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L’INCHIESTA: Omicidio Alpi, la verità passa da Comerio. L’enigmatico “signore dei rifiuti” inventò il sistema di smaltimento delle scorie nucleari in ambiente marino

L’inchiesta sull’omicidio della telegiornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin transita attraverso lo snodo decisivo. È il presidente della Commissione parlamentare sulle ecomafie, Gaetano Pecorella, a rivelare le intenzioni dell’organismo bicamerale: «Per capire se l’agguato sia collegabile ai traffici di rifiuti radioattivi bisogna trovare e ascoltare Giorgio Comerio». Dunque, l’enigmatico “signore dei rifiuti” diventa il teste chiave per tentare di svelare uno dei misteri insoluti degli ultimi vent’anni. La prima istruttoria della Commissione parlamentare si concluse con l’asserita assenza di collegamenti tra l’agguato di Mogadiscio e i traffici internazionali di rifiuti tossici degli anni ‘90. E pure il processo penale non ebbe migliore fortuna: i giudici hanno condannato solo uno dei componenti del commando. Ma dal fascicolo giudiziario non è emersa alcuna verità su mandanti e movente del duplice delitto avvenuto in Somalia il 20 marzo del 1994. La Commissione sulle ecomafie ha deciso di interrogare Comerio dopo aver raccolto le dichiarazioni del maresciallo dei carabinieri Domenico Moschitta, componente del pool che indagò per conto della Procura di Reggio Calabria sull’illecito smaltimento di rifiuti pericolosi. Moschitta ha rivelato che, durante una perquisizione eseguita il 12 maggio del 1995 a casa dell’imprenditore Giorgio Comerio, in una cartella gialla con l’intestazione Somalia, fu trovato un dispaccio di agenzia con la notizia dell’omicidio di Ilaria Alpi. «Il problema – ha precisato il presidente Pecorella – è trovarlo, dal momento che da anni in molti ci provano ma nessuno c’è ancora riuscito». Comerio non è mai stato ascoltato dalle commissioni parlamentari che si occuparono del caso, ma negli anni ha rilasciato diverse interviste, l’ultima delle quali nell’autunno del 2009. L’imprenditore lombardo è stato l’inventore d’un sistema di smaltimento dei rifiuti radioattivi che venne sperimentato a metà degli anni Ottanta. Un sistema che avrebbe dovuto consentire l’eliminazione, attraverso il seppellimento, delle scorie nucleari prodotte nelle centrali di Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Italia, Germania Ovest, Inghilterra, Francia e di un’altra mezza dozzina di Stati europei. Alla fine degli Anni Settanta i Paesi più industrializzati dell’Occidente investirono 120 milioni di dollari per tentare di sbarazzarsi dei loro rifiuti contaminati. Il progetto venne denominato “Dodos” (Deep ocean data operating) e fu elaborato dall’Euratom per conto della Cee. Nel Centro comune di ricerca (il Ccr), a Ispra, sul Lago Maggiore, tra il 1977 e il 1988, si lavorò all’accordo internazionale che aveva un obiettivo: valutare lo stoccaggio di scorie radioattive in ambiente naturale terrestre o marino. Il progetto, però, venne abbandonato per scongiurare possibili azioni di ecoterrorismo. In realtà, quell’idea sarebbe stata sfruttata proprio da Comerio che, all’epoca, era legato ai servizi segreti argentini e amico dei più potenti imprenditori europei. Il programma “Dodos” prevedeva la messa in custodia degli avanzi nucleari in appositi contenitori (”canisters”) che venivano inseriti in siluri d’acciaio (”penetratori”) e caricati su navi “Ro-Ro”, sul modello della “Jolly Rosso”. Quei siluri venivano, poi, seppelliti nei fondali marini sabbiosi ed argillosi ad una profondità di almeno 400 metri. Il faccendiere lombardo, nel frattempo, aveva contattato 45 Stati, tra questi c’era anche la Somalia, raggiungendo accordi per la concessione di zone marine, le “Eez”, dove inabissare i suoi siluri carichi di spazzatura radioattiva. L’ipotesi investigativa alla quale lavorò per anni l’allora pm di Reggio Calabria, Francesco Neri, è quella delle “navi a perdere”. Vecchie carrette del mare affondate per truffare le assicurazioni e violare la Convenzione di Londra sul divieto di smaltimento marittimo di rifiuti tossici. Trame investigative tracciate dal lavoro di Natale De Grazia, capitano di corvetta, morto in circostanze dubbie il 13 dicembre del 1995. Dall’inchiesta emergeva la pista nera dell’omicidio della giornalista Alpi e del suo operatore. Un delitto che sembrava legarsi all’ipotesi di smaltimento nelle acque della Somalia di scorie nucleari prodotte nelle centrali di Bratislava. Ma la figura di Comerio si sarebbe incrociata pure con quella di Licio Gelli. Sarebbe stato l’ingegnere a ospitare nella sua casa di Montecarlo, il gran maestro dopo la sua fuga dal carcere svizzero di Lugano. Un elemento questo che è contenuto nella inchiesta sulla centrale dell’Enea di Rotondella e che fa sfiorare realtà finora distinte come la P2 e il traffico internazionali di rifiuti, anche nucleari. Ed è stato sempre l’ex maresciallo Moschitta a rivelarlo in una audizione davanti alla Commissione parlamentare: «Sono andato personalmente ad acquisire un documento a carico di Giorgio Comerio, titolare della Odm. In modo particolare si trattava della fuga di Licio Gelli dalla Svizzera fino al suo rifugio segreto nel Principato di Monaco. Ci risulta che la casa in cui era ospitato Licio Gelli era di Giorgio Comerio». Moschitta ha riferito, pure, su alcuni particolari raccontati dalla moglie di Comerio, Maria Luigia Nitti. «Mise a verbale particolari inquietanti come un fatto della primavera del 1993: Comerio, temendo di essere intercettato perchè si era dichiarato agente dei servizi segreti, venne convocato per le indagini sugli attentati di Roma e Firenze». Giovanni Pastore - GDS

1 commento

La Magistratura inquirente italiana ha indagato per circa tre anni Giorgio Comerio e tutto lo Staff della società O.D.M . Sono stati analizzati documenti, dati dei computer, trasmissioni fax, esamintai gli itinerari di tutti gli spostamenti, ascoltate registrazioni telefoniche ed ambientali, intercettate le comunicazioni via internet.
Alla fine di tutta questa approfondita analisi l’inchiesta é stata chiusa con un “ non luogo a procedere”. Non é stato infatti trovato nessun riscontro di possibile reato e nessun riscontro di un possibile tentativo di realizzare attività illegali.
Analogo risultato di “non luogo a procedere” é quello dell’indagine effettuata dalla magistratura svizzera nei riguardi della società ODM e del suo staff.

Non si comprende quindi il continuo accanimento mediatico nei riguardi di Giorgio Comerio e per quale motivo viene dato ampio spazio mediatico a mere ipotesi giornalistiche senza mai prendere atto delle risultanze delle indagini preliminari.

Comerio
6 Febbraio 2011 17:01

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