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CATANZARO, IL PROCESSO WHY NOT: Chiesta la condanna di due ex Governatori. E di altri sette imputati già assolti. Il difensore di Saladino tratta la posizione di due testimoni chiave

Il sostituto procuratore generale Eugenio Facciolla ha chiesto ieri la condanna degli ex presidenti della Regione Agazio Loiero e Giuseppe Chiaravalloti, a conclusione della requisitoria nel processo d’appello per 16 tra politici, funzionari regionali ed imprenditori coinvolti nell’inchiesta Why Not su presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici in Calabria, e per i quali, nel marzo del 2010, si era concluso il processo di primo grado svoltosi con rito abbreviato. Il pg ha chiesto la condanna anche di altri sette imputati che erano stati già assolti, tra i quali l’ex assessore regionale della Giunta Chiaravalloti, Gianfranco Luzzo. L’accusa ha anche chiesto l’aumento delle pene inflitte in primo grado a tre imputati tra i quali Antonio Saladino, considerato il principale imputato dell’inchiesta ed ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria. Per Saladino, condannato a due anni dal gup, il pg ha chiesto quattro anni e due mesi di reclusione. Queste nel dettaglio le richieste della Procura generale: per Gianfranco Luzzo, chiesta la condanna ad 1 anno e 4 mesi di reclusione; Agazio Loiero ad 1 anno di reclusione; Nicola Durante ad 1 anno e 2 mesi di reclusione; Tommaso Loiero ad 8 mesi di reclusione; Giuseppe Chiaravalloti ad 1 anno e 6 mesi; Franco Nicola Cumino ad 8 mesi; Pasquale Anastasi a 10 mesi di reclusione; Giuseppe Fragomeni a 6 mesi ed Enza Bruno Bossio ad 1 anno e 4 mesi. Tutti e nove erano stati completamente assolti in primo grado, con la sentenza emessa dal gup Abigail Mellace al termine dei giudizi abbreviati il 2 marzo 2010, che la Procura ha impugnato contestando, in particolare, l’assoluzione per il reato di abuso di ufficio nei confronti di Agazio Loiero, relativamente al solo capo d’imputazione attinente al progetto regionale finalizzato al censimento del patrimonio immobiliare; e l’assoluzione per il capo d’accusa relativo al progetto chiamato “Ipnosi” nei confronti di Chiaravalloti. Ieri l’accusa ha chiesto inoltre di aggravare le pene a carico di tre persone condannate dal gup, ma contestualmente assolte per parte delle accuse, e cioè gli imprenditori, Antonio Saladino, condannato a 2 anni di reclusione solo per alcuni capi, per il quale sono stati chiesti oggi 4 anni e 2 mesi; Giuseppe Antonio Lillo, già condannato a un anno e 10 mesi, per il quale sono stati chiesti oggi 2 anni, 1 mese e 10 giorni; e Pietro Macrì, già condannato a 9 mesi di reclusione e 900 euro di multa, per il quale sono stati chiesti oggi 1 anno e 3 mesi. Infine, la Procura ha chiesto di confermare le condanne dei quattro imputati che hanno impugnato la sentenza del gup, e cioè Antonio La Chimia, cui è stata inflitta la pena di un anno e 10 mesi di reclusione; Vincenzo Gianluca Morabito, che ha avuto 6 mesi e 600 euro di multa; Francesco Saladino, che ha avuto 4 mesi e 300 euro; Rinaldo Scopelliti, che ha avuto un anno. Per quanto riguarda Saladino, Lillo, Luzzo, Macrì e Bruno Bossio, la pubblica accusa contesta, in particolare, l’assoluzione per il reato di associazione a delinquere; per gli altri il ricorso riguarda il reato di abuso in atti d’ufficio. Dopo la conclusione della requisitoria di Facciolla, che rappresenta l’accusa insieme al collega Massimo Lia che aveva parlato nella scorsa udienza, sono cominciate le arringhe dei difensori. L’avv. Francesco Gambardella, difensore di Saladino, ha trattato la posizione della teste Caterina Merante che a suo avviso è «da valutare quale coimputata e non quale semplice testimone» e quindi esiste «la necessità di trovare dei riscontri alle sue dichiarazioni». Gambardella si è poi soffermato sulla sentenza della Corte di Cassazione «che ha dato ragione alla procura generale sull’esistenza di associazione a delinquere», precisando che «la valutazione della Cassazione non è intervenuta stabilendo una colpevolezza o innocenza bensì al solo fine di verificare la legittimità di un rinvio a giudizio. Avendo poi la Cassazione richiamato le dichiarazioni di Tursi Prato che confermerebbero in parte quelle della Merante - dichiara l’avv. Gambardella - ho esibito una sentenza della Cassazione che riguarda proprio Giuseppe Tursi Prato, condannato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa». Il 13 gennaio la prossima udienza. Betty Calabretta - gds

Loiero: sento il dovere di chiarire.
Agazio Loiero (coordinatore politico nazionale della federazione tra Mpa ed Autonomia e Diritti ed ex Presidente della Giunta della Regione Calabria) ha così commentato la richiesta della Procura generale: «Premesso, come ho sempre detto, il mio estremo rispetto nella sostanza e non per la sola forma, nei confronti della giustizia, intervengo sulla richiesta del sostituto procuratore generale che mi riguarda, perché una richiesta di condanna può impressionare l’opinione pubblica e sento il dovere di chiarire ai calabresi questa vicenda». «La Procura generale - ha detto Loiero - ha chiesto a mio carico la pena di un anno per il reato di abuso in atti d’ufficio, dopo che nel primo grado era stata chiesta, per una serie di reati, l’assoluzione da parte della Procura, poi accolta dal Gup. Oggi resta in piedi questo reato e sento la necessità di spiegare bene ai calabresi come sono andati i fatti». «In sede di giunta – ha proseguito Loiero - è stato dato mandato alla dirigenza dell’Assessorato al Personale di verificare se c’era la possibilità di utilizzare personale che era già in servizio presso la Regione (i cosiddetti interinali), anche per lo svolgimento del censimento del patrimonio immobiliare». «La Corte dei Conti - dice ancora l’ex Governatore - aveva messo in mora la Regione perché mancava detto censimento. A quel punto ci siamo rivolti ai dirigenti degli uffici competenti, invitando a fare il censimento e la risposta fu che era impossibile espletare il servizio con personale interno, per cui fummo costretti, ripeto, ad affidarlo al personale degli interinali che già c’era. È solo per questo, conclude - che oggi viene richiesta la mia condanna».

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