L’eco della poesia visiva di “Nuovo Cinema Paradiso” continua a diffondersi in tutto il mondo a distanza di oltre vent’anni dall’uscita del capolavoro di Giuseppe Tornatore, premio Oscar 1990. Uno dei centri di cultura cinematografica più selezionate e prestigiose di Parigi, la Filmothèque du Quartier Latin, lo inserisce, infatti, tra i classici del cinema di tutti i tempi nell’ambito della rassegna dal titolo suggestivo di “Le cinema vu par le cinema”, un ciclo speciale della “Fête du Cinèma” dedicato alle pellicole che hanno raccontato la magia e la vitalità infinita del mondo del grande schermo. Un segno della continua attenzione francese per il nostro cinema testimoniata dal successo di pellicole quali “Mine vaganti” di Ozpeteck e soprattutto del film di Silvio Soldini “Ce que je veux de plus” ( Cosa voglio di più) con la coppia Favino-Rohrwacher (definita dalla rivista Premiere «un couple extraordinaire»), i cui manifesti dalla forte carica sensuale invadono le strade del centro della capitale francese con giudizi esaltati («Une magnifique histoire d’amour impossibile» scrive “A Nous”). Una «passione” per la nostra cinematografia che passa anche da film ormai classici come appunto “Cinema Paradiso”, come viene intitolato in Francia, paese che ha coprodotto il film (con la Films Ariane e TF1 productions di Parigi), che nel 1990 vinse il Gran Prix Speciale della Giuria a Cannes e un “Cesar” per la migliore locandina. La foto del piccolo Totò Cascio che ammira un fotogramma campeggia nella brochure della rassegna del Quartiere Latino, che dedica due proiezioni al film di Tornatore, onore concesso – nella prima parte della manifestazione che continua tutta l’estate – solo ad altri quattro film celebri quali “Le nuit americane” di Truffaut, “Quest’-il arrive a Baby Jane” di Aldrich, “Sunset Boulevard” di Wilder e “La rosa purpurea del Cairo” (La rose pourpre du Caire) di Woody Allen. Una sola proiezione, invece, è stata dedicata ad altri classici quali “Quinte jours ailleurs” di Minelli, “A la recherche de Garbo” di Lumet, “Le derniere Nabab” di Kazan, “Ed Wood” di Burton, “Hollywood Ending” di Allen e “Last Action Hero” di McTiernan. La Filmothèque du Quartier Latin (che ha un gruppo anche su Facebook e il sito www.lafilmothèque.fr) si trova al numero 9 di Rue Champollion, nella zona parigina della rive gauhce che prende il nome dal latino, la lingua parlata fin dal medioevo dagli studenti che frequentavano la Sorbona, da sempre centro di vivacità culturale, divenuto celebre per essere stata la roccaforte della Comune parigina del 1871, delle ribellioni antinaziste e soprattutto delle rivolte studentesche del Maggio Parigino del 1968. Un’Atene artistica dove assieme al celebre teatro de L’Odeon, dove si rappresentano spettacoli in varie lingue, si trovano il Theatre de la Huchette, sede degli spettacoli di Ionesco, il Pantheon, la sede dell’ Acadèmie Francaise, l’abitazione dove visse Victor Hugo nel 1821, Le Procope, oggi adattato a ristorante ma considerato il più antico caffè del mondo, fondato nel 1686 dal siciliano Francesco Procopio dei Coltelli e celebre come luogo di riunione degli attori de “La Comèdie Francaise” e dove Voltaire amava bere le sue innumerevoli tazze di caffè e cioccolato. Nell’adiacente zona di St.Germain-Des Près si trovano due dei più noti caffè storici parigini, Les deux Magots e il Cafè de Flore, dove spiccano le fotografie degli intellettuali che proprio in questi locali hanno dato vita all’esistenzialismo, Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir (a cui è intitolata la piazzetta di fronte a Le Due Magots), Boris Vian, Camus, Juliette Greco, insieme a famosi frequentatori della zona come Borges,Hemingway. Eluard, Mauriac, Quenau, Robbe Grillet e i registi della “Nouvelle Vague”. SERGIO DI GIACOMO - GDS





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