C’è anche l’onorevole Maria Grazia Laganà , vedova di Francesco Fortugno, vice presidente del Consiglio regionale assassinato dalla ‘ndrangheta il 16 ottobre 2005, tra i cinque nomi che il giudice Caterina Capitò ha rinviato a giudizio con l’accusa, a vario titolo, di tentata truffa aggravata, abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa ai danni dell’Azienda sanitaria di Locri. Le gravi accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Locri nei confronti dei cinque imputati si materializzano a seguito delle dichiarazioni rese dall’allora commissario dell’azienda ospedaliera di Locri, Benito Spanti, davanti alla Corte d’assise del processo per l’omicidio di Francesco Fortugno. L’indagine è stata condotta dalla Guardia di Finanza, dapprima sotto il coordinamento della Dda di Reggio Calabria che ha poi inviato gli atti alla Procura di Locri per competenza territoriale. L’avvocato Benito Spanti nel corso dell’esame davanti all’Assise di Locri, rispondendo alle domande dei pm Marco Colamonici e Mario Andrigo e dei legali degli imputati, aveva ribadito quando già dichiarato alla commissione Basilone, inviata per accedere ai documenti dell’ospedale di contrada Verga, dopo l’eclatante delitto del vice presidente della regione Calabria. In particolare il commissario, che si era insediato ai primi di agosto del 2005, riferiva in merito a diverse ordinazioni, tra cui una parte che riguardavano l’acquisto di materiale destinato al reparto di Pronto Soccorso. Si trattava di una fornitura che lo stesso Spanti ha definito “strana” per l’entità numerica del materiale richiesto, in considerazione che all’epoca addirittura un magazziniere lo aveva informato che i depositi erano pieni proprio di quel materiale acquistato. La fornitura comprendeva l’acquisto di mascherine, divise, set universali per pazienti in pronto soccorso, supporti per terapia infusionale e borse di ghiaccio per un costo complessivo di 132mila euro. Una cifra che ha insospettito il commissario Spanti, il quale ha rifiutato la consegna, non concretizzando il pagamento della fattura. Benito Spanti, che fa parte dell’Avvocatura regionale, ha riferito di aver immediatamente rappresentato la circostanza alla dottoressa Albina Micheletti, all’epoca responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Locri al posto di Francesco Fortugno che era in aspettativa a seguito dell’elezione al consiglio regionale. La dottoressa Micheletti, a sua volta aveva affermato al commissario che la richiesta della fornitura proveniva direttamente dal vice direttore sanitario Maria Grazia Laganà . L’avvocato Spanti, sentito sul punto nel processo per l’omicidio Fortugno, aveva anche detto di aver incontrato casualmente in un funerale sia il vice presidente del Consiglio regionale sia la moglie Maria Grazia Laganà . Entrambi avrebbero detto a Benito Spanti che aveva fatto bene a rifiutare quell’ordinazione perché si trattava di un errore. E per questo i due coniugi gli avrebbero chiesto scusa. Per chiarire la propria posizione in merito alla vicenda la dottoressa Micheletti, nel frattempo, aveva ritenuto opportuno presentare una dettagliata relazione, entrata nel fascicolo del processo per il delitto Fortugno. Quella relazione trovava ingresso negli atti della Procura della Repubblica di Locri, tanto che l’avvocato Antonio Chirillo, difensore di Albina Micheletti, nel corso della discussione davanti al Gup, ha sottolineato che in virtù delle dichiarazioni della propria assistita si è potuto evitare un incauto acquisto, chiedendone il non luogo a procedere. Stessa richiesta, quella del non luogo a procedere, è giunta a conclusione degli interventi di tutti gli altri difensori degli indagati: Maria Grazia Laganà , Pasquale Rappoccio, titolare dell’impresa di fornitura di medicinali Medinex di Reggio Calabria, Maurizio Marchesi, nel 2005 direttore amministrativo dell’Asl 9 di Locri, e Nunzio Papa, funzionario amministrativo dell’ente ospedaliero. Il pm Giuseppe Adornato ha insistito con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tutte e cinque che il giudice per l’udienza preliminare, Caterina Capitò ha accolto, fissando al 12 gennaio la prima udienza davanti al tribunale di Locri. L’on. Maria Laganà in una brevissima dichiarazione affidata all’Ansa si dice «sorpresa ed amareggiata per questo rinvio a giudizio relativo ad una vicenda in cui sono completamente estranea, come risulta documentalmente. Tale sorpresa e amarezza sono ancora maggiori in quanto sono la moglie di Franco Fortugno le cui denunce e interrogazioni consiliare sulla sanità locrese sono rimaste inascoltate. Sono certa che in sede dibattimentale sarà riconosciuta la mia completa estraneità ». Rocco Muscari - GDS





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