In tanti l’avevano definito un vero “pasticcio normativo”. Il Tribunale amministrativo di Catania è andato oltre. Bocciando in tutto e per tutto il provvedimento con cui Senato accademico e Consiglio di amministrazione avevano “varato” la proroga di un anno delle cariche elettive, tra cui quella del rettore Franco Tomasello. Una decisione che aveva provocato non poche polemiche, tanto che in trentadue – tra docenti e personale amministrativo – avevano presentato ricorso al Tribunale amministrativo, assistiti dall’avvocato Salvatore Librizzi. E proprio ieri, nel giorno in cui Cda e Senato stavano dando via libera al nuovo statuto che prevede una riforma epocale per l’Università , il Tar ha pronunciato la sentenza, che nelle pieghe nasconde una serie di bocciature nei confronti dei vertici dell’Ateneo peloritano, difeso dagli avvocati Francesco Astone, Mario Caldarera e Antonino Favazzo. Anche se è giusto evidenziare, come non ci saranno effetti pratici, visto che la proroga di un anno è già prevista dalla riforma Gelmini. Ma restano gli appunti mossi sotto il profilo formale. Secondo il Tribunale «i provvedimenti impugnati, prorogando di un anno le cariche in corso, impedivano ai ricorrenti – tutti dipendenti dell’Ateneo – di esercitare i diritti elettorali, ledendo pertanto una situazione soggettiva meritevole di tutela, in quanto incidente sul loro stato giuridico, limitando la sfera delle loro attribuzioni». Ma il Tar va oltre, definendo «nulli tutti gli atti adottati», mentre in un altro passaggio si evidenzia «l’insanabile invalidità degli atti posti in essere da un Senato accademico e da un Consiglio di amministrazione non legittimamente composti». A quelle sedute (tra aprile e novembre 2010) sono infatti intervenuti, con diritto di parola e di voto, i rappresentanti degli studenti, nonostante le loro cariche fossero scadute dal 31 ottobre 2009. In sostanza hanno votato dei soggetti che non avevano diritto a stare all’interno di Senato e Cda, in quanto era scaduto il termine di “prorogatio ex lege” di 45 giorni. E il dubbio sorge spontaneo: cosa sarà di quegli atti votati sempre in quel periodo dagli stessi rappresentanti degli studenti? «Il Collegio – si legge inoltre – non può non condividere il ragionamento dei ricorrenti, secondo il quale tutti i componenti del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione che, rispettivamente, hanno approvato e reso parere sulla proroga dei mandati avrebbero dovuto astenersi dal deliberare, perché in oggettivo e palese conflitto di interesse, a norma dei decreti secondo cui ha l’obbligo di astenersi colui che “ha interesse nella causa o in altro vertente su identica questione di diritto”. Il Collegio – continua – non ignora di certo che tale norma è direttamente riferita all’obbligo di astensione del giudice; tuttavia essa, per pacifica giurisprudenza, esprime un principio di ordine generale, applicabile anche ai Collegi amministrativi deliberanti, derivante dal principio di imparzialità dell’Amministrazione ex art. 97 della Costituzione». Il Tar ha dunque ritenuto fondati i motivi di censura con i quali si deducono “violazione e falsa applicazione del principio democratico. Eccesso di potere sotto il profilo della palese ingiustizia”. Sentenza che il rettore Tomasello sminuisce per quanto riguarda gli effetti pratici. «Nel contesto dell’approvazione dello statuto – sottolinea in una nota – nessun rilievo assume la decisione resa dal Tar Catania, avente ad oggetto le “vecchie modifiche statutarie”, relative alla proroga della durata delle cariche elettive accademiche, cioè temi ormai superati e recepiti, rispettivamente, dalla legge Gelmini e dallo Statuto di Ateneo di odierna approvazione. Tuttavia, nei confronti di tale ultima decisione del Giudice amministrativo, a prescindere dalla mancanza di effetti pratici della stessa sugli attuali assetti delle cariche elettive accademiche, saranno, comunque, intraprese tutte le consentite azioni di contrasto, volte a rivendicare le prerogative dell’autonomia universitaria e la piena legittimità delle decisioni a suo tempo consapevolmente adottate, nel pieno rispetto ed a tutela dell’interesse pubblico, finalizzato a garantire il necessario equilibrio nella delicata fase di transizione, verso il nuovo e complesso assetto istituzionale di questo Ateneo». A presentare ricorso sono stati Giuseppe Buttà , Massimo Basile, Dario Caroniti, Mario Calogero, Carmela Panella, Luigi Hyerace, Giovanni Cupaiolo, Luigi Giuseppe Angiò, Mario Gattuso, Concetta De Stefano, Silvio Sammartano, Maria Marcella Tripodo, Alessandro De Robertis, Giuseppe Bruno, Antonella Arena, Grazia Calogero, Giovanni Galli, Raffaele Tommasini, Carlo Mazzù, Elena La Rosa, Domenica Mazzù, Marcello Saija, Concetta Parrinello, Rosaria Maria Domianello, Paolo Vittorio Giaquinta, Lucia Risicato, Guido Signorino, Roberto Dattola, Alice Baradello, Giovanni Tuccari, Giuseppe Giuffrè, Antonio Puliafito. MAURO CUCE’ - GDS




