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MAFIA, IL SUICIDIO - Si cerca di far luce sui segreti di Maria Concetta. Ombre sugli ultimi giorni della donna prima del gesto estremo. I legali: non voleva riprendere a collaborare

È slittato all’inizio della prossima settimana l’interrogatorio dei genitori di Maria Concetta Cacciola, la testimone di giustizia morta suicida sabato scorso a Rosarno. Il procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo aveva convocato per mercoledì Michele Cacciola e Anna Rosalba Lazzaro. Voleva sentire marito e moglie sulla denuncia contro ignoti presentata, tramite gli avvocati Gregorio Cacciola e Vittorio Pisani, per chiedere all’autorità giudiziaria di fare chiarezza sulle cause che avevano indotto la loro figlia trentunenne a ingerire dell’acido muriatico. L’atroce fine di Maria Concetta Cacciola ha posto una serie di domande. C’è da capire cosa possa aver determinato darsi una morte così atroce, individuare quali segreti inconfessabili si celano dietro la sconvolgente vicenda di una donna che dopo aver imboccato con grande coraggio e forza d’animo un percorso, e averlo seguito per tre mesi, l’aveva abbandonato per ritornare nell’ambiente che aveva denunciato come ostile. Le richieste di conoscere la verità arrivano da più parti. E così mentre la Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio, la famiglia ha presentato la sua denuncia. Il documento ha ricalcato a grandi linee la lettera della madre pubblicata integralmente da Gazzetta del Sud nell’edizione di martedì. I genitori della donna hanno manifestato dubbi sul percorso di collaborazione seguito dalla figlia, ipotizzando un’induzione a collaborare approfittando di un suo momento di debolezza e facendole delle promesse che non sarebbero state poi mantenute. E per corroborare tali dubbi, i genitori di Maria Concetta hanno allegato alla denuncia una lettera scritta dalla figlia nel maggio scorso, quando si era allontanata dalla famiglia per recarsi in una località protetta dopo l’avvio della sua collaborazione, e una registrazione audio fatta dalla testimone dopo il ritorno a casa, avvenuto il 10 agosto scorso. Come detto, il procuratore Creazzo non ha perso tempo nel convocare Michele Cacciola e Anna Rosalba Lazzaro. Ma all’appuntamento in Procura, accompagnato dai legali di famiglia, si è presentato solo Michele Cacciola. La moglie, sfinita dal dolore e dalla sofferenza per la sconvolgente fine della figlia, è rimasta a casa. La convocazione, così, era stata posticipata di un giorno. Ma le precarie condizioni di salute di Anna Rosalba Lazzaro hanno consigliato a chiedere e ottenere un nuovo rinvio, questa volta di qualche giorno. L’audizione dei genitori della testimone di giustizia sarà, comunque, un momento essenziale nella ricerca della verità sul percorso della ricostruzione della vicenda. A cominciare dall’inizio del percorso collaborativo di Maria Concetta Cacciola, agli atti del fascicolo aperto dalla Dda nella scorsa primavera, quando la donna aveva raggiunto la caserma dei Carabinieri di Gioia Tauro per manifestare l’intenzione di fare delle dichiarazioni. Sentita dai magistrati della Dda Alessandra Cerreti e Giovanni Musarò aveva vuotato il sacco. Probabilmente aveva detto quanto era a sua conoscenza in relazione a personaggi del clan Bellocco, il cui capo storico, Gregorio, era suo zio avendo sposato la sorella del genitore. Il contenuto delle rivelazioni della testimone di giustizia lo conoscono solo i pm che l’avevano sentita. Con la morte delle dichiarante i verbali sono divenuti irripetibili e potranno essere utilizzati in qualsiasi procedimento. Tra gli aspetti da chiarire nella sconvolgente vicenda di Maria Concetta Cacciola ci sono quelli legati ai contatti che avrebbe riallacciato con i carabinieri nei giorni immediatamente successivi al rientro a Rosarno, dopo aver abbandonato Genova dov’era sottoposta al programma di protezione. In relazione all’ipotesi di un tentativo di riprendere il percorso di testimone di giustizia contenuta nel servizio pubblicato ieri dal nostro giornale, gli avvocati Gregorio Cacciola e Gregorio Pisani sostengono che il tutto «risulta illogico e incomprensibile con la sequenza degli avvenimenti e con la chiara volontà espressa dalla povera Maria Concetta allorché aveva deciso di far rientro definitivamente a casa». Contestando informazioni che definiscono «di natura certamente dubbia ed aleatoria», i legali aggiungono: «O si offre la notizia in forma certa e precisa oppure non si può e non si deve sostenere nulla di indimostrabile, specie se la vicenda risulta essere seria, grave e dolorosa». Paolo Toscano - GDS


In sintesi

LA TRAGEDIA - Si è consumata sabato sera a Rosarno dove Maria Concetta Cacciola era rientrata abbandonando la località protetta dove si trovava da quando era diventata testimone di giustizia. La donna si è tolta la vita ingerendo dell’acido muriatico.
L’INCHIESTA - La Procura di Palmi ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando l’istigazione al suicidio. I genitori di Maria Concetta hanno presentato un esposto sostenendo irregolarità nel percorso della collaborazione della figlia e chiedendo alla magistratura di fare chiarezza.
LA NOVITA’ - Nei giorni che hanno preceduto il suicidio, Maria Concetta Cacciola avrebbe riallacciato i contatti con i Carabinieri. I legali della famiglia stroncano il presunto tentativo di ripresa della collaborazione definendolo «illogico e incomprensibile».

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