Cadono tutte le accuse a carico del capo di gabinetto del sindaco, nonché commissario liquidatore dell’Ato 3, Antonio Ruggeri. Ieri mattina infatti il gup Maria Vermiglio lo ha prosciolto per la vicenda delle parcelle incassate dal Comune e che risalivano in alcuni casi anche agli anni Novanta. Il gup ha dichiarato infatti il non luogo a procedere con la motivazione «perché il fatto non sussiste» per tutti i capi d’imputazione contestati a più riprese dalla Procura, per truffa e indebita percezione di somme. Procura che invece anche ieri aveva ribadito la richiesta di rinvio a giudizio con il rito ordinario, lo aveva fatto in aula il procuratore aggiunto Ada Merrino. L’inchiesta su questa vicenda era stata invece gestita dal procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro ed era stata caratterizzata anche da una contestazione d’accusa suppletiva in apertura d’udienza preliminare in relazione ad altre nove prestazioni (per indebita percezione di somme). Anche ieri il difensore di Ruggeri, l’avvocato Laura Autru Ryolo, aveva ribadito nel corso del suo intervento come in questa vicenda non sussistessero profili penalmente rilevanti, e in serata Ruggeri tramite il suo difensore «ha manifestato la soddisfazione per la decisione adottata sin dall’udienza preliminare, evidenziando di non essersi mai sottratto al confronto sulle questioni controverse né in seno agli organi consiliari comunali, né in occasione delle difese nel procedimento penale, apportando un significativo e franco contributo al chiarimento della vicenda processuale». L’ipotesi accusatoria iniziale era legata ai crediti vantati da Ruggeri verso il Comune, che sarebbero stati secondo la Procura “gonfiati” e non rispondenti alla reale entità del contenzioso in atto. Ruggeri in passato aveva ricoperto anche il ruolo di impiegato del Dipartimento patrimonio del Comune. E dopo il ridimensionamento delle accuse iniziali (in origine era contestato anche l’abuso d’ufficio, poi caduto) era rimasta in piedi l’ipotesi di truffa per compensi che si aggiravano su circa 40.000 euro, e che per la gran parte risalivano al 1999, per attività di catastazione relativa al villaggio Matteotti e alla caserma dei vigili del fuoco (in quest’ultimo caso si trattava della somma di circa 1.000 euro relativa al pagamento di una fattura del 2004). Il contenzioso Ruggeri-Comune era stato originato proprio dagli incarichi avuti dal professionista per una serie di consulenze relative alla catastazione degli immobili comunali, che iniziò ad effettuare sin dal 1993. Il 22 maggio del 2009 un commissario ad acta, Matilde Mulè, che era stata incaricata appositamente dal prefetto Francesco Alecci, aveva imposto al Comune di procedere al pagamento di 726 mila a Ruggeri, sulla scorta di una sentenza del Tar di Catania che aveva riconosciuto la titolarità del credito, oltretutto dopo una serie di decreti ingiuntivi. (n.a.)





Lascia un commento >