Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video











QUESTA NOTTE IL ‘VOSTRO’ BLOG COMPIE TRE ANNI. AUGURI E UN GRAZIE SPECIALE AD UN UOMO SPECIALE: LA GUERRA DI PIERO E QUELLE NUVOLE COL VOLTO MARCIO DELLO STATO…

famigliacampagna

Sono tre gli anni trascorsi da quando, in solitudine e con un semplice clic, mettemmo in rete questo blog di informazione. Voleva essere inizialmente, con un pò di presunzione che non guasta mai, un diario dal mondo, una rassegna stampa dai sud del mondo. Decidemmo di farlo nascere assieme al nuovo anno. Come buon augurio, come simbolo di rinascita. Sentivamo la necessità di poter gestire assieme ai lettori un organo di informazione per poter pubblicare tante notizie che solitamente venivano scartate da tante coscienze col tesserino scaduto o relegate in un lembo del giornale dai pupari dalle penne scariche. Con gli anni il sito è diventato anche altro. Nella grafica ma anche e soprattutto nei contenuti. Sono trascorsi tre anni, tre anni in cui abbiamo cercato di raccontare la nostra e vostra storia, la storia di ognuno di noi, che assieme a quella di altri fa la storia di ogni essere umano, di una famiglia, di una comunità, di una società intera. Tre anni. Di inchieste, di indignazione, di denuncie, di dossier, di ‘brevi’ dal fiato lungo e lunghe inchieste da inghiottire in un solo boccone. E poi lacrime e sorrisi. Nuvole a pecorella. Gregge di parole. Parole che si sono inseguite senza fiato, parole che hanno accompagnato lo scandire dei giorni veloci e sfuggenti, di albe e tramonti. Tante parole ma anche tante lacrime. Miste a sorrisi appena accennati. Abbiamo pubblicato quasi sei mila articoli. Voi siete aumentati, raddoppiati. Non è una questione di numeri. E’ molto di più. E’ un patto che si è consolidato tra noi e voi. Tanti nomi e cognomi. Ricordo le tantissime inchieste sull’Università marcia di Messina, sui casi di malasanità in città, sul giudice Pino Siciliano. Una foto, dei potenti, delle risate, tanti morti seppelliti e traditi. Nuvole. E poi molte storie, tanti volti, sguardi da immaginare, altri da vivere. E tra tanti, mi vengono in mente quelli di un giovane uomo. Si, di tre anni di articoli ed immagini questa sera ho la necessità di ricordare gli occhi, gli sguardi, le lacrime e i sorrisi di un grande uomo. Mi rappresenta, rappresenta il senso della vita che vale la pena di vivere. Piero, o Pietro, è stato un uomo solo per tanto tempo, e gli uomini soli sono come i bambini. Piero è un’anima pura, un uomo con l’anima sincera e coraggiosa che contraddistingue le persone belle da quelle che non vorresti mai incontrare sulla strada sterrata della vita. I ricordi di certe serate di pioggia sono spesso peggiori delle serate in se per se. ‘Certi ricordi sono automobili che ti tamponano eternamente, cambia solo il modello, della macchina intendo. Il ricordo che ti mette sotto è della stessa specie’. A Piero il postino del dolore suonò una mattina di metà anni ‘80. Nuvole e fango. Il dolore è sempre una grande scoperta. Improvvisamente hai percezione del male, quando meno te lo aspetti. All’inizio è un dolore profondo. Poi scende il buio. Il postino del dolore ritorna sempre. E quando torna, arriva il momento in cui o credi nelle albe dei giorni a venire o muori per sempre. Piero ha ripetuto, in questi anni, che lui è morto quel giorno in cui la violenza mafiosa di quattro criminali ha spento un’anima che amava ma anche i suoi progetti, la sua stessa vita. ‘Non ho paura, non possono uccidere chi è già morto’, mi ha ripetuto una sera. La vita e la morte fanno di noi ciò che vogliono. Sta a noi decidere cosa vogliamo dalla vita e dalla morte. Piero decise di non rinchiudere i desideri e i progetti di una bambina all’interno di un carillon, il suo campo di girasoli perduto. Decise di ridargli vita. Di farli camminare ancora. Di farli sbocciare ancora. Di far arrivare la primavera a novembre, quando meno te lo aspetti. Almeno questo pensò in tutte quelle mattine in cui attraversava lo Stretto con una divisa addosso su un mare di dolore e rabbia. Decise di cercare quella giustizia e quelle verità che in tanti avevano cercato di occultare. Contro tutto e contro tutti. Per Graziella ma anche per i propri genitori. Piero è un volto solcato dal dolore. Stanco ma determinato. E’ un ragazzo ma diventa un uomo molto presto. Incontra un giovane avvocato, dei ragazzi che credono in un mondo migliore. Fabio, Antonio, Piera. Beppe prima ancora. E altri. Non tanti ma, come si dice in questi casi, buoni. Assieme crede di potercela fare. Ognuno col proprio contributo. Incontra soprattutto un uomo altrettanto puro e determinato. Onesto e coraggioso. Raro. Con lui inizia una gara ad ostacoli che terminerà su un traguardo dove all’arrivo troverà scritto finalmente quella parola che fa tanto rima con utopia, GIUSTIZIA. E’ stata questa la corsa di Piero, la guerra di Piero. Combattuta con tutto l’amore che si può. Raccontata egregiamente in un libro prima, in una fiction poi, in diversi programmi di quella tv che vorremmo vedere sempre più spesso. E’ a lui, e a quelli come lui, che vogliamo augurare in questa sera di fuochi, luci e buoni propositi, buon anno. Per ciò che ha fatto ma soprattutto per averci insegnato che il cielo è blu sopra le nuvole. Quelle nuvole molto simili a quelle descritte da Fabrizio De Andrè. Che in questa storia presero di volta in volta le sembianze di magistrati, boss, divise sporche di sangue. Dello Stato traditore. “Vanno, vengono, ogni tanto si fermano e quando si fermano sono nere come il corvo. Sembra che ti guardano con malocchio. Certe volte sono bianche e corrono e prendono la forma dell’airone o della pecora o di qualche altra bestia, ma questo lo vedono meglio i bambini che giocano a corrergli dietro per tanti metri”. Ma quando cresci ti accorgi che ciò che di pauroso hai immaginato da bambino, tenendo forte la mano di tuo padre, alzando lo sguardo verso il cielo potrebbe essere vero. Per Piero è stato così. “Vanno, vengono, ritornano e magari si fermano tanti giorni che non vedi più il sole e le stelle e ti sembra di non conoscere più il posto dove stai. Vanno, vengono. Per una vera, mille sono finte e si mettono li tra noi e il cielo per lasciarci soltanto una voglia di pioggia”. Auguri Piero, eri più giovane dentro e fuori. Lo so. Ma adesso è arrivato il momento di rinascere. Vento di scirocco. E un cielo stellato. Come quello di stanotte, illuminato dai fuochi e da tanta voglia di voltare pagina. Stanotte piangi più che puoi, poi guarda in cielo, punta una stella e fatti una grande risata. Te la meriti. ‘Solo questo è l’amore che torna, l’amore che dai…’. Enrico Di Giacomo

Nella foto di Enrico Di Giacomo la famiglia Campagna. A sx Piero

MESSINA - L’addetta al casellario giudiziario che avrebbe rivelato segreti d’ufficio su un’inchiesta al trader on line Salvato: L’impiegata resta sospesa. Il Riesame ha rigettato la richiesta di annullare la misura interdittiva

Appello rigettato. Quindi rimane in vigore la misura interdittiva per l’impiegata della Procura Giuseppa Lapunzina, addetta al casellario giudiziario, che nelle scorse settimane era stata sospesa dalle funzioni per due mesi su provvedimento cautelare del gip Maria Teresa Arena per rivelazione di segreto d’ufficio. Hanno deciso così i giudici del Tribunale del Riesame, presieduto da Katia Mangano e composto da Eliana Zumbo e Maria Militello (quest’ultima ha redatto il provvedimento), rigettando le richieste avanzate dal difensore dell’impiegata, l’avvocato Salvatore Stroscio, che ha già proposto ricorso per Cassazione. A chiedere il provvedimento interdittivo erano stati nei giorni scorsi il sostituto della Dda Vito Di Giorgio e il collega della Procura ordinaria Fabrizio Monaco, che insieme stanno indagando su un’altra vicenda, quella che vede al centro l’intermediatore finanziario on line Fabio Salvato, nei confronti del quale i due magistrati hanno depositato un’istanza di fallimento. Proprio parlando con Salvato al telefono, la Lapunzina secondo gli accertamenti della Procura e della guardia di finanza avrebbe commesso la rivelazione di segreto d’ufficio, il 16 novembre scorso. In concreto l’impiegata è accusata d’aver rivelato a Salvato l’iscrizione nel registro degli indagati di una serie di procedimenti penali nei quali una terza persona, il commerciante Giuseppe Di Pietro, figurava quale indagato o persona offesa. Di Pietro è il commerciante che ha dichiarato in un’altra inchiesta di essere stato truffato da Salvato per una somma ingente, ben 14 milioni di euro, attraverso investimenti in borsa tramite il “trading on line” effettuati da Salvato. In concreto Di Pietro non ha mai più avuti restituiti i 14 milioni di euro. Dopo la denuncia del commerciante Salvato è stato condannato in primo grado, nel 2008, a 2 anni di reclusione (pena sospesa) dal gup Antonino Genovese per esercizio abusivo della professione di intermediatore e investitore finanziario di capitali, tra il dicembre del 2004 e il giugno del 2007. Secondo i giudici del Riesame le tre argomentazioni principali affrontate dal difensore dell’impiegata, l’avvocato Stroscio, che tecnicamente si definiscono motivi di appello, in cui si contestata il provvedimento interdittivo adottato dal gip, non sono condivisibili. In sintesi: sul presunto omesso interrogatorio per alcuni dei profili contestati (la dualità tra rivelazione di segreto d’ufficio e l’abuso d’ufficio come ipotesi residuale) i giudici affermano che la normativa prevede che «… in sede d’interrogatorio la contestazione debba attenere al fatto storico en on anche alla qualificazione giuridica»; sulla presunta mancata valutazione della pena finale che potrebbe essere inflitta i giudici affermano che «… la prognosi dell’applicabilità della pena non è prevista per le misure inderdittive, ma solo per la misura della custodia cautealre in carcere»; ed infine alla contestazione sulla mancata previsione temporale della sospensione i giudici ribattono che in questo caso, visto che tutto si fonda sia sul pericolo d’inquinamento probatorio sia di reiterazione criminosa, «… l’indicazione del termine di durata non è essenziale e si applica il termine massimo». L’avvocato Stroscio nel suo ricorso per Cassazione sottolinea alcuni aspetti già trattati in sede di Riesame e ne inserisce di nuovi. Afferma tra l’altro che la Lapunzina è incensurata ed è «impiegata della Procura presso il Tribunale di Messina da oltre 32 anni ove ha espletato una umile attività di servizio, lodata fino al 16 novembre 2010». Nel ricorso ribadisce poi quanto affermato davanti al Riesame e soprattutto che nella vicenda «…mancano i presupposti per contestare il reato di cui all’art. 326 c.p., neppure lontanamente ipotizzabile nella fattispecie». NUCCIO ANSELMO - GDS

Messina, Natale nella terra dell’alluvione - 21 cantieri aperti e 170 milioni mancanti: Da Scaletta, dove la moglie di un uomo disperso in mare aspetta ancora la pensione di reversibilità, a Giampilieri, dove il 25 arriverà il governatore Raffaele Lombardo

MESSINA - C’è ancora un silenzio assordante. Un ossimoro che, a distanza di un anno pesa come i detriti caduti sul devastato litorale Sud di Messina, teatro dell’alluvione di un oltre un anno fa, che ha provocato 37 vittime. Ad oggi sono 21 i cantieri aperti per la ricostruzione. La Regione Sicilia e il Governo hanno stanziato complessivamente 140 milioni di euro. Ne servirebbero altri 170 per la messa in sicurezza del territorio.
SCALETTA ZANCLEA - Nel comune della riviera Ionica i lavori per la messa in sicurezza proseguono a rilento. «Abbiamo ricevuto solo 50 milioni di euro. Da nostre stime per risanare il territorio occorrono 150 milioni di euro», esordisce così il sindaco di Scaletta Zanclea, Mario Briguglio. Su molti torrenti sono in corso lavori di messa in sicurezza». Erminia Pagliuca del gruppo «Cittadini per Scaletta», sottolinea come «l’ordinanza di Protezione civile, per i paesi alluvionati, sia stata prorogata per un altro anno, ma svuotata dei fondi». «Questo costringe – prosegue Pagliuca - tante persone che hanno le loro abitazioni in zone non agibili a pagarsi gli affitti di tasca loro. A Natale 37 oleandri e pini, saranno piantati in ricordo dei morti». Erminia è la nipote di Rosa Pagliuca, la moglie di uno dei dispersi in mare. Rosa non ha ancora una tomba sulla quale piangere il ricordo del marito. Ha creato un «altarino» a margine del marciapiede. E ancora non riceve la pensione di reversibilità perché per dichiarare la morte presunta in Italia devono passare 10 anni. Basterebbe un provvedimento governativo, come per la tragedia del Vajont, e ridurre i tempi a 2 anni».
GUIDOMANDRI - Sopra Scaletta, il piccolo borgo di Guidomandri è da tempo quasi completamente disabitato. Spiega Guido Campanella, presidente del comitato «Tornare a Guidomandri»: «I lavori di messa in sicurezza non sono cominciati. Alcuni di noi continuano a vivere in albergo, non solo quelli che hanno le case in aree pericolose, ma anche quelli che, pur avendo le abitazioni in zone considerate sicure, non vogliono tornare per la paura. Sulla insicurezza del villaggio, a causa della mancata regimentazione della collina, i residenti delle zone verdi hanno presentato un ricorso sul quale il Consiglio di Stato ha dato loro ragione».
GIAMPILIERI - Qui il 25 dicembre arriverà il presidente della Regione, Raffaele Lombardo. «Sono 8 i cantieri aperti», spiega Corrado Manganaro del comitato “Salviamo Giampilieri”, «Aspettiamo che il ministero dello Sviluppo economico dia seguito alla richiesta della Regione Sicilia per poter utilizzare 70 milioni di euro dai fondi Fas».
ALTOLIA – Bartolo Sciliberto non è mai stato ritrovato. Una gigantografia campeggia nel punto esatto della scomparsa. Il parroco per 8 mesi ha accolto gli studenti del paese che non avevano più la scuola (da poco riaperta, ndr.). «Ci siamo prodigati, come faremo anche in questo Natale, per far rinascere la speranza nel cuore degli abitanti».
Lillo Maiolino e Gianluca Rossellini

CINEMA, IL GIUSTO DOCUMENTARIO-TRIBUTO AD UN GRANDE CARATTERISTA DEL CINEMA ITALIANO: «Lo chiamavano Zacchinetta», video-omaggio a Tano Cimarosa. Il docu-film sulla vita del famoso caratterista messinese, scomparso nel 2008, con le voci di Gemma e Gullotta

PALERMO - La vita dell’attore messinese, il caratterista Tano Cimarosa, diventa un film. «Lo chiamavano Zecchinetta» è il titolo del documentario realizzato dal videomaker Nicola Palmeri che, dal 28 dicembre, è disponibile in versione short in download gratuito e verrà presentato ufficialmente al pubblico il 30 dicembre a Casteltermini (Agrigento) e il 5 gennaio in Calabria, seconda patria di Cimarosa, a Mendicino in provincia di Cosenza. Il docu-film ripercorre la lunga carriera dell’attore attraverso la voce di Gregorio Napoli e le testimonianze di Giuliano Gemma, Nino Frassica, Leo Gullotta, Tony Sperandeo, Tiziana Lodato, Gilberto Idonea, Steve Della Casa, Franco Nero e tanti altri artisti e attori amici di Tano Cimarosa. La colonna sonora è stata realizzata appositamente da Michele Segretario (tastierista della band siciliana Cordepazze). La prima caratterizzazione di rilievo di Cimarosa (all’anagrafe Gaetano Cisco, scomparso nel 2008) è quella del mafioso Zecchinetta ne «Il giorno della civetta» diretto nel 1967 da Damiano Damiani. In seguito compare accanto ad Alberto Sordi nel ruolo del padre di una numerosa famiglia ne «Il medico della mutua», nel ruolo di un emigrato in «Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata» e infine nel ruolo di una guardia carceraria in «Detenuto in attesa di giudizio». In anni più recenti è stato una presenza costante nei film di Giuseppe Tornatore (Nuovo cinema Paradiso, L’uomo delle stelle, Una pura formalità). Negli ultimi anni è apparso anche in alcuni sceneggiati RAI e Mediaset, tra i quali Don Matteo nel ruolo di zio Carmelo, parente del maresciallo Cecchini (Nino Frassica). «Rimane la testimonianza di un uomo, un puparo, non solo un caratterista - dice Palmeri - ma anche un grande attore siciliano che ha fatto tanto cinema e che ha rappresentato la Sicilia, più di quanto si possa pensare». Il progetto su Tano Cimarosa non è solo un documentario, ma è anche un dvd pieno di altri contenuti tra cui una fotogallery, una sorta di backstage e molti ed interessanti «director’s cut».
Fonte: ITALPRESS

LA STRAGE DI VIBO VALENTIA, LA RICOSTRUZIONE: La “spedizione” dopo le ultime minacce. Nella sua ricostruzione il magistrato individua tra gli esecutori del massacro anche il nipote di Vangeli

Una reazione concordata durante il cenone di Natale. A questa considerazione arriva il pm Michele Sirgiovanni nel decreto di fermo a carico di Ercole Vangeli, reo confesso della strage di Scaliti di Filandari e dei suoi familiari (il fratello Francesco Saverio, il figlio di quest’ultimo Pietro e il genero Gianni Mazzitello). Una reazione covata nel grembo di anni di angherie e soprusi, di bocconi amari mai riusciti a ingoiare. Una situazione già oltremodo incancrenita di suo che – secondo quanto rileva il magistrato – sarebbe stata aggravata qualche giorno prima di Natale dalle minacce che Pietro Fontana (una delle cinque vittime della strage) avrebbe proferito nei confronti di Francesco Saverio Vangeli all’uscita della messa. Alla presenza del figlio Pietro e di altri testimoni, infatti, l’uomo sarebbe stato avvicinato dal Fontana e minacciato in modo pesante. Minacce aggravate dal gesto di schiaffeggiarlo che la vittima avrebbe compiuto. Un comportamento arrogante in linea con «l’atteggiamento di sfida aperta» che le vittime avrebbero avuto nei confronti dei Vangeli, costretti a subìre. In questo contesto sarebbe, dunque, maturata la violenta reazione di Ercole Vangeli e dei congiunti sfociata, lunedì pomeriggio, nel massacro di Domenico Fontana e dei figli Pasquale, Pietro, Emilio e Giovanni. Un gravissimo fatto di sangue che – sempre secondo quanto emerge dal decreto di fermo – sarebbe stato materialmente compiuto dall’artigiano reo confesso e dal nipote Pietro. Sarebbero stati loro, infatti, a sparare contro i Fontana. Alla mattanza avrebbe dato il via Ercole Vangeli, impugnando la pistola cal. 9×21 consegnata ai carabinieri subito dopo la strage, mentre altri colpi sarebbero stati sparati dal nipote Pietro con la 7,65 Beretta del padre. Agghiacciante la ricostruzione della strage fatta dal magistrato sulla scorta non solo della testimonianza del reo confesso, ma soprattutto sulle dichiarazioni rese dal giovane operaio romeno, dipendente delle vittime e testimone oculare dell’omicidio plurimo e dei riscontri acquisiti sul luogo della mattanza dai carabinieri di Vibo Valentia. E in base a quanto emerge dal decreto di fermo, nessun agguato è stato teso ai Fontana. Nella masseria di località Olivarella, infatti, l’artigiano reo confesso avrebbe affrontato le vittime a viso aperto, avendo con loro un’accesa discussione, poi degenerata nell’uso delle armi. Ercole Vangeli avrebbe dapprima sparato contro Domenico Fontana e i figli Pietro e Giovanni (contro quest’ultimo ancora vivo avrebbe esploso colpi, da distanza ravvicinata per finirlo, anche Pietro Vangeli) che si trovavano l’uno vicino all’altro nei pressi dell’accesso alla masseria e accanto alla Fiat Punto con la quale erano arrivati il capofamiglia e i figli Giovanni ed Emilio. Poi l’artigiano, sempre con la pistola in mano, avrebbe inseguito Emilio e Pasquale Fontana che cercavano di sfuggirgli dirigendosi nel capannone e qui li avrebbe uccisi. Prima Pasquale, vicino a una porta interna, poi Emilio a distanza di una decina di metri. Uno scenario di morte e sangue al quale avrebbero assistito senza reagire Francesco Saverio Vangeli e il genero Gianni Mazzitello. Una drammatica sequenza che l’operaio romeno, riuscito a fuggire da una porta sistemata sul lato opposto a quella d’ingresso al capannone, ha ricostruito davanti al magistrato. Fasi riprodotte nel provvedimento di fermo. In particolare lunedì pomeriggio, dopo le 16,30, il giovane romeno assieme a Pasquale Fontana era andato a portare alcuni bidoni nei pressi dell’abitazione del padre ubicata a poca distanza dalla masseria. Lì incontravano Pietro Fontana il quale, dopo aver caricato i bidoni su un Fiorino, li invitava ad andare con lui al bar del paese. A un certo punto, però, mentre si dirigevano verso il centro abitato trovavano la strada sbarrata da tre mezzi: un furgone condotto da Ercole Vangeli, seguito da un altro Fiorino alla cui guida si trovava il fratello Francesco Saverio e da un altro furgone con a bordo due giovani, riconosciuti e identificati dal romeno in Pietro Vangeli e Gianni Mazzitello. Ai Fontana l’artigiano reo confesso faceva segno di dirigersi verso il capannone. Una volta giunti nello spiazzo antistante e usciti tutti dai propri mezzi Ercole Vangeli avrebbe avvicinato i fratelli Fontana dicendo loro come si erano permessi a far passare, ancora una volta, le loro pecore dalla sua proprietà. E mentre i tre erano impegnati in un’accesa discussione il fratello dell’artigiano si metteva vicino al cancello di ingresso e i due giovani al centro della strada. A distanza di una manciata di minuti nella masseria arrivavano – sulla Punto di colore nero – Emilio Fontana, il padre Domenico e il fratello Giovanni. E mentre tutti discutevano lo straniero si dirigeva verso il capannone. Alla sua uscita il drammatico epilogo. I primi spari i tre caduti – Giovanni Fontana, ancora in vita finito da alcuni colpi sparati da distanza ravvicinata dal nipote dell’artigiano – l’inseguimento nel capannone, altri spari e altri caduti. Poi il rumore dei tre mezzi che si allontanavano seguito dal silenzio spettrale della morte. Alle 17,15 la telefonata ai carabinieri e subito dopo – alle 17,45 – Ercole Vangeli (difeso dall’avv. Domenico Talotta) si presentava ai carabinieri, consegnava la pistola cal. 9×21, confessava l’omicidio plurimo e si assumeva ogni responsabilità. Ma nelle ore immediatamente successive alla strage nel garage di Francesco Saverio Vangeli (avv. Antonio Inzillo) veniva rinvenuta la seconda pistola, quella che il figlio Pietro (avv. Nicola Riso) avrebbe usato nella masseria. Tutti venivano sentiti dagl’inquirenti e con loro, come persona informata dei fatti, anche Gianni Mazzitello (avv. Luigi La Scala). Nella notte l’emissione del provvedimento di fermo nei loro confronti. Marialucia Conistabile - GDS

MESSINA: Lesioni a neonata dopo il parto, indagati due medici e un’ostetrica. I danni sarebbero stati provocati effettuando una manovra errata

La vicenda risale al 2008, adesso invece s’è avuta la conclusione delle indagini preliminari. E l’inchiesta vede adesso tre indagati, due medici e un’ostetrica del Policlinico, per lesioni gravissime in concorso come conseguenze di un parto che avvenne il 28 luglio del 2008. Il fascicolo è stato gestito in quest’ultima fase dal procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro, che lo ha trasmesso ai colleghi che si occupano dei reati di colpa medica. Si tratta della paziente D.D.N, che nell’estate del 2008 dopo una gravidanza regolare programmò un parto all’Ostetricia del Policlinico. Secondo l’accusa i due ginecologi e l’ostetrica avrebbero eseguito in modo errato le manovre necessarie per favorire il disimpegno e l’espulsione della neonata N.P.B., fatto questo che provocò una “lesione del plesso brachiale sinistro con paralisi ostetrica dell’arto superiore sinistro”. Da questa lesione gravissima, secondo quanto ipotizza l’accusa, sarebbe derivata per la neonata una malattia certamente o probabilmente insanabile. Nel luglio del 2008 dopo il parto e le gravi conseguenze per la piccola i genitori presentarono una denuncia che provocò l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura. Vennero sequestrate le cartelle cliniche e altra documentazione al Policlinico relativi al caso, lo fecero i carabinieri, e venne affidata dalla magistratura una consulenza specifica per verificare se esisteva un preciso nesso di causa-effetto tra le manovre effettuate nel corso del parto dai due ginecologi e dall’ostetrica e la grave lesione riportata dalla piccola. La consulenza affidata dalla Procura ha concluso per l’esistenza di un rapporto causa-effetto tra le manovre operatorie e le lesioni, quindi già nella prima fase delle indagini sono stati coinvolti i tre sanitari che erano di turno al Policlinico quel giorno di luglio e intervennero nel corso del parto della D.D.N., che sembrava normale e si rivelò invece traumatico per la puerpera e soprattutto per la neonata. Dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari che si è registrato di recente adesso la prossima tappa sarà la fissazione dell’udienza preliminare per il primo giudizio. (n.a.)