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PONTE SULLO STRETTO - TUTTE LE REAZIONI DOPO LA VISITA DEL ‘GOVERNATORE’ DELLA STRETTO PIETRO CIUCCI: Guido Signorino, «Buzzanca e Ricevuto come Pinocchio e Lucignolo». La Cgil: «Soddisfatti per nulla». Le critiche dell’Udc: ma dove stiamo andando? SEL, «Messina svenduta con la promessa di un piatto di lenticchie»

ciucci

FOTO: ENRICO DI GIACOMO

«Chi non ricorda la barzelletta delle elementari: “I 7 re di Roma erano 6, dei quali 5 i 4 nomi che ricordo sono i seguenti 3: Romolo e Remo”. È quale vale per la “linea Maginot” di Buzzanca». A commentare sarcasticamente la giornata messinese di Pietro Ciucci è il prof. Guido Signorino. «Ha detto il sindaco: “Senza sì a 6 richieste non ci sarà la firma dell’accordo”. Ma le richieste sono 5: doppia “canna”, copertura torrente Annunziata, collegamento Annunziata-Guardia, mantenimento Officina Grandi Riparazioni Fs, interramento dei binari ferroviari. Sembra l’inizio di una nuova barzelletta: le 6 richieste irrinunciabili sono 5, delle quali 4 le 3 da realizzarsi sono le seguenti 2: quella decisa da loro, ossia 0. Le Grandi Riparazioni, infatti, sono già fuori dall’accordo e per il resto dice Ciucci: “Non spetta a noi realizzare quello che è di competenza delle Regioni e degli Enti locali”. La “linea Maginot” si sbriciola e Buzzanca sbandiera “condivisione”. Il confronto di Ciucci con la “città” – rincara la dose Signorino – è avvenuto sotto la forma di un incontro riservato con il solo sindaco-onorevole durato appena una mezz’oretta, mentre il presidente del consiglio comunale e il presidente della commissione Ponte venivano lasciati in anticamera. In realtà queste maleducazioni istituzionali rivelano i termini in cui Ciucci considera la città: un ostacolo, un fastidioso disturbo da minimizzare per dedicarsi a quello che veramente gli interessa. E cosa gli sta a cuore? Considerare gli interessi dello Stato? Valutare con attenzione la reale economicità del Ponte? Tutelare il Governo da una esposizione indefinita e da eventuali penali? Non si direbbe. Sembra invece che gli interessi dire in giro che “il Ponte si farà” e giungere in maniera intempestiva all’approvazione del progetto definitivo. Il rischio è che così Eurolink possa chiedere risarcimenti nel caso in cui i lavori dovessero non partire oppure interrompersi». E «la città – insiste Signorino – agonizza. Per la chiusura di una carreggiata della Panoramica il presidente della Provincia ha dovuto chiedere scusa ai cittadini, ma nè lui nè l’incompatibile sindaco-onorevole hanno capito che si è trattato appena di una ridotta “prova generale” di cosa accadrebbe a Messina con l’apertura dei cantieri: una carreggiata della Panoramica verrebbe adibita a circolazione di cantiere e il traffico dei camion verrebbe poi innestato sul tratto viario a carreggiata unica che va dalle gallerie di Pace all’Annunziata. Sì, perché il progetto per la viabilità a monte dedicata ai cantieri non c’è ancora e la sua realizzazione richiederà per lo meno 4 anni. Può Messina sopravvivere a tale scenario? Nessun amministratore serio potrebbe accettare nulla del genere. I nostri, sì. Come Pinocchio e Lucignolo, si fanno abbacinare dai balocchi di Mangiafuoco e spingono la città verso il baratro».

Percorsi condivisi e tanti nodi irrisolti. «Quest’opera sarà la grande sfida alla crisi internazionale». Le critiche dell’Udc: ma dove stiamo andando?
C’è un’immagine bellissima: due anziani seduti sulle sdraio ad ammirare il Ponte. È la Messina del 2019? No, siamo di fronte all’Orensud, visto dalla sponda svedese, il più lungo Ponte strallato d’Europa, che unisce Malmoe con Copenaghen, la Svezia alla Danimarca. Un’opera che ha compiuto i suoi primi 11 anni di vita (venne inaugurata l’1 giugno 2000 alla presenza del re di Svezia e della regina di Danimarca) e che ormai fa parte integrante del paesaggio scandinavo, come i fiordi in Norvegia, i laghi in Finlandia, i boschi di alci in Svezia. «Non c’è progetto più bello di un ponte che si lancia nell’azzurro e unisce due terre, perché c’è gente che non lo capisce?», se lo sono chiesti mille volte Ciucci e Buzzanca. Ma l’amministratore delegato della “Stretto” e il sindaco di Messina sono ben consapevoli che anche le vie dell’inferno sono lastricate di visioni celestiali. E oggi questa città, che non è né in Svezia né in Danimarca, continua a essere sospesa tra il sogno di una svolta epocale e il terrore di sprofondare agli inferi. Il giorno dopo la visita messinese dell’ad della “Stretto” (ma Ciucci è anche presidente dell’Anas e supercommissario per le opere connesse al Ponte), si levano reazioni improntate allo scetticismo, c’è chi urla all’imbroglio e alla complice acquiescenza dei vertici degli enti locali. E c’è una maggioranza silenziosa, che resta a guardare, come i vecchietti dell’Orensund, in attesa degli eventi. Il Ponte come Godot, un ospite che non arriverà mai. Il Ponte che è già realtà, secondo la tabella di marcia disegnata dalla “Stretto” e dal Consorzio Eurolink. I “percorsi condivisi” di cui hanno parlato Ciucci e Buzzanca, in verità, sono ancora solo linee tratteggiate. Vi sono troppi “se” e troppi “ma”, tante variabili indipendenti e incognite amplificate dalla gravissima congiuntura economica internazionale. L’inserimento delle opere connesse e compensative all’interno dell’Accordo quadro di programma, che dovrà passare al vaglio del Cipe, è la “bandiera” sventolata dal sindaco e dal presidente della Provincia, che avevano minacciato di non firmare quell’Accordo (e ciò farebbe saltare il banco, perché l’assenso degli Enti locali è vincolante) se non ci fossero state risposte convincenti. Evidentemente Buzzanca e Ricevuto ritengono che Ciucci quelle risposte le abbia date. Altre dovrà fornirle il Governo nazionale, altre ancora Rete ferroviaria italiana. Nel frattempo, si evidenzia l’interesse di importanti investitori internazionali, a partire dalle più ricche banche cinesi, per confermare la realizzabilità economica di un’opera che necessita assolutamente del coinvolgimento dei privati. «Il Ponte come sfida alla crisi e al pessimismo», è lo slogan di chi affida a questo progetto, e a tutto ciò che li gira attorno, le sorti del futuro di Messina, dell’area dello Stretto, della Calabria e della Sicilia, forse dell’intero Paese. Ma, intanto, il fronte del “Nì” va sempre più saldandosi con quello del “No”. All’indomani dell’incontro riservato tra Ciucci e Buzzanca al Comune, mentre il coordinatore cittadino di “Sel” Daniele Ialacqua parla di una «Messina svenduta con la promessa di un piatto di lenticchie» e preannunzia «una nuova stagione di mobilitazione», si registra la dura presa di posizione dell’Udc: «Mi sembra indelicato e sconveniente – afferma Bruno Cilento, capogruppo del partito del senatore Gianpiero D’Alia – che il sindaco di Messina, a un vertice così importante con l’amministratore della “Stretto” e soprattutto dopo quello di venerdì scorso a Roma con la delegazione del consiglio comunale, non abbia ritenuto utile la presenza dello stesso consiglio. Buzzanca ha il dovere di confrontarsi con la città e con la politica, perché ci assumiamo la responsabilità o di avviare un percorso che non porterà da nessuna parte o di causare l’utilizzo di risorse dei cittadini che serviranno solo a riempire le tasche a poche persone e alle società di progettazione. Ricordo infatti – aggiunge Cilento – che ancora non è stata mossa una pietra e sono state spese già diverse centinaia di milioni di euro. La deputazione nazionale messinese deve esprimersi, dando rassicurazione e chiarendo tutti i dubbi, impegnandosi, qualora l’opera si realizzi, ad assicurare il massimo delle risorse necessarie per la copertura di tutte le opere e non di una parte». L’affondo più velenoso è nella parte finale del documento: «Con i soldi spesi fino a oggi per gli studi sul Ponte avremmo ridisegnato la città e realizzato decine di opere necessarie per lo sviluppo e la crescita di Messina. Non saremmo contro il Ponte se credessimo alla sua realizzazione. Siamo, invece, certi che con la scusa del Ponte la nostra città continuerà ad essere affamata in attesa che non si faccia questa mega-inutile opera». Lucio D’Amico - GDS

L’affondo della Cgil: «Soddisfatti per nulla»
«Perché tanta soddisfazione se non si porta a casa nulla di certo? Forse in ballo interessi che nulla hanno a che vedere con quelli dei cittadini». È severo il giudizio del segretario generale della Cgil Lillo Oceano: «Ciucci è venuto a Messina per rassicurare gli amministratori locali sulle opere compensative alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. Ma, all’indomani della sua visita, bisogna interrogarsi su quale sia il risultato vero che città e provincia hanno conseguito. Secondo me nessuno e provo a dimostrarlo. Il nodo autentico della discussione è il rapporto tra i vertici delle amministrazioni locali – Provincia e Comune capoluogo – con il Governo nazionale e quello regionale. In questo senso sia le ultime elezioni amministrative, sia i ripetuti proclami di Buzzanca e Ricevuto, si sono caratterizzati con lo slogan dei Governi amici. Già questa impostazione contiene in sé un forte vulnus per la nostra comunità. L’idea che il destino di Messina dipenda dal rapporto di condivisione politica e dai rapporti amicali tra i rappresentanti del territorio e dei Governi e non dall’autorevolezza della comunità e della sua classe dirigente nel contesto nazionale costituisce probabilmente l’errore più grande che si potesse commettere. É come dire che se il Governo è di altro colore, il territorio viene penalizzato. La conseguenza paradossale sarebbe che dovremmo scegliere e cambiare gli amministratori in base al colore politico del Governo nazionale. Questa idea dei governi amici è una concezione provinciale e per alcuni versi meschina della politica e anche della vita. Le classi dirigenti politiche devono rappresentare il territorio che le ha elette. Rappresentare gli interessi, le aspirazioni, realizzarne i programmi e i progetti per la crescita e il progresso delle condizioni di vita. Nella vicenda del Ponte le amministrazioni locali non hanno esercitato questo ruolo. Al netto e al di là delle convinzioni diverse che ciascuno ha e che attraversano trasversalmente la comunità. Attorno a un tema sul quale s’è sviluppata una forte e partecipata mobilitazione contraria alla realizzazione del Ponte, nonostante una legislazione che tende ad esautorare le comunità locali nella realizzazioni delle grandi opere, le Amministrazioni locali avrebbero dovuto rappresentare e difendere gli interessi del territorio e svolgere un ruolo attivo e da protagonisti. Ciò non è avvenuto per il manufatto di attraversamento stabile dello stretto, ciò non è avvenuto per il grave gap infrastrutturale, che caratterizza la nostra provincia e che si è drammaticamente aggravato negli ultimi anni, per la gestione dei servizi pubblici, per la qualità dei servizi sociali, per le politiche urbanistiche e di salvaguardia del suolo, per le politiche di tutela dell’ambiente e di risparmio energetico, per la difesa del tessuto produttivo e dei livelli occupazionali. Incalzati da dubbi, critiche, perplessità, contestazioni e dall’innegabile constatazione che già l’inizio dei lavori di un opera che molti considerano (per trasparenza, noi tra questi) inutile e dannosa, comporterebbe gravi conseguenze sia dal punto di vista ambientale ma anche da quello economico, sono state inventate le opere compensative. Le opere compensative – prosegue Oceano – dovrebbero essere quelle che ristorano il territorio in termini di infrastrutture dal disagio derivante dai lavori di realizzazione del Ponte. Un modo per rispondere a chi si esprimeva dubbi, ma soprattutto per tentare di dimostrare che il progetto del Ponte avrebbe portato sviluppo e per tacitare chi, come facciamo noi, sostiene che cancellare la infrastrutturazione materiale (ferroviaria, stradale e portuale) e immateriale, negare al nostro territorio tutti i fondi Fas, prima stanziati per la realizzazione di quelle infrastrutture realmente utili a creare idonee condizioni per lo sviluppo, significa condannaci all’arretramento e a un declino senza freni. Cioè, pur essendo le opere compensative utili alla nostra città e alla nostra provincia, rappresentano una inezia rispetto a ciò di cui questo territorio ha bisogno e che è stato cancellato dall’agenda del Governo e delle aziende interessate. A partire dal raddoppio delle tratte ferroviarie Messina-Catania e Messina-Palermo. Insomma, parlare di opere compensative potrebbe rivelarsi un grande bluff. Se poi consideriamo il limite finanziario del 2% imposto da Tremonti alle opere collaterali, con la conseguente impossibilità di realizzare le opere ipotizzate, e la cancellazione con l’ultima delibera del Cipe di qualsiasi stanziamento Fas per la realizzazione di infrastrutture nella nostra provincia, appare evidente come i massimi rappresentanti di Comune e Provincia non abbiano portato a casa nulla. Se, dunque, per questo territorio non ci sono risorse e infrastrutture, se l’incontro con l’ad della “Stretto di Messina” non ha portato nulla, perché Ricevuto e Buzzanca si sono dichiarati, rispettivamente, soddisfatto e fiducioso? E perché hanno assicurato la propria firma sull’Accordo quadro di Programma in cambio di nulla, dopo aver minacciato di non firmare e solo dopo l’incontro con Ciucci? È solo un modo per rabbonire ancora una volta i messinesi mantenendo ferma la cieca obbedienza ai capi politici del Governo amico oppure c’è stata qualche altra trattativa che non riguarda la comunità?».(l.d.)

Comitato Pendolari dello stretto
Il Presidente dell’Ance, il siciliano Catalano, ha avuto il coraggio di contestare il Ministro Matteoli, e far dire a quest’ultimo la patetica frase: “Capisco ma non ci sono soldi”. Il Ministro Matteoli è la contraddizione vivente. Si ostina a parlare della fattibilità del Ponte sullo stretto. Il fantomatico Ponte dovrebbe unire le due sponde ed alleviare le sofferenze anche dei pendolari. Il Comitato Pendolari dello Stretto,invece del Ponte avanza delle proposte al Sig. Ministro. Da noi occorre qualche nave, in più e soprattutto la “continuità territoriale” per porre fine al monopolio nel traghettamento che essendo tale, pratica una tariffazione arbitraria, facendo soffrire l’utenza. Sia la Sicilia che la Calabria, non hanno bisogno di ponte, hanno bisogno di ben altro: mettere in sicurezza il territorio, per salvaguardare la vita umana, per evitare il succedersi dei lutti e soprattutto non vedere più l’ipocrita e colossale beffa delle lacrime di coccodrillo dei politici. PIERO INTERDONATO

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