La nostra città è un “brutto anatroccolo†perché da decenni gli amministratori pubblici, e anche i capitalisti privati hanno deciso di rimanere in attesa dell’“ecomostro†Ponte sullo stretto, guardandosi bene dal dar vita a tante infrastrutture auspicabili in una città che possiede, per sua peculiare natura, una vocazione turistica grazie alla sua posizione geografica, e panoramica. Forse è solo questione di guardare se il bicchiere possa essere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma la sensazione che si ha guardando l’anteprima delle opere a terra e il collegamento al ponte è che, ove mai si dovesse dare il via ai lavori, per lunghi anni la città diverrà invivibile: non sono opere che possano attuarsi con un colpo di bacchetta magica. Nessuno spiega cosa ne sarà del traffico cittadino e della qualità di vita dei messinesi durante i lunghi anni in cui “tutta la città †sarà trasformata in un immenso cantiere. Come ho già affermato in molte occasioni, tutte le volte che sono stata chiamata ad affrontare l’argomento, non è col ponte che si potrà migliorare l’attraversamento di un piccolissimo tratto di mare, ma col potenziamento dei trasporti marittimi: tutta l’Italia si allunga sul mare e pertanto sono le “vie del mare†che vanno potenziate: dovrebbe essere attuata una fitta rete di trasporti marittimi con navi di lunga e breve percorrenza in base agli itinerari dei singoli utenti, con costi di gran lunga inferiori all’ecomostro. Quanto all’area dello stretto, in particolare per i pendolari, come è noto il ponte contribuirebbe a complicare, piuttosto che alleviare, gli spostamenti. Dal centro di Reggio al centro di Messina i tempi di viaggio risulterebbero dell’ordine dei 45 minuti, non dissimili da quelli che potrebbe assicurare un efficiente servizio di trasporto pubblico integrato da navi veloci, il contrario di tutto ciò che si è fatto in questi ultimi decenni, quasi a infondere nella collettività la persuasione che l’unico rimedio poteva essere rappresentato dal Ponte, che paradossalmente allontanerà Messina e Reggio dai traffici nazionali. L’ecomostro si tradurrebbe in una mega-tangenziale per correre velocemente nelle tratte di lunga percorrenza facendo risparmiare una mezz’oretta, o al massimo un’ora su 10 o 20 ore di viaggio. Se vogliamo chiamare “progresso†questa assurdità è un punto di vista! A mio modesto parere il progresso di una città è misurato dalla qualità di vita degli abitanti (scuole, verde pubblico, trasporti cittadini per nulla risolti dall’invadente tram e, soprattutto, sulle opportunità di lavoro per i nostri giovani spesso costretti ad emigrare). La scelta tra il rumore dei traghetti (quelli di nuova generazione non sono poi tanto rumorosi) e la città a soqquadro per lunghi anni, per ottenere in cambio un “maledetto mostro impattante e inutileâ€, credo sia univoca. La “maggioranza dei messinesi†non è stata, finora, sufficientemente messa al corrente della realtà : altro che Las Vegas! Ma mettiamo i piedi per terra, si parla di posti di lavoro: verranno tutti da fuori, neanche gli operai che attualmente lavorano alle trivelle sono locali! Parliamo di indotto? L’estate appena trascorsa a causa delle trivelle ha visto ampiamente ridursi gli affari di ristoranti e pizzerie di Torre Faro, normalmente affollati! Vogliamo l’ottava meraviglia del mondo? Ma cerchiamo di valorizzare la prima rappresentata dallo stretto con la sua naturale bellezza! Creiamo infrastrutture turistiche, quelle sì che porterebbero lavoro! Ma allora perché si continua a parlare di questa “maledetta assurdità â€? Perché se proprio ponte deve essere non si sceglie un progetto meno impattante (ing. Calzona docet) che risparmierebbe la zona più turistica della città ? L’unica risposta che riesco a darmi è che si vuole a tutti i costi l’opera faraonica con 3 chilometri di campata che conferirà onore e fama alla parte politica che riuscirà ad attuarla! Non a caso tra i programmi del governo (se regge) per il sud si prevede la Banca del Sud, il Ponte sullo stretto e niente altro. Che importanza può avere se poi questo ponte non sta in piedi né dal punto di vista economico né da quello finanziario: si pensi al bluff del project financing ovvero denaro pubblico, non credo che possa esserci alcun privato, sano di mente, disposto a rischiare denaro non remunerativo se non tra 30 o 40 anni (avremo un’altra “cordataâ€, tipo Alitalia, in cui qualche privato guadagna trasferendo gli oneri sul comparto pubblico). È, dunque, opportuno inventarsi motivazioni del tipo “dal Ponte partirà lo sviluppo†o “il denaro stanziato per il ponte non è stornabile ad opere di maggiore utilità â€: affermazioni che oltre ad offendere l’intelligenza dei cittadini hanno il sapore di una scommessa che in questo momento di crisi economica l’Italia, e in particolare la Sicilia, non può permettersi! ENZA LOJACONO
«Ma i messinesi vogliono il progresso o preferiscono lo status quo?»
Desidero ringraziare la “Gazzetta” per la pubblicazione di venerdì 3 settembre (pagine 26 e 27) nella quale vengono illustrate in “anteprima” i “raccordi tra le opere a terra e il Ponte” con inserti del progetto definitivo del general contractor trasmessi in questi giorni al Comune. Tale pubblicazione rende merito ai progettisti che, con acume e dovizia di particolari, illustrano tutte quelle opere propedeutiche al Ponte, e allo stesso collegate che, a mio parere, e a parere di molti messinesi (pur se in silenzio), porteranno al nostro territorio enormi benefici. Non voglio soffermarmi sui molteplici vantaggi che l’opera in sé apporterà alla nostra città , vantaggi di cui, in particolare, si sono resi ben conto quei cittadini che hanno dovuto attendere (specie in agosto) ore ed ore per traghettare, e quei cittadini che hanno subito e subiscono i gravosi disagi dei mezzi in attraversamento nelle nostre strade ed il conseguente logorio delle stesse. Forse non se ne rendono conto quei cittadini che preferiscono lo “status quo” al progresso, o i “pesci” che saranno costretti a subire “l’ombra del Ponte”, nonostante subiscano il quotidiano attraversamento di un centinaio di traghetti, con il loro dannoso e fastidioso rumore di eliche e il continuo scarico di residui di nafta (se non vi fossero le nostre benefiche correnti, forse, il nostro Stretto sarebbe un mare di fango!). Non voglio soffermarmi a tranquillizzare quei cittadini che purtroppo dovranno subire disagi durante i lavori, ma a loro voglio ricordare che, se hanno subito negli anni passati disagi durante i continui scavi nelle strade per la costruzione della nuova rete idrica, che, quale direttore dell’acquedotto di allora sono stato costretto a provocare, oggi non usufruirebbero di quella acqua che molte altre città sognano. Voglio però soffermarmi, e me ne scuso, sul successivo articolo del 4 settembre (pag. 28) ove preliminarmente si chiede se “la maggioranza dei messinesi sia favorevole o contraria” alla costruzione del Ponte e alle opere ad esso collegate. La domanda invece, a parer mio, dovrebbe essere rivolta ai messinesi in altri termini, ovvero se amano il progresso o preferiscono lo “status quo” in una città che non ha oggi altri sbocchi se non quello che l’opera, e tutti i suoi relativi benefici, apporterà alla nostra città , e mi riferisco all’indotto, al lavoro, allo sviluppo tecnologico, al prezioso turismo, e a tutti quei vantaggi che opere di tal genere apportano, specie con le annesse infrastrutture necessarie e prioritarie (Las Vegas è nata a seguito dell’apporto di una imponente opera di tal genere che venne realizzata all’inizio del ‘900). Sul predetto articolo del 4 settembre purtroppo non vedo che vi sono riportati pareri, supportati da valide argomentazioni tecniche specifiche, ma pareri di persone che contribuiscono solo a suscitare perplessità che certo non aiutano coloro che non hanno le idee chiare e che, a tal proposito hanno paura del “nuovo”. Mi riferisco al parere della signora Giordano, che non solo stimo per la sua solerte attività come “responsabile della Rete territoriale del Wwf Italia”, ma alla quale voglio bene per essere la figlia di Nicola Giordano, mio amico e caro compagno di scuola, della cui opera tutti noi messinesi dobbiamo essere fieri. Mi dispiace signora, ma non posso condividere quanto da lei affermato specie “sulla inutilità dell’opera, sulla sua antieconomicità , sulla sua non fattibilità , e sui” secondo Lei, possibili “danni incalcolabili”. Dei disagi nel periodo della costruzione ho detto prima, ma, si ricordi che i ponti hanno sempre prodotto, nella storia dell’uomo e alle civiltà del passato, quegli enormi vantaggi che sono stati utilizzati dall’intera umanità per avvicinare e integrare le loro culture e i loro commerci. Naturalmente condivido quanto sostenuto dal nostro sindaco che ha dimostrato, ancora una volta, “lungimiranza” per volere trasformare questo “brutto anatroccolo” della nostra città in un “cigno”.
Ing. Domenico GalatÃ