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IL CASO - «Il presunto suicidio di Maria Concetta Cacciola»: Maria Concetta voleva “collaborare” ancora? Pare che la testimone di giustizia avesse ripreso i contatti con i carabinieri alla vigilia di Ferragosto

Alla convocazione del procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo, ieri, ha risposto solo Michele Cacciola. Il padre di Maria Concetta si è presentato in Procura accompagnato dagli avvocati Gregorio Cacciola e Vittorio Pisani, la madre, invece, non ce l’ha fatta. Stremata dal dolore, non era in grado di sostenere l’interrogatorio e allora il procuratore Creazzo – che li vuole sentire entrambi in merito all’esposto che essi hanno presentato e in cui chiedono che venga fatta piena luce sui comportamenti diretti e indiretti che hanno indotto Maria Concetta a compiere quel disperato gesto estremo –, ha deciso di rinviare tutto a oggi. Sempre che le condizioni di salute della signora migliorino. Intanto, al di là dell’esposto presentato dai genitori di Maria Concetta che servirà per fare luce su questo strano suicidio, pare che negli ultimi giorni della sua vita la testimone di giustizia avesse pensato nuovamente di scavalcare la barricata. E per fare questo Maria Concetta avrebbe rinsaldato i suoi contatti con i carabinieri di Rosarno alla vigilia di Ferragosto. Forse il ritorno a casa, dettato dalla voglia di riabbracciare i suoi figli, non era stato come l’aveva sognato e il nuovo contatto con la realtà rosarnese le avrebbe confermato che la scelta di testimoniare era quella giusta. Insomma, la voglia di un ritorno al passato prossimo, alla quiete di una località protetta, potrebbe essere stato lancinante e aver creato altri squilibri. Naturalmente si tratta di ipotesi da verificare, tuttavia si sussurra che l’ultimo contatto con i militari sarebbe avvenuto giovedì 18 agosto e che Maria Concetta avrebbe chiesto solo 48 ore di riflessione prima di tornare dalla parte della giustizia. E, invece, poi ha deciso di farla finita in quel modo atroce. Di questo caso ne ha parlato anche la Radio Vaticana che ha affidato a don Marcello Cozzi, tra i responsabili dell’associazione “Libera”, il compito di commentare «il presunto suicidio di Maria Concetta Cacciola». «Il nostro interrogativo – ha affermato il sacerdote – è: perchè una persona che ha tre figli, fa un gesto così coraggioso, si smarca da una famiglia che aveva quei legami, fa dichiarazioni importanti, poi all’improvviso si toglie la vita?. Vorremmo capire – domanda don Cozzi – per quale motivo i figli erano rimasti lì, considerando che aveva fatto poi dichiarazioni importantissime, con tanto di riscontro». Infatti, sottolinea il prete antimafia, «quando si manda via una persona in località protetta, in modo ufficiale, lo si fa cautelando i congiunti più stretti». Ma stavolta questo non è accaduto. «Togliersi la vita con l’acido muriatico – conclude don Cozzi – è davvero andare incontro a una sofferenza atroce: se è stato un gesto spontaneo vuol dire che è una forte denuncia nei confronti di una politica che non è granchè attenta nei confronti di queste persone; se invece non è stato un gesto spontaneo deve far riflettere nello stesso modo perchè allora vuol dire che avremmo a che fare con un mostro – la ‘Ndrangheta – che non lascia scampo a coloro che intendono abbandonare le sue file». PIERO GAETA - GDS

In sintesi
In Procura - Alla convocazione del procuratore Giuseppe Creazzo, ieri ha risposto solo Michele Cacciola. Il padre di Maria Concetta si è presentato in Procura accompagnato dagli avvocati Gregorio Cacciola e Vittorio Pisani, la madre, invece, non ce l’ha fatta. Stremata dal dolore, non era in grado di sostenere l’interrogatorio e allora il procuratore Creazzo, che li vuole sentire entrambi in merito all’esposto che essi hanno presentato, ha deciso di rinviare tutto a oggi.
La novità - L’ipotesi deve essere avvalorata, tuttavia pare che Maria Concetta Cacciola negli ultimi giorni avesse cercato di nuovo i Carabinieri per riprendere il suo percorso di testimone di giustizia. La donna si sarebbe convinta di saltare di nuovo il fosso alla vigilia di Ferragosto e pare che volesse ritornare in una località protetta. L’ultimo contatto con i militari ci sarebbe stato circa 48 ore prima che la giovane compisse l’estremo gesto.

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