Tutti a giudizio, processo al via il 2 febbraio davanti alla prima sezione penale del Tribunale. Il verdetto del gup di Salerno Vincenzo Pellegrino è giunta nella tarda mattinata di ieri. E viene accolta «con soddisfazione» dall’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Proprio dalle sue denunce e dalla successiva “guerra fra Procure” è nata l’inchiesta che ha portato agli otto rinvii a giudizio. A processo vanno magistrati e politici di rilievo. Innanzitutto nell’elenco figurano i deputati Giancarlo Pittelli e Giuseppe Galati, entrambi del Pdl; poi c’è il noto imprenditore di Lamezia Terme Antonio Saladino, ex leader della Compagnia delle Opere in Calabria, già condannato in primo grado nel processo Why Not; e ancora l’ex procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi e l’ex avvocato generale nonché procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi, entrambi oggi in pensione. Rinvio a giudizio anche per Salvatore Murone, procuratore aggiunto presso la Procura di Catanzaro, trasferito in via cautelare dal Csm e ancora in attesa della nuova sede. Chiudono l’elenco Maria Grazia Muzzi, moglie di Mariano Lombardi, e il figlio da lei avuto in un precedente matrimonio, l’avvocato Pierpaolo Greco. L’inchiesta portata a termine dai pm Maria Chiara Minerva, Rocco Alfano e Antonio Cantarella riguarda la revoca della delega a condurre l’inchiesta “Poseidone” sulla depurazione in Calabria e l’avocazione del fascicolo “Why Not” sui fondi europei destinati alla Calabria ai danni dell’ex pm De Magistris, oggi eurodeputato di Italia dei Valori. In buona sostanza, secondo l’accusa, a Catanzaro sarebbe stato ordito un complotto anti-De Magistris per delegittimarlo e soprattutto bloccarne le due inchieste più clamorose con coinvolgimenti politici ad altissimo livello; questa stessa tesi è stata ribadita più volte dall’ex pm nel corso delle audizioni effettuate a Salerno con i magistrati titolari dell’inchiesta (la Procura di Salerno è competente su ipotesi di reato commesse da magistrati di Catanzaro o che vedano vittime le toghe dello stesso Distretto). Il rinvio a giudizio degli otto indagati è stato deciso per due capi d’imputazione. Il primo capo (corruzione in atti giudiziari) viene contestato a Lombardi, Murone, Pittelli, Galati e Greco e riguarda “Poseidone”; il secondo (corruzione in atti giudiziari e falso ideologico) è contestato a Favi, Lombardi, Murone, Pittelli, Saladino e Muzzi e riguarda l’avocazione di “Why Not” da parte della Procura generale di Catanzaro. Delusione per il verdetto del gup di Salerno è stata espressa dai legali degli imputati. «È vero, siamo delusi – ha ammesso il difensore del senatore Pittelli, l’avvocato Licia Polizio – perché sia dal punto di vista tecnico-giuridico sia nel merito c’erano tutti gli elementi per una sentenza di non luogo a procedere. Il dibattimento – ha aggiunto – chiarirà definitivamente la posizione del mio assistito e degli altri imputati». Da parte sua, De Magistris si è sfogato con l’agenzia Ansa. «Finalmente – ha detto da Napoli – si andrà in un’aula di giustizia per un dibattimento pubblico. Sono soddisfatto del fatto che se ne possa parlare alla luce del sole. Tutto il Paese – ha aggiunto l’ex magistrato – saprà perché mi furono sottratte le due inchieste più importanti e perché, nonostante questi fatti fossero noti, sono stato trasferito da Catanzaro e mi sono state sottratte le funzioni di pm». Finalmente, secondo De Magistris, si discuterà pubblicamente «di quelle inchieste che avevano a oggetto il rapporto perverso tra spesa pubblica e criminalità e il fatto gravissimo che mi sono state sottratte illecitamente dai vertici uffici inquirenti in collusione con i politici». A De Magistris è giunto nel pomeriggio il «pieno sostegno» del leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: «La decisione del gup è un passo importante per ristabilire la verità su una pagina triste della giustizia italiana, perché è stato impedito a un servitore dello Stato dalla schiena dritta di portare avanti il suo coraggioso lavoro».(g.l.r.)





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