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MESSINA: I ladri tornano in azione al Policlinico universitario. Giuseppe Pecoraro richiama ad una maggiore attenzione i dipendenti. E li minaccia di addebbitare loro i danni…

MESSINA - I ladri tornano in azione al Policlinico universitario. Giuseppe Pecoraro richiama ad una maggiore attenzione i dipendenti. E li minaccia di addebbitare loro i danni. . (M.S.) - centonove del 27-08-10

LA RISSA AL POLICLINICO DI MESSINA: Il giallo del gel stimolante, poi il ricorso al cesareo. Un collega dei due sanitari coinvolti spiega cosa sarebbe successo. E commenta: peccato, sotto tutt’e due molto preparati

Si chiama “Prepidil”. Ed è il gel che viene utilizzato nella clinica di Ostetricia e Ginecologia per indurre la maturazione cervicale e il travaglio del parto. Anche attorno a questo medicinale e al momento in cui è stato somministrato ruotano le indagini della magistratura. Chi ha dato l’ordine di somministrarlo a Laura? Se si sceglie di utilizzare il gel stimolante si decide chiaramente, infatti, di optare per il parto naturale. Cosa che forse è accaduta quella mattina, prima che insorgessero le complicazioni e la sofferenza fetale per cui si è subito deciso di andare in sala operatoria. Potrebbe essere questo lo scenario di quel maledetto giovedì. O forse no. Saranno gli inquirenti ad accertarlo nei prossimi giorni. Intanto nella clinica di Ostetricia e Ginecologia non sanno darsi pace. Sono i colleghi dei due medici “rissosi”. Hanno lavorato al loro fianco per anni. Adesso uno non lo vedranno più, almeno nei corridoi del reparto; l’altro non si sa ancora. «È incredibile – racconta uno dei ginecologi del reparto che vuole però restare anonimo – non riesco ancora a darmi una spiegazione. Non capisco come il più giovane dei miei colleghi possa aver solo pensato di infischiarsene della presenza del medico di guardia, avviando l’induzione al travaglio senza avvertire nessuno». Prima il gel e poi l’improvvisa richiesta di passare al cesareo. «Sicuramente la donna ha cominciato ad avere un forte travaglio e il feto delle sofferenze – continua il medico – per cui si è deciso di passare al cesareo. Ripeto, però: è incredibile che tutto questo sia avvenuto senza che il medico di guardia, in assenza del primario, sapesse cosa stava accadendo». La testimonianza del ginecologo serve anche a definire i contorni dei due medici coinvolti nella rissa. «De Vivo è un ricercatore valido, tradito probabilmente dal suo carattere. Non ha mai nascosto di sentirsi forse una spanna sopra gli altri, ma devo anche dire che si tratta di un elemento di assoluto valore, con preparazione certamente superiore alla media. La clinica puntava su di lui, davvero un peccato. Si è bruciato con le sue stesse mani. Benedetto è, invece, un professionista affermato, soprattutto nel campo della riproduzione assistita, che lavora in questa clinica da 30 anni. Fatico a pensare che i due si siano picchiati, è davvero tutto incredibile. Non riesco a darmi una spiegazione, chissà cosa è scattato nella loro testa. E adesso siamo qui a dover fronteggiare questo scandalo che umilia il lavoro di tantissimi professionisti che ogni giorno fanno il loro dovere con grande coraggio e con estrema dedizione. Ed invece c’è tutta l’Italia che crede il contrario. Credetemi, queste cose ti levano tanta serenità. Stavamo ottenendo ottimi numeri: avevamo avuto in questi mesi del 2010 una novantina di parti in più rispetto allo scorso anno. Adesso mi immagino cosa accadrà». Un quadro confermato da una delle ostetriche. «Ma come si fa? Sono sempre stati due professionisti. Sì, è vero, uno giovane con grande voglia di mettersi in luce, ma era preparatissimo. Cosa è successo quella mattina non lo so, ma è certo che hanno sbagliato. Bisogna pensare sempre al bene dei pazienti e mettere da parte i propri problemi personali. Bisognerà anche accertare se i problemi alla donna e al bimbo sono stati conseguenze della lite, ma al di là di questo resta la gravità del fatto che getta discredito su tutto il reparto».(m.c.)

POLICLINICO DI MESSINA: Feto viene alla luce nel bagno del reparto. Sette indagati, partiti i primi interrogatori

C’è un’altra inchiesta in corso sul reparto di Ostetricia del Policlinico, ed è il caso di cui ci eravamo occupati nel mese di giugno. Un donna di 37 anni, L.D., che aveva programmato un aborto terapeutico e denunciava d’aver subito un “iter” piuttosto diverso: intorno all’una di notte tra l’11 e il 12 giugno aveva partorito un feto nel bagno della sua stanza, in reparto, in compagnia soltanto della madre e senza alcun supporto medico. Adesso per questa vicenda c’è già un fascicolo pieno zeppo di carte sulla scrivania del sostituto procuratore Liliana Todaro, sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati alcuni dei medici e degli infermieri tra coloro che si occuparono del caso e che quella notte erano di turno, sarebbero in tutto sette i sanitari coinvolti, e soprattutto già alcuni di loro sarebbero già stati interrogati. La vicenda. L’8 giugno la donna si era sottoposta a un esame ecografico, che purtroppo aveva messo in evidenza alcune gravi patologie del feto, anche cardiache. Il 9 giugno nuova ecografia e conferma delle gravi patologie. L’11 giugno il ricovero, la prima stimolazione, poi altre due. Tra le 22 e le 23 la donna aveva iniziato ad avere «forti e incessanti contrazioni», aveva chiesto «il soccorso del personale medico e paramedico che, tuttavia, non è intervenuto per praticarmi le dovute terapie e tantomeno qualsivoglia assistenza». Poi «un infermiere del reparto, finalmente giunto nella mia stanza, mi ha informato che sebbene avessi ormai costantemente le contrazioni dell’utero nessun medico di guardia sarebbe intervenuto in mio ausilio, atteso che gli stessi erano “obiettori di coscienza”, di conseguenza contrari all’aborto terapeutico che, contrariamente a quanto programmato, sarebbe stato eseguito il giorno successivo da altro personale medico di turno di mattina». Intorno alla mezzanotte l’epilogo: «dopo circa dieci minuti dalla somministrazione delle Spasmex, intorno alle ore 1:00-1:15, mentre mi trovavo in bagno, accudita da mia madre, ho partorito il bambino nel water». Un’ora dopo il raschiamento. L’indomani mattina il ritorno a casa. NUCCIO ANSELMO - GDS

POLICLINICO DI MESSINA: SCOMPARE L’ENNESIMO PC. QUESTA VOLTA DAL REPARTO DI CHIRURGIA GENERALE

Un computer è stato rubato nel Policlinico di Messina dal reparto di Chirurgia generale, lo stesso nel quale, nei giorni scorsi, è morta una donna di 60 anni, Giovanna Panarello, sul cui decesso la Procura della Repubblica di Messina ha aperto un’inchiesta conoscitiva. Il furto è stato denunciato ai carabinieri che indagano sull’accaduto e che stanno cercando di verificare se sia da collegare all’inchiesta in corso che è stata aperta come atto dovuto dopo la denuncia dei familiari della sessantenne. Allo stato non ci sono elementi per mettere in relazione i due episodi.

A PROPORLE ALCUNI FORNITORI DELLA SOCIETA’: QUATTRO ISTANZE DI FALLIMENTO CONTRO L’AICON, LA SOCIETA’ DI GIAMMORO PRODUTTRICE DI YACHT E GUIDATA DALL’IMPRENDITORE LINO SICLARI

QUATTRO ISTANZE DI FALLIMENTO CONTRO L’AICON, LA SOCIETA’ DI GIAMMORO PRODUTTRICE DI YACHT, QUOTATA IN BORSA, E GUIDATA DALL’IMPRENDITORE LINO SICLARI. A PROPORLE ALCUNI FORNITORI DELLA SOCIETA’ INSODDISFATTI DA TEMPO PER IL PAGAMENTO DELLE FORNITURE. LE RICHIESTE VERRANNO DISCUSSE A SETTEMBRE AL TRIBUNALE DI BARCELLONA DINANZI AL GIUDICE CARDAMONA. da centonove del 27 agosto 2010

CALABRIA: SCOMPARSO DA CINQUE GIORNI IL TESTIMONE DI GIUSTIZIA ANTONIO LUCENTE. LUPARA BIANCA?

Da cinque giorni a Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, non si hanno più notizie di Antonio Lucente, 39 anni. Il giovane è scomparso il 26 agosto, dopo essersi allontano da casa a bordo di una macchina in compagnia di una persona. A denunciare la scomparsa dell’uomo, padre di una bimba di appena un mese, è stata la sua compagna che, non vedendolo tornare a casa, si è rivolta a carabinieri denunciando la sua scomparsa. I militari dell’Arma hanno avviato subito le indagini perchè temono possa essere vittima di un caso di lupara bianca. In passato, infatti, Lucente ha collaborato con le forze dell’ordine e grazie alle sue dichiarazioni sono stati arrestati esponenti della criminalità organizzata del Lametino e della zona montana. L’uomo è stato visto per l’ultima volta in compagnia di un suo amico, giovedì sera scorso, lungo la strada che collega Carlopoli a Bianchi, due comuni dell’area montana lametina non molto distanti da Soveria Mannelli, centro dove l’uomo abita. Quell’amico ha riferito ai carabinieri di aver lasciato Lucente sulla strada tra Carlopoli e Bianchi. Oltre all’ipotesi della lupara bianca i carabinieri della Compagnia di Soveria Mannelli, diretti dal capitano Gennaro Iervolino, stanno valutando anche altre piste investigative tra cui quella del decesso naturale. Su questa ultima ipotesi, comunque, non viene posta molta attenzione: per gli investigatori, l’ipotesi della lupara bianca è quella più accreditata. Gli investigatori dell’Arma non escludono, infatti, che dietro la scomparsa del giovane possa esserci la mano della criminalità organizzata che ha fatto ricorso alla lupara bianca. Nel 2002, Lucente fu tratto in arresto insieme ad altre otto persone nell’ambito dell’operazione “Cronos”, portata a termine dai carabinieri. Un’organizzazione che dal 1997 al 2002 avrebbe compiuto estorsioni, rapine e furti in una vasta zona del lametino. L’accusa nei confronti degli arrestati fu di associazione a delinquere finalizzata ad estorsioni, rapine, furti e detenzione e porto illegale di armi. Giuseppe Natrella