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Prosegue il processo Why Not sugli illeciti nei fondi pubblici con le testimonianze dei primi personaggi chiave: I rapporti di Saladino coi politici svelati da Tursi Prato

I rapporti trasversali tra l’imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria, e alcuni esponenti politici calabresi del centrodestra e del centrosinistra sono stati descritti da uno dei principali testi d’accusa, Giuseppe Tursi Prato, 55 anni, ex consigliere regionale della Calabria dal 1990 al 1995, nel processo Why Not sui presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici nel quale sono imputate 27 persone, tra le quali ex assessori ed ex consiglieri regionali. Per circa due ore davanti al Tribunale in composizione collegiale (presidente Antonio Battaglia, a latere Adriana Pezzo e Giovanna Mastroianni, cancelliere Alfonso Laborioso) il testimone, rispondendo alle domande dell’accusa e della difesa, ha ricostruito i rapporti tra Saladino, principale indagato dell’inchiesta Why Not, ed alcuni esponenti politici regionali. Tursi Prato conobbe Saladino nel 1991 e da lui «ho appreso – ha detto durante la deposizione – il sistema che riguardava il lavoro interinale in Calabria. Dopo l’approvazione della legge regionale sul lavoro interinale – ha aggiunto – vennero concordati i progetti, i costi ed il personale da assumere. Si era creato una sorta di sistema a rete ed ogni assessore regionale, sia nella giunta presieduta da Chiaravalloti che in quella di Loiero, aveva il suo progetto e le sue persone da sistemare. Quello che emergeva era uno spaccato di trasversalismo tra esponenti del centrodestra e del centrosinistra». Il teste dell’accusa ha poi ricordato anche l’impegno di Saladino in occasione della campagne elettorale per le regionali del 2005. «Saladino decise di appoggiare Loiero – ha proseguito - nonostante la Compagnia delle Opere fosse schierata con il centrodestra. Secondo Saladino, Sergio Abramo, candidato del centrodestra, non avrebbe vinto le elezioni e quindi si schierò con Loiero». Quando Agazio Loiero divenne Presidente della Regione Calabria ci furono, sempre secondo il teste, dei problemi sui progetti. «Saladino mi disse – ha ricordato Tursi Prato – che Loiero non voleva rinnovare i progetti della precedente giunta presieduta da Giuseppe Chiaravalloti. Di questa vicenda parlammo durante una cena alla quale c’erano tra gli altri, Saladino e l’allora vice presidente della Regione, Nicola Adamo». Prima di Tursi Prato ha testimoniato Giuseppe Portafoglio: «Ero disoccupato – ha raccontato – e mi sono rivolto all’agenzia interinale Obiettivo Lavoro per trovare un’occupazione. Per cercare di velocizzare la pratica mi sono poi rivolto all’allora consigliere regionale dei Ds Franco Amendola, chiedendogli se poteva interessarsi della mia vicenda. Dopo qualche giorno fui chiamato dalla Why Not ed ebbi un contratto per cinque mesi come consulente. Ma in realtà io svolgevo le mie mansioni nella segreteria provinciale dei Ds di Catanzaro». Il testimone ha poi aggiunto che «quando Franco Amendola divenne parlamentare, ho smesso di lavorare per Why Not e entrai sono entrato nella segreteria dell’onorevole». Nel corso dell’udienza del processo è stato sentito anche il maresciallo della Guardia di finanza Maurizio Gallo, il quale ha raccontato le indagini svolte sui progetti finanziati dalla Regione Calabria e svolti dal Consorzio Brutium. (g.m.)

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