Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video











L’ex esponente del clan Santapaola sta collaborando con i magistrati della DDA, riempiendo decine di pagine di verbali - Operazione “Vivaio”: depositati i verbali del collaboratore Alfio Giuseppe Castro che fanno tremare Cosa Nostra barcellonese

Continua a sgretolarsi il muro d’omertà, da sempre simbolo dell’inattaccabilità della mafia barcellonese. Un altro esempio si è avuto oggi in Corte d’Assise, nel processo dall’operazione antimafia “Vivaioâ€. In avvio d’udienza sono stati depositati i verbali delle ultime dichiarazioni rilasciate dal catanese Alfio Giuseppe Castro, l’uomo che teneva i rapporti fra Cosa Nostra di Barcellona ed il clan Santapaola. Castro ha deciso di saltare il fosso e di raccontare ai magistrati della DDA gli anni delle estorsioni ai danni degli imprenditori che si aggiudicavano appalti pubblici nel barcellonese. Le imprese per poter lavorare in quel territorio erano costrette a pagare il pizzo del 5% sull’importo totale dei lavori, la cosiddetta messa a posto. Ora Castro sta raccontando tutti i retroscena di quegli anni, facendo i nomi di boss ed affiliati. Oggi gli avvocati difensori hanno chiesto i termini a difesa per acquisire i nuovi verbali delle nuove dichiarazioni di Castro. Il processo è stato quindi aggiornato al 21 febbraio. E’ saltata così anche l’audizione di Castro in videoconferenza. Sono adesso quattro le collaborazioni eccellenti che stanno mettendo in ginocchio la famiglia mafiosa barcellonese. Nei mesi scorsi avevano deciso di vuotare il sacco, il geometra marchigiano Enzo Marti. L’ex consulente per la verifica dello stato della discarica di Tripi sta svelando ai magistrati tutti gli affari loschi che si celano dietro la gestione delle discariche di Mazzarrà e Tripi. Altro collaboratore d’eccezione è l’imprenditore di Merì Giacomo Venuto, titolare della “Mediterranea srl”. Venuto sta facendo cadere il velo su anni di estorsioni compiute dai boss Carmelo D’Amico, Carmelo Bisognano, Pietro Mazzagatti e Tindaro Calabrese. E, naturalmente, su tutti spicca l’inatteso pentimento del boss di Mazzarrà Carmelo Bisognano. L’ex padrino dei “Mazzarroti†sta riempiendo centinaia di pagine di verbali raccontando gli anni di strapotere mafioso del clan. Con le sue dichiarazioni ha permesso di ritrovare i corpi di quattro vittime della lupara bianca, sepolte nel cimitero della mafia di Mazzarrà S. Andrea. da tempostretto.it

Maturità 2011, scelte le materie della seconda prova: Latino al Classico, matematica allo Scientifico

Latino al Classico, matematica allo Scientifico, lingua straniera al liceo Linguistico: sono alcune delle materie scelte dal ministero dell’Istruzione per la seconda prova scritta all’esame di maturità 2011. Le materie, come l’anno scorso, sono state annunciate dal ministro Maria Stella Gelmini, dal suo canale su Youtube. Pedagogia è la materia scelta dal ministero dell’Istruzione per la seconda prova dei maturandi del liceo Pedagogico. Per gli studenti del liceo Artistico è invece stato scelto disegno geometrico, prospettiva e architettura. Per quanto riguarda gli istituti tecnici e professionali, ha aggiunto Gelmini, le materie scelte sono: economia aziendale per l’istituto tecnico commerciale; costruzioni per l’istituto tecnico per geometri; tecnica turistica per l’istituto tecnico per il turismo; alimenti e alimentazione per l’istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione; tecnica amministrativa per l’istituto professionale per i servizi sociali. Infine, macchine a fluido è la materia stabilita per l’istituto professionale per tecnico delle industrie meccaniche. Le prove scritte si terranno il 22 giugno (prima prova) e il 23 giugno (seconda prova).

LE FOTO - MESSINA: IL CONTRASTATO RISANAMENTO DI MAREGROSSO E I SINISTRI MESSAGGI ALL’ASSESSORE ISGRO’

dg03

FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

dg01

MESSINA - “Dedicato all’assessore Isgrò”: tre frecce rivolte verso il basso, a indicare un water appoggiato a un muro in via Santa Cecilia bassa, lungo il percorso che porta a Maregrosso.

MESSINA: MUORE PER UN ATTACCO DI CUORE ANTONIO GIOFFRE’ DETTO ‘U ‘NDOLU’, CAPO DELL’OMONIMO CLAN DI SEMINARA. ERA RINCHIUSO NEL CARCERE DI GAZZI

BOSS

Anziano boss stroncato da un attacco di cuore. Nella sua cella del carcere di Messina, Rocco Antonio Gioffrè detto “u ‘ndolu”, capo dell’omonimo clan di Seminara, ieri mattina, si è sentito male. Mancava qualche minuto alle 7 quando, accertata la gravità delle condizioni del detenuto, i sanitari del penitenziario hanno disposto il trasferimento in una struttura sanitaria della città peloritana. Gioffrè, 75 anni, è morto, però, durante il suo trasporto all’ospedale. L’anziano boss era finito in carcere nell’ambito dell’operazione “Topa”, condotta nel 2007. Nell’occasione erano stato arrestati sindaco e vicesindaco di Seminara. Successivamente il Comune era stato sciolto. Era stata un’inchiesta dei carabinieri a occuparsi del casato dei Gioffrè, protagonista negli anni Settanta della storica faida con i Pellegrino, che a Seminara, secondo l’accusa, aveva un dominio assoluto. Controllava tutti e tutto. Anche le elezioni. Secondo gli inquirenti a stabilire chi doveva fare il sindaco era stato proprio il vecchio boss Rocco Antonio Gioffrè che, spalleggiato dai suoi figli e da altri componenti del gruppo criminale, esercitava un controllo scientifico del voto e stabiliva la distribuzione degli incarichi e la gestione degli affari. dall’inchiesta era emerso che era stato il boss a stabilire l’elezione di Pasquale Marafioti a sindaco. La cosca puntava decisamente ad allungare le mani sul Comune per poi acquisire, in modo diretto e indiretto, gestione o controllo di concessioni, autorizzazioni e servizi pubblici. Finito in carcere, a causa delle sue precarie condizioni di salute, Rocco Antonio Gioffrè era stato denenuto in un primo momento nel centro clinico penitenziario di Parma. Dopo la condanna per associazione mafiosa e voto di scambio, nel processo “Topa” era stato colpito da una nuova ordinanza di custodia cautelare per un altro procedimento dell’antimafia reggina sfociato nell’operazione “Artemisia”, che aveva stroncato i due clan di Seminara, i Gioffrè appunto e quello dei Caia, impegnati in una violenta faida. Il carisma criminale di Rocco Antonio Gioffrè è legato anche al suo interessamento per giungere alla pacificazione tra le storiche famiglie della ‘ndrangheta di San Luca protagoniste della feroce faida culminata la sera del Ferragosto 2007 nella strage di Duisburg. Da una intercettazione emerge che Gioffrè avrebbe partecipato alla riunione di Polsi tra esponenti delle varie famiglie dove sarebbe stata sancita la fine delle ostilità tra i gruppi contrapposti, i Nirta-Strangio da una parte e Vottari-Pelle dall’altra. Per poter assistere alle udienza del processo che si sta celebrando davanti alla Corte d’assise di Palmi, Gioffrè era stato trasferito a Messina, ma per le sue precarie condizioni di salute non aveva preso parte alle ultime udienze. Condizioni che avevano spinto i suoi legali, gli avvocati Domenico Alvaro e Michele Gullo, a richiedere due perizie, mediche di parte per la sua scarcerazione. Richieste che erano state comunque respinte. Paolo Toscano - GDS

MESSINA: E’ MORTO IL PROFESSORE GIANVITO RESTA, ACCADEMICO DEI LINCEI E PRESIDE PER VENT’ANNI DELLA FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA

Si è spenta all’improvviso nella notte tra sabato e domenica, al Policlinico, la luce del sapere del professore Gianvito Resta, accademico dei Lincei, preside della Facoltà di Lettere e filosofia dal 1968 al 1996. L’insigne studioso aveva 90 anni e fino a poche settimane fa la sua vitalità non lo aveva lasciato. Il prof. Resta, tarantino d’origine, figlio di un operaio delle Ferrovie dello Stato, trasferito a Messina, cresce nella nostra città fin da giovanissimo. La sua formazione non è scevra da sacrifici (si laurea in ritardo a seguito della deportazione in un campo di concentramento) ma la sua carriera universitaria coincide molto presto con un autentico “cursus honorum”. Già nel 1945, Resta diventa assistente del prof. Michele Catalano, famoso italianista e studioso del Medioevo; al contempo è collega di studi ed amico del grande italianista Giorgio Petrocchi. Nel 1964 vince il concorso per la Cattedra di Filologia medievale e umanistica e tre anni dopo quella di Letteratura italiana, materia che già insegnava da tre anni come incaricato. Nel 1968, l’anno della contestazione giovanile, il prof. Resta diventa preside della Facoltà di Lettere: inizia un trentennio memorabile e difficilmente eguagliabile, per il livello raggiunto dagli studi di Lettere a Messina. Il preside Gianvito Resta è il formatore di generazioni di professori universitari e vero “manager” culturale, promotore di convegni con tanti illustri studiosi che accorrono a Messina da ogni parte del mondo, rimasti impressi nella storia dell’Ateneo: tra questi, le iniziative della Fondazione Verga, di cui fu a lungo presidente, e lo studio degli atti di Manzoni. Ha pubblicato, con le migliori case editrici, volumi considerati dagli studiosi come pietre miliari: al centro della sua passione c’era la letteratura medievale ed umanistico-rinascimentale, e l’approfondimento di figure chiave quali quelle di Tasso e Pascoli, e di molti altri autori della letteratura italiana. Nel gennaio 1994 arriva per lui la nomina ad Accademico dei Lincei, e per l’Università di Messina si tratta di un vero onore e fiore all’occhiello. Dopo aver lasciato la guida della Facoltà nel 1996, il prof. Resta ha continuato a produrre opere di valore, a frequentare l’Accademia dei Lincei e a prodigare con la sua inesauribile vivacità intellettuale, consigli e incoraggiamenti a familiari, colleghi, amici. Oggi dalle 8 alle 18 sarà allestita la camera ardente nell’aula magna dell’Ateneo; i funerali saranno celebrati domani alle 11, nella chiesa di S. Giuliano. Alle figlie dello studioso (vedovo da molti anni) le professoresse Maria Letizia e Caterina Resta, e all’intera famiglia, le condoglianze della “Gazzetta”. ALESSANDRO TUMINO - GDS

MESSINA: INCIDENTE A SPARTA’, MUORE IL TRENTASEIENNE ANGELO ARENA

Ancora una tragedia della strada, e sono addirittura sei quelle consumatesi tra la città e la tangenziale dallo scorso mese di luglio. A perdere in pochi istanti la vita è stato ieri mattina, alle 11.45, sulla statale 113, a Spartà, Angelo Arena, 36 anni, sposato da appena tre mesi, residente in contrada Serri: la sua motocicletta, un’Aprilia 750, si è scontrata con la “Ford Focus” condotta da un uomo di 48 anni, che era appena uscito dal parcheggio tra gli alberi. Il centauro, sbalzato di sella, ha battuto la testa sull’asfalto e riportato traumi che non gli hanno dato scampo. È scattata la disperata corsa nell’ambulanza, ma Arena è arrivato senza vita al Papardo. Teatro della tragedia il rettilineo che da Spartà conduce a Piano Torre, una strada solitamente poco trafficata e quasi tranquilla, in cui il pericolo non sembra essere in agguato, tanto più nella quiete domenicale. Ma non è così. Rilievi molto approfonditi sono stati eseguiti ieri dalla squadra Infortunistica della Polizia municipale, sotto il coordinamento del comandante Marzo, per chiarire la dinamica, ascoltando il conducente e verificando l’eventuale presenza di testimoni. Secondo una prima ricostruzione tutta da verificare, Arena, alla guida della sua moto Aprilia percorreva la “113″ in direzione Palermo mentre il quarantottenne P.P. compiva la manovra per immettersi sulla 113. Impossibile trarre conclusioni o aggiungere altro, tranne la constatazione di danni tutto sommato modesti per i due mezzi coinvolti. La straziante scomparsa di Angelo Arena, è la sesta tragedia della strada verificatasi a Messina negli ultimi sette mesi. Uno stillicidio di giovani vite che getta le famiglie nell’angoscia e suscita inquietudine in tutti i messinesi che abbiano cuore e coscienza. È ancora forte l’impressione prodotta il 27 dicembre scorso, non lontano da qui, sulla tangenziale vicino ai caselli di Villafranca, dall’incidente autonomo costato la vita a Marco Antonio Tedesco, 35 anni, perito informatico, che da poco aveva deciso di tornare a vivere in riva allo Stretto. E andando indietro, la seconda metà del 2010 è stata segnata da altre 4 strazianti tragedie della strada. Il 30 giugno un pedone di cinquant’anni, un extracomunitario, è stato investito in strada a pochi metri di distanza dalla villetta Quasimodo, all’incrocio delle via Del Vespro e La Farina. Il 25 agosto ha perso la vita sulla Panoramica un ragazzo di 18 anni, Gaspare Meesa, la cui auto s’è ribaltata dopo l’impatto con uno scooter. L’11 ottobre un altro giovane messinese, il ventunenne Andrea Clemenza si è schiantato mortalmente, ancora sulla Panoramica, contro il muro della facoltà di Ingegneria. Ed un mese dopo, l’11 novembre, sempre sulla Panoramica dello Stretto, è morta Claudia Marchetti, 23 anni, nell’impatto della sua automobile contro un grosso albero: una dinamica ” autonoma” che non ha convinto per niente genitori e amici. ALESSANDRO TUMINO