«Pervicacia». Oppure «allarmante ostinazione manifestata dall’indagato nella conduzione clientelare della propria carica». E ancora «pericolosa quanto diffusa inclinazione alla rimozione assoluta del disvalore morale insito nelle condotte in esame ed alla sua sostituzione con un atteggiamento di compiaciuta, disinvolta ed opportunistica solidarietà rispetto al beneficiario dell’abuso, che poco giova al prestigio e all’autorevolezza dei pubblici uffici coinvolti i simili dinamiche». Scrivono così i giudici del Tribunale del Riesame nel provvedimento con cui hanno confermarono la sospensione per due mesi dalle funzioni del rettore Franco Tomasello, indagato per abuso d’ufficio perché avrebbe favorito l’assunzione, come dirigente di Medicina del lavoro al Policlinico, dell’ex presidente del consiglio comunale Umberto Bonanno (Forza Italia). Un provvedimento di trenta pagine che è stato scritto dal presidente del TdR Katia Mangano, il giudice che ha composto il collegio di trattazione insieme ai colleghi Giuseppe Adornato e Daniela Urbani. Fu rigettato il ricorso, o l’appello – sulla questione ci sono dei profili giuridici di valutazione differenti tra accusa e difesa –, depositato a dicembre ‘08 dagli avvocati Carmelo Scillia e Nino Favazzo, i due legali che assistono il rettore, contro il provvedimento interdittivo dell’ 11 dicembre del gip Maria Angela Nastasi, emesso su richiesta del sostituto procuratore Angelo Cavallo. Secondo la Procura, Bonanno, che è già sotto processo per un’altra vicenda, le tangenti dell’inchiesta “Oro grigio†sulla speculazione edilizia del complesso “Green Park†del torrente Trapani, quel posto lo avrebbe ottenuto, classificandosi terzo nella selezione pubblica, su pressioni proprio del rettore e della moglie Carmela “Melitta†Grasso. Bonanno, secondo l’accusa, non aveva neppure i titoli per partecipare ma poté farlo presentando una serie di certificati e attestazioni (i cosiddetti “titoliâ€), alcuni dei quali sono ritenuti falsi, atti che recano la firma dell’allora viceministro del MIUR, ed oggi presidente della Provincia, Nanni Ricevuto. Sia la Grasso (abuso d’ufficio in concorso) sia Ricevuto (truffa e falso), sono indagati nell’ambito della stessa inchiesta, così come l’ex direttore sanitario del Policlinico Giovanni Materia, il docente di Medicina del lavoro Carmelo Abbate, il medico del lavoro Concetto Giorgianni e la ricercatrice Giovanna Spatari (Materia, Abbate e Spatari come membri della commissione esaminatrice della selezione, Giorgianni come intermediario nella vicenda). Accanto al profilo dell’elemento soggettivo del reato, dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari, ritenuti tutti sussistenti, i giudici trattano ampiamente anche la qualificazione giuridica dell’atto d’impugnazione in sé, da cui discendono alcune conseguenze, prima tra tutte quella relativa al “nodo intercettazioniâ€, vale a dire la loro utilizzabilità in questa inchiesta: il pm Cavallo ha depositato i decreti autorizzativi delle intercettazioni, che traevano origine dalla precedente inchiesta “Oro grigioâ€, ritenendo il loro uso perfettamente legittimo in questo procedimento; secondo i difensori invece queste non potevano essere utilizzate perché il reato di abuso d’ufficio non ne prevede il ricorso ed in ogni caso neanche l’arresto in flagranza. Altro profilo, sempre semplificando: secondo i difensori si era in ambito di Riesame, secondo il pm Cavallo si trattava di un atto d’appello, tesi quest’ultima che i giudici hanno accolto, poiché hanno scritto: «il giudice d’appello cautelare non deve tenere conto di motivi diversi ed ulteriori rispetto a quelli già precisati nell’atto di impugnazione», ed ancora «la questione relativa alla utilizzabilità dell’attività di captazione costituisce un punto della decisione che non ha formato oggetto di censura e che, per tale ragione, non può costituire oggetto di accertamento officioso nella presente sede processuale». In ogni caso, secondo i giudici, «… posto che, in base agli atti pervenuti a questo Ufficio, non è apprezzabile alcun vizio generico dell’attività di captazione riconducibile alle disposizioni codicistiche, deve concludersi per la piena utilizzabilità in questa sede degli esiti dell’attività di intercettazione che vengono in rilievo». Dopo la trattazione di questo profilo preliminare, e non certo secondario, – sarà comunque materia per la Cassazione –, i giudici esaminano poi la vicenda concreta sulla scorta di una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche che sono agli atti dell’inchiesta, e affermano che «i dialoghi captati, sebbene prevalentemente riguardanti soggetti diversi dall’odierno prevenuto, contengono riferimenti precisi alle modalità dell’autorevole interessamento spiegato dall’indagato ed alle pressioni da questi esercitate perché l’aspirazione ad accedere ad uno dei posti di dirigente medico con incarico annuale presso l’Istituto universitario di Medicina del Lavoro, nutrita dal Bonanno, trovasse concreta attuazione». Secondo i giudici Bonanno non è poi un millantatore, non giudicando verosimile la tesi «secondo cui egli possa per quasi un anno (ottobre 2005-settembre 2006) essersi limitato a fantasticare con amici e conoscenti di relazioni personali inesistenti, di false richieste di intervento inoltrate nei confronti degli odierni indagati e di altrettanto fantasiose manifestazioni di sostegno da parte di costoro», il che «porta ad escludere che il predetto conversante possa ritenersi affetto da una patologica tendenza alla millanteria continua e reiterata in ordine alle proprie relazioni con il Rettore dell’Ateneo cittadino». Secondo i giudici in questa vicenda emerge poi da parte di Bonanno il «solito approccio rassicurante con “Melittaâ€Â» quando si presentavano problemi per la “riuscita†della selezione pubblica, questo «all’evidente scopo di ricevere chiarimenti dal relativo coniuge» («… imbarazzante familiarità che caratterizza, alla stregua delle intercettazioni in atti, gli approcci tra il predetto professionista ed il coniuge della più alta carica dell’Ateneo»). Ieri i difensori del rettore, gli avvocati Carmelo Scillia e Nino Favazzo, hanno diffuso una nota con cui «anticipano la loro ferma intenzione di proporre ricorso per Cassazione» e «rilevano il limite di un provvedimento che non ha inteso affrontare un tema, tanto preliminare quanto centrale, quale è quello della inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche e ambientali, i cui esiti, a giudizio dello stesso Tribunale, costituiscono gli unici elementi indiziari a carico dell’indagato. Infatti, con statuizione anche sul punto non condivisibile, il Collegio ha rinunciato ad esercitare il potere di controllo sugli atti e sulle attività di indagine delegatogli da una specifica disposizione di legge, trattandosi di vizio – quello della inutilizzabilità – “rilevabile anche di ufficio in ogni stato e grado del procedimento“. I difensori, ribadiscono, comunque, con forza il proprio convincimento circa la inconsistenza della accusa e la insussistenza, nello specifico, di ogni forma di esigenza cautelare. E ciò – precisano gli avvocati Scillia e Favazzo –, anche a prescindere dalla utilizzabilità o meno dei dialoghi intercettati, peraltro intercorsi sempre tra altri soggetti e letti in maniera del tutto decontestualizzata». 17-02-10
In sintesi
Resta sospeso fino all’11 febbraio il rettore Franco Tomasello, indagato per abuso d’ufficio perché avrebbe favorito l’assunzione, come dirigente di Medicina del lavoro al Policlinico, dell’ex presidente del consiglio comunale Umberto Bonanno (Forza Italia). Tomasello era già stato sospeso dalle funzioni – anche allora per 60 giorni – nel luglio del 2007, per un «concorso pilotato» alla facoltà di Veterinaria, che doveva “favorire†il figlio del preside Battesimo Macrì. Il rettore è stato per questo rinviato a giudizio con altri 22 docenti e il dibattimento si aprirà il 5 marzo, mentre 6 dei 7 imputati che avevano scelto l’abbreviato sono stati già condannati.