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MESSINA, ENTE PORTO: NUOVE NOMINE. STAVOLTA E’ TOCCATO AL COLLEGIO DEI SINDACI. I NOMI

Continuano le nomine nell’Ente Porto, alla faccia dei proclami del Governo siciliano e degli Enti locali in merito ai presunti risparmi sui costi della politica. Stavolta è toccato al collegio dei sindaci, sulla base delle designazioni fatte dai “soci” di un Ente nato e cresciuto con il “miraggio” di un Punto Franco finora mai realizzato. Il presidente del collegio è Pasquale Cucè indicato dalla Provincia regionale («Ma lo avevamo designato nel 2009 – precisa l’assessore Michele Bisignano –, quando avevamo avuto l’impegno preciso della Regione di avviare le procedure di liquidazione dell’Ente Porto, i nostri programmi di fuoriuscita non cambiano»). I componenti sono Enrico Spicuzza (in rappresentanza del ministero dello Sviluppo economico), Antonino Ceraolo (assessorato regionale all’Economia), Giuseppe Corrado (assessorato regionale Attività produttive), Salvatore Trasacco (Comune di Messina), Luigi Scarcella Perino (Camera di Commercio), più i componenti supplenti, Annamaria Campagna e Vincenzo Vitale. Il collegio ha eletto Pasquale Cucè alla presidenza (con quattro voti rispetto ai due ottenuti da Scarcella Perino). Continua, dunque, l’attività di un Ente che avrebbe dovuto essere già da tempo sciolto per non essere stato in grado di attuare l’obiettivo per il quale è stato istituito e che oggi appare assolutamente incompatibile con i piani di riqualificazione della Zona falcata.

COSENZA - C’E’ ANCHE UNA INSEGNANTE DI MESSINA: Scandalo della “104″, docenti a giudizio. Gl’imputati avrebbero fittiziamente attestato d’essere impegnati ad assistere congiunti disabili

I pesanti faldoni pieni di documenti fanno capolino nella stanza del procuratore capo, Dario Granieri. Con l’aggiunto, Domenico Airoma, il magistrato sta finendo di ordinare le carte che passeranno sulla scrivania del Gip. Gli atti raccontano la storia di venticinque docenti beneficiari della famigerata Legge 104 che prestano servizio nel comprensorio, su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio per falso. La pubblica accusa ritiene che gl’insegnanti abbiano dichiarato falsamente, prima all’Ufficio scolastico provinciale e, poi, ai Dirigenti degli istituti dove prestavano servizio, d’essere costretti ad assistere dei congiunti affetti da gravi forme di disabilità. La circostanza – secondo gl’inquirenti non veritiera – avrebbe loro consentito di godere d’una serie di vantaggi quali, per esempio, il diritto di scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e di fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito. Gl’imputati che dovranno comparire davanti al Giudice per le udienze preliminari, sono: Maria Bisceglia, 61 anni, di Cosenza; Giuseppina Caputo, 60, di Cosenza; Orietta Cosentino, 42, di Lattarico; Pasquale Cozza, 52, di Cosenza; Selene Giannuzzi, 42, di Cosenza; Luigi Gaudio, 65, di Roggiano Gravina; Rosaria Ginese, 43, di Acri; Adele Granato, 53, di Cosenza; Rosa Alba Rita Guarascio, 55, di Pedace; Emanuela Antonella Lucirino, 32, di Cosenza; Maria Mancuso, 61, di Amantea; Rossana Mannarino, 56, di Serra d’Aiello; Olimpia Marini, 53, di Santo Stefano di Rogliano; Franca Luisa Marrelli, 56, di Roggiano Gravina; Maria Francesca Massaro, 45, di Cosenza; Gennaro Migliano, 55, di Cosenza; Francesco Giovanni Naccarato, 55, di Belsito; Rita Paoli, 60, di Lago; Silvana Scicchitano, 60, di Crotone; Luigi Serpa, 46, di Cosenza; Giuseppina Surace, 50, di Reggio Calabria; Vittoria Amedeo, 52, di Messina; Giuseppina Branda, 46, di Cosenza; Emanuela Ominelli, 37, di Castrolibero. Gli istituti nei quali i docenti incriminati hanno presentato la documentazione ritenuta inidonea ad ottenere i benefici previsti dalla “104″ sono la scuola media “De Coubertin” di Rende, il Primo, Secondo e Terzo Circolo Didattico di Rende, il Liceo Scientifico “Pitagora” di Rende, il Liceo Classico “Gioacchino da Fiore” di Rende, l’Istituto Tecnico Artistico “Tommasi” di Cosenza, l’Istituto Professionale per l’Agricoltura “Todaro” di Rende, l’Istituto Comprensivo di San Pietro in Guarano, il Secondo circolo didattico di Montalto Uffugo, l’Itis “Monaco” di Cosenza, il Liceo Scientifico “Fermi” di Cosenza e l’Istituto Tecnico “Cosentino” di Rende. Arcangelo Badolati - GDS

E’ SUCCESSO A TAORMINA - Protagonista di questa singolare avventura un 50enne, Giuseppe Teodoro, che si trovava in vacanza a fine luglio in Sicilia con la propria famiglia: “Giunge cadavere” ma è dimesso per distorsione al ginocchio

Gli ospedali siciliani fanno miracoli. Altro che malasanità. Nel referto rilasciato dall’ospedale di Taormina a un turista di Roma, che era stato investito da un’auto, risulta che il paziente è “giunto cadavere”, per poi essere dimesso con un semplice “trauma distorsivo al ginocchio”. Protagonista di questa singolare avventura un 50enne, Giuseppe Teodoro, che si trovava in vacanza a fine luglio in Sicilia con la propria famiglia. Mentre passeggiava per le stradine di Taormina, l’uomo è stato travolto da un’auto e ricoverato nell’ospedale della cittadina della costa ionica. Dopo quattro ore d’attesa, l’uomo, che è dipendente del ministero della Giustizia, è stato sottoposto a una radiografia, quindi è uscito dal nosocomio con una prognosi di 10 giorni. Quando è tornato in albergo ha letto la cartella clinica e ha trovato la sorpresa. «Ho scoperto di essere stato miracolato – dice Teodoro – Infatti, dal referto, ho appreso di essere “giunto cadavere” e di avere acquisito il dono della resurrezione». Se la prende a ridere, Giuseppe Teodoro, che ha però subito davvero le conseguenze della disattenzione dei medici siciliani. Non si trattava infatti di una semplice distorsione. «Quando sono tornato a Roma ho scoperto che la rotula si era frantumata - prosegue – bloccandomi l’articolazione. Alla fine sono stato costretto a farmi operare».

MESSINA, LA VERTENZA E QUELLE GALLERIE ‘MALEDETTE’: Cantieri bloccati, licenziati tredici lavoratori. Il Cas non ha pagato all’impresa “Luigi Notari” di Milano gli ultimi due stati d’avanzamento

Lavori fermi, tredici operai licenziati e un’infrastruttura ancora incompiuta e pericolosa. È questo il triste quadro che si prospetta da lunedì prossimo nel cantiere dell’A20 dove, dallo scorso gennaio, l’impresa “Luigi Notari spa” di Milano sta effettuando le opere di ripristino e consolidamento – per un importo complessivo di circa 2 milioni di euro – delle gallerie “Tracoccia” e “Scianina”, tra gli svincoli di Rometta e Milazzo, chiuse al transito direzione Messina-Palermo dal lontano 2001. Motivo? La mancata corresponsione, da parte del Consorzio Autostrade Siciliane delle somme dovute per il secondo e terzo stato di avanzamento lavori. Una situazione di stallo evidentemente insostenibile per l’impresa milanese, che ha deciso di sospendere l’attività da lunedì prossimo e, di conseguenza, licenziare i 13 lavoratori che vi sono impiegati. «I lavori – puntualizza in una nota Giuseppe Famiano, segretario provinciale della Filca Cisl Messina – procedono speditamente, il 75% è stato già eseguito e addirittura si prevede che la consegna degli stessi avverrà in anticipo rispetto alla data prevista (che era maggio 2012). Fa rabbia, quindi, la noncuranza del Cas che gioca sulla pelle non solo dei lavoratori, ma anche degli utenti della A20 Messina-Palermo, delle numerose vittime dell’autostrada della morte e dei disagi subìti dagli utenti a causa della chiusura, da circa 10 anni, della galleria Tracoccia-Scianina. Dopo tutti gli incidenti, anche mortali, che si sono verificati, non si può dimostrare tanta superficialità adesso che i lavori possono essere conclusi in tempi brevi. Arrivare alla sospensione dei lavori significa non avere rispetto per chi, in quel tratto, ha perso la vita e ogni giorno che passa è sempre un ulteriore rischio che si fa correre agli automobilisti-utenti della A20». «Il problema – spiega l’ing. Alfonso Schepisi, direttore dei lavori per conto del Cas – sta nella mancata approvazione del bilancio da parte della regione. Per nostro conto, posso affermare che sia io sia il responsabile del procedimento, l’ing. Gaspare Sceusa, abbiamo firmato già da alcuni mesi l’ok per l’avanzamento lavori, ma tutto è fermo perché lo strumento contabile non ha avuto l’ok da Palermo». Una situazione grottesca che suona come l’ennesima beffa per questo territorio. «È vergognoso – afferma ancora Famiano – che in questo momento di crisi i lavoratori rischiano di perdere il lavoro a causa della negligenza del Cas. Bisogna scongiurare la sospensione dei lavori poiché non si tratta solo di 13 lavoratori, ma di ben 13 famiglie che si troveranno a breve in gravi difficoltà economiche». È proprio vero non si finisce mai di stupirsi. Già era un paradosso dover convivere con una autostrada che da dieci anni funziona in quella zona a senso alternato con tutte le conseguenze e le tragedie che sono note. Quella frana che nel 2001 travolse il realizzando tunnel ferroviario, funzionale al doppio binario, che Rfi stava costruendo a ridosso della sede autostradale tra i territori di Valdina e Torregrotta è una ferita che comportò non solo i ritardi nella realizzazione di un’infrastruttura importante come il raddoppio ferroviario della linea Messina-Patti, ma anche i rischi connessi al restringimento, da quel momento in avanti, di questo segmento dell’A20 su di un’unica carreggiata a doppio senso di circolazione. Tonino Battaglia - GDS

MESSINA, LA VERTENZA CON MOLTE NUBI…: Aicon, si punta sul concordato preventivo. I giudici del tribunale di Barcellona hanno però chiesto la rimodulazione del piano

L’Aicon Yachts Spa, il cui pacchetto azionario è controllato al 100 % dalla casa madre Aicon Spa quotata in Borsa, con un passivo di 93 milioni di debiti e appena 46 di attività, tenta la strada del concordato per evitare la bancarotta. La richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo, presentata lo scorso 10 maggio dal liquidatore della società Aicon Yachts Spa di Giammoro Christian Pistonina, alle cui dipendenze c’erano ben 339 persone, oggi poste in cassa integrazione straordinaria per 12 mesi, è approdata ieri in un’aula deserta del Tribunale di Barcellona ed ha già subìto una prima frenata dopo una lunga istruttoria durata tutta l’estate e che non ha comunque sin qui portato alla nomina del commissario giudiziale. I giudici del Tribunale, presidente Michele Galluccio, relatore Assunta Cardamone che aveva esaminato il piano presentato, hanno infatti chiesto al commissario liquidatore Christian Pistonina che aveva avanzato l’istanza di concordato, la rimodulazione del piano con la presentazione di un nuovo conto economico. I giudici hanno innanzitutto chiesto che il piano sia rimodulato alla luce del contenuto delle recenti innovazioni introdotte ad agosto dal Governo nazionale sui crediti vantati dall’erario. Infatti la nuova manovra finanziaria ha inserito un nuovo meccanismo di garanzia per le entrate tributarie dello Stato che privilegia la riscossione di talune tipologie di sanzioni a carico di chi non paga i tributi e resta in debito con l’erario. Rimodulando il piano le sanzioni inflitte dall’erario – è stato spiegato – transitano tra i crediti “privilegiati”, come quelli vantati dai dipendenti e fornitori e non più tra i “chirografari”, banche e finanziatori. Non si conoscono ancora tutti i particolari della richiesta anche perché le parti hanno mantenuto il massimo riservo sull’udienza camerale. Per dare la possibilità al liquidatore di predisporre e rimodulare un nuovo piano, l’udienza in cui sarà esaminata la richiesta di ammissione al concordato ed eventualmente nel caso di accoglimento la nomina del commissario giudiziale che coordinerà le procedure fino al voto finale dei creditori privilegiati e chirografari, è stata rinviata al prossimo 3 novembre. Il liquidatore dell’Aicon Yachts Christian Pistonina, al termine dell’udienza, oltre confermare, quanto disposto il Tribunale sulla rimodulazione del piano, ha ribadito che la società per la quale è stato chiesto il concordato è indebitata per 93 milioni di euro a fronte di uno stato passivo di 46 milioni. Nel piano presentato l’azienda avrebbe incluso la cessione dei rami e la vendita di immobili e imbarcazioni già prodotte e ciò per evitare il fallimento. Molte nubi invece per il futuro dei 339 lavoratori (nel piano ne sono indicati invece 337, due in meno rispetto al dato originario) che attualmente sono in cassa integrazione straordinaria per 12 mesi. Il piano infatti prevede che la “New Co. Aicon Marine srl” a cui è stato affittato il ramo d’azienda con proposta di futuro acquisto, oltre agli attuali 63 dipendenti già assorbiti nella prima fase, ne assorbirebbe 40 al secondo anno (dal 2012) e 20 al terzo anno (2013). Se così sarà, non ci sarebbe alcune speranza di integrazione per il restante gruppo di lavoratori e lavoratrici che rischiano di non rientrare più nel processo produttivo a meno di una svolta diversa da quella prospettata nel piano. Ieri in Tribunale era presente il fondatore del gruppo Aicon, Pasquale “Lino” Siclari, accompagnato dai suoi avvocati, Gaetano Franchina del foro di Catania e Dino Arrigo del foro di Messina. Presente anche il nuovo amministratore delegato della “New Co. Aicon Marine srl”, Antonino Sammartino, i quali non hanno rilasciato alcuna dichiarazione. La società Aicon Yachts Spa che produceva imbarcazioni d’alto bordo e yacht di lusso per conto della casa madre quotata in Borsa, Aicon Spa proprietaria al 100 % del pacchetto azionario, alle cui dipendenze ci sono appena 8 lavoratori. La società era stata posta in liquidazione il 9 maggio scorso con la nomina del liquidatore. Il giorno successivo è stata inoltrata l’istanza di richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo per evitare il fallimento. Nel contempo l’azineda sottoscrive il contratto d’affitto e di proposta di acquisto di ramo di azienda, con la “New Co. Aicon Marine srl”, la nuova società fondata per proseguire l’attività produttiva con l’assorbimento iniziale di appena 63 lavoratori, lasciando a casa il resto dei dipendenti che in totale ammonta a 339. Adesso bisognerà attendere l’udienza del prossimo 3 novembre per sapere se il Tribunale riterrà percorribile la nomina di un commissario giudiziale che esamini e valuti la proposta di concordato preventivo che dovrà poi essere vagliata dal voto finale dei creditori. La vicenda è attentamente seguita dai sindacati che hanno espresso viva preoccupazione.

TAORMINA, L’INCHIESTA: I nomi in un biglietto riaccendono le luci sulla “strana” morte di Maurizio Russo. Sono quelli di due uomini scritti dal 41enne rinvenuto privo di vita 1 mese dopo la scomparsa

Rimane un giallo la morte di Maurizio Russo. Nemmeno l’autopsia sembra aver svelato con certezza assoluta cosa sia accaduto al 41 enne imprenditore taorminese scomparso il 24 marzo e poi ritrovato privo di vita nelle campagne dell’etneo la mattina del 21 aprile. Gli esiti dell’esame autoptico eseguito sul corpo di Russo non rivelerebbero significative novità, il che farebbe presupporre a una dinamica dei fatti nella quale sarebbe stato quindi l’uomo a togliersi la vita impiccandosi a un albero di un uliveto in contrada Pirao, a Randazzo. Le indagini però stanno andando avanti perché rimangono molte le ombre e gli aspetti da chiarire sulla sorte del dinamico appaltatore. I carabinieri di Taormina si stanno muovendo in più direzioni. Sul caso hanno competenza sia la Procura di Catania (per quanto concerne il luogo del ritrovamento) che quella di Messina dove si sta concentrando l’inchiesta principale. Il Ris di Messina sta ancora analizzando i numerosi reperti rinvenuti in prossimità del punto in cui si venne ritrovato Russo. In particolare è in atto l’accertamento scientifico, che potrebbe essere prezioso se non determinante, delle oltre 20 cicche di sigaretta (alcune a filtro giallo cioè del genere che fumava Maurizio e altre a filtro bianco, che invece l’uomo non fumava mai) raccolte e poi consegnate in Procura dal programma “Chi l’ha Visto”, come anche un sigaro toscano e un blister di farmaco per diabetici. I mozziconi e gli altri oggetti erano a terra, tutti in una ristrettissima zona, in quel podere dove per oltre un mese non sarebbe andato nessuno, sino al 24 aprile, giorno in cui Russo venne trovato morto dal proprietario del podere. Andrà così stabilito quando siano stati depositati i reperti presenti nell’uliveto. Partendo dal momento esatto in cui sarebbe sopraggiunta la morte di Maurizio, si dovrebbe cioè decifrare se quei reperti siano ancor più “vecchi” e del tutto antecedenti al periodo in cui Maurizio è stato in quel terreno o se invece siano recenti proprio tanto quanto il periodo che segna la fine dell’imprenditore. Quest’ultima eventualità rilancerebbe l’ipotesi che in quella campagna possa forse essersi trovato qualcun altro insieme alla vittima o che lì, perlomeno, l’avrebbe attesa fumando. Una tesi indirettamente avvalorata anche da un filmato che, il pomeriggio della scomparsa, sembra mostrare l’ombra del braccio di un’altra persona nel finestrino del furgone Caddy guidato da Maurizio Russo e il riflesso di luce del sole che batte sul quadrante di qualcuno che porta l’orologio al braccio sinistro. L’attenzione degli investigatori si starebbe, in ogni caso, concentrando anche e soprattutto sui due biglietti manoscritti che Maurizio aveva in una tasca dei pantaloni. Ancora oggi sul contenuto di quei foglietti, rimasti custoditi per oltre un mese in un luogo sperduto, c’è riserbo: in uno ci sarebbero delle parole di addio alla moglie Loredana. Mentre nell’altro si celerebbe la chiave dell’enigma. Sembra, infatti, che Maurizio abbia lasciato in uno di quei due biglietti alcuni nomi. Persone e forse fatti, indicazioni insomma che sarebbero al vaglio delle autorità competenti e dai quali si potrebbero concretizzare ulteriori filoni d’indagine. Intanto, come detto, si dovrà accertare se Maurizio quel 21 marzo era solo o se sia stato portato da altri in una sperduto zona vicino l’Etna, a 50 km da Taormina: in un podere pressoché invisibile all’esterno e comunque molto difficile da raggiungere. Rimane da stabilire, inoltre, il pomeriggio del 24 marzo quante persone abbiano agganciato la cella telefonica di contrada Piraino quantomeno nell’arco temporale della scomparsa, tra le 15.30 e le 17.00. I due telefoni che Maurizio aveva con sé, ricordiamo non sono mai stati trovati: è uno dei tanti misteri di questa vicenda, nella quale non si escludono importanti sviluppi. Emanuele Cammaroto - GDS