Resta fiducioso l’amministratore delegato della società Stretto di Messina: «Il Ponte si farà , noi stiamo andando avanti secondo gli impegni prefissati». Nonostante la crisi finanziaria mondiale, gli incerti scenari internazionali e le priorità che cambiano, le paure e le divisioni all’interno del Governo nazionale, Pietro Ciucci è convinto che «le risorse che mancano verranno reperite» e aggiunge: «Come previsto dal project financing dovremo recuperare il 60 per cento dei fondi dell’opera da privati e siamo sicuri di riuscirci». La sua visita a Messina ha avuto un obiettivo: rassicurare gli enti locali, il Comune e la Provincia, sull’inserimento nel progetto definitivo, e nell’Accordo quadro di programma che sarà sottoposto all’esame del Cipe, di tutte le cosiddette opere compensative, connesse e collegate al Ponte. Ma Ciucci sa benissimo che, in questo momento, i veri nodi da sciogliere riguardano la finanziabilità della grande opera. E l’ad della “Stretto” conferma: l’interesse degli investitori internazionali è reale, dai cinesi ai giapponesi, ma anche olandesi e scandinavi. I nomi sono quelli della China Investment Corporation, della Bank of China, della China Construction Bank e di altre ancora: «Avevamo avuto contatti già nel passato – sottolinea –, ora li abbiamo intensificati, ma non c’è solo la Cina, guardiamo anche verso altre direzioni». Nei giorni scorsi è arrivata a Messina una delegazione da Amsterdam, altre visite sono preannuziate per i prossimi mesi. È un percorso non facile, ma il Ponte può rappresentare, secondo Ciucci, non solo la più grande delle opere mai realizzate in Italia, ma un elemento di fiducia nel futuro, in grado di restituire ottimismo a un Paese sempre più immobile e rassegnato. «Basta con la fiera degli inganni», è la replica immediata del “fronte del No”. Il Wwf Italia va all’attacco: «Non è in alcun modo giustificato un aumento dei costi in un anno di oltre il 34 per cento (dai 6,3 del luglio 2010 agli 8,5 miliardi di euro del luglio 2011) chiesto dalla concessionaria pubblica “Stretto di Messina” al momento dell’approvazione del nuovo Piano economico-finanziario. L’Italia non si può permettere di destinare a una singola opera, insostenibile proprio dal punto di vista economico-finanziario, oltre che ambientale, risorse pari a oltre un mezzo punto di Pil. E questo quando la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale ci chiedono maggiori investimenti per lo sviluppo e l’Italia non riesce nemmeno ad attuare, in funzione anticongiunturale, il piano delle piccole e medie opere». Il Wwf chiede di «abbandonare il progetto del Ponte per investire sulle vere priorità per quest’area del Paese: adeguare la linea tirrenica e potenziare la linea ferroviaria ionica in Calabria e le linee ferroviarie siciliane che collegano Catania, Messina e Palermo; intervenire per chiudere finalmente i cantieri della A3 Salerno-Reggio Calabria; ammodernare e rendere sicura la SS106 Ionica; garantire un servizio efficiente di metropolitana del mare per i pendolari dell’area dello Stretto e rafforzare gli attuali servizi di traghettamento pubblici; destinare ingenti risorse alla rinaturalizzazione dei versanti, al consolidamento del suolo e al riassetto del territorio ad alto rischio idrogeologico e sismico». Per il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli «è immorale che in piena crisi economica, con i conti pubblici sotto l’attacco della speculazione e con una manovra di tagli e tasse alle famiglie, il Governo voglia buttare a mare 8 miliardi e mezzo di euro per il Ponte, un’opera inutile e dannosa per l’ambiente. Un Governo che ha deciso di sperperare i soldi dei cittadini mentre la vera priorità dell’Italia e del Sud sono le infrastrutture da sempre inesistenti, come la messa in sicurezza del territorio e la lotta al dissesto, le ferrovie e gli acquedotti. Con 8,5 miliardi si potrebbero realizzare 90 km di metropolitana o 621 km di rete tranviaria, acquistare 3.273 tram e 23 mila autobus ecologici rivoluzionando il trasporto pubblico nelle nostre città e affrontando finalmente il problema dei pendolari che vivono una situazione drammatica. È ormai evidente – conclude Bonelli – che il governo Berlusconi pensa esclusivamente ai saldi di fine legislatura per la lobby degli appalti e del cemento». Lucio D’Amico - GDS





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