, è stata fatta, nel quadro di indagini in corso, da parte dei carabinieri che hanno agito al comando del capitano Luciano De Gregorio, del tenente Salvatore Ferraro, rispettivamente comandati della Compagnia e del Nucleo operativo e del luogotenente Salvatore Pino, comandate della locale stazione. I giardini racchiusi all’interno dell’edificio, sono recitanti da una inferriata e l’accesso è consentito attraverso il cancello principale posto a ridosso della piazza centrale. L’ostacolo della staccionata è facilmente superabile anche perché i giardini, come l’intero complesso dell’ex Monte di pietà, non hanno custodia e sono privi di sistemi di videosorveglianza. Risalire all’identità delle persone che hanno nascosto armi e munizioni in un luogo aperto al pubblico e per giunta frequentato di giorno e di sera da giovane e adulti, sarà un compito difficile. Gli inquirenti tuttavia non sono pessimisti e intanto hanno iniziato con l’inviare il fucile con la borra esplosa ed i proiettili per le pistole, ai laboratori scientifici dei carabinieri del Ris di Tremestieri per la perizia balistica. Leonardo Orlando - Gds

REGGIO CALABRIA: GIUSEPPE RAFFA SI E’ DIMESSO DA SINDACO. BUFERA NEL PDL. ARRIVA IL COMMISSARIO?

C’è ormai poco spazio per una soluzione della crisi formalizzata ieri mattina alle 8 con le dimissioni ufficiali del sindaco facente funzione Giuseppe Raffa. Non è da escludere che, trascorsi i venti giorni canonici a Palazzo San Giorgio arrivi il commissario. Il muro contro muro, infatti, ieri si è accentuato. Ai ferri corti in particolare il gruppo dei “trenta” che ha diffidato Raffa, provocando le sue dimissioni, e il parlamentare Nino Foti, definito da questi il vero regista della crisi. Non solo ma contro di lui si è abbattuta una tempesta di accuse pregresse: è ritenuto colui che avrebbe tentato di boicottare sino all’ultimo la candidatura di Scopelliti a governatore. Il coordinatore provinciale del Pdl ha reagito di brutto, invitando Scopelliti a prendere le distanze dai “trenta” e a convocare subito il Coordinamento regionale del Pdl. In sintesi cosa dicono i “trenta”. Parlano «di una trama, oggi non più sottile, semplicemente perversa e finalizzata a conquistare un ruolo ed una prospettiva personale, dal momento che l’ eventuale ambizione alla candidatura a sindaco risponde a requisiti che nello scorcio di tempo trascorso non sono stati ravvisati nella figura del dott. Giuseppe Raffa». Il regista di questa trama sarebbe secondo i trenta l’on. Nino Foti, accusato di svolgere un’attività parlamentare «esclusivamente indirizzata ad una vera e propria persecuzione politica nei confronti del presidente Scopelliti e degli straordinari risultati da lui conseguiti su ogni versante di impegno politico ed istituzionale. Come non ricordare, infatti, gli attacchi gratuiti ed ingenerosi a Scopelliti quando ancora ricopriva la carica di sindaco?». I “trenta” fanno riferimento pure ad un fantomatico dossier che l’on. Foti avrebbe presentato a Berlusconi «per impedirne la candidatura di Scopelliti a governatore della Calabria ed il sostegno ad una surreale candidatura del dott. Misaggi». L’ultimo riferimento riguarda quel progetto che allora l’on. Foti prese pubblico per una coalizione bipartisan in grado di varare un governo regionale di “salute pubblica”. «Adesso – dicono i “trenta” – Foti aspira a sostituire Scopelliti nel ruolo di coordinatore regionale del Pdl, dimenticando, peraltro, il vasto consenso popolare ottenuto quale Governatore della Regione Calabria». Alla luce di queste considerazioni, i “trenta” « ribadiscono l’ invito al sindaco f.f. Giuseppe Raffa di rendersi disponibile ad un confronto con consiglieri ed assessori richiesto e fino ad oggi da lui ignorato, per riflettere sulle sue scelte di discontinuità che comporterebbero un evidente arretramento ed involuzione della Città. Questo era lo spirito del documento iniziale il cui unico fine era la necessità di un confronto, pertanto l’irrigidimento su alcune posizioni sarà interpretato dagli scriventi come mancanza di interesse verso la città». Pronta la replica dell’on. Nino Foti: «Ma questa è bella! La crisi al comune non l’ho certo creata io. Anzi martedì scorso ho avuto un incontro cordiale a Roma presso la sede del Coordinamento Nazionale con il Presidente Scopelliti, gli ho spiegato il senso del comunicato che avevo appena fatto diramare alle redazioni e, a dire il vero, ho ricevuto il suo apprezzamento. Peraltro, Scopelliti mi ha invitato a venire a Reggio per tentare di trovare con lui una ricomposizione della crisi e, in tal senso, mi sono reso disponibile a farlo».
E il parlamentare si rivolge proprio a Scopelliti: «Ora mi aspetto che lui prenda pubblicamente le distanze da questi signori. Mi aspetto che il coordinatore regionale mi difenda da queste fantasiose accuse. È chiedo formalmente la convocazione del Coordinamento regionale nella doppia qualità di Coordinatore provinciale e deputato de Pdl per discutere con la massima urgenza delle gravi dichiarazioni rese a mezzo stampa nei miei confronti da parte». Secondo Foti «i problemi del comune di Reggio stanno a Reggio Calabria, non a Roma, a Catanzaro o altrove. Anzichè cercare la via del dialogo e della ricomposizione di una crisi al i consiglieri e gli assessori che fanno? Occupano il loro tempo con questo genere di comunicati stampa finalizzati solo a gettare altra benzina sul fuoco…». Sulle accuse che gli vengono rivolte e sulle offese personali si limita «a rispedirle al mittente». Sul presunto “dossier” antiScopelliti fatto pervenire al premier, l’on. Foti precisa: «Nulla di più falso. Basterebbe contattare la segreteria del presidente Berlusconi e chiedere se ho mai fatto una cosa del genere. Ma come si fa ad affermare una cosa cosi grave? Non si trattano cosi i lettori, gli ascoltatori o gli spettatori degli organi di informazione. È poco serio, poco rispettoso per l’intelligenza di chi legge. Non si propina qualsiasi contenuto e basta… Pricedendo do in questa direzione ognuno potrà dire tutto ed il contrario di tutto». Così conclude l’on. Foti: «Com’è evidente vorrei con questo mio intervento invitare tutti a placare i toni, a non esasperare un clima già abbastanza avvelenato. In modo chiaro vorrei in tal senso rassicurare tutti sul fatto che dietro le dimissioni del sindaco Raffa non si cela nessuna strategia. Vorrei smontare un’altra malsana ipotesi: non c’è nessuna volontà circa un eventuale candidatura a sindaco da parte mia. La vicenda del Coordinamento regionale del partito non c’entra proprio nulla anche perchè, riflettiamoci un attimo tutti insieme, non è una carica disponibile, la decide direttamente il presidente Berlusconi, direttamente a firma sua, è una sua decisione come è stato con Scopelliti. Non credo davvero che serva a nessuno confondere le acque in questo modo». Questo è quanto. Il clima è proprio rovente. Venti giorni per gettare fuoco sulle polemiche divampate in questi giorni. Ma chi sono i “pompieri”? Tonio Licordari

REGGIO - Puntuale, come aveva promesso, il sindaco facente funzione di Reggio, Giuseppe Raffa, ieri mattina ha presentato le dimissioni. Secondo l’interpretazione data dalla Prefettura di Reggio, essendo la posizione di Giuseppe Raffa assimilabile a quella del sindaco decaduto Giuseppe Scopelliti, gli verranno assegnati i 20 giorni canonici per decidere se insistere nelle sue dimissioni o ritirarle. In ogni caso, se Raffa dovesse decidere di mollare tutto, il commissario sostituirà sindaco e Giunta mentre il Consiglio comunale resterà in carica sino alle elezioni, previste per la primavera del 2011. Sul fronte politico, invece, è scoppiata una violenta polemica all’interno del Pdl calabrese: il gruppo dei “trenta” (consiglieri comunali e assessori) che aveva “diffidato” Raffa provocando le sue dimissioni, ieri ha diffuso un nuovo documento in cui si invita lo stesso Raffa «a rendersi disponibile ad un confronto con consiglieri e assessori per riflettere sulle scelte di discontinuità che comporterebbero un evidente arretramento e involuzione della città». Ma la parte più polemica i “trenta” (cioé la maggioranza consiliare) è riservata all’on. Nino Foti, coordinatore provinciale del Pdl, accusato di essere il regista occulto di tutta l’operazione. Ma non è finita. Allo stesso Foti vengono attribuite iniziative (come un presunto dossier inviato a Berlusconi, il progetto della coalizione di “salute pubblica”, ecc.) per impedire la nomina dello stesso Scopelliti a candidato governatore. Secondo i “trenta” lo stesso Foti avrebbe creato questo caso Reggio per sostituirsi a Scopelliti nella carica di coordinatore regionale del Pdl. Ovviamente pronta è stata la replica dell’on. Foti, il quale chiede a Scopelliti di prendere le distanze in maniera pubblica e ufficiale dal documento dei “trenta”, smentisce qualsiasi tentativo di boicottare all’epoca la candidatura di Scopelliti, dice di non avere alcuna aspirazione né di fare il sindaco di Reggio né il coordinatore regionale del Pdl. E anzi chiede a Scopelliti una convocazione dello stesso Coordinamento regionale per discutere delle gravi accuse nei suoi confronti da parte dei “30″. Esistono margini per ricucire lo strappo entro i prossimi venti giorni? Alla luce degli ultimi sviluppi la frattura al momento sembra insanabile. Raffa dice di non voler fare alcun passo indietro e che solo nel caso in cui i “trenta” ritireranno la “diffida”, lui potrà prendere in considerazione l’idea di restare al suo posto. (to.lic.)