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UNA STORIA TUTTA SICILIANA - IL CALIFFO DI CUCCUBELLO: L’harem popolare di Pippineddu, amatissimo “marito” di decine di donne e padre di 36 figli

califfo

Sono 36 (accertati ufficialmente) i figli del “califfo di Cuccubello” che con le sue incredibili gesta d’alcova mobilitò nel 1979 i giornali e le televisioni di tutto il mondo. Ma sono certamente molti di più, considerando anche quelli che il super-maschio di S. Agata Militello ha “regalato” in gran segreto a spose che non potevano averne dai mariti. Il “califfo”, allora trentatreenne, impegnatissimo con le donne dell’harem che a turno giacevano nel suo talamo (una per sera, non di più, perché a lui, amatore all’antica, le ammucchiate non piacevano), trovava il modo ed il tempo per occuparsi anche delle sfortunate ragazze che, spose non felici, reclamavano il diritto ad essere mamme. Li concepivano con lui, i figli che desideravano, con il consenso dei mariti ed anche (spesso) a loro insaputa. Una sorta di Liolà pirandelliano, dunque, il Pippineddu di Sant’Agata Militello, «distributore di amore e fecondità in tutto il contado» (come scriveva il grande agrigentino del protagonista della sua commedia). «Ne ho reso felici tante, giovani e meno giovani», dice oggi il sessantaquattrenne ex “califfo”. Quante, non ha mai voluto e non vuole dirlo. Aveva moglie e quattro figli, Pippineddu (Giuseppe Scaffidi Fonte, all’anagrafe di S. Agata Militello), quando mise su il suo piccolo harem, al primo piano di un vecchio casolare abbandonato, sulla strada provinciale Messina-Palermo, in contrada Cuccubello. Tre camere dalle pareti scrostate, con visibili scoli d’acqua dal tetto dissestato, fredde d’inverno, caldissime d’estate, senza acqua e luce, con la cucina a gas all’ingresso. La più piccola delle stanze, un autentico tugurio di appena tre metri per quattro, era per il super-maschio: un misero giaciglio mono-posto, quello che il “califfo” divideva con la “favorita” di turno, scelta sera per sera. La moglie, Concetta Cuffari, non faceva parte dell’harem: aveva già lasciato il marito da tempo e si trasferirà poi con i figli in America. Figlio di contadini, Pippineddu non aveva mai avuto un mestiere fisso: aveva fatto per qualche tempo il contadino, il venditore ambulante di pesce, poi lo scaricatore di legname, il meccanico, il manovale nell’edilizia, e con la sua moto-Ape andava anche in giro a raccogliere ferro e roba vecchia. Non molto alto, spalle larghe, solido come un torello, occhi celesti, un folto casco di capelli neri. «Aveva il sangue pazzo nelle vene – dicevano le sue donne – ma sapeva anche essere tenero e dolce con noi tutte, sempre affettuoso e premuroso, allegro e innamorato». Quante erano le sue donne, nessuno è mai riuscito a dirlo con esattezza. In quelle tre stanze, chiaramente, non c’era posto per tutte e molte andavano e venivano. Che ci stavano a fare, lì dentro, se quella notte non toccava a loro? E poi, non tutte erano rimaste a Sant’Agata Militello: alcune erano andate spose in paesi vicini, portando con sé i bimbi avuti dal “sultano”; altre, era stato lui stesso a “sistemarle” in qualche modo, presso amici e parenti. Una, per esempio, l’aveva data al padre, prima in “uso” temporaneo e poi in forma definitiva (come fosse una “vendita”, scrissero i giornali), in cambio della moto-Ape che gli serviva per guadagnarsi da vivere. E fu quel presunto mercimonio a metterlo nei guai con la giustizia: il figlio chiedeva anche dei soldi, oltre al furgone, ed il padre non intendeva darglieli. Litigarono di brutto e Pippineddu, su denunzia del’anziano genitore, finì in galera: truffa, plagio, sfruttamento e induzione alla prostituzione, violenza privata ed alterazione dello stato civile, i reati che gli furono contestati con ordine di cattura. Ebbi modo di entrare un paio di volte nel cascinale-harem del Pippineddu-Liolà, quando lo arrestarono, e di parlare a lungo con le sue angosciatissime donne. Il processo, bisogna ricordare, durò complessivamente sei anni, ed alla fine si concluse con una assoluzione pressoché totale. Aveva 43 anni, la più anziana delle concubine, ed era madre di una diciottenne che al “sultano” aveva già dato due figli (ed altri tre gliene avrebbe poi dato in anni successivi). Erano quasi tutte ex contadine, che a Sant’Agata Militello lavoravano come domestiche. E per anni andarono davvero, come dicevano, “d’amore e d’accordo”. Fino al giorno in cui, da Colonia, arrivò la tedesca Angelika, 22 anni, madre di due bambini che aveva lasciato al marito ed ai genitori in Germania. Una bellezza diversa, bionda, alta e sottile, occhi blu. Le prime liti, nell’harem di contrada Cuccubello, cominciarono per lei (”l’intrusa”, la chiamavano). Era Angelika la favorita del “sultano”, il gioiello della sua collezione. La incontrai in strada, davanti al carcere, dove era andata a trovare il suo Pippineddu. Mi disse che, per poterlo vedere, aveva rinunciato a tre ore di lavoro. Lavava le scale in un condominio. “Dobbiamo tutte lavorare, trovare i soldi per farlo uscire dal carcere, pagare l’avvocato”, era la sua preoccupazione. Era da un anno e mezzo nell’harem, la tedesca Angelika, e le scale nel condominio di Sant’Agata Militello non restò a lavarle per molto: solo per un altro mese. Non aspettò neppure che Pippineddu uscisse dal carcere, anche se (come mi aveva detto) desiderava tanto tornare a fare l’amore con lui. Se ne tornò in Germania, la bella Angelika, e non da sola: lasciò l’harem senza avvertire nessuno, portandosi appresso il figlio della concubina più anziana. Aveva compiuto da poco 16 anni, il ragazzo (ne aveva quindi 6 meno di Angelika), e non disponeva di un fisico tale da fare impazzire le donne. Sessualmente ben dotato, si suppone; e tutto per lei, questa volta, in assoluta esclusiva. E adesso? Pippineddu ha da anni un lavoro fisso al Comune come operatore ecologico. I suoi figli, ufficialmente accertati, sono 36, e 27 di essi portano anche il suo duplice cognome, Scaffidi Fonte. La sua abitazione (un appartamento dell’Iacp) non è più aperta a concubine di tutte le età: da due decenni è riservata unicamente alla figlia della concubina più anziana ed ai suoi cinque figli. Ma lui, non tollerando più le sue scenate, ha preferito cambiar casa, andando a vivere con l’ultima delle sue amanti, una quarantenne, madre di due ragazzi già grandi, un maschio e una femmina. Figli suoi, naturalmente. g.s.

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