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LA RIFLESSIONE DOPO IL CASO AL POLICLINICO DI MESSINA - SCIVOLATI NEL SUD DEL MONDO: Un altro neonato perduto a Roma. Una storia orrenda sempre a Messina… si scopre che in Italia di muore ancora e tanto in sala parto

Che sia stato o meno a causato da una rissa tra ostetriche, tra ostetriche e medici o chissà che, di certo c’è che un bambino è morto nei gioni scorsi al Policlinico Casilino di Roma. Poi apprendiamo di una storia orrenda di un piccolo partorito in un water di nuovo a Messina. E man mano, sui giornali arrivano le storie delle tragedie in sala parto. Che non si possono archiviare come episodi di malasanità.

Perché uno, e forse il più significativo, parametro di qualità di un sistema sanitario, espresso dall’Oms, è la mortalità infantile e neonatale. Altissima nei paesi poverissimi, inesistente in quelli avanzati (golden globe al Canada e ai Paesi scandinavi che hanno le migliori sanità del mondo). Non solo: quanto cali o cresca questo parametro è un indice preciso di quanto un paese riesca a migliorare le condizioni di vita dei suoi abitanti. Nazioni come la Cina o l’India, che avevano tassi altisimi, seppur lentamente, vanno migliorando.

Ma oggi scopriamo che in Italia si muore tanto, troppo, in sala parto. E si muore nel sud, come sempre abbandonato in mano ad avvoltoi. Le donne sperano in una famiglia e pensano di avere il diritto di vederla protetta come nel nord del paese dove i sistemi sanitari vigilano, ancora molto bene, sulle puerpere e i neonati. Ma vengono assalite da ginecologi rapaci, da amministratori sanitari incapaci, da operatori maldestri e arraffoni.

Se il parto diventa un affare, accade questo. In un paese che fa continuamente finta di proteggere la famiglia. Così ho aperto ansiosa una mail del ministero della Salute che mi informava dell’agenda del sottosegretario Roccella, cattolicissima paladina della vita e della famiglia. Speravo in un passo forte contro chi lucra in sala parto, un un atto d’accusa violento contro la pratica orribile di far andare sanitari privati e pagati dai pazienti ad assistere le puerpere negli ospedali pubblici… E invece, apprendo che presenterà un libro chissà dove (un libro edito da un privato, naturalmente, che si avvale della mailing list del ministero per propagandarlo, ma tant’è nel paese dei conflitti d’interesse). E la famiglia? Può attendere. DANIELA MINERVA

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