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I SOLITI ANNUNCI DEL ‘GOVERNATORE’ DI MESSINA PIETRO CIUCCI: Ponte sullo Stretto, il progetto definitivo entro l’anno. Ma la consegna sarà in maniera frazionata…

Entro la fine dell’anno il consorzio Eurolink, guidato dalla Impregilo, dovrebbe consegnare il progetto definitivo per il Ponte sullo Stretto di Messina. È quanto ha affermato il presidente della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, conversando con i giornalisti al termine di un’audizione alla commissione Ambiente della Camera. «Stiamo lavorando con grande impegno – ha detto il top manager – la prossima scadenza è la presentazione del progetto definitivo: l’impegno è di presentarlo entro l’anno anche se – ha spiegato – la consegna sarà in maniera frazionata e già nei prossimi giorni avremo una parte importante del progetto. Stiamo procedendo secondo il “cronoprogramma” e quindi – ha aggiunto Ciucci – già dall’inizio dell’anno prossimo potremo attivare le procedure previste dalla legge Obiettivo e, da ultimo, l’approvazione da parte del Cipe». Intanto la gara per il sistema di pedaggiamento senza barriere, indetta dall’Anas per 150 milioni di euro, «può essere completata entro fine anno». È la stima, «sfidante» indicata dal presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, che sulla tempistica ha confermato «il 30 settembre come termine per la richiesta di partecipazione alla gara, poi ci sarà il tempo necessario per l’esame delle domande e per metà ottobre contiamo di far partire le lettere di invito a presentare le offerte che devono essere corredate da tutta la documentazione necessaria. La gara – ha concluso Ciucci – può essere completata entro fine anno». Ciucci ha quindi sottolineato che questo «è il percorso ottimale, molto sfidante, vediamo quante e quali offerte arrivano». L’applicazione del pedaggio su autostrade e raccordi autostradali in gestione diretta Anas è prevista dal primo maggio prossimo. Ciucci ha poi escluso «allo stato attuale» l’ipotesi che il pagamento del pedaggio possa avvenire applicando sull’auto un bollino prepagato perchè «non è di facile applicazione sulla nostra rete che è anche discontinua». Abbiamo bisogno di un sistema flessibile adeguato al territorio». Il presidente dell’Anas, nel ricordare che dai pedaggi si stimano introiti per circa 320 milioni di euro l’anno, ha detto che non dovrebbero essere applicati per chi transita sul Grande raccordo anulare di Roma come percorso urbano. (g.a.)

PONTE SULLO STRETTO, BOTTA E RISPOSTA TRA L’ING. GALATA’ E ENZA LOJACONO

La nostra città è un “brutto anatroccolo†perché da decenni gli amministratori pubblici, e anche i capitalisti privati hanno deciso di rimanere in attesa dell’“ecomostro†Ponte sullo stretto, guardandosi bene dal dar vita a tante infrastrutture auspicabili in una città che possiede, per sua peculiare natura, una vocazione turistica grazie alla sua posizione geografica, e panoramica. Forse è solo questione di guardare se il bicchiere possa essere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma la sensazione che si ha guardando l’anteprima delle opere a terra e il collegamento al ponte è che, ove mai si dovesse dare il via ai lavori, per lunghi anni la città diverrà invivibile: non sono opere che possano attuarsi con un colpo di bacchetta magica. Nessuno spiega cosa ne sarà del traffico cittadino e della qualità di vita dei messinesi durante i lunghi anni in cui “tutta la città†sarà trasformata in un immenso cantiere. Come ho già affermato in molte occasioni, tutte le volte che sono stata chiamata ad affrontare l’argomento, non è col ponte che si potrà migliorare l’attraversamento di un piccolissimo tratto di mare, ma col potenziamento dei trasporti marittimi: tutta l’Italia si allunga sul mare e pertanto sono le “vie del mare†che vanno potenziate: dovrebbe essere attuata una fitta rete di trasporti marittimi con navi di lunga e breve percorrenza in base agli itinerari dei singoli utenti, con costi di gran lunga inferiori all’ecomostro. Quanto all’area dello stretto, in particolare per i pendolari, come è noto il ponte contribuirebbe a complicare, piuttosto che alleviare, gli spostamenti. Dal centro di Reggio al centro di Messina i tempi di viaggio risulterebbero dell’ordine dei 45 minuti, non dissimili da quelli che potrebbe assicurare un efficiente servizio di trasporto pubblico integrato da navi veloci, il contrario di tutto ciò che si è fatto in questi ultimi decenni, quasi a infondere nella collettività la persuasione che l’unico rimedio poteva essere rappresentato dal Ponte, che paradossalmente allontanerà Messina e Reggio dai traffici nazionali. L’ecomostro si tradurrebbe in una mega-tangenziale per correre velocemente nelle tratte di lunga percorrenza facendo risparmiare una mezz’oretta, o al massimo un’ora su 10 o 20 ore di viaggio. Se vogliamo chiamare “progresso†questa assurdità è un punto di vista! A mio modesto parere il progresso di una città è misurato dalla qualità di vita degli abitanti (scuole, verde pubblico, trasporti cittadini per nulla risolti dall’invadente tram e, soprattutto, sulle opportunità di lavoro per i nostri giovani spesso costretti ad emigrare). La scelta tra il rumore dei traghetti (quelli di nuova generazione non sono poi tanto rumorosi) e la città a soqquadro per lunghi anni, per ottenere in cambio un “maledetto mostro impattante e inutileâ€, credo sia univoca. La “maggioranza dei messinesi†non è stata, finora, sufficientemente messa al corrente della realtà: altro che Las Vegas! Ma mettiamo i piedi per terra, si parla di posti di lavoro: verranno tutti da fuori, neanche gli operai che attualmente lavorano alle trivelle sono locali! Parliamo di indotto? L’estate appena trascorsa a causa delle trivelle ha visto ampiamente ridursi gli affari di ristoranti e pizzerie di Torre Faro, normalmente affollati! Vogliamo l’ottava meraviglia del mondo? Ma cerchiamo di valorizzare la prima rappresentata dallo stretto con la sua naturale bellezza! Creiamo infrastrutture turistiche, quelle sì che porterebbero lavoro! Ma allora perché si continua a parlare di questa “maledetta assurditàâ€? Perché se proprio ponte deve essere non si sceglie un progetto meno impattante (ing. Calzona docet) che risparmierebbe la zona più turistica della città? L’unica risposta che riesco a darmi è che si vuole a tutti i costi l’opera faraonica con 3 chilometri di campata che conferirà onore e fama alla parte politica che riuscirà ad attuarla! Non a caso tra i programmi del governo (se regge) per il sud si prevede la Banca del Sud, il Ponte sullo stretto e niente altro. Che importanza può avere se poi questo ponte non sta in piedi né dal punto di vista economico né da quello finanziario: si pensi al bluff del project financing ovvero denaro pubblico, non credo che possa esserci alcun privato, sano di mente, disposto a rischiare denaro non remunerativo se non tra 30 o 40 anni (avremo un’altra “cordataâ€, tipo Alitalia, in cui qualche privato guadagna trasferendo gli oneri sul comparto pubblico). È, dunque, opportuno inventarsi motivazioni del tipo “dal Ponte partirà lo sviluppo†o “il denaro stanziato per il ponte non è stornabile ad opere di maggiore utilitàâ€: affermazioni che oltre ad offendere l’intelligenza dei cittadini hanno il sapore di una scommessa che in questo momento di crisi economica l’Italia, e in particolare la Sicilia, non può permettersi! ENZA LOJACONO

«Ma i messinesi vogliono il progresso o preferiscono lo status quo?»
Desidero ringraziare la “Gazzetta” per la pubblicazione di venerdì 3 settembre (pagine 26 e 27) nella quale vengono illustrate in “anteprima” i “raccordi tra le opere a terra e il Ponte” con inserti del progetto definitivo del general contractor trasmessi in questi giorni al Comune. Tale pubblicazione rende merito ai progettisti che, con acume e dovizia di particolari, illustrano tutte quelle opere propedeutiche al Ponte, e allo stesso collegate che, a mio parere, e a parere di molti messinesi (pur se in silenzio), porteranno al nostro territorio enormi benefici. Non voglio soffermarmi sui molteplici vantaggi che l’opera in sé apporterà alla nostra città, vantaggi di cui, in particolare, si sono resi ben conto quei cittadini che hanno dovuto attendere (specie in agosto) ore ed ore per traghettare, e quei cittadini che hanno subito e subiscono i gravosi disagi dei mezzi in attraversamento nelle nostre strade ed il conseguente logorio delle stesse. Forse non se ne rendono conto quei cittadini che preferiscono lo “status quo” al progresso, o i “pesci” che saranno costretti a subire “l’ombra del Ponte”, nonostante subiscano il quotidiano attraversamento di un centinaio di traghetti, con il loro dannoso e fastidioso rumore di eliche e il continuo scarico di residui di nafta (se non vi fossero le nostre benefiche correnti, forse, il nostro Stretto sarebbe un mare di fango!). Non voglio soffermarmi a tranquillizzare quei cittadini che purtroppo dovranno subire disagi durante i lavori, ma a loro voglio ricordare che, se hanno subito negli anni passati disagi durante i continui scavi nelle strade per la costruzione della nuova rete idrica, che, quale direttore dell’acquedotto di allora sono stato costretto a provocare, oggi non usufruirebbero di quella acqua che molte altre città sognano. Voglio però soffermarmi, e me ne scuso, sul successivo articolo del 4 settembre (pag. 28) ove preliminarmente si chiede se “la maggioranza dei messinesi sia favorevole o contraria” alla costruzione del Ponte e alle opere ad esso collegate. La domanda invece, a parer mio, dovrebbe essere rivolta ai messinesi in altri termini, ovvero se amano il progresso o preferiscono lo “status quo” in una città che non ha oggi altri sbocchi se non quello che l’opera, e tutti i suoi relativi benefici, apporterà alla nostra città, e mi riferisco all’indotto, al lavoro, allo sviluppo tecnologico, al prezioso turismo, e a tutti quei vantaggi che opere di tal genere apportano, specie con le annesse infrastrutture necessarie e prioritarie (Las Vegas è nata a seguito dell’apporto di una imponente opera di tal genere che venne realizzata all’inizio del ‘900). Sul predetto articolo del 4 settembre purtroppo non vedo che vi sono riportati pareri, supportati da valide argomentazioni tecniche specifiche, ma pareri di persone che contribuiscono solo a suscitare perplessità che certo non aiutano coloro che non hanno le idee chiare e che, a tal proposito hanno paura del “nuovo”. Mi riferisco al parere della signora Giordano, che non solo stimo per la sua solerte attività come “responsabile della Rete territoriale del Wwf Italia”, ma alla quale voglio bene per essere la figlia di Nicola Giordano, mio amico e caro compagno di scuola, della cui opera tutti noi messinesi dobbiamo essere fieri. Mi dispiace signora, ma non posso condividere quanto da lei affermato specie “sulla inutilità dell’opera, sulla sua antieconomicità, sulla sua non fattibilità, e sui” secondo Lei, possibili “danni incalcolabili”. Dei disagi nel periodo della costruzione ho detto prima, ma, si ricordi che i ponti hanno sempre prodotto, nella storia dell’uomo e alle civiltà del passato, quegli enormi vantaggi che sono stati utilizzati dall’intera umanità per avvicinare e integrare le loro culture e i loro commerci. Naturalmente condivido quanto sostenuto dal nostro sindaco che ha dimostrato, ancora una volta, “lungimiranza” per volere trasformare questo “brutto anatroccolo” della nostra città in un “cigno”.
Ing. Domenico Galatà

MESSINA E I TERRENI DELL’ASSESSORE CARONITI E FAMIGLIA - Insediamento a Tremestieri. Il Genio Civile non dà il nulla osta. «Bene la presentazione preventiva del progetto della strada. Ma non si può restringere il torrente Larderia»

È una delle competenze primarie del Genio Civile, quella “idraulica” relativa ai torrenti e al loro rapporto con gli insediamenti abitativi. E se già l’ingegnere capo Gaetano Sciacca vigila su tutte le normative di tutela del territorio, figurarsi l’energia che può mettere laddove ritiene “minacciate” le norme di sicurezza riguardanti le fiumare di Messina. Ecco arrivare, dunque, in relazione ad un piano di lottizzazione a Tremestieri, il “no” del 23 marzo scorso, di cui il Genio Civile preannuncia la conferma, al nulla osta richiesto per il «progetto di regolarizzazione, messa in sicurezza e completamento dei servizi necessari nel tratto che collega la viabilità del piano quadro 22 alla viabilità principale». Si tratta del progetto di una nuova strada arginale lungo il torrente Larderia, progettata per fungere da accesso all’area delle nuove palazzine previste su una collina vicina alla contrada Giancoletta. L’intervento dovrebbe essere realizzato dalla ditta Frail srl. Proprietario di una parte dei terreni risulta essere l’assessore comunale all’Integrazione multietnica Dario Caroniti. Sciacca, confermato con decreto regionale alla guida del Genio Civile di Messina, fa un ragionamento ampio: «Voglio manifestare apprezzamento, perché non capita quasi mai a Messina che arrivi per primo al Genio Civile non il progetto relativo alle palazzine, ma quello teso a garantire le urbanizzazioni, in particolare la viabilità che sta diventando uno dei problemi più gravi, tanto più alla luce della tragedia del 2009». Ma c’è un “ma” su cui il Genio Civile non transige: «Un tratto di questa nuova strada, nonostante i correttivi progettuali presentati una settimana fa, continuerebbe a restringere la sezione idraulica del torrente Larderia, e questo – spiega – in un zona delicata in cui, nel greto, ricadono pile dell’autostrada e strutture dell’acquedotto. Cose che si potevano fare solo una volta – riflette – ed andrebbero pure rimosse, oggi assolutamente vietate…». I progettisti, dopo il primo “niet”, hanno variato il tracciato, allargando ad esempio l’altro argine del torrente, «ma quel restringimento della sezione idraulica del corso non è stato eliminato – ricorda Sciacca – e quindi l’attuale progetto non presenta i requisiti sufficienti al rilascio del nulla osta». Occorrerà dunque una nuova versione e, verosimilmente, non sarà il prof. Caroniti, tra i più sensibili assessore della Giunta Buzzanca, a favorire “conflitti” con il Genio Civile che richiede «soluzioni alternative che non modifichino la sezione del torrente». Ma quest’argomento assume un’altra dimensione in zone della città ritenute più critiche, in quanto si è ormai dato il via a palazzine (alcune finite) senza alcuna nuova viabilità: né quella prevista dal Prg e neanche il potenziamento di quella esistente, in modo da garantire qualche via di fuga ad agglomerati che sembrano quasi mastodontici proprio perché c’è una sola strada d’accesso e d’uscita. Il caso più recente, su cui il Genio Civile ha acceso i fari, è quello degli insediamenti di viale Torrente Trapani alto, dove peraltro va dato atto allo stesso Comune di avere sospeso per cinque mesi alcune concessioni, a seguito dei ritardi denunciati dal Genio Civile nelle opere di contenimento e di urbanizzazione. Le imprese ovviamente, anelando a riavere subito la concessione, stanno colmando tutti i ritardi. Ma sul quadro strutturale della viabilità Sciacca resta un fiume in piena: «Mi chiedo che senso abbia una zona “B” come questa, non è l’unica, prevista nel Prg se non si realizzino i collegamenti viari previsti dallo stesso Prg: per l’area del Trapani alto, con Giostra e Boccetta». Il riepilogo: «Limitandomi ai 4 insediamenti del viale Trapani alto, di cui sono a conoscenza, per cui di recente mi sono stati presentati i calcoli statici – ma potrebbero essercene altri – mi risulta un totale di 640 alloggi e 2 centri commerciali per un totale di circa 3.000 abitanti. Anche per questo abbiamo fatto conferenze dei servizi, rivelatesi inutili in quanto sono mancate iniziative concrete». Quali? «Per tutti i casi di questo tipo, l’approvazione da parte del Consiglio comunale o dello stesso sindaco, anche nella sua qualità di commissario, di brevi e semplici norme di attuazione utili a garantire, preventivamente alle palazzine, la viabilità prevista dal Prg».

Al processo per favoreggiamento alla mafia dell’ex capo del Sisde - Gen. Mori: «Le presunte lettere di Ciancimino sono falsi creati da suo figlio»

PALERMO - Le presunte lettere di Vito Ciancimino sono falsi creati ad arte da suo figlio Massimo per avvalorare le sue tesi. Lo sostiene il generale Mario Mori, processato per favoreggiamento alla mafia, indicato dal figlio dell’ex sindaco di Palermo come protagonista della trattativa tra Stato e mafia insieme al colonnello Mauro Obinu. In particolare l’ex direttore del Sisde ha evidenziato a suo dire «incoerenze ortografiche ed evidenti manipolazioni» nella lettera attribuita a Vito Ciancimino e indirizzata a Silvio Berlusconi. Secondo il generale, Massimo Ciancimino grazie a programmi informatici avrebbe aggiunto a manoscritti del padre pezzi ulteriori, in questo modo creando un documento diverso, così come avrebbe fatto con alcuni «pizzini» che il padre avrebbe scritto al boss Provenzano.

NUOVA AUDIZIONE - Intanto il pm Antonino Di Matteo ha chiesto una nuova audizione di Massimo Ciancimino su una lettera consegnata dallo stesso alla procura che sarebbe stata scritta dal padre e indirizzata all’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio. Le difese di Mori e di Obinu si sono opposte alla nuova audizione.

DEPOSIZIONE FERRARO - Dopo il generale Mori, ha deposto l’ex direttore degli affari penali Liliana Ferraro. «Il capitano De Donno mi disse che bisognava fare di tutto per prendere gli assassini di Falcone. Si ricordava di avere conosciuto il figlio di Ciancimino e che forse valeva la pena contattare il padre per vedere se era disponibile a una collaborazione», ha detto Ferraro. L’ex magistrato ha affermato di non ricordare se «De Donno aveva già preso contatto o meno con Massimo Ciancimino». De Donno avrebbe chiesto alla Ferraro se fosse il caso di parlarne con l’allora ministro della Giustizia, Claudio Martelli, ma «io gli dissi che forse era il caso di parlarne con Paolo Borsellino». La deposizione di Liliana Ferraro è decisiva per datare l’inizio della trattativa tra Stato e mafia. «Non ricordo la data precisa, ma credo che il dialogo avvenne una settimana prima del 28 giugno 1992», ha detto Ferraro. Se il funzionario confermasse la data indicata da Martelli - giugno 1992 - smentirebbe Mori che colloca l’inizio dei suoi rapporti con Vito Ciancimino dopo la strage di via D’Amelio. Inoltre se Ferraro confermasse di aver riferito a Borsellino degli incontri tra il Ros e l’ex sindaco, significherebbe che Borsellino avrebbe appreso della trattativa prima della sua morte. Ciò darebbe corpo alla pista secondo la quale il giudice venne ucciso proprio per evitare che potesse opporsi alla decisione dello Stato di scendere a patti con la mafia.

MESSINA, LO SCANDALO DELLE ASSUNZIONI ALLA CAMERA DI COMMERCIO - Azienda speciale: mai più assunzioni dirette. Il presidente Messina sulle indagini della Procura e della Regione: «Nessuna illegalità, siamo sereni». E’ soltanto un problema di legalità?

Si attendono «con serenità» gli esiti dell’inchiesta giudiziaria e dell’ispezione promossa dall’assessorato regionale alle Attività produttive, si assicura che s’è sempre agito «nell’alveo della legalità»: concorsi, assunzioni e quant’altro possa apparire – e lo è, al di là delle inchieste – quantomeno controverso, perché la parentopoli sarà pure disdicevole «ma non è reato», trattandosi di realtà che agiscono lungo un solco privatistico. Ma questo non significa che alla Camera di commercio non si registrino forti disagi e anche più di un timore, magari legati al rischio, invero remoto, di un commissariamento. E comunque si cambia registro. Il presidente Nino Messina, 76 anni, chiamato al vertice dell’ente un anno e mezzo fa, getta sul tavolo del consiglio camerale (28 componenti, alcuni vi siedono da una vita, rappresentanti perenni di categorie) la propria storia: che è quella di una persona perbene. E anche i più critici, in Consiglio, convengono. Una storia però inversamente proporzionale a quella di taluni personaggi che alla Camera di commercio hanno spadroneggiato per lustri, che in realtà continuano ad aver peso rilevante, innescando dinamiche non sempre trasparenti e alimentando zone d’ombra ampie quanto gli inciuci che si respirano a pieni polmoni quando arrivi a piazza Cavallotti. Altrimenti perché mai un consigliere come Gino Savoja chiederebbe «trasparenza, apertura» e la valutazione non solo degli aspetti «giuridico-legali delle questioni», come ad esempio quando si parla di assunzioni, «ma anche etici, morali e di opportunità». La svolta la preannuncia Saro La Rosa, componente della giunta camerale e soprattutto amministratore unico (senza compenso aggiuntivo) dell’Azienda speciale Magazzini generali, che si è intestata la madre di tutte le sfide: realizzare un grande terminal croceristico laddove oggi sorgono i Magazzini, che sono di proprietà del Comune. La svolta, si diceva: «Proporrò alla giunta che le prossime assunzioni vengano precedute da un’evidenza pubblica, ma, per favore, nessuno dica che sono state commesse illegalità, perché sarebbe falso e ingeneroso». La relazione del presidente Messina è il passaggio attraverso il quale si focalizzano i due nodi principali: inchiesta della Procura di Messina e indagine amministrativa della Regione. Messina smentisce che ci siano stati blitz delle forze dell’ordine per acquisire atti che sono «stati consegnati spontaneamente non appena richiesti»: incartamenti relativi al concorso a dirigente di seconda fascia espletato nel settembre 2009; all’assunzione presso l’Azienda speciale servizi alle imprese dell’avv. Gianluca Ilacqua, figlio dell’ex segretario generale della Camera di commercio Pietro Ilacqua; assunzione nella medesima azienda dei ragionieri Di Fresco e Ciaccio e delle dottoresse Vinci e Corona (figlia dell’on. Corona); nomina e successive dimissioni del presidente Vincenzo Musmeci; incarico di mobilità, quale dirigente di seconda fascia, di Musmeci; nomina a presidente di Messina; nomina del segretario generale Pietro Ilacqua; nomina del segretario generale Vincenzo Musmeci; assunzione presso l’Azienda speciale servizi alle imprese delle dottoresse Stefania Chillè e Caterina Noto. Proviamo a sintetizzare: quanto alle assunzioni, molte delle quali “antiche”, trattandosi di Azienda speciale – è ciò che si sostiene – non s’è tenuti a dare evidenza pubblica all’iniziativa ed è peraltro possibile la chiamata diretta, così come il conferimento di incarichi. Tesi giuridicamente ineccepibile quanto eticamente riprovevole: ma si cambia, s’è detto, l’ha annunciato La Rosa.
Altro aspetto controverso: la mobilità attraverso la quale Musmeci approda all’ente camerale e poi si aggiudica il posto di segretario generale (occupato da Ilacqua, che va in pensione, ma la Camera imbarca il figlio) dimettendosi da presidente. «Musmeci è iscritto all’apposito albo dal 2003», sottolineano Messina e La Rosa, che era peraltro presidente della commissione di cui faceva parte anche «il vicesegretario generale di Unioncamere nazionale Marco Conte»; nella «selezione dei criteri di valutazione gli uffici si sono attenuti a quanto contenuto nei bandi di altre Camere di commercio e nel rispetto di una circolare ministeriale». Sono «pervenute 15 domande di partecipazione», ha prevalso «legittimamente» – la facciamo breve – Musmeci. Per quanto attiene al “buco” di 7 milioni circa, «la gestione camerale – ricostruisce Messina – è regolata dal 2007 da principi privatistici…, il finanziamento dell’ente proviene quasi esclusivamente dal diritto annuale camerale pagato dalle imprese e dai diritti di segreteria». Il cortocircuito è stato prodotto «a fine anni Settanta dalla legislazione regionale che ha imposto l’abolizione del Fondo di quiescienza preesistente senza prevederne la costituzione di uno nuovo e onerando di conseguenza il bilancio camerale del pagamento delle pensioni e del “tfr” ai dipendenti che cessano l’attività», con ciò liberando «Inps e Inpdap» da ogni peso finanziario. Insomma, Messina giura che non si è mai discostato – lui, e gli altri? – dai principi di «legalità e trasparenza», a tal punto da avere comunicato al ministro Brunetta che la Camera di commercio di Messina «non ha alcuna auto blu». E ci mancherebbe pure. Francesco Celi - GDS

MESSINA E QUELLA SQUALLIDA RINCORSA ALLE POLTRONE: CONSORZIO ASI, NOMINE DA 5000 MILA EURO PER I ‘GENOVESIANI’ PIETRO CAMI E ARTURO ALONCI. ED INTANTO SI FA FATICA A PAGARE LA BOLLETTA DELLA LUCE…

A volte ritornano. Una piccola costola dell’Amministrazione Genovese che fu, reminiscenza della giunta di centrosinistra che dall’autunno 2006 al dicembre 2007 governò la città, è apparsa al Consorzio Asi. Da pochi mesi commissario straordinario è Salvatore La Macchia, ex amministratore delegato all’Ato3, fedelissimo di Francantonio Genovese, tanto da essere stato nominato, nel gennaio scorso, capo della segreteria particolare dell’assessore regionale alla Formazione, Mario Centorrino, ex assessore al Bilancio della giunta Genovese di cui sopra. Ma La Macchia non è solo, all’Asi. Non lo è più da quando, qualche settimana fa, le nomine le ha fatte lui: due consulenze, da 5 mila euro l’una. Destinatari l’avv. Pietro Cami (incarico di assistenza legale), esperto di Genovese quand’era sindaco, e l’ing. Arturo Alonci (incarico di assistenza tecnica), assessore alla Mobilità di quella giunta. Bandierine Pd in quel di Larderia. Dove, dicono i bene informati, si fa fatica pure a pagare la bolletta della luce. (s.c.)