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IL CASO: Cosa c’entra la strage di Portella della Ginestra con i dolci e Lele Mora?

È polemica sull’iniziativa del sindaco di Piana degli Albanesi Gaetano Caramanno di inserire la cerimonia di Portella all’interno del programma «Cannoli&Friends» che si terrà a Piana degli Albanesi dal 6 all’ 8 maggio. Alle manifestazioni sarà presente anche Lele Mora, organizzatore di una delle gare. Sabato 7 alle 11, in occasione della festa del cannolo, è prevista la scopertura di un affresco sul luogo della strage. «E’ come mettere insieme il sacro con il profano. Bisogna avere rispetto per Portella, non si può accomunare la prima strage di Stato a un evento commerciale, per quanto di richiamo turistico», dichiara il segretario della Cgil di Palermo Maurizio Calà. A Piana degli Albanesi già sono insorti i familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra, che invitano il sindaco di Piana degli Albanesi a rinviare ad una data più consona la presentazione dell’affresco raffigurante Gesù Cristo realizzato in ricordo dei caduti di Portella. Il dipinto sarà inaugurato nel piazzale di Portella della Ginestra e resterà lì all’aperto. «E’ una provocazione inqualificabile che offende non solo la memoria delle vittime ma anche le persone per bene – dicono i familiari delle vittime, riuniti nell’associazione «Ginestra» – Portella per noi è memoria dei morti caduti mentre il cannolo è una festa». «L’iniziativa del sindaco Gaetano Caramanno – aggiunge Francesco Petrotta, esponente della Camera del Lavoro di Piana e storico – è incomprensibile perchè di fatto non aiuta a creare quel clima di concordia tra tutte le componenti della comunità (familiari delle vittime, autorità ecclesiastiche, organizzazioni sindacali, forze politiche ed istituzionali) indispensabile per commemorare degnamente i caduti di Portella del Primo Maggio 1947». Una dura posizione viene anche dal Papas di Piana Stefano Plescia: «Portella è un avvenimento doloroso che va ricordato in altri modi, con convegni, libri e ricerche, con non certo con una festa del cannolo che è solo uno sciupio di denaro. Sul sangue e sul pianto dei familiari delle vittime no si può organizzare un evento mondano. Come si fa a mettere insieme queste due cose?».

Complessa perizia sui 13 candelotti e i 21 detonatori: Massimo Ciancimino sarà trasferito da Parma al carcere dei Pagliarelli

Si prepara per la prossima settimana un nuovo interrogatorio di Massimo Ciancimino indagato sia per calunnia a Gianni De Gennaro sia per detenzione di esplosivi. Ieri la Procura ha deciso di chiedere al Dap il trasferimento dell’indagato da Parma a Palermo dove, fra l’altro, dovrà comparire il 10 maggio in tribunale davanti ai giudici che processano il generale Mario Mori per favoreggiamento di Cosa nostra. La Procura ha anche messo a punto le prossime iniziative nell’ambito del filone investigativo sui 13 candelotti, 21 detonatori e una lunga miccia trovati nel giardino dell’indagato dopo che lui stesso aveva rivelato il nascondiglio. I magistrati affideranno una complessa perizia tecnica per cercare di risalire intanto alla provenienza dei candelotti confezionati con gelatina da cava. Trattandosi di un esplosivo solitamente adoperato dalla mafia, la Procura chiederà agli esperti di confrontarlo con quello utilizzato per attentati dinamitardi. Curiose appaiono poi le circostanze della «consegna» del materiale e la separazione tra candelotti e detonatori che escludono la possibilità di un innesco. Ma se il recapito del pacco-bomba doveva avere un semplice carattere intimidatorio, si chiedono gli inquirenti, perchè è stata utilizzata una quantità eccessiva di esplosivo?

MESSINA, TUTTI I RETROSCENA DELL’OPERAZIONE ‘PISTA DI SABBIA’: Corse di cavalli, venti arresti. Coinvolti pure tre veterinari. I carabinieri applicano una legge speciale del 2004: sequestrate 10 stalle, 70 indagati

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Al business senza scrupoli delle corse clandestine, delle truppe di motorini attorno a cavalli spesso dopati e lanciati all’impazzata, maltrattati e portati talora sino alla morte, è stato dato forse lo sfratto dalle strade di Messina. Ci sia alle spalle, o meno, la macchina organizzativa dei clan (non emerge però, stavolta, un accentramento verticistico di tipo mafioso) poco importa: secondo i carabinieri e la Procura vi sono gli estremi della «associazione per delinquere finalizzata al maltrattamento e all’organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali». Ben oltre le denunce per maltrattamento o interruzione di pubblico servizio: ricorrendo alla legge 129 del 2004, gli investigatori, all’alba di ieri, hanno fatto scattare 20 arresti: 17 con l’imputazione associativa, 3 per concorso esterno. A coronare un lungo lavoro fatto d’appostamenti e di intercettazioni, ben 100 militari, e perfino un elicottero giunto in volo da Catania per vigilare dall’alto su quel blitz che ha colto tutti di sorpresa in rioni come Camaro, Maregrosso e Gravitelli e in una viuzza del centro. Su questo e tanto altro s’è soffermato ieri in conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri, col. Claudio Domizi, che assieme al responsabile del nucleo investigativo, il maggiore Pietro Vinci, e al comandante della Compagnia Messina Centro, il capitano Giuseppe Mennella ha fornito i dati dell’operazione “Pista di sabbia” svolta dal Nucleo operativo. Al loro fianco il sostituto procuratore Federica Rende che ha coordinato l’intera indagine. Che iniziata fin dal 2006, scesa in profondità grazie a una serie di bltz, in particolare il massiccio intervento nel febbraio 2008, e di recente allargatasi, con l’aiuto della Polizia municipale, all’episodio del cavallo morto in via Giolitti, ha portato all’esecuzione di 19 dei 20 provvedimenti emessi dal gip Daria Orlando: l’ultimo dei ricercati dovrebbe a breve costituirsi. E 70 sono gli indagati. A dodici degli arrestati è stato concesso il beneficio dei domiciliari. Tra questi figurano tre veterinari svolgenti attività privata, accusati di “concorso esterno” all’associazione in relazione ad alcuni trattamenti farmacologici dopanti, con anabolizzanti o steroidi talora d’uso umano, cui gli animali erano sottoposti. «Pesantissime – denunciano i Carabinieri – le sofferenze inflitte agli animali, costretti a correre in condizioni per loro innaturali, vittime di gratuite percosse, esposti al rischio di cadute e collisioni, e sottoposti a consistenti trattamenti farmacologici ad efficacia dopante, praticati talvolta con la consulenza di veterinari. In diversi casi ciò ha causato la morte degli animali, come testimoniato dal ritrovamento di carcasse abbandonate e, nelle ultime settimane, dal decesso di un cavallo sfuggito al controllo del suo fantino in pieno centro». Il tracciato delle corse clandestine, dapprima concentrato sul viale Giostra, dopo la realizzazione da parte del Comune di alcuni dossi, si era allargato su altre strade vitali del centro e della zona sud, mentre il business delle scommesse che aveva fatto proseliti sul territorio provinciale, il comprensorio tirrenico e quello catanese, non senza l’arrivo di fantini dalla Calabria. E così, secondo il linguaggio dei cavaddari, a volte si utilizzava “la marina”, la Litoranea Nord fin dall’Annunziata verso Ganzirri, altre volte la “strada larga”, la SS. 114 nel rettilineo di Santa Margherita. Fino alle gare in trasferta a Galati, a Giammoro, a Fondachello di Fiumefreddo etneo. Nelle 10 stalle si è sequestrato un po’ di tutto: farmaci, cateteri e siringhe, referti medici e fatture, calessi, cronometri e denaro contante. L’organizzazione non aveva una struttura piramidale ma tanti partecipanti, ciascuno con un ruolo preciso e un diverso livello di responsabilità: da chi acquistava i cavalli, a chi faceva scorte di farmaci, agli organizzatori veri e propri delle corse a chi si prendeva cura, in base al peso dei fantini, della riequilibratura dei calessi. In carcere con l’accusa di associazione a delinquere per le corse clandestine sono finiti Davide Tricomi, 35 anni; Antonino Tricomi, 43 anni; Antonio Romeo, 27 anni; Santo Currò, 49 anni; Placido Catrimi, 51 anni, Carmelo Scotto, 34 anni; Mario Di Bella, 28 anni. I domiciliari, invece, sono stati conecessi a Cesare Graziano, 47 anni; Salvatore Mangano, 31 anni; Antonino Turrisi, 47 anni; Salvatore Tricomi, 42 anni; Francesco Tricomi, 21 anni; Giuseppe De Salvo, 46 anni; Antonino Currò, 30 anni; Vittorio Catrimi, 29 anni; Pietro Squadrito, 37 anni. E infine con l’accusa di concorso esterno i tre veterinari Antonino Di Blasi, 39 anni, Nazzareno Naso, 50 anni e Giuseppe Catone, 54 anni. Alessandro Tumino - GDS


Peso, circuiti e scommesse. Le gare studiate nei dettagli

Per certi aspetti alcune delle caratteristiche delle gare clandestine di cavalli le ritroviamo in Formula Uno. Si pensi alla ricerca del perfetto equilibrio tra il peso di fantino, calesse e cavallo, raggiunto anche con l’ausilio di piombi piazzati sulle “carrozzine”. Qualcosa di simile si verifica nei bolidi guidati da Vettel, Hamilton o Alonso, impegnati in circuiti dalle caratteristiche differenti. E il giusto mix tra i tracciati viene anche studiato dai promotori delle corse equine. Lo dimostrano le competizioni effettuate in salita (sui viali Giostra e Gazzi), su ampi rettilinei (vedi litorale di Santa Margherita) o, perché no, in trasferta (Galati, Giammoro e Fondachello di Fiumefreddo, nel Catanese). E che dire poi dello start a suon di pistola. In questo caso la similitudine va ricercata in discipline quali i 100 metri su pista. Con una sostanziale differenza di fondo: l’illegalità nel caso delle galoppate su strada. Lo ha ribadito in conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri Claudio Domizi, secondo cui «l’operazione ha infranto il senso di impunità avvertito tra i membri dell’organizzazione, fondato sulle difficoltà per le forze dell’ordine nell’azione di contrasto». Come si legge nell’ordinanza firmata dal gip Daria Orlando, su richiesta del sostituto Federica Rende, del giro faceva parte Placido Siracusano, detto Dino o “il milazzese”, intercettato il 3 novembre 2006, due giorni prima di una gara mentre parla al telefono con Carmelo Scotto: «Quel pony deve correre con “Oscar” a cinque chilometri… nella “marina”… ma ci vince… ma tu lo ha i visto che cavallo è? In effetti la competizione ha luogo, «davanti ad un pubblico di circa 600 persone, evidentemente interessate alle scommesse». L’organizzazione delle competizioni avviene «durante la settimana» in bar come il “San Martino”, «davanti al quale», nelle giornate precedenti le corse, c’erano «vasti assembramenti di persone» che si riunivano «per effettuare le puntate»; il “Policlinic bar” e il bar “Desiderio”. Si concorda, inoltre, la cifra da scommettere (anche 4-5 mila euro), parte della quale versata a titolo di caparra dallo sfidante. Alla scommessa principale, riguardante i titolari dei cavalli, si affiancano quelle collaterali, raccolte da allibratori. Oggetto di negoziazione, l’ubicazione e la lunghezza del tracciato, l’identità dei fantini e il loro peso corporeo. Il 2 giugno 2007 un certo Salvatore dice a Davide Tricomi: «vedi che mi sono “attaccato” la corsa con il tuo cavallo… con quello di Paolo Naso… il fantino è di 80 chili…». Il successivo 5 luglio Davide Tricomi informa Antonino Tricomi di avere “attaccato” la corsa con “Tindaro” e che i fantini dovranno pesare 75 chilogrammi, con un carico supplementare: «ti devi mettere dieci chili morti…», posta in palio 1.000 euro. Spesso, inoltre, le sfide si svolgono «tra gruppi provenienti da province diverse, quali Catania e Reggio Calabria», segno della «disponibilità di mezzi deputati al trasporto di animali da parte delle consorterie criminali». Agli “eventi” partecipano anche sorvegliati speciali: «Vedi che domenica corriamo alle sette di mattina… perché il nipote di Placido Catrimi, il Frittella, dice che ha la sorveglianza», racconta Davide Tricomi a proposito di Salvatore Strano, padrone del cavallo. Una parte dell’ordinanza è dedicata alle scommesse. Eccetto la somma a titolo di caparra, «il resto viene riscosso direttamente sul luogo della corsa o subito dopo, presso uno dei soliti bar o presso la stalla del vincitore». Il 13 maggio 2007 Davide Tricomi fa presente a Placido Siracusano di avere organizzato una gara con “Il lupo”, alla “Marina”, sulla distanza di mille metri: «1.000 euro è la giocata… e 250 il lascito». Il 21 giugno, invece, la posta sale a 2.500 euro. Piuttosto coloriti, poi, i commenti sulle prestazioni degli equini: «volava questa aimenta… ma io non l’ho vista galoppare… se c’ero io ti dicevo… giochiamo 200-300 euro che li vinciamo facili facili». Quanto al materiale custodito nelle stalle, nel corso della perquisizione effettuata dai carabinieri, il 19 novembre 2007, in via Don Blasco, a Maregrosso, vengono trovati e sequestrati «numerose confezioni e flaconi di farmaci, antibiotici e sostanze chimiche varie, cateteri, siringhe, anche di nandrolone, deflussori, provette e garze, un cronometro, 11 fotografie ritraenti un cavallo sanguinante». «Abbiamo fatto bene che abbiamo comprato questo pony… gli abbiamo dato sette carte… con 100 chili va a 12 in mille metri», afferma uno degli intercettati, evidentemente soddisfatto. Opposto il giudizio di Antonino Tricomi sul pessimo rendimento di un animale: «telefono a quello che compra i cavalli da Salvatore… e glielo do per macello… fallo morire perché è un indegno… gli ho dato colpi di legno… è miserabile… non vuole affondare… E ancora: «l’ho portato in spiaggia, gli abbiamo pure rotto una “zotta” però l’abbiamo inquadrato… ora gira bello pulito, gli sono gonfiate le cosce». Il veterinario Nazzareno Naso, poi, consiglia di somministrare cortisone per fare guarire un cavallo, dato che ci sarebbe stata presto una gara con un’alta posta in palio: 3 mila euro. In occasione delle competizioni agli animali venivano somministrate per via orale sostanze e aminoacidi, a mezzo di “siringoni”, quali biocompress, carnitina, “preparazione 55″ e “Lactanase”. Riccardo D’Andrea - Gds

“Pista di sabbia”: il nome ispirato dal commissario Montalbano
Sono due i motivi che hanno spinto gli inquirenti a chiamare l’operazione “Pista di sabbia”. Il primo è legato all’omonimo romanzo di Andrea Camilleri, pubblicato nel giugno 2007. Il secondo al fatto che la maggior parte delle corse al centro delle indagini si è svolta lungo arterie parallele alla spiaggia: i fantini, ad esempio, si sono sfidati alla “Marina”, sul tracciato compreso tra la rotonda dell’Annunziata e la parte iniziale della via Consolare Pompea, e sulla “Strada larga”, porzione della Statale 114 in località Santa Margherita. Quindi, sfide accese con vista mare. Tornando all’opera dello scrittore siciliano, tutto ha inizio quando il commissario Montalbano s’imbatte in un cavallo morto ammazzato sull’arenile di fronte a casa sua. Episodio inquietante così come i tanti ricostruiti dalla procura e dai carabinieri di Messina (tra le mura cittadine e non solo). Che in alcuni casi hanno trovato davanti ai loro occhi esemplari privi di vita, lasciati crepare nelle stalle o abbandonati, al termine di una breve ma intensa attività agonistica. Giudicati non più adatti alle competizioni e per questo destinati a diventare carne da macello o, nella migliore delle ipotesi, regalati a qualcuno. E sulla triste carriera cucita addosso a questi poveri animali, sfruttati per lo più dai clan, tanto da portare alla nascita di un termine emblematico “zoomafia”, ha acceso più volte i riflettori la Lav. La Lega anti vivisezione esprime grande compiacimento per il blitz culminato nell’arresto di 20 persone. «È l’ennesima conferma della pericolosità sociale delle organizzazioni criminali dedite alle corse clandestine», afferma Ciro Troiano, responsabile Lav. Il quale ricorda tra le operazioni di maggiore rilievo le “Big horse” (2004), “Diomede” (2005), “Zodiaco” (2006), “Arcangelo” (2007), “Morus” e “Febbre di cavallo” (2009). «Altre inchieste – rimarca Troiano – hanno dimostrato che l’illegalità nel mondo dell’ippica vede coinvolti clan di spessore criminale di primo livello, come i Casalesi, i Labate, i Santapaola, il clan Giostra di Messina, il gruppo legato al boss Spartà, i Parisi, i Capriati e gli Strisciuglio di Bari, i Ferrera di Catania». Spaventoso il giro d’affari, che annualmente si attesta sul miliardo di euro. Per arginare un fenomeno che, purtroppo, non muore mai, la Lega anti vivisezione chiede alle forze dell’ordine di intensificare i controlli in stalle e scuderie abusive e risalire ai proprietari degli animali. «L’applicazione dell’anagrafe equina e la vigilanza sulle stalle – prosegue Troiano – consentirebbe di verificare lo stato in cui vengono tenuti i cavalli, spesso rinchiusi in ambienti privi di autorizzazioni e in condizioni igieniche pessime». Purtroppo, inoltre, lo sviluppo di internet crea terreno fertile alle corse e a tutto ciò che ruota attorno. Il web, come si evince dai video su You Tube, si conferma fondamentale veicolo di propaganda, raccolta di scommesse e promozione dell’”evento”.(r.d.)

Dal caso su YouTube all’animale morto in via Giolitti
Se l’operazione “pista di sabbia” sarà la vera svolta radicale, come tutti si augurano, per mettere la parola fine su uno dei fenomeni organizzati, più scandalosi, di maltrattamento degli animali, oltre che di business delle scommesse e occupazione di strade, lo si potrà vedere solo nei prossimi mesi ed anni, dagli esiti del procedimento cui i venti arrestati, e i 70 indagati, verranno sottoposti, naturalmente con le garanzie di difesa loro dovute. Certo è che nell’ultimo quinquennio, anche al di fuori dell’approfondita indagine coordinata dal pm Rende, i tentativi di Polizia e Carabinieri di recidere la “malapianta”, che tortura gli animali e squalifica la città, si sono susseguiti senza posa. Purtroppo spesso capi d’imputazione e blitz hanno dovuto fare i conti con normative non adeguatamente severe, e non di rado s’è provato quasi un senso generale d’impotenza. Adesso i nuovi riscontri incrociati, ed il ricorso alla legge 129 del 2004, sembrano poter dare una svolta, con quel “deterrente” che si lega solo ai provvedimenti d’arresto, e contribuendo a una migliore presa di coscienza civile della gravità intollerabile di questo antico “vizio”. Volendo ricordare solo alcuni dei maggiori blitz, centrale nell’indagine è risultato il maxi intervento effettuato sulla Litoranea nord all’alba del 18 febbraio 2008 dai carabinieri della compagnia Messina Centro non senza l’ausilio di una motovedetta dal mare: sequestrati 2 cavalli, circa 1600 euro di posta di scommessa, e ben 28 denunciati per interruzione di pubblico servizio. Nel 2009 e nel 2010, d’estate e d’inverno, tra Giostra e la Litoranea, interventi e denunce di Questura ed Arma si sono susseguiti con buoni risultati ma senza potere stroncare alla radice il fenomeno, costringendo i componenti dell’organizzazione illegale a provare davvero una grande paura delle conseguenze dei singoli reati contestati. Nel 2010 – mentre la serrata indagine andava avanti – è esploso anche il caso mediatico nazionale delle corse messinesi sull’asse “You Tube”-Striscia La Notizia, con i due video immessi sul web da alcuni partcipanti, con il “boom” dei 20.000 contatti. Ma prima ancora del Tg satirico a registrare la diffusione universale di tali immagini umilianti per la nostra città, era stato un approfondito scoop della “Gazzetta”, contenente la testimonianza dei residenti di Paradiso «Svegliati all’alba e sequestrati in casa». Da ultimo, l’1 aprile, con un drammatico effetto choc è arrivata la morte all’alba, vicino villa Dante, davanti a decine di persone, di uno splendido cavallo. Su alcuni organi e sui campioni ematici sono tuttora in corso alcuni esami autoptici. In quest’ultima tranche dell’indagine, prezioso è stato l’apporto della sezione di polizia giudiziaria e del centro trasmissione radio della Polizia municipale, sotto la guida del capitano Lino La Rosa e il coordinamento del comandante Calogero Ferlisi. Il fantino Davide Tricomi, risulta uno dei 20 arrestati che deve difendersi dall’accusa di far parte di una «associazione per delinquere finalizzata al maltrattamento e all’organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali».(a.t.)

L’OPINIONE DI LUCIO D’AMICO: Benvenuti nella città dei Frittella

Era tutto in mano a Frittella, Ricchiazze, Ficarazza, Il Milazzese e Peppineddu. Sono loro, assieme ad altri (compare anche un Panzazza), ad aver architettato e gestito il traffico delle corse clandestine portato alla luce, dopo anni di indagini sul campo, dall’ordinanza di applicazione delle misure cautelari firmato dal giudice Daria Orlando. Soprannomi che fanno ridere ma che, per chi li porta addosso, sono motivi di vanto nel proprio quartiere, quasi nomi di combattimento. Scommettiamo sul cavallo del Frittella o di Ricchiazze? E a chi tocca organizzare i servizi d’ordine e di viabilità, quando per chilometri intere strade del centro e della periferia diventano “cosa loro”, piste dell’ippodromo privato dove ogni sabato o domenica mattina si svolgono gare che neppure a San Siro… Il comico si unisce spesso al tragico. E questo mondo finalmente emerso, dopo infinite denunce e segnalazioni (e, consentiteci, non c’era certo bisogno di “Striscia la Notizia” per scoprirlo!), fa letteralmente schifo. Le prime vittime ovviamente sono i cavalli, dopati, bastonati, martirizzati, in diversi casi uccisi e lasciati sull’asfalto. E vittime sono anche tutti coloro che, stranieri in casa propria, hanno vissuto e vivono in rioni posti sotto assedio, presidiati e controllati da ronde e sentinelle guidate magari dal Polpetta o da Facciatagliata…(l.d.)

I numeri
20 - gli arrestati, per otto di loro si sono aperte le porte del carcere di Gazzi, per gli altri arresti domiciliari
70 - gli indagati
5 - le corse clandestine
interrotte o impedite durante l’operazione
16 - i cavalli sequestrati, otto sono stati prelevati ieri mattina
10 - le stalle, in gran parte abusive sequestrate dai vigili urbani: a Camaro, in viale Europa, a Gravitelli, via Salandra.

LEGAMBIENTE SICILIA PLAUDE ALL’OPERAZIONE DELLA PROCURA E DEI CARABINIERI DI MESSINA CONTRO UN’ORGANIZZAZIONE DEDITA AD ORGANIZZARE CORSE CLANDESTINE DI CAVALLI

L’Osservatorio Regionale Ambiente e Legalità di Legambiente Sicilia plaude all’operazione condotta dai Carabinieri di Messina che da diversi anni conducono un indagine sull’organizzazione che gestisce le corse clandestine a Messina e scaturita oggi con l’operazione “Piste di Sabbia†che ha permesso di arrestare 20 persone su mandato della Procura della repubblica di Messina. Per la prima volta si contesta anche a Messina il reato di associazione per delinquere finalizzata al maltrattamento ed all’organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali introdotto dalla nuova normativa che tutela gli animali, svelando il pericolosissimo business che ruota intorno alle corse clandestine, cioè il mercato nero dei farmaci anabolizzanti. Questi farmaci vengono impiegati in dose elevate per incrementare le prestazioni degli animali durante le corse. Legambiente chiede adesso che si proceda anche ad individuare le stalle realizzate abusivamente per avviare interventi di demolizione al fine dare un duro colpo al business delle corse clandestine a Messina eliminando le strutture funzionali alle stesse. È necessario che tutti gli enti pubblici facciano la propria parte, l’azione di contrasto al fenomeno non può essere demandata solo alle forze dell’ordine e alla Procura ma è necessario anche un intervento della politica locale, a partire dall’Amministrazione comunale di Messina che ad oggi è totalmente latitante su questo versante come se il problema non li riguarda.
Ufficio Stampa
Legambiente Sicilia

L’APPELLO - Adriano Celentano lancia il suo appello: “Il governo va avanti nella demoniaca voglia di avvelenarci. Tocca a noi fermarli”. “Questo voto è l’unico mezzo per sopravvivere, fidatevi”

Caro direttore, ma soprattutto cari STUDENTI, comunisti, fascisti, leghisti e operai costretti a lavorare nell’insicurezza. Come avrete letto su tutte le prime pagine dei giornali, il governo non demorde. Continua, sfidando l’intelligenza anche di chi lo ha votato, nella sua DEMONIACA voglia di avvelenare gli italiani. Gli unici che, fino a prova contraria, hanno saputo distinguersi da tutti gli altri popoli IMBECILLI per aver avuto, già 24 anni fa, la saggia intuizione di dire NO alla bevanda radioattiva che, in nome di quel “benessere†tanto sbandierato da Berlusconi, ti uccide in cambio di un voto contro la VITA. Ma oggi purtroppo il pericolo radioattivo, e quindi di morte lenta e dolorosa, è di gran lunga maggiore di quanto è avvenuto in quegli anni. Che peso può avere oggi la saggezza degli italiani se poi chi ci governa fa dei discorsi cretini come quello che abbiamo ascoltato a Porta a Porta dal ministro Paolo Romani? “Innanzitutto essere nuclearisti – ha detto – non può essere definita una bestemmia. Lo sono tutti i più grandi paesi del mondo, l’America, la Russia, la Cina, il Giappone e tutti i paesi europei. L’unica grande potenza industriale che non ha il nucleare è solo l’Italiaâ€. Come dire che, se la maggioranza dei paesi industriali vogliono suicidarsi, la logica vuole che chi non si suicida è un mascalzone. Purtroppo invece, caro ministro, essere nuclearisti non solo è una bestemmia, ma significa essere DEMENTI fin dalla nascita. La verità è che il vostro è un trucco per indebolire il referendum: senza il quesito del nucleare (e ora state tentando di far saltare anche quello sull’ACQUA), sperate che il LEGITTIMO IMPEDIMENTO non raggiunga il quorum. Stavolta credo che sarà proprio il governo a finire con “il quorum a pezziâ€. Non so come si pronuncerà la Cassazione. È a lei che spetta l’ultima parola per decidere se il quesito referendario è venuto meno o no. In ogni caso non si potrà fare a meno di andare a votare. Se non altro per non deludere quel MILIONE di persone che vede in Antonio Di Pietro l’unico vero combattente per la salute delle prossime generazioni. Perché di questo si tratta, cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Che Di Pietro stia cercando di salvarci dall’immane catastrofe lo si capirà prima di quanto si creda. La “Pubblica Ottusità†dei vari Romani, Sacconi, Quagliariello, Gasparri e Prestigiacomo ha quasi raggiunto il punto di non ritorno. E la NATURA, la cui pazienza è ormai a pezzi, non tarderà molto a darci i suoi nuovi segnali. E a tal proposito voglio dire due parole non a Berlusconi, ormai in preda a uno stato confusionale, ma a ciò che è rimasto della sua COSCIENZA che, per meglio identificarla a chi legge la chiamerò con lo stesso nome del presidente del Consiglio, ma al femminile, poiché mi piace immaginare che la voce della coscienza abbia piuttosto i modi dolci e gentili di una bella figura femminile che non quelli rudi e maschili. Cara Silvia, il fatto che tu sia inascoltata non significa che tu debba calare le braghe, scusa volevo dire la gonna, non so come sei vestita, non ha importanza; ma al governo c’è qualcuno di cui forse tu hai smarrito la fisionomia e che sta sbagliando tutto. Se tu lo molli si perde definitivamente e chi ci va di mezzo poi è la povera gente che lo ha votato. È il momento invece di alzare la voce e fargli capire come stanno le cose. Devi dirgli che gli italiani non sono così cretini… anche le formiche lo hanno capito che questa mossa di soprassedere sul nucleare non solo è una truffa ai danni di chi vuole VIVERE, ma serve soprattutto a tener fede a quel CONTRATTO di MORTE che Berlusconi ha firmato con Sarkozy per la costruzione di quattro nuove centrali NUCLEARI. Devi dirgli che non si può far gestire l’ACQUA ai privati. L’ACQUA è un bene comune, di tutti. Come si può pensare che, se io ho sete, devo pagare per bere? E poi devi dirgli che all’estero tutte le sue strategie risultano assai sospette, ridicole e soprattutto non chiare. Cara Silvia, a tutti capita di dire qualche bugia, ma a fin di bene. Forse anche a te sarà capitato, o no?… Scusa dimenticavo, tu non puoi dire bugie… neanche a fin di bene… Il compito che ti è stato affidato, fin dai più remoti albori del mondo, è quello di dirci sempre la verità anche se noi continueremo a rifiutarla. Scusa, me l’ero scordato, per un attimo anch’io mi sono fatto prendere dalle puerili voglie di grandezza del mondo esterno…. Ora capisco perché fin dalla nascita il presidente del Consiglio ti ha ripudiata. Le bugie che lui dice infatti sono SPAVENTOSE e senza un minimo di pudore. Vuol farci credere che lui davvero pensava che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Vuol cambiare la Costituzione a furia di barzellette che non fanno ridere, ce l’ha coi magistrati che vogliono processarlo. Le accuse su di lui non si contano ormai: magari è davvero innocente, però non lo sapremo mai. Lui continua a non presentarsi ai processi e non si accorge che i suoi elettori cominciano a farsi delle domande, a chiedersi se è giusto essere governati da un BUGIARDO. Certo, è difficile pensare che non lo sia, anche se il dubbio traspare lontanamente e subito svanisce di fronte all’ARROGANZA di tacere ciò che tutti si aspettavano da lui. Ossia, l’unica BUGIA che il Cavaliere avrebbe dovuto dire e che volutamente non ha detto per non condannare il malsano gesto di Lassini e i suoi TRISTI manifesti. Anzi ha fatto esattamente il contrario. Ha telefonato all’ATTACCHINO e gli ha espresso il suo pieno sostegno, naturalmente seguito a ruota dalla coppia Daniela Santanchè e Giorgio Straguadagno i quali, anche loro, gli hanno assicurato il voto nonostante il giusto aut aut del sindaco Moratti. Un gesto, quello della coppia “Daniela-Straguadagnoâ€, da cui è chiaro il riferimento a possibili frizioni tra la Moratti e l’incantatore di serpenti. Lui è inafferrabile per i giudici che, a malapena, il massimo che hanno ottenuto è stato quello di portarlo fuori dal tribunale e non “DENTROâ€, dove purtroppo non è possibile stabilire se i suoi comportamenti sono giusti o sbagliati. Però, anche senza un tribunale, noi lo possiamo intuire dalle sue azioni. Come parla, come ride, come racconta le barzellette e soprattutto capire il motivo per cui le racconta. Capire cosa c’è dietro quella barzelletta raccontata con aria apparentemente ingenua e, cosa importante, dove è diretto l’amo che aggancerà la sua prossima vittima. E la sua prossima vittima purtroppo sono ancora gli italiani. Da qualche parte ho letto che due signor “NESSUNO†TELECOMANDATI, come giustamente dice il cristallino Di Pietro, hanno presentato due emendamenti al regolamento della Rai in campagna elettorale, affinché tutto sia compiuto sul colossale SCIPPO perpetrato ai danni del referendum sul nucleare, nel caso la Cassazione vada contro la richiesta del governo, e si pronunci invece a favore della sua validità. Il primo emendamento consiste nel togliere alle tribune elettorali il 30% di spazio e darlo al “comitato per il non votoâ€, in modo da ridurre gli spazi promozionali per il Sì contro le CENTRALI ATOMICHE a un terzo. Il secondo vuole completare l’opera di devastazione facendo cominciare la campagna referendaria solo dopo le amministrative, anche qui per ridurre i tempi di dibattito che rimarrebbero di soli 12 giorni. Come vedete non si tratta più di DESTRA o SINISTRA per capire che un uomo come Berlusconi non solo non può governare l’Italia, ma nessun paese. Al massimo lui e i suoi falsi trombettieri, come li chiama Travaglio, possono andar bene per una piccola TRIBU’, dove tutti quanti, raccolti intorno al capo, si nutrono a vicenda della loro stessa FALSITA’. Cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l’unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 Giugno dobbiamo andare tutti a votare anche se, come è prevedibile, il governo tenterà l’impossibile per togliere dalle schede referendarie pure il LEGITTIMO IMPEDIMENTO. E, se lo dovesse togliere dobbiamo essere ancora più numerosi davanti ai seggi. E, se per caso le sedi elettorali fossero chiuse, il vostro voto lasciatelo pure per terra scritto su un piccolo foglietto già preparato a casa, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da quaranta milioni di bigliettini.

Contro il NUCLEARE
Contro la PRIVATIZZAZIONE dell’ACQUA
Contro il LEGITTIMO IMPEDIMENTO
ADRIANO CELENTANO
da Il Fatto Quotidiano del 29 Aprile 2011

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DELL’ON. DI PIETRO SUI FLUSSI DI RIFIUTI DALLA CAMPANIA ALLA DISCARICA DI MAZZARRA’ SANT’ANDREA

Interrogazione a risposta scritta 4-11731
presentata da
ANTONIO DI PIETRO
mercoledì 27 aprile 2011, seduta n.468

DI PIETRO. -
Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
- Per sapere - premesso che:

il settimanale Centonove, edito a Messina, nel n. 12 del 25 marzo e nel n. 13 del 1o aprile 2011, usciva in prima pagina rispettivamente con i seguenti titoli: «Pattumiera Sicilia» e «Rifiuti Pericolosi»;

secondo il settimanale, più di cinquecento tonnellate di rifiuti vengono trasportate giornalmente in Sicilia e conferite, all’insaputa dei cittadini e senza alcun controllo a tutela della salute e della legge, nella discarica di Mazzarrà Sant’Andrea (Messina), comune recentemente noto per la scoperta del più grande cimitero di mafia in Sicilia e attiguo ai comuni di Terme Vigliatore e di Furnari, i cui organi amministrativi sono stati sciolti per condizionamenti della criminalità organizzata, il primo dal mese di gennaio 2006 al giugno 2008, il secondo tutt’oggi retto da una commissione straordinaria;

il trasferimento dei rifiuti cosiddetti speciali nasce da un accordo tra Tirrenoambiente, gestore della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea e la società pubblica Sap. Na. Spa;

ogni giorno, più di cento articolati della ditta fratelli Adiletta di Nocera Inferiore sono diretti in Sicilia provenienti dagli stabilimenti di tritovagliatura ed imballaggio rifiuti (Stir) di Gugliano e di Tufino (Napoli);

i rifiuti solidi urbani, com’è noto, per poter essere trasferiti in altre regioni devono essere classificati come «speciali», cioè resi biostabilizzati;

per stessa ammissione di esponenti del governo regionale, la Sicilia ha una tale carenza di discariche da non escludere la necessità di trasportare i rifiuti fuori dalla regione;

per l’emergenza rifiuti, la regione Sicilia è stata dotata di un commissario straordinario nella persona del governatore regionale, Raffaele Lombardo;

gli stessi identici rifiuti sono stati mandati indietro dalla regione Puglia a seguito dei rilievi dell’A.R.P.A. che, a dispetto del codice tranquillizzante (19.12.12), con cui i rifiuti erano classificati, li ha ritenuti chimicamente «non esportabili in altre regioni»;

la Spagna sembra abbia rinunciato all’affare «per la difficoltà di sapere con certezza cosa contengono i rifiuti che escono dagli impianti di tritovagliatura»;

la legge n. 123 del 2008, all’articolo 3, secondo comma, dispone che ai fini delle successive fasi di gestione, detti rifiuti speciali sono sempre assimilabili alla tipologia dei rifiuti avente codice (20.03.01), quindi ai rifiuti solidi urbani; dunque non possono veicolare da una regione all’altra senza un accordo tra le stesse regioni;

il pesante transito degli articolati provenienti dalla Campania viene ad aggiungersi a quello, di per sè insostenibile, degli autocompattatori provenienti da tutta la provincia di Messina, e confluisce ad imbuto sul territorio dei comuni di Falcone e di Furnari nonché, interamente, sul comune di Terme Vigliatore;

le amministrazioni locali e le associazioni culturali ed ambientaliste del comprensorio hanno sempre contestato l’ubicazione della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, posta al confine dell’omonimo torrente e non molto distante da altri comuni: Tripi, Novara di Sicilia, Rodi Milici, Furnari, Terme Vigliatore;

le popolazioni vivono, al limite dell’esasperazione, per tutte le conseguenze negative sui flussi turistici (Portorosa, Terme, e altri) e, soprattutto, per le conseguenze sulla salute e sulla sicurezza, senza dubbio minacciate dalle scie di percolato, dagli odori pestilenziali, dal transito incontrollato di centinaia di autocompattatori e di autoarticolati;

a nulla fino ad oggi sono valse le denunce alla procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto (fascicolo n. 563/03 R.G.N.R.), interrogazioni parlamentari (la n. 4-11226 datata 11 ottobre 2004 - firmatario onorevole Nichi Vendola), il blocco stradale effettuato da manifestanti in data 8 aprile 2008, la petizione popolare datata 20 ottobre 2004 e, recentemente, una ulteriore denuncia alla procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto del 15 febbraio 2010 a firma del segretario provinciale P.R.C., professor Filippo Giunta, in fase di indagini preliminari (procedimento n. 268/2010) per accertare la pericolosità dei sottopassi delle frazioni di Vigliatore, di San Biagio e di Terme nel comune di Terme Vigliatore, e se le opere realizzate dalle R.F.I. costituiscano pericolo per la pubblica incolumità;

in particolare, con riferimento al sottopasso della frazione di Vigliatore, dove confluiscono autocompattatori ed autoarticolati, il tecnico incaricato dalla procura della Repubblica giunge a questa netta conclusione: «Quindi, con le caratteristiche che ha questo sottopasso, esiste il concreto rischio che si possano verificare incidenti soprattutto tra veicoli pesanti (…)»;

sulla discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, la commissione Pecorella si pronuncia in questi termini: «negli ultimi due anni uno degli affari più importanti dal punto di vista del settore della gestione e dello smaltimento dei rifiuti, è stato quello della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, discarica che per una serie di ragioni è stata deputata a servire le esigenze di smaltimento rifiuti della maggior parte dei Comuni della Provincia di Messina. Proprio con riferimento alla discarica di Mazzarrà sarebbe emersa una sorta di gestione non ufficiale da parte della mafia barcellonese»;

come risulta da atti amministrativi del comune di Terme Vigliatore, le strade dove transitano tutti gli automezzi (realizzate dalla R.F.I.) «da» e «per» la discarica «non sono collaudabili e che tale inadeguatezza e pericolosità è peraltro comprovata dai frequenti incidenti anche mortali che si verificano con frequenza nonché dalla circostanza che l’A.N.A.S., quale ente proprietario della strada statale 113, rifiuta di riceversi la consegna dei sottopassi, in quanto privi dei requisiti prescritti»;

lo stesso direttore dei lavori, dottor ingegnere Giuseppe Barbagallo, nella nota del 16 ottobre 2008, DL n. 275/08, precisa che le caratteristiche geometriche delle strade sono adeguate al traffico locale e al punto 7 che l’A.N.A.S. ha difficoltà a prendere in consegna le suddette strade in quanto le stesse non sono conformi agli standard previsti per le strade statali essendo state progettate per altre finalità;

tale condizione di inagibilità e di pericolosità è reiterata, in maniera sempre più allarmante, nella nota sindacale protocollo n. 1126 del 23 marzo 2011 dove, senza mezzi termini, si legge: «sugli svincoli in località S.Biagio e Vigliatore è stato dirottato tutto il traffico, un tempo sopportato dalla S.S. 185 e dalla S.S. 113. Tuttavia le strade in questione non erano - e non sono - adeguate al transito per tutta una serie di ragioni: per il loro andamento estremamente curvilineo ed involuto, per la ristrettezza della carreggiata (considerata la tipologia del traffico prevalente, ossia autocompattatori in transito “da” e “per” la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea), per la mancanza di marciapiedi (…)»;

né nel decreto di scioglimento del comune di Terme Vigliatore (23 dicembre 2005) né nella stessa relazione redatta dalla commissione d’accesso, né in alcun atto della commissione straordinaria che ha retto il comune di Terme Vigliatore per ben trenta mesi, vi è il benché minimo riferimento ai lavori connessi al tracciato ferroviario che, com’è noto, hanno scatenato una guerra di mafia nel comprensorio per accaparrarsi subappalti e commesse -:

se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto sopra riferito;

quali provvedimenti e/o iniziative di competenza intendano mettere in atto per tutelare la salute e la sicurezza delle popolazioni interessate;

se non si intenda, stanti le evidenti omissioni, che gettano pesanti ombre sulle istituzioni, effettuare un apposito accertamento sui flussi di rifiuti ricordati in premessa e presso la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea (ME) per il tramite del comando carabinieri per la tutela dell’ambiente al fine di verificare la sussistenza di comportamenti illegittimi o illeciti. (4-11731)