Sono tre gli anni trascorsi da quando, in solitudine e con un semplice clic, mettemmo in rete questo blog di informazione. Voleva essere inizialmente, con un pò di presunzione che non guasta mai, un diario dal mondo, una rassegna stampa dai sud del mondo. Decidemmo di farlo nascere assieme al nuovo anno. Come buon augurio, come simbolo di rinascita. Sentivamo la necessità di poter gestire assieme ai lettori un organo di informazione per poter pubblicare tante notizie che solitamente venivano scartate da tante coscienze col tesserino scaduto o relegate in un lembo del giornale dai pupari dalle penne scariche. Con gli anni il sito è diventato anche altro. Nella grafica ma anche e soprattutto nei contenuti. Sono trascorsi tre anni, tre anni in cui abbiamo cercato di raccontare la nostra e vostra storia, la storia di ognuno di noi, che assieme a quella di altri fa la storia di ogni essere umano, di una famiglia, di una comunità , di una società intera. Tre anni. Di inchieste, di indignazione, di denuncie, di dossier, di ‘brevi’ dal fiato lungo e lunghe inchieste da inghiottire in un solo boccone. E poi lacrime e sorrisi. Nuvole a pecorella. Gregge di parole. Parole che si sono inseguite senza fiato, parole che hanno accompagnato lo scandire dei giorni veloci e sfuggenti, di albe e tramonti. Tante parole ma anche tante lacrime. Miste a sorrisi appena accennati. Abbiamo pubblicato quasi sei mila articoli. Voi siete aumentati, raddoppiati. Non è una questione di numeri. E’ molto di più. E’ un patto che si è consolidato tra noi e voi. Tanti nomi e cognomi. Ricordo le tantissime inchieste sull’Università marcia di Messina, sui casi di malasanità in città , sul giudice Pino Siciliano. Una foto, dei potenti, delle risate, tanti morti seppelliti e traditi. Nuvole. E poi molte storie, tanti volti, sguardi da immaginare, altri da vivere. E tra tanti, mi vengono in mente quelli di un giovane uomo. Si, di tre anni di articoli ed immagini questa sera ho la necessità di ricordare gli occhi, gli sguardi, le lacrime e i sorrisi di un grande uomo. Mi rappresenta, rappresenta il senso della vita che vale la pena di vivere. Piero, o Pietro, è stato un uomo solo per tanto tempo, e gli uomini soli sono come i bambini. Piero è un’anima pura, un uomo con l’anima sincera e coraggiosa che contraddistingue le persone belle da quelle che non vorresti mai incontrare sulla strada sterrata della vita. I ricordi di certe serate di pioggia sono spesso peggiori delle serate in se per se. ‘Certi ricordi sono automobili che ti tamponano eternamente, cambia solo il modello, della macchina intendo. Il ricordo che ti mette sotto è della stessa specie’. A Piero il postino del dolore suonò una mattina di metà anni ‘80. Nuvole e fango. Il dolore è sempre una grande scoperta. Improvvisamente hai percezione del male, quando meno te lo aspetti. All’inizio è un dolore profondo. Poi scende il buio. Il postino del dolore ritorna sempre. E quando torna, arriva il momento in cui o credi nelle albe dei giorni a venire o muori per sempre. Piero ha ripetuto, in questi anni, che lui è morto quel giorno in cui la violenza mafiosa di quattro criminali ha spento un’anima che amava ma anche i suoi progetti, la sua stessa vita. ‘Non ho paura, non possono uccidere chi è già morto’, mi ha ripetuto una sera. La vita e la morte fanno di noi ciò che vogliono. Sta a noi decidere cosa vogliamo dalla vita e dalla morte. Piero decise di non rinchiudere i desideri e i progetti di una bambina all’interno di un carillon, il suo campo di girasoli perduto. Decise di ridargli vita. Di farli camminare ancora. Di farli sbocciare ancora. Di far arrivare la primavera a novembre, quando meno te lo aspetti. Almeno questo pensò in tutte quelle mattine in cui attraversava lo Stretto con una divisa addosso su un mare di dolore e rabbia. Decise di cercare quella giustizia e quelle verità che in tanti avevano cercato di occultare. Contro tutto e contro tutti. Per Graziella ma anche per i propri genitori. Piero è un volto solcato dal dolore. Stanco ma determinato. E’ un ragazzo ma diventa un uomo molto presto. Incontra un giovane avvocato, dei ragazzi che credono in un mondo migliore. Fabio, Antonio, Piera. Beppe prima ancora. E altri. Non tanti ma, come si dice in questi casi, buoni. Assieme crede di potercela fare. Ognuno col proprio contributo. Incontra soprattutto un uomo altrettanto puro e determinato. Onesto e coraggioso. Raro. Con lui inizia una gara ad ostacoli che terminerà su un traguardo dove all’arrivo troverà scritto finalmente quella parola che fa tanto rima con utopia, GIUSTIZIA. E’ stata questa la corsa di Piero, la guerra di Piero. Combattuta con tutto l’amore che si può. Raccontata egregiamente in un libro prima, in una fiction poi, in diversi programmi di quella tv che vorremmo vedere sempre più spesso. E’ a lui, e a quelli come lui, che vogliamo augurare in questa sera di fuochi, luci e buoni propositi, buon anno. Per ciò che ha fatto ma soprattutto per averci insegnato che il cielo è blu sopra le nuvole. Quelle nuvole molto simili a quelle descritte da Fabrizio De Andrè. Che in questa storia presero di volta in volta le sembianze di magistrati, boss, divise sporche di sangue. Dello Stato traditore. “Vanno, vengono, ogni tanto si fermano e quando si fermano sono nere come il corvo. Sembra che ti guardano con malocchio. Certe volte sono bianche e corrono e prendono la forma dell’airone o della pecora o di qualche altra bestia, ma questo lo vedono meglio i bambini che giocano a corrergli dietro per tanti metri”. Ma quando cresci ti accorgi che ciò che di pauroso hai immaginato da bambino, tenendo forte la mano di tuo padre, alzando lo sguardo verso il cielo potrebbe essere vero. Per Piero è stato così. “Vanno, vengono, ritornano e magari si fermano tanti giorni che non vedi più il sole e le stelle e ti sembra di non conoscere più il posto dove stai. Vanno, vengono. Per una vera, mille sono finte e si mettono li tra noi e il cielo per lasciarci soltanto una voglia di pioggia”. Auguri Piero, eri più giovane dentro e fuori. Lo so. Ma adesso è arrivato il momento di rinascere. Vento di scirocco. E un cielo stellato. Come quello di stanotte, illuminato dai fuochi e da tanta voglia di voltare pagina. Stanotte piangi più che puoi, poi guarda in cielo, punta una stella e fatti una grande risata. Te la meriti. ‘Solo questo è l’amore che torna, l’amore che dai…’. Enrico Di Giacomo
Nella foto di Enrico Di Giacomo la famiglia Campagna. A sx Piero





