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MESSINA: Nuovo sequestro di beni al commerciante SANDRO PESCE. In questa tranche sono indagate oltre al commerciante altre sei persone, il notaio e cognato Vittorio Quagliata, la moglie Patrizia Quagliata, e poi Gaetana Inferrera, Maria Ferrara, Rosa Maria Zocca e Giuseppe Leone

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Un paio di appartamenti a Catania. Una barca. Le quote di sei società, tutte a responsabilità limitata. Per una «vorticosa movimentazione “infragruppo”». Nuovi guai giudiziari per il commerciante Sandro Pesce, che dal luglio scorso si trova in carcere con l’accusa di bancarotta fraudolenta, per un ammanco che si aggira sui dieci milioni di euro. Dopo una nuova e complessa attività investigativa economico-finanziaria della Guardia di Finanza, che in questi mesi ha lavorato sottotraccia per ricostruire tutto, il gip Maria Teresa Arena ha firmato un decreto di sequestro preventivo su richiesta dei sostituti Fabrizio Monaco e Maria Pellegrino, i due magistrati che stanno coordinando l’attività investigativa dei finanzieri. E la nuova tranche d’inchiesta vede adesso indagate oltre a Pesce anche altre sei persone: il notaio e cognato Vittorio Quagliata, la moglie Patrizia Quagliata, e poi Gaetana Inferrera, Maria Ferrara, Rosa Maria Zocca e Giuseppe Leone. In pratica si tratta secondo la Procura di persone che il commerciante avrebbe adoperato nel tempo come “teste di legno”, per un verso per distrarre beni dalla cassaforte economica di famiglia, la “Margan srl” e per altro verso per intestare fittiziamente beni che in realtà era sempre lui a controllare e gestire. Il decreto di sequestro preventivo che i finanzieri hanno eseguito apponendo i sigilli riguarda alcuni immobili in Corso Sicilia, a Catania, un’imbarcazione denominata “Lara”, e le quote societarie detenute dagli indagati di sei società: Axel srl, Gilda srl, Idra srl, Marlene srl, L.i.z. srl e Immobil Lara srl. Di tutto questo patrimonio è stato nominato in questa fase amministratore giudiziario l’avvocato Domenico Cataldo. Le ipotesi di reato in questa nuova tranche d’inchiesta sono tre: a Pesce e al notaio Quagliata nella prima si contesta la bancarotta per distrazione il 16 gennaio del 2008, data del fallimento della Margan srl; a Ferrara, Zocca, Inferrera, Leone e Patrizia Quagliata nella seconda si contesta l’impiego di beni di provenienza illecita come soci delle varie imprese, che sarebbe avvenuto tra il 2000 e il luglio del 2011; infine nella terza ipotesi si contesta a Inferrera e al notaio Quagliata il riciclaggio perché avrebbero sostituito le somme distratte da Pesce acquistando l’imbarcazione “Lara” (la Inferrera) per 250.000 euro, e cedendola (al Quagliata il 22 giugno del 2010). Il nucleo centrale dell’indagine patrimoniale su cui hanno lavorato per mesi gli investigatori della Finanza è stato sempre la cosiddetta cassaforte di famiglia, vale a dire la Margan srl, attraverso cui venivano gestiti all’inizio da Pesce i vari negozi d’abbigliamento sparsi per la città e molto conosciuti, basta fare i nomi di “Acquarius” e “Semplice”. Una società che – scrive il gip Arena nel provvedimento di sequestro –, sino all’anno 2000 riuscì ad avere un fatturato pari a quasi 9 miliardi di lire e un utile di esercizio di 306 milioni di lire, per poi arrivare progressivamente a diventare una “scatola vuota” con perdite per miliardi di lire e il licenziamento di quasi tutti i dipendenti, circa ottanta. Andando avanti però nelle indagini sono emersi i nomi degli indagati di questi giorni. Alcuni di loro anche formalmente ricoprivano ruoli societari nelle varie ditte di fatto non erano conosciuti nemmeno dai dipendenti delle ditte stesse, che avevano come punto di riferimento il commerciante Pesce. Secondo quanto hanno ricostruito i finanzieri, per esempio, si sarebbe verificata una cosiddetta “triangolazione” nella vendita degli immobili di Catania: attraverso il leasing immobiliare la Margan li avrebbe fatti “uscire” dal patrimonio cedendoli alla Immobil Lara, riconducibile al notaio Quagliata, che a sua volta li avrebbe ceduti alla Idra srl, di fatto gestita dal commerciante Sandro Pesce. Ed è stata proprio la Idra srl a fornire il denaro necessario alla Immobil Lara srl per acquistare gli immobili. Tra la documentazione sequestrata al Pesce – spiega il gip Arena –, c’è anche una lettera «nella quale si suggeriva: “è preferibile un doppio passaggio, cedendo i cespiti prima alla società che chiamo xxx piuttosto che una vendita diretta verso le due società Alex e Gilda … ho un amico disponibile a far transitare parcheggiando la proprietà degli immobili per due anni sulle sue società, ma si tratta di ben tanti soldi. Il mio amico è certo affidabile ma è proprio il massimo della garanzia?». L’analisi degli atti fa dire al gip Arena che «… è dunque incontestabile che le società in questione siano tutte riferibili a Sandro Pesce e che le somme versate dai soci provengono in realtà dai capitali distratti dalla Margan ed altrettanto incontestabile è che le somme versate dai soci sono funzionali al reinvestimento di somme provento quanto meno delle frodi fiscali commesse da Pesce Sandro». Il gip poi spiega che «… gli immobili siti in Catania e l’imbarcazione costituiscono corpo del reato rispettivamente del reato di bancarotta per distrazione e del riciclaggio», mentre le varie società sequestrate «… costituiscono lo strumento attraverso il quale sono state impiegate, e continuano ad esserlo, le somme provenienti dalle distrazioni commesse in danno delle fallita Margan; attraverso di esse, poi, vengono riciclati gli utili di cui Pesce si appropria, sottraendoli al fisco». NUCCIO ANSELMO - GDS

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