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L’inchiesta sulla trattativa mafia - Stato: Interrogato il capo del Dap Sebastiano Ardita

Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e il sostituto Nino Di Matteo hanno ascoltato come testimone il capo dell’Ufficio Detenuti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Sebastiano Ardita, nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia. Ardita è stato sentito su alcuni passaggi del suo recente libro «Ricatto allo Stato». In particolare, i pm gli hanno chiesto chiarimenti sull’episodio della falsa notizia comunicata da Massimo Ciancimino a un giornalista circa l’insulto «pezzo di sbirro» rivolto da Giovanni Riina a Bernardo Provenzano nel carcere dell’Aquila. Ardita ha confermato che la notizia era falsa e che Riina non disse quelle parole e ha osservato che potrebbe inserirsi in una strategia volta a far trasferire Provenzano o Riina da quel carcere. Il dirigente del Dap ha riferito anche su un esposto anonimo di minacce ricevuto dall’allora presidente della Repubblica, Scalfaro, e dall’ex capo della polizia, Parisi, ai quali si chiedeva l’allentamento del regime carcerario del 41 bis. Infine, nell’interrogatorio si è parlato della nomina di Francesco Di Maggio a vice capo del Dap, grazie a un decreto, benchè non rivestisse il grado richiesto di magistrato di corte di appello. I verbali della deposizione di Ardita potrebbero essere acquisiti nel processo in cui l’ex comandante del Ros, Mario Mori, e il colonnello Mauro Obinu, rispondono di favoreggiamento aggravato in relazione alla mancata cattura di Bernardo Provenzano.

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